Tumore del colon-retto: sintomi, sopravvivenza ed età

Tumore del colon-retto: sintomi, sopravvivenza ed età
Indice

Domande e risposte


Il carcinoma del colon retto colpisce il tratto terminale dell’apparato digerente e rappresenta nella gran parte dei casi l’evoluzione di polipi intestinali. Quando presenti, i sintomi riguardano la presenza di sangue occulto nelle feci e le alterazioni delle abitudini intestinali
La sua ampia diffusione nella popolazione ha orientato all’adozione di campagne di screening per la prevenzione e la diagnosi precoce della malattia.
Il tumore del colon retto è curabile con relativo successo se individuato in uno stadio iniziale. Il trattamento di prima scelta è la chirurgia, che permette la rimozione della porzione di intestino colpita. La chemioterapia e la radioterapia possono essere effettuate sia prima che dopo l’intervento, per aumentare le probabilità di successo.
Sono noti alcuni dei fattori di rischio, fra i quali l’eccessiva presenza nella dieta di carni rosse, salumi e grassi di origine animale; anche il fumo e l’alcol aumentano il rischio di sviluppare questa neoplasia
 

Epidemiologia del tumore al colon-retto

In Italia il tumore del colon retto è il primo tumore per insorgenza.
Nel nostro paese ogni anno vengono diagnosticati 373.000 nuovi casi di tumore, 51.000 dei quali colpiscono il colon retto: per questo motivo il cancro al colon retto è il tumore più frequente nella popolazione italiana, oltre che la quarta causa di morte in tutto il mondo (circa il 13% di tutte le neoplasie diagnosticate). 

In Italia ne soffrono circa 450.000 le persone: tra gli uomini rappresenta il terzo tumore più frequente, dopo quello alla prostata e al polmone, mentre tra le donne è al secondo posto, preceduto dal tumore della mammella. In 1 caso su 4 la diagnosi è effettuata in una fase già avanza, quando si è ormai già diffuso oltre al colon e al retto ed è in atto la metastasi.

Nelle donne il tumore del colon retto è lievemente meno diffuso rispetto all’uomo.
L’aumento dell’incidenza del cancro del colon retto nei giovani è un fenomeno relativamente recente e del quale non sono state ancora comprese le cause. 

 
Consluta le Strutture che effettuano una visita al Tumore maligno al colon:
Strutture che erogano una visita al Tumore maligno al colon
Immagine che rappresenta il tumore al colon retto
 

Le aspettative di vita

La sopravvivenza dei pazienti che hanno ricevuto questa diagnosi è migliorata negli ultimi anni, grazie agli screening, che consentono prevenzione e diagnosi precoce

  • Se il tumore è limitato alla mucosa, il tasso di sopravvivenza a 10 anni si avvicina al 90%;
  • Quando, invece, si estende attraverso la parete intestinale, scende al 70-80% e, con linfonodi positivi, da 30 a 50%;
  • Se il tumore ha già dato luogo a metastasi la sopravvivenza a 10 anni è inferiore al 20%.

Chi colpisce il carcinoma del colon retto? 

I decessi per carcinoma del colon-retto, nel 2012, sono stati 19.202, più della metà nella popolazione maschile. 
Si nota, comunque, una riduzione della mortalità sia negli uomini (-0,6%/anno) che nelle donne (-1,2%).

Come si manifesta

Nelle fasi iniziali il tumore del colon-retto può non dare sintomi o manifestarsi, ad esempio, attraverso presenza di sangue nelle feci o un’alterazione costante e persistente dell’evacuazione. Nelle fasi più avanzate la malattia può, invece, essere caratterizzata da sintomi più gravi quali gonfiore e distensione addominale improvvisi e ingravescenti, assenza di movimenti intestinali con drammatica riduzione fino all’interruzione delle evacuazioni, forti dolori addominali e vomito.

Altri sintomi possono essere rappresentati:
  • Dall’anemia (dovuta al sanguinamento);
  • Dalla perdita di peso (causata dal malassorbimento intestinale).
In alcuni pazienti, le prime manifestazioni sono quelle scatenate dalle metastasi del tumore al colon retto, e vanno dall’epatomegalia (l’ingrossamento di fegato e milza), all’ascite (gonfiore addominale dovuto a insufficienza epatica), all’ingrossamento dei linfonodi sopraclaveari (che drenano la regione addominale). 
La presenza di mal di schiena continuo deve essere indagata per le sue possibili correlazioni con eventuali metastasi.

Tumore al colon senza sangue nelle feci. Il sangue può non essere presente nelle feci anche in caso di positività al tumore oppure può essere presente in forma occulta, non visibile all’osservazione. In quest’ultimo caso può essere rilevato dal test specifico.
 

Immagine che rappresenta un uomo con il mal di pancia
 

Il colon destro (ascendente)

Avendo un lume molto ampio, un’eventuale ostruzione è una conseguenza tardiva del tumore. Talvolta i tumori che colpiscono il colon destro sono tanto grandi da risultare palpabili attraverso la parete addominale.
Il sanguinamento è di solito occulto, ma può dare segno di sé quando causa anemia, che, se grave, provoca nel paziente uno stato di continua debolezza

Il colon sinistro (discendente)

Di diametro interno più ristretto, è più soggetto ad ostruzione dovuta al tumore
Il sintomo d'esordio può essere un'ostruzione, una condizione accompagnata da dolore addominale crampiforme
In alcuni casi, le feci possono essere nastriformi o miste a sangue
Occasionalmente può manifestarsi con sintomi di perforazione o con una peritonite diffusa.

Il retto

Il sintomo iniziale più comune è il sanguinamento durante la defecazione, una manifestazione che rappresenta sempre un campanello d’allarme
Può essere presente il tenesmo rettale, una condizione caratterizzata da una contrazione (a volte dolorosa) dello sfintere anale, accompagnata da un continuo stimolo a evacuare, anche senza emissione di materiale.
Un altro sintomo è il dolore, che compare soprattutto quando il tumore coinvolge le strutture che circondano l’intestino

Dove metastatizza

Si stima che l’80% circa delle forme di tumore al colon retto metastatico abbia generato metastasi ancora prima della diagnosi del tumore primitivo. La positività ad alcune mutazioni genetiche aumenta il rischio che il tumore generi metastasi.
Gli organi più facilmente raggiunti da questo tumore solo:

  • Il fegato;
  • I polmoni;
  • Il peritoneo (la membrana che riveste la cavità addominale).

Il tumore benigno del colon

Le forme tumorali benigne del colon possono essere:

  • Polipi;
  • Lipomi (tumori formati da tessuto adiposo);
  • Leiomiomi (tumore della muscolatura liscia);
  • Neurofibromi (neoplasie della guaina dei nervi).


Generalmente non producono sintomi. A volte, però, anche i polipi possono sanguinare e dare positività all’esame occulto del sangue nelle feci. I polipi di dimensioni limitate possono essere asportati nel corso della colonscopia.

Questa indicazione è valida anche per i lipomi; quando di dimensioni meno contenute, possono essere rimossi nel corso di un intervento chirurgico.

Tumore localizzato del colon

La prognosi di un tumore localizzato è migliore rispetto a quella della malattia disseminata
Diagnosticare tempestivamente la neoplasia permette di eseguire una chirurgia meno demolitiva e massimizza le chance di eliminare tutte le cellule cancerose, riducendo il rischio di metastasi e recidive.
 

Immagine infografica che rappresenta lo sviluppo del tumore al colon retto

Tumore colon-retto: cause

Nella maggior parte dei casi il tumore del colon-retto evolve da polipi (adenomi), cioè piccole escrescenze benigne frutto della proliferazione cellulare della mucosa intestinale
Esistono vari fattori di rischio che possono portare allo sviluppo di queste forme di tumore: la storia familiare (presenza di parenti con storia di tumore al colon-retto), l’alimentazione (dieta ricca di grassi animali e povera di fibre), il fumo, l’alcol, l’obesità, la sedentarietà e malattie come il Morbo di Crohn o la Rettocolite ulcerosa.
Esistono, poi, condizioni genetiche ereditarie come la Poliposi Adenomatosa familiare e la Sindrome di Lynch che sono cause certe della malattia.

Alcune mutazioni genetiche sono associate al tumore. La mutazione del gene KRAS è presente nel 35-45% di tutti i tumori del colon retto.

Fattori di rischio: quali sono

Con l’età cresce il rischio di ammalarsi di cancro del colon-retto e la possibilità che si verifichi diventa più frequente dopo i 50 anni. Per questo le strategie di prevenzione si focalizzano proprio a partire da questa soglia di età.
I dati osservazionali permettono di associare l’insorgenza del tumore del colon retto a diversi fattori ambientali e comportamentali, in particolare relativi all’alimentazione.

Il consumo di quantità relativamente grandi di carni rosse e di insaccati, di farine e zuccheri raffinati, a scapito di cibi di origine vegetale, è correlato ad un maggior rischio di sviluppare questa neoplasia.

Anche il fumo è ritenuto essere fattore di rischio, come per molti altri tipi di tumore. 

L’abuso di alcol, il sovrappeso e la sedentarietà completano il quadro delle condizioni che espongono ad un accresciuto rischio.

 
Immagine infografica che rappresenta il tumore al colon retto
 

Le malattie infiammatorie intestinali predispongono allo sviluppo del tumore del colon retto?

Le patologie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, possono rappresentare un fattore di rischio per questo tipo di tumore.
Queste condizioni, infatti, comportano uno stato infiammatorio protratto nel tempo, che stimola il rinnovamento cellulare. La continua proliferazione delle cellule può degenerare in un fenomeno di iperproliferazione, ad alto rischio di evoluzione neoplastica.
La sindrome del colon irritabile non espone ad un maggior rischio di tumore.
Una malattia che, invece, predispone al suo sviluppo è la sindrome di Lynch, una malattia ereditaria dovuta a mutazioni genetiche che aumenta il rischio anche di altri tipi di neoplasie.

Il tumore al colon retto è ereditario?

La familiarità gioca un ruolo importante nello sviluppo di questo tumore. Si stima che un caso su 3 sia associato a fattori ereditari.
Il rischio aumenta se la patologia è stata diagnosticata ad un parente stretto (genitore o fratello) di età inferiore ai 45 anni.
 

Cosa sono i polipi intestinali

I polipi intestinali sono escrescenze che si formano a livello della parete dell’organo a causa della proliferazione incontrollata delle cellule.
Pur non rappresentando ancora uno stadio tumorale vero e proprio, sono una sorta di anticamera del cancro. La comparsa di una tipologia specifica, quella dei polipi adenomatosi, indica una tendenza delle cellule intestinali ad uscire dai meccanismi fisiologici di duplicazione ed è un segnale di attenzione che non deve essere sottovalutato.

Poiché le formazioni polipomatose dell’intestino non producono sintomi o segni specifici, per la diagnosi precoce e la prevenzione della loro degenerazione tumorale è utile sottoporsi a controlli periodici nelle fasce di età a rischio.
In alcuni casi, le persone soggette a poliposi adenomatosa familiare vengono sottoposte a interventi chirurgici preventivi di asportazione di porzioni dell’intestino a rischio per lo sviluppo del tumore. 
 

Come si diagnostica il tumore al colon-retto

Immagine che rappresenta un medico che deve fare la colonscopiaIl tumore del colon retto viene diagnosticato con la colonscopia, a cui vengono sottoposti i pazienti positivi allo screening del sangue occulto


Il test del sangue occulto

L’esame, molto semplice, prevede la raccolta (eseguita a casa) di un piccolo campione di feci e nella ricerca di tracce di sangue non visibili a occhio nudo. Prima dell’effettuazione del test non sono necessarie restrizioni nella dieta. 
Se si riscontra la presenza di tracce di sangue, possibile indizio della presenza di forme tumorali oppure di polipi (che possono, col tempo, degenerare), bisogna sottoporsi a esami di approfondimento.
Il limite di questo test è la bassa sensibilità; per poter essere utile deve essere eseguito almeno ogni due anni.


La colonscopia

Si tratta di un esame endoscopico che permette di esaminare l’intero colon-retto e, oltre a essere un efficace strumento diagnostico, può funzionare anche come strumento terapeutico
Se viene confermata la presenza di polipi la colonscopia permette, infatti, la loro rimozione nel corso dello stesso esame. I polipi rimossi vengono, successivamente, analizzati e, in base al loro numero, alle loro dimensioni e alle loro caratteristiche cellulari, si avviano percorsi terapeutici e di controllo specifici.
Se la diagnosi viene confermata, il paziente deve essere sottoposto a:

  • TC addominale;
  • Radiografia del torace;
  • Gli esami di laboratorio di routine.
Gli scopi di questi controlli sono l’esclusione di possibili metastasi e l’accertamento di un eventuale stato anemico.


Lo screening: prevenzione e diagnosi precoce

Lo screening sulla popolazione per indagare sulla presenza di un carcinoma colon-rettale è un programma di prevenzione organizzato dal Servizio Sanitario Nazionale che offre ai cittadini tra i 50 e i 69 anni di età dei test di primo livello (ricerca del sangue occulto fecale e retto-sigmoidoscopia) e di secondo livello (colonscopia) con cui è possibile intercettare la malattia in uno stadio nel quale è potenzialmente curabile (diagnosi precoceo individuare i precursori del cancro (come i polipi), la cui rimozione per via endoscopica consente di prevenire la malattia. Il test utilizzato nella quasi totalità dei programmi di screening è quello del sangue occulto nelle feci, eseguito ogni 2 anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni.

Tra i programmi di screening attivi in Italia, c’è anche la retto-sigmoidoscopia. Consiste in un esame endoscopico che visualizza direttamente, tramite una sottile sonda dotata di telecamera, l’ultima parte dell’intestino). La retto-sigmoidoscopia deve essere eseguita una sola volta all’età di 58-60 anni.
Nel caso di positività all’esame del sangue occulto nelle feci o alla retto-sigmoidoscopia, i programmi di screening prevedono l’esecuzione di una colonscopia come esame in approfondimento.


Tumore al colon o emorroidi

La presenza di sangue nelle feci può essere un indizio di emorroidi. Per differenziare la diagnosi, il soggetto deve sottoporsi alla colonscopia.
Anche in caso di emorroidi accertate, il sanguinamento rimane un fattore di allarme, che merita di essere approfondito in un consulto con lo specialista.
 

Come si cura il tumore del colon retto

Il trattamento principale di questa malattia è rappresentato dalla chirurgia, con cui viene rimossa la porzione di intestino colpita dal tumore. Talvolta la chirurgia è accompagnata dalla chemioterapia.


La chirurgia

A seconda della localizzazione e della dimensione del tumore, il chirurgo procede con un intervento in laparoscopia oppure a cielo aperto
Quando il tumore è molto esteso, devono essere asportati anche i linfonodi loco-regionali. Questi possono rappresentare, infatti, un serbatoio di cellule tumorali, che possono diffondersi anche in siti lontani rispetto al tumore primario e dare luogo a metastasi.
La chirurgia radicale può essere tentata nel 70% dei pazienti che si presentano senza metastasi
La rimozione di una porzione importante di intestino può comportare l’applicazione di una stomia, che viene definita ileostomia se inserita nell’ileo (la parte terminale dell’intestino tenue) oppure colostomia se collegata al colon. 
Nell’impossibilità di eliminare le feci secondo la modalità fisiologica, la stomia permette la raccolta attraverso un foro praticato nella parete addominale. La stomia può essere temporanea, se il transito intestinale può essere ripristinato in un secondo momento, oppure definitiva.


La chemioterapia

La chemioterapia può essere somministrata prima e dopo l’intervento chirurgico.

  • Infusa prima della chirurgia (chemioterapia neoadiuvante) ha lo scopo di ridurre le dimensioni del tumore per renderlo più facilmente operabile e ridurre l’estensione della porzione di intestino da asportare;
  • Dopo la chirurgia (chemioterapia adiuvante) ha l’obiettivo di eliminare tutte le cellule cancerose che possono essere rimaste in loco, per prevenire il rischio di recidive. 

Nelle forme inoperabili, la chemioterapia può rallentare la progressione della malattia.
I farmaci più utilizzati, da soli o in combinazione, sono la capecitabina, l'irinotecan e l'oxaliplatino.


Gli anticorpi monoclonali

Frutto dell’immunoncologia, una disciplina che ha prodotto molti farmaci innovativi in grado di trattare forme tumorali prima incurabili, gli anticorpi monoclonali sono fra le nuove cure di questa malattia.
I caratteristici effetti collaterali di questi farmaci ricordano quelli dell’influenza: febbre, dolori muscolari, spossatezza.
Gli anticorpi monoclonali usati per il tumore del colon retto sono:

  • Bevacizumab;
  • Cetuximab;
  • Panitumumab.

Come tutti gli anticorpi, sono diretti verso specifiche proteine, in questo caso proteine presenti sulla superficie delle cellule tumorali, come il VEGF (fattore di crescita dell’endotelio vascolare) e l’EGFR (recettore del fattore di crescita dell’epidermide). L’interazione fra l’anticorpo e la proteina ne blocca l’attività, un fenomeno che inibisce la crescita del tumore.
Malgrado l’efficacia, questi farmaci biologici non possono essere impiegati in tutte le forme di tumore del colon retto, ma solo in pazienti con determinate mutazioni genetiche e in particolari stadi della malattia


La radioterapia

Può essere indicata per il trattamento di alcuni tumori del retto, ma non viene generalmente utilizzata per il colon.
Come per la chemioterapia, può essere somministrata prima dell’intervento, per ridurre la massa tumorale e rendere la chirurgia meno demolitiva, oppure dopo, per eliminare i residui di tumore che il chirurgo non è riuscito a rimuovere. 
Talvolta i pazienti con tumore del colon retto diffuso a tutta la regione addominale vengono sottoposti a radioterapia per migliorare la sintomatologia.
La radioterapia può essere somministrata dall’esterno oppure localmente, tramite l’inserimento di uno strumento nell’ano.


Come evitare le recidive dopo la chirurgia

Nei pazienti sottoposti alla chirurgia per tumore del colon retto primario devono essere previsti controlli ravvicinati di imaging diagnostico (con TC) o il dosaggio dell’antigene carcinoembrionario (CEA) nel sangue, al fine di aumentare la capacità diagnostica di eventuali recidive, rispetto al normale follow up previsto per i tumori.
L’antigene carcinoembrionario non è un marker specifico per questo tumore, ma può essere utilizzato per monitorare l’andamento della malattia e verificare la guarigione dopo la terapia. 

Come si previene

Molti interventi negli stili di vita possono portare a ridurre il rischio di sviluppare il cancro al colon-retto. 
Vediamoli in sintesi:

  • Alimentazione. Una dieta povera di grassi, salumi e carni rosse e ricca in tanta frutta, verdura e legumi può ridurre il rischio di sviluppare il cancro al colon-retto, anche per via del cospicuo contenuto in fibra (oltre a tanti altri tumori e patologie di altro tipo;
  • Con l’attività fisica il rischio di cancro al colon-retto può essere ridotto di un quinto: è sufficiente 1 ora di attività fisica intensa o 2 ore di attività fisica moderata;
  • Peso corporeo. Ridurlo diminuisce anche il rischio di questa malattia;
  • Fumo e alcol. Il fumo e l’alcol sono fattori di rischio. Smettere di fumare e bere poco alcol è, quindi, una strategia efficace per ridurre il rischio di sviluppare il tumore del colon.

La ricerca sta approfondendo il ruolo degli antiinfiammatori non steroidei (FANS) nella prevenzione del tumore al colon retto. Questi farmaci, fra cui l’aspirina, inibiscono l’attività di un enzima (la COX-2), coinvolto nello sviluppo di questa neoplasia.



Consluta le Strutture che erogano una visita al Tumore maligno al retto:
Strutture che erogano una visita al Tumore maligno al retto
Immagine che rappresenta una giovane donna che corre

Domande e risposte

Quali sono i sintomi di un tumore all’intestino?

Quando presenti, i sintomi sono il sanguinamento rettale, che può causare anemia, il tenesmo rettale (uno stato di contrazione dello sfintere anale, accompagnata da un continuo stimolo a evacuare, anche senza emissione di materiale) e il dolore (che compare soprattutto quando il tumore coinvolge le strutture che circondano l’intestino). 

Quanto si vive con un tumore al colon?

L’aspettativa di vita è migliorata, negli ultimi anni, grazie alle campagne di screening, che permettono di individuare i nuovi casi tempestivamente (diagnosi precoce) e di rilevare i polipi a rischio di evoluzione prima che possano degenerare (prevenzione).
Se il tumore è limitato alla mucosa, il tasso di sopravvivenza a 10 anni si avvicina al 90%. Quando, invece, si estende attraverso la parete intestinale, scende al 70-80% e, con linfonodi positivi, da 30 a 50%. Se il tumore ha già dato luogo a metastasi la sopravvivenza a 10 anni è inferiore al 20%.

Come sono le feci con tumore al colon?

In caso di tumore al colon, può essere presente del sangue nelle feci, che può essere occulto oppure visibile. Può variare anche la forma delle feci, che può diventare “a matita”.

Come nasce un tumore al colon?

Il tumore al colon può svilupparsi a partire da un polipo, un’escrescenza presente sulla parete dell’intestino formata da cellule che proliferano più velocemente del normale.

Come escludere un tumore al colon

L’esame che permette di escludere il tumore al colon è la colonscopia. Se sono presenti lesioni a livello della parete intestinale, la colonscopia permette di prelevare campioni di tessuto da analizzare per escludere il tumore. 

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In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Dopo la Laurea Magistrale in Farmacia, l’internship in una Farmacia ospedaliera e l’abilitazione professionale, per diversi anni mi sono dedicata a crescere i miei 4 figli. Ritornata nell’ambiente professionale, ho fondato il blog WELLNESS4GOOD, un progetto che interpreta il bisogno sociale di comunicazione fruibile e verificata sui farmaci. Scrivo per diverse testate su carta stampata e web, collaboro con l’industria farmaceutica e le farmacie e mi occupo di consulenza scientifica. Socia delle società scientifiche AFI e SIARV, sono membro del Gruppo di Lavoro "Dispositivi Medici" di quest’ultima. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.

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