Polmonite: interstiziale, ab ingestis o da Covid? I sintomi

Polmonite: interstiziale, ab ingestis o da Covid? I sintomi

Indice

Domande e risposte

Introduzione: la polmonite

La polmonite è un'infiammazione acuta dei polmoni di natura per lo più infettiva che, se non riconosciuta e curata opportunamente, può compromettere la capacità respiratoria e quindi, in casi estremi, mettere a repentaglio la vita di chi ne venga colpito.

Più comunemente la polmonite si presenta in forma bilaterale, coinvolgendo entrambi i polmoni, proprio come accade anche nelle polmoniti da Covid-19 classificate come di tipo interstiziale. Vedremo più avanti cosa significa questo termine e i sintomi della polmonite bilaterale interstiziale.

Tra i sintomi più comuni:
  • Febbre;
  • Respiro corto, talvolta sibilante o difficoltoso;
  • Dolore al torace o mal di schiena;
  • Tosse (prima secca, poi grassa);
  • Spossatezza;
  • Inappetenza;
  • Stato di malessere e indolimento generale. 

Ciascuno di noi può, una o più volte nella vita, ammalarsi di polmonite; non si tratta, infatti, di una infezione rara. Basti pensare che in media, nella sola Italia, già prima della pandemia da Covid-19, ogni anno quasi 200mila persone venivano ricoverate per polmonite, delle quali oltre 10mila, purtroppo, non sopravvivevano.
La polmonite rappresenta la prima causa di morte per malattia infettiva nei Paesi occidentali.  

Sono, tuttavia, soprattutto i soggetti più fragili a essere vulnerabili a questo tipo di infezione, inclusa la polmonite da Covid-19: anziani, persone con malattie croniche del tratto respiratorio, bambini piccoli, pazienti immunodepressi, degenti ospedalieri. Fattori di rischio sono anche rappresentati dal fumo, specialmente se questa abitudine perdura da molti anni, e le infezioni ricorrenti delle prime vie respiratorie.  Inoltre, sembra che l’essere esposti all’inquinamento atmosferico come accade nelle zone più afflitte dallo smog (in Italia la Pianura padana), costituisca altro importante fattore di rischio per tutte le malattie polmonari acute e croniche.  

Provocano la polmonite agenti infettivi di diversa natura: virus, come il Sars-Cov-2 (responsabile di Covid-19, che approfondiremo più avanti), batteri, funghi, protozoi. Ciascuna forma di polmonite assume caratteristiche un po’ diverse e prevede trattamenti differenziati. 
Ad esempio, una comune causa di polmonite negli over 65 non vaccinati è il virus dell’influenza, che dalle prime vie respiratorie può, in caso di debolezza immunitaria, raggiungere i polmoni e creare focolai infettivi a carico degli alveoli, le piccolissime strutture a forma di grappolo che permettono all’ossigeno di raggiungere il sangue. In questo caso parliamo di una polmonite che si trasmette da persona a persona, e che si può curare solo con farmaci sintomatici. 

La polmonite batterica è contagiosa? Una polmonite causata, ad esempio, dallo Streptococcus pneumoniae (o pneumococco), può scatenarsi senza che vi sia stato alcun contagio da soggetto infetto. Questi microrganismi si trovano infatti comunemente nel nostro corpo, in particolare nelle mucose.
Se siamo indeboliti, debilitati, anziani o viviamo condizioni di stress particolari, tali germi possono diventare aggressivi fino a infettare i polmoni. Una polmonite batterica può essere più pericolosa di quella virale, presentare sintomi più severi, ma può essere curata con gli antibiotici, in particolare le penicilline. Nei casi in cui il quadro clinico appaia serio, è opportuno effettuare la terapia in regime di ricovero ospedaliero.

A proposito di ospedali, è anche interessante specificare che le polmoniti vengono differenziate a seconda che si contraggano “in comunità”, ovvero negli ambienti in cui ciascuno di noi vive e lavora (casa, uffici, luoghi pubblici, palestre, scuole...), oppure in ospedale.
Nello specifico, questa è la classificazione, che include anche il contagio da Covid-19: 
  • Polmoniti comunitarie (che si contraggono fuori da strutture sanitarie), per lo più causate da virus, batteri, fungi e micoplasmi (microrganismi simili ai batteri, che infettano il tessuto interstiziale del polmone, e non gli alveoli);
  • Polmoniti nosocomiali, che si contraggono in ospedale durante una degenza per altra malattia o intervento chirurgico. Si tratta, in genere, di polmoniti batteriche più gravi rispetto a quelle comunitarie, sovente resistenti agli antibiotici.
  • Polmoniti correlate ad assistenza sanitaria, che colpiscono pazienti in lungodegenza, che ricevano trattamenti in day hospital, dializzati ecc. Anche in questo caso, l’agente patogeno è per lo più di natura batterica resistente agli antibiotici.
Prima di entrare nel dettaglio e spiegare le cause delle diverse tipologie di polmonite e la sintomatologia con cui questa seria infezione respiratoria può manifestarsi, vediