Polmonite: sintomi, cause, diagnosi e trattamento

Polmonite: sintomi, cause, diagnosi e trattamento

Indice

Domande e risposte

Introduzione: la polmonite

La polmonite è un'infiammazione acuta dei polmoni – di natura per lo più infettiva – che, se non riconosciuta e curata, può compromettere la capacità respiratoria, e quindi, in casi estremi, mettere a repentaglio la vita di chi ne venga colpito.

Più comunemente la polmonite si presenta in forma bilaterale, coinvolgendo entrambi i polmoni, proprio come accade anche nelle polmoniti da Covid-19 classificate come di tipo  interstiziale (vedremo più avanti cosa significa questo termine).

Tra i sintomi più comuni febbre, respiro corto, talvolta sibilante o difficoltoso, dolore al torace o alla schiena, tosse (prima secca, poi grassa), spossatezza, inappetenza, stato di malessere e indolimento generale. Ciascuno di noi può, una o più volte nella vita, ammalarsi di polmonite; non si tratta, infatti, di una infezione rara. Basti pensare che in media, nella sola Italia, già prima della pandemia da Covid-19, ogni anno quasi 200mila persone venivano ricoverate per polmonite, delle quali oltre 10mila, purtroppo, non sopravvivevano. Con piccolo focus al 2020, però, tenendo conto che stiamo parlando ancora solo di stime e che per i dati conclusivi ISTAT si dovrà attendere forse la fine del 2021, le morti per la sola polmonite da Covid-19 dovrebbero situarsi tra le 30mila e le 40mila. Non tutti i decessi da Covid-19 sono stati causati da polmonite interstiziale acuta, ma senza dubbio almeno l’80% dei casi dipende proprio da questa grave patologia respiratoria. 
La polmonite, infatti, rappresenta la prima causa di morte per malattia infettiva nei Paesi occidentali.  

Sono, tuttavia, soprattutto i soggetti più fragili a essere vulnerabili a questo tipo di infezione, inclusa la polmonite da Covid-19: anziani, persone con malattie croniche del tratto respiratorio, bambini piccoli, pazienti immunodepressi, degenti ospedalieri. Fattori di rischio sono inoltre l’essere tabagisti, specialmente se di lunga data, e l’essere soggetti a ricorrenti infezioni delle prime vie respiratorie.  Inoltre, sembra che l’essere esposti all’inquinamento atmosferico come accade nelle zone più afflitte dallo smog (in Italia la Pianura padana), costituisca altro importante fattore di rischio per tutte le malattie polmonari acute e croniche.  
Provocano la polmonite agenti infettivi di diversa natura: virus, come il Sars-Cov-2 meglio noto come Covid-19 che approfondiremo più avanti, , batteri, funghi, protozoi. Ciascuna forma di polmonite assume caratteristiche un po’ diverse e prevede trattamenti differenziati. 
Ad esempio, una comune causa di polmonite negli over 65 non vaccinati è il virus dell’influenza, che dalle prime vie respiratorie può, in caso di debolezza immunitaria, raggiungere i polmoni e creare focolai infettivi a carico degli alveoli, le piccolissime strutture a forma di grappolo che permettono all’ossigeno di raggiungere il sangue. In questo caso parliamo di una polmonite che si trasmette da persona a persona, e che si può curare solo con farmaci sintomatici. 

Al contrario, una polmonite batterica, ad esempio causata dallo Streptococco pneumoniae (o pneumococco), può scatenarsi senza che vi sia stato alcun contagio da soggetto infetto, perché questi microrganismi si trovano comunemente nel nostro corpo, in particolare nelle mucose.
Quando siamo indeboliti, debilitati, anziani o abbiamo condizioni di stress particolari, tali germi possono diventare aggressivi fino a infettare i polmoni. Una polmonite batterica può essere più pericolosa di quella virale, presentare sintomi più severi, ma può essere curata con gli antibiotici, in particolare le penicilline. Nei casi in cui il quadro clinico appaia serio, è opportuno effettuare la terapia in regime di ricovero ospedaliero.

A proposito di ospedali, è anche interessante specificare che le polmoniti vengono differenziate a seconda che si contraggano “in comunità”, ovvero negli ambienti in cui ciascuno di noi vive e lavora (casa, uffici, luoghi pubblici, palestre, scuole...), oppure in ospedale.
Nello specifico, questa è la classificazione, che include anche il contagio da Covid-19: 
  • Polmoniti comunitarie (che si contraggono fuori da strutture sanitarie), per lo più causate da virus, batteri, fungi e micoplasmi (microrganismi simili ai batteri, che infettano il tessuto interstiziale del polmone, e non gli alveoli);
  • Polmoniti nosocomiali, che si contraggono in ospedale durante una degenza per altra malattia o intervento chirurgico. Si tratta, in genere, di polmoniti batteriche più gravi rispetto a quelle comunitarie, sovente resistenti agli antibiotici.
  • Polmoniti correlate ad assistenza sanitaria, che colpiscono pazienti in lungodegenza, che ricevano trattamenti in day hospital, dializzati ecc. Anche in questo caso, l’agente patogeno è per lo più di natura batterica resistente agli antibiotici.
Prima di entrare nel dettaglio e spiegare le cause delle diverse tipologie di polmonite e la sintomatologia con cui questa seria infezione respiratoria può manifestarsi, vediamo quanto è diffusa nel mondo, e in Italia. 

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Immagine infografica che rappresenta i sintomi della polmonite

Polmonite: epidemiologia

Ben prima della pandemia da nuovo coronavirus, la polmonite è sempre stata una malattia da non sottovalutare. Sebbene, infatti, la sua prognosi sia solo in casi rari negativa, il suo decorso e il fatto che colpisca organi vitali quali i polmoni andando ad affaticare la capacità respiratoria, sono e devono restare condizioni da monitorare attentamente, in regime di ricovero ospedaliero, quando necessario. 
Veniamo ai numeri della sua diffusione, tralasciando le cifre allarmanti della nuova epidemia. Ci informa l’OMS che nel 2017 di questa malattia infettiva sono morti 808.694 bambini in tutto il mondo, e che pertanto la polmonite si porta via il 15% dei bambini al di sotto dei cinque anni di età in tutto il mondo, ma specialmente nei Paesi più poveri, dove ammalarsi è più facile a causa della scarsa igiene, della malnutrizione e della insufficiente quando non inesistente assistenza sanitaria.

Attenzione: molti di questi bambini/e avrebbero potuto essere salvati, se avessero ricevuto le cure antibiotiche adeguate!
In generale, nel mondo (sempre considerando i dati precedenti al 2019-20), un milione di persone muore di polmonite ogni anno, delle quali la maggior parte sono bambini/e (dati Unicef). 
E in Italia? Per quanto riguarda la prima infanzia, per fortuna, la situazione non è così drammatica. Resta il fatto che la polmonite colpisce ogni anno molte migliaia di persone, per lo più anziani, e purtroppo in alcuni casi il decesso è inevitabile. Si stima che circa 2500 persone morissero in Italia proprio a seguito, o per le complicanze, di una polmonite. Per lo più si tratta di soggetti fragili, immunodepressi, con patologie croniche pregresse. Se ci basiamo sui dati ISTAT del 2015, sempre per rimanere in un discorso di cifre e di dati ufficiali, in Europa si sono contati 11632 decessi per polmonite.

A proposito, invece, della mortalità da Covid-19 attribuibile a polmonite interstiziale acuta causata direttamente dall’infezione, abbiamo fornito qualche numero in apertura di approfondimento, ma si deve tener conto che i dati sono in continuo aggiornamento.

Interessante da sapere: il 12 novembre è la Giornata mondiale contro la Polmonite (World Pneumonia Day), istituita nel 2009 per volontà dell’OMS e dell’Unicef proprio allo scopo di sensibilizzare i governi e le istituzioni sanitarie globali a potenziare le misure per contrastare la diffusione della malattia, in primis le vaccinazioni anti pneumococco, che come vedremo è uno dei principali agenti infettivi, e antinfluenzale
Dal 2017 nel nostro Paese il vaccino anti pneumococco è stato inserito nei nuovi LEA e viene somministrato gratuitamente agli over 65, i più a rischio di contrarre l’infezione. 

Sintomi dell'infiammazione acuta dei polmoni

Immagine che rappresenta una donna che mette la mano sulla fronte del bambino per la febbreDiagnosticare una polmonite dai sintomi non è sempre semplice. Talvolta, infatti, mancano segnali distintivi della malattia che consentano di differenziarla da un’altra infezione più “banale”, come una influenza stagionale o un raffreddore che non guarisca. Specialmente le polmoniti virali possono presentarsi “quasi” asintomatiche, o con manifestazioni sfumate ed eterogenee che possono facilmente essere sottovalutate o confuse con altro genere di malattia infettiva.

Nei bambini sotto ai cinque anni, ad esempio, che presentino sintomi quali tosse e respiro faticoso, con o senza febbre, la polmonite viene diagnosticata quando si osserva che la gabbia toracica, durante l’atto respiratorio, tende ad abbassarsi mentre l’addome si solleva. In condizioni di salute, infatti, quando si inspira si sollevano sia il torace che l’addome.
Inoltre, sempre nei bambini piccoli, il respiro appare accelerato e possono presentarsi in concomitanza altri sintomi specifici quali inappetenza (i neonati, ad esempio, non hanno voglia di attaccarsi al seno materno o alla tettarella del biberon), ipotermia, perdita di conoscenza e convulsioni. Da notare: la dispnea (ovvero la difficoltà a respirare), è un sintomo più comune nelle polmoniti virali. 

La polmonite può presentarsi facilmente senza febbre, sebbene il rialzo della temperatura sia un sintomo abbastanza frequente. La polmonite virale ha in molti casi origine da una precedente infezione alle prime vie respiratorie (naso, bronchi), e si manifesta inizialmente con sintomi simil influenzali tra cui mal di gola, mal di testa, febbre e brividi, spossatezza, dolori articolari e muscolari, inappetenza, tosse secca

Da questo primario quadro sintomatologico non preoccupante, che può durare da qualche giorno a una settimana, si può però giungere a un rapido aggravamento della situazione generale, con disturbi severi tra cui:
  • Tosse che da secca si trasforma in produttiva (quindi con espettorato);
  • Dolori al petto;
  • Difficoltà respiratorie;
  • Febbre elevata;
  • Colorazione bluastra delle labbra;
  • Nei bambini nausea e/o vomito.
In alcuni casi una polmonite bilaterale può dare come sintomi anche dolori alla schiena, oltre che genericamente al torace. Con sintomi di questa natura, verosimilmente ci troveremmo di fronte a una polmonite virale acuta da trattare immediatamente. Se la malattia è di natura batterica, ovvero provocata dal pneumococco o da un altro bacillo, allora il primo sintomo, o uno dei primi, è rappresentato dal cosiddetto brivido “scuotente”, determinato da una reazione del sistema immunitario alla “liberazione” della tossina nel corpo.
Attenzione, anche nel caso di un'infezione bronco-polmonare di natura virale, se questa venisse trascurata, vi è la possibilità che si sovrapponga una infezione batterica, ben più seria, specialmente nei soggetti over 65

In questo caso, ai sintomi già visti per la polmonite virale, si associano febbre ancora più elevata accompagnata da abbondante sudorazione, polso rapido e respiro ancora più difficoltoso, unghie bluastre (segno chiaro che il corpo è in forte debito di ossigeno) e l’espettorato può mostrare striature di sangue. Inutile dire che un simile quadro clinico preveda l’immediato ricovero ospedaliero

Polmoniti virali e batteriche, però, non sono le uniche possibili. Come chiariremo nel paragrafo successivo, infatti, la polmonite può essere anche “atipica”, ovvero causata da un altro microrganismo (il Mycoplasma pneumoniae) e avere sintomi ben più sfumati rispetto a quelli finora descritti. In questo caso, infatti, l’infiammazione polmonare si presenta senza febbre, e tosse e/o difficoltà respiratorie si manifestano in ritardo, lentamente. Purtroppo questo tipo di polmonite atipica è particolarmente subdola proprio in quanto quasi asintomatica, e può progredire indisturbata fino a interessare il cuore o altri organi interni

Polmonite: cause

Immagine di un uomo raffreddato con tanti abiti caldiLa polmonite è una malattia infettiva che può essere causata da diversi agenti patogeni, tra cui virus e batteri. Quando questi microrganismi raggiungono i polmoni e li infettano, accade che gli alveoli, ovvero le componenti più piccole dell’”albero respiratorio”, che possiamo immaginare come piccole sacchettine cave che permettono lo scambio gassoso tra l’aria inspirata e il sangue, si infiammano riempiendosi di pus e compromettendo, in tal modo, la capacità respiratoria.

Nella lista dei patogeni più comuni troviamo:
  • Streptococcus pnaeumoniae (o pneumococcus): un batterio responsabile della maggior parte delle polmoniti nei bambini. In questo caso si parla di polmonite pneumococcica, contro la quale esiste un'immunizzazione vaccinale;
  • Haemophilus influenzae di tipo B: il “comune” virus dell’influenza stagionale, che è anche la seconda, seppur indiretta, causa di polmonite batterica, perché l’incapacità del sistema immunitario di neutralizzare il virus influenzale permette a questo e ad altri batteri già presenti nell’organismo debilitato, di generare focolai infettivi nei polmoni, infiammandoli;
  • Staphylococcus aureus: un batterio piuttosto aggressivo, che può creare focolai infettivi in diverse zone del corpo e successivamente “migrare”, attraverso il sangue fino ai polmoni, infettandoli a loro volta;
  • Il virus respiratorio sinciziale (VRS): che provoca la maggioranza dei casi di polmoni virale nel mondo. Si tratta di un microrganismo molto diffuso e contagioso, che provoca infezioni alle vie respiratorie, superiori e inferiori. Questo tipo di polmonite virale è particolarmente diffusa tra i bambini;
  • Nei soggetti, in particolare bambini, malati di HIV, il microrganismo che più frequentemente provoca complicanze polmonari è lo Pneumocystis jiroveci, un fungo (proprio come la Candida albicans), che si comporta da agente patogeno in fisici immunocompromessi;
  • Un caso a parte sono le polmoniti cosiddette “atipiche”, in cui a infiammarsi non sono tanto gli alveoli, quanto gli spazi interstiziali tra un alveolo e l’altro. A causare queste forme di polmonite sono, o possono essere, i seguenti microrganismi:
    • Mycoplasma pneumoniae: pseudo batterio che di norma tende a infettare persone giovani (under 40), che vivano o lavorino in ambienti affollati. Sovente questa forma di polmonite si manifesta in modo subdolo, subacuto, ragion per cui chi ne viene colpito presenta sintomi sfumati, non di rado assenza di febbre, e la diagnosi arriva solo quando il quadro generale comincia ad aggravarsi;
    • Chlamydophila pneumoniae: questo microrganismo provoca più comunemente infezioni delle prime vie respiratorie, ma in alcuni casi può anche degenerare in polmoniti non acute;
    • Legionella pneumophila: si tratta di un batterio noto per provocare la “malattia del legionario”, o legionellosi, che è appunto una grave forma di polmonite non contagiosa. Il microrganismo che la causa si annida per lo più in ambienti acquatici e nelle condotte dell’aria e da queste fonti arriva agli esseri umani.
Le polmoniti atipiche - che sono tutte causate da batteri -  non sono rare (al contrario!), ma vengono definite in questo modo perché - come abbiamo spiegato - si manifestano in modo diverso rispetto alle altre polmoniti batteriche: spesso non danno sintomi acuti e improvvisi, e all’esame radiografico i polmoni si presentano in modo diverso rispetto a chi abbia contratto infezioni batteriche “tipiche”.
 
Prima di affrontare il discorso sui principali fattori di rischio della polmonite, è bene segnalare un tipo di infiammazione polmonare che non ha origine infettiva, ma che non per questo è meno pericolosa: la polmonite ab ingestis. Tecnicamente si tratta di una polmonite da “ingestione”, o aspirazione (o inalazione), e si verifica quando arrivano nei polmoni sostanze che “sbagliano strada”, quali cibi, bevande, succhi gastrici, saliva ecc. Una volta giunte a livello polmonare, tali sostanze possono provocare focolai infettivi e infiammare gli alveoli.
A rischio di sviluppare una polmonite ab ingestis sono i pazienti disfagici, che abbiano subito interventi di tracheostomia anche temporanei, e nei quali facilmente cibi semiliquidi, liquidi o semisolidi, così come la propria saliva, possono essere mal deglutiti e una parte finire, attraverso la trachea, nei polmoni e non nell’esofago e poi nello stomaco, come dovrebbe accadere. 

Tutto possiamo ammalarci di polmonite, naturalmente, ma ci sono dei precisi fattori di rischio di cui tenere conto, che aumentano le probabilità che questo avvenga. Per lo più sono a rischio tutti coloro che abbiano un sistema immunitario compromesso o indebolito, come, ad esempio, i malati di AIDS, sia bambini che adulti, i pazienti ospedalieri e in particolare chi sia reduce da interventi chirurgici, i dializzati e i neo trapiantati.
Altre categorie “a rischio” sono:

Diagnosi dell'infiammazione

Per diagnosticare una polmonite in atto può essere sufficiente una visita del proprio medico curante che, attraverso l’auscultazione dei polmoni e la valutazione dei segni clinici e dei sintomi lamentati dal paziente, si accorga che vi è un'infiammazione a carico dei polmoni.
Per avere la certezza di una polmonite di qualunque tipo, è però utile sottoporre il paziente a una radiografia toracica. Questo esame strumentale non solo permette di confermare la diagnosi, soprattutto in casi dubbi, quando la sintomatologia sia sfumata e possa in parte sovrapporsi a quella di una bronchite o di un’altra infezione respiratoria, ma aiuta il medico a capire quanto sia estesa l’infiammazione.

Per individuare il microrganismo che ha provocato l’infezione polmonare, e quindi stabilire il tipo di terapia farmacologica adeguata al caso (soprattutto se parliamo di polmonite batterica o atipica, trattabili con antibiotici), può essere utile anche un esame dell’espettorato al microscopio o l’emocoltura, ovvero la ricerca dei microrganismi infettivi nel sangue.
In presenza di polmoniti di grado severo in cui il quadro clinico generale del paziente sia più drammatico, sarà necessario anche procedere a una serie di analisi più approfondite per capire se, e in quale misura, l’infezione si sia estesa ad altri organi quali reni e cuore, e all’emogasanalisi, necessaria per verificare la capacità respiratoria dell’ammalato/a.

Consulta le migliori strutture per Radiografia del torace:

Trattamento della polmonite

immagine ceh rappresenta dei dottori con un paziente ammalato di polmoniteIl trattamento della polmonite dipende da diversi fattori quali:
  • Età e condizioni generali di salute del paziente;
  • Gravità dei sintomi;
  • Tipologia di polmonite.
In generale, sia le polmoniti virali, che batteriche o atipiche, possono essere curate in casa, o necessitare di un ricovero ospedaliero. Scopo di qualunque terapia è quello di favorire la guarigione dall’infezione, ma anche di prevenire eventuali complicanze; per tale ragione è importantissimo evitare il fai da te e seguire con scrupolo le indicazioni del proprio medico, o del pediatra, in caso la malattia abbia colpito un bambino.

La polmonite batterica necessita di terapia antibiotica, che spesso viene comunque somministrata anche in caso dubbio, specialmente per evitare che a un’infezione virale si sovrapponga un focolaio batterico. 
In caso di polmonite virale acuta, tuttavia, la cura antibiotica risulta inutile per contrastare l’infezione e alleviare i sintomi, perché questi farmaci non sono efficaci contro i virus. Spesso, infatti, la polmonite virale non viene trattata farmacologicamente - specialmente se il paziente è in buone condizioni generali - perché il sistema immunitario è in grado di superare l’infezione da solo. In questi casi si procede a un trattamento sintomatologico che prevede questi passaggi:
  • Somministrazione di antipiretici in caso di febbre elevata. Attenzione: ai bambini sotto i 12 anni NON si deve somministrare l’acido acetilsalicilico che potrebbe provocare la sindrome di Reye, una grave malattia neurologica che può avere conseguenze letali;
  • Assunzione di molti liquidi per combattere la disidratazione che la febbre e la sudorazione possono provocare, e per fluidificare il muco intrappolato nelle basse vie respiratorie e facilitarne l’eliminazione.
In caso di tosse, è bene evitare di assumere farmaci specifici o sciroppi in autonomia. Per quanto fastidiosa, infatti, la tosse è utile al corpo per eliminare i germi infettivi, e “bloccarla” farmacologicamente potrebbe rallentare il processo di guarigione. Nei bambini, se la tosse è molto fastidiosa e impedisce di dormire o di mangiare, o magari provoca conati di vomito, è opportuno consigliarsi con il pediatra per stabilire se, e cosa, usare per alleviare il sintomo.

Fare attenzione all’umidità degli ambienti in cui si trova il malato/a. Il microclima non deve essere troppo secco, pertanto occorre umidificare l’aria (l’umidità dovrà essere almeno del 50%), e ogni tanto è bene arieggiare. Il/a paziente dovrà inoltre stare lontano/a da fumo o altre fonti inquinanti
L’alimentazione dovrà essere, soprattutto nella fase acuta della malattia, semiliquida, e basata per lo più su alimenti tiepidi e di facile digestione, quali latte caldo, tè, passati di verdure e minestroni, brodi, tisane ecc.
Il riposo dovrà essere assoluto fino a completa guarigione.

In genere, se insorgono complicazioni, una polmonite acuta, virale o batterica, si supera nel giro di qualche settimana. Tuttavia, come abbiamo visto, non sempre le cose vanno così lisce.
In alcuni casi può rendersi necessario un ricovero ospedaliero per un trattamento d’urto o d’emergenza. In questi casi di norma viene seguito un protocollo collaudato che prevede una terapia antibiotica ad ampio spettro, la somministrazione di fluidi per endovena e, eventualmente, la terapia con l’ossigeno per aiutare la respirazione. 

Quanto può durare il ricovero per una polmonite? Dipende dalla velocità con cui il corpo reagisce alle terapie. Può bastare una settimana, come può essere necessario un mese. Spesso questa malattia lascia spossati, stanchi, smagriti, ma è importante non forzare i propri tempi di recupero, o quelli dei bambini/e o degli anziani che ne siano stati colpiti.
Per sincerarsi dell’avvenuta guarigione, i medici (anche il proprio medico di famiglia o pediatra, in caso di cure casalinghe), in genere prescrivono un’altra radiografia del torace, dalla quale è possibile valutare lo stato dei polmoni
Ci possono essere complicanze; la polmonite, infatti, è una malattia seria. Tra queste: 
  • Insufficienza respiratoria, che può rendere necessario l’ausilio di macchinari per la respirazione artificiale o l’ossigenoterapia;
  • Sepsi (si verifica quando l’infezione si diffonde a tutto il corpo e diventa formazione di ascessi polmonari pieni di pus, che prevedono un drenaggio per esser svuotati);
  • Sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS), in cui l’incapacità respiratoria può avere esiti letali;
  • Tali complicanze, come abbiamo visto, sono più probabili nei bambini piccoli e negli anziani/e, e in coloro che abbiano un sistema immunitario indebolito o soffrano di altre patologie croniche.

Polmonite da Covid-19: sintomi e trattamento

Immagine che rappresenta il virus sars-covid-19Proprio come altre malattie infiammatorie che abbiamo visto, anche l’infezione da Covid-19 può provocare danni a lungo termine ai polmoni. La principale complicanza di questa malattia infettiva è proprio la polmonite bilaterale interstiziale, che può avere, in casi limitati, esiti letali. Altre possibili complicanze del Covid-19 sono:
  • a sindrome da distress respiratorio acuto;
  • La sepsi.
Perché ricordiamoci che stiamo parlando di un’infezione sistemica multiorgano che va a colpire tutto il corpo, e non solo le vie respiratorie. Ma in questo paragrafo ci limiteremo a trattare la polmonite interstiziale acuta bilaterale da Covid-19, approfondendone le caratteristiche e il trattamento finora disponibile. 
Come abbiamo visto, quando ci si ammala di polmonite i polmoni si infiammano, riempiendosi di fluido e rendendo in tal modo assai difficoltosa la respirazione, soprattutto quando ad ammalarsi sono entrambi contemporaneamente, proprio come accade nel caso del Covid-19. All’interno dei polmoni gli alveoli non riescono a garantire lo scambio gassoso perché ad infiammarsi è il tessuto di raccordo tra un alveolo e l’altro (interstizio), che quindi ostacola la dilatazione degli alveoli stessi (da immaginare come minuscoli palloncini), con conseguente insufficienza respiratoria. I sintomi della polmonite da Covid-19 sono o possono essere:
  • Respiro corto (dispnea), dovuto alla ridotta ossigenazione del sangue;
  • Tosse secca a stizzosa sia diurna che notturna;
  • Senso di peso al torace e dolori al petto;
  • Febbre, in genere superiore ai 38 gradi. Non sempre, però, il rialzo febbrile nella polmonite da Covid-19 è presente, così come accade anche per le altre polmoniti infettiv:
  • Qualora la tosse fosse accompagnata da abbondante produzione di catarro di color giallo-verdastro, sarebbe sintomo di una sovrainfezione batterica, che richiederebbe una pronta terapia antibiotica, non necessaria nella polmonite da Covid-19 “semplice” perché di natura virale;
  • L’ossigenazione, in una polmonite interstiziale bilaterale da Covid-19, può scendere sotto il livello di guardia del 90% di saturazione, che richiede l’immediato ricovero ospedaliero.
La diagnosi di polmonite interstiziale bilaterale da Covid-19 prevede un iter non diverso da quello visto per le altre polmoniti, che include un controllo generale dello stato di salute, l’auscultazione del torace, la misurazione della temperatura e della saturazione del sangue con il saturimetro, nonché la valutazione di altri sintomi eventualmente riconducibili all’infezione da nuovo coronavirus tra cui anosmia e ageusia (scomparsa di olfatto e gusto).
Una radiografia toracica serve a confermare la diagnosi e soprattutto a capire la gravità della situazione, ma anche una TC può essere rilevante specialmente se vi è il sospetto di una embolia a carico delle arterie polmonari. Una delle caratteristiche dell’infezione da Covid-19 è infatti quella di essere sistemica e quindi multi-organo, e sebbene la polmonite (quindi il coinvolgimento dell’apparato respiratorio) sia la conseguenza più comune, il virus Sars-Cov-2 è in grado di colpire in modo grave anche l’apparato circolatorio provocando tromboembolie che aumentano la letalità della malattia. 
Come purtroppo ben sappiamo, anche “solo” la polmonite interstiziale bilaterale da Covid-19 può manifestarsi in forma grave, comportando strascichi dopo la guarigione che perdurano per mesi che lasciano le persone spossate e con persistenti sintomi respiratori. Ciò accade perché i tessuti polmonari hanno subito gravi “attacchi”, che hanno prodotto danni a lungo termine e formazione di cicatrici interne che necessitano di molto tempo per guarire, fino ad un anno dopo l’infezione.
Come sappiamo, esistono delle categorie di pazienti più a rischio di sviluppare forme severe di polmonite da Covid-19, tra cui:
  • Gli anziani;
  • Le persone diabetiche o con patologie pregresse (soprattutto di tipo cardiovascolare);
  • I malati oncologici e in generale tutti coloro il cui sistema immunitario sia tendenzialmente iper-reattivo, e quindi vada a reagire all’attacco del virus Sars-Covid-19 in modo eccessivo e sistemico scatenando una infiammazione difficile da spegnere. Attualmente non esiste una unica cura risolutiva della polmonite bilaterale interstiziale da Covid-19, ma ci sono diverse opzioni farmacologiche approvate dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che vengono utilizzate con successo su molti pazienti, tra cui:
    • Antivirali, in particolare inibitori della proteasi. Una caratteristica dei virus come il Sars-Cov-2 è quella di penetrare nelle cellule “ospiti”, in questo caso quelle del corpo umano, e di usare l’RNA delle stesse per replicarsi e quindi diffondersi. Alcuni farmaci antivirali sono in grado di bloccare questo tipo di moltiplicazione virale;
    • Clorochina e idrossiclorochina sono invece farmaci in passato usati come antimalarici e poi come immunomodulanti nella terapia dell’artrite reumatoide, sono ugualmente utili nei casi medi e severi di polmonite da Covid-19;
    • Farmaci antinfiammatori e immunomodulanti e anticorpi monoclonali, i quali agiscono direttamente sul sistema immunitario inibendo la risposta infiammatoria;
    • Corticosteroidi, sempre allo scopo di spegnere l’infiammazione sistemica che causa anche la polmonite;
    • Antibiotici, soprattutto per prevenire sovrainfezioni batteriche;
    • Infusioni di anticorpi (prelevati dal siero sanguigno di pazienti guariti dal Covid-19);
    • Eparine a basso peso molecolare, indicate quando vi sia un rischio tromboembolitico associato alle difficoltà respiratorie date dalla polmonite.
Oltre alla terapia farmacologica, in caso di polmonite da Covid-19 che renda difficoltosa la respirazione autonoma, sono i supporti meccanici alla ventilazione che vanno dall’ossigenoterapia alla NIV (ventilazione a pressione positiva non invasiva). Nei casi più gravi si procede all’intubazione e alla pronazione. La terapia pronata, usata in tutte le forme di polmonite che comporti una respirazione deficitaria, è utile perché aiuta l’espansione polmonare e comporta l’immobilizzazione del paziente al letto in posizione “pancia sotto”. 
Per quanto riguarda la vaccinazione anti Covid-19, come sappiamo è in atto il piano vaccinale anche in Italia, presentato dal Ministero della Salute a dicembre del 2020 e ufficialmente iniziato il 27 dicembre con la finalità di immunizzare tutta la popolazione del nostro Paese in modo gratuito (ma senza l’obbligatorietà) ad iniziare dalle categorie più fragili e a rischio quali: operatori sociosanitari, anziani e residenti delle RSA e delle case di riposo. Al momento, i vaccini anti Covid disponibili e validati dalle agenzie del farmaco europea (EMA) e italiana (AIFA), sono:
  • Il vaccino Comirnarty di Pfizer/BioNtech;
  • Il vaccino Moderna;
  • Il vaccino AstraZeneca e devono essere somministrati in doppia dose a distanze di alcune settimane l’una dall’altra. 
Di seguito il link ministeriale di riferimento con tutti i dati aggiornati e le indicazioni relative alle modalità di somministrazione dei vaccini anti Covid-19: https://info.vaccinicovid.gov.it/

Prevenire la polmonite

Una buona notizia è che prevenire la polmonite in molti casi è possibile. Come? Vediamo quali sono i suggerimenti degli esperti:
  • Vaccinarsi. Il vaccino antinfluenzale e il vaccino specifico anti pneumococco sono disponibili per tutti, e in particolare per le categorie a rischio quali anziani e bambini piccoli, donne in gravidanza, persone con malattie croniche, personale medico e chiunque viva o lavori a contatto con tante persone potenziali “veicoli” dei germi patogeni. Con la vaccinazione ci si può proteggere da alcune delle più comuni forme di polmonite, sia virali che batteriche, nonché dal Covid-19;
  • Lavarsi spesso le mani (con sapone antibatterico). Sembra un atto scontato, ma non lo è. La maggior parte dei germi con cui entriamo in contatto e che possono infettarci fino a provocarci malattie gravi come la polmonite arrivano dalle nostre mani. Attenzione, quindi, a lavarcele spesso soprattutto quando ci troviamo in luoghi pubblici affollati, usiamo mezzi pubblici, ci troviamo in un ospedale o in un ambulatorio medico;
  • Non fumare. Il tabagismo è, come abbiamo visto, uno dei principali fattori di rischio delle malattie polmonari, perché il fumo compromette la capacità di questi organi della respirazione di reagire agli agenti infettivi una volta “attaccati”. Pertanto, oltre ad essere fortemente stimolati a smettere, i fumatori, specialmente se di lunga data, sono anche invitati a vaccinarsi contro lo pneumococco;
  • Evitare le bevande alcoliche o consumarle con moderazione e occasionalmente;
  • Curare le proprie condizioni di salute generali.  Significa fare attenzione a tutti i minimi segnali anomali che il nostro corpo ci invia, soprattutto se si tratta di sintomi che non passano da soli o che peggiorano nel tempo, quali tosse, dolore al torace, febbricola, fiato corto, senso di spossatezza ecc.; 
  • Rinforzare il proprio sistema immunitario attraverso una dieta sana, una vita attiva, un sonno di qualità e, quando necessario, con integratori di vitamine (ad es. vitamina C, betacarotene, vitamine del gruppo B) dietro prescrizione del medico.
Per quanto riguarda la prevenzione della polmonite interstiziale acuta da Covid-19, può essere utile ricordare le norme che ormai da tempo seguiamo per evitare il contagio di questa infezione così facilmente trasmissibile, ovvero:
  • Indossare la mascherina (chirurgica o ffp2) anche all’aperto se ci si trova in prossimità di altre persone;
  • Rispettare il distanziamento sociale di almeno due metri, soprattutto al chiuso;
  • Sanificare oggetti e postazioni di uso comune o che siano entrati in contatto con persone potenzialmente infette;
  • Lavarsi spesso le mani e/o igienizzarle con soluzione idroalcolica al 70%;
  • Arieggiare spesso gli ambienti soprattutto nelle ore di luce.

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Immagine infografica che rappresenta i sintomi covid


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono i primi sintomi della polmonite?

La polmonite si manifesta per gradi, e può avere una sintomatologia più o meno acuta a seconda del tipo di patogeno che la causa e delle condizioni generali e dell’età di chi ne venga colpito. In generale, questa sono i sintomi di una polmonite acuta, virale o batterica:

  • Tosse, che inizialmente è secca e insistente, per poi ridursi e diventare produttiva. Il catarro può apparire bianco (polmoniti virali), o verdastro-giallino (in questo secondo caso l’origine è batterica), talvolta misto a sangue:
  • Dolore toracico;
  • Brividi (in caso di polmonite batterica si parla di “brividi scuotenti”, ovvero molto violenti);
  • Febbre che può diventare elevata, abbondante sudorazione; 
  • Respiro faticoso e rapido (dispnea), talvolta sibilante (nelle polmoniti virali);
  • Inappetenza, estrema stanchezza, energia vitale bassa.

Cosa provoca la polmonite?

La polmonite è una malattia infiammatoria che colpisce gli alveoli polmonari, le più piccole unità dell’albero respiratorio che si trovano dentro i polmoni. Quando gli alveoli si infiammano, producono pus, e non riescono più a svolgere in modo efficiente lo scambio gassoso tra polmoni e sangue, limitando in tal modo l’apporto di ossigeno al corpo e rendendo la respirazione difficoltosa. In casi estremi può pertanto essere necessaria l’ossigenoterapia fino a remissione dei sintomi. A causare l’infiammazione deli alveoli polmonari possono essere microrganismi diversi, in particolare virus e batteri. Esiste poi una forma particolare, e rara, di polmonite, definita ab ingestis, che dipende dall’incauta o inconsapevole ingestione di cibi o liquidi che finiscono nei polmoni generando focolai infettivi. La polmonite può essere monolaterale o, più frequentemente, bilaterale, colpendo entrambi i polmoni.

Quanto è pericolosa la polmonite?

Essendo una malattia infiammatoria che colpisce i polmoni, la polmonite è una malattia seria anche quando non presenti complicanze e colpisca soggetti in buona salute. Può comunque aggravarsi fino a diventare sistemica o comportare un’insufficienza respiratoria acuta con esiti letali. Tuttavia, complicanze e prognosi negativa sono riscontrabili in a condizioni in partenza problematiche, quali l’essere anziani e/o malati cronici, cardiopatici, diabetici, immunodepressi, sofferenti di BCPO, asma o fibrosi cistica, o essere bambini molti piccoli.

La polmonite è contagiosa?

La polmonite è un’infezione polmonare causata per lo più da agenti patogeni, tra cui virus, batteri e funghi. In alcuni casi si trasmette da persona a persona per via aerea, ad esempio entrando in contatto con le goccioline di saliva di una persona infetta o che stia incubando la malattia. Un bacio, una stretta di mano, un contatto ravvicinato, un colpo di tosse o uno starnuto, sono altrettante modalità di trasmissione della polmonite virale, che si contagia più o meno come un’influenza. Ma, ad esempio, molte polmoniti batteriche non sono contagiose, perché il batterio che le causa è già presente nel corpo della persona, mentre altri microrganismi, quali ad esempio i funghi, sono presenti nell’ambiente, ma non si trasmettono da persona a persona. Il coronavirus cinese responsabile della pandemia di polmonite che si sta in questi giorni cercando di fermare, si trasmette da persona a persona con le stesse modalità dell’influenza virale.

Come si diagnostica la polmonite?

La visita obiettiva del medico, con l’auscultazione dei polmoni e con la valutazione delle condizioni generali del paziente può già fornire indicazioni utili per formulare una diagnosi di polmonite. La conferma arriva dalla radiografia toracica, che è anche necessaria per capire quanto sia estesa l’infiammazione.
Dalla lastra, però, non è possibile capire quale microrganismo abbia provocato la malattia, per tale ragione il medico può richiedere un’analisi del sangue per capire come si stia attivando il sistema immunitario e attraverso la conta dei globuli bianchi capire se l’infezione sia batterica o virale. La conferma si può avere tramite l’esame al microscopio di un campione di espettorato del paziente.

Come distinguere una bronchite da una polmonite?

La radiografia toracica permette con sicurezza di escludere un interessamento polmonare di una infezione che abbia colpito i bronchi. In casi dubbi, infatti, occorre capire se il parenchima (tessuto di rivestimento esterno) dei polmoni sia coinvolto nel processo infiammatorio, o meno.
Questa distinzione è importante perché in caso l’infezione sia “confinata” alla regione tracheo-bronchiale il livello di gravità della malattia risulta inferiore. La polmonite, infatti, permane una malattia più seria, perché va a interessare le strutture più piccole dei polmoni, quegli alveoli che garantiscono lo scambio gassoso tra polmone stesso e sangue, mantenendolo ossigenato. Senza sufficiente apporto di ossigeno tutto il nostro corpo, e il cuore in particolare, vanno in sofferenza.

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In collaborazione con

Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.

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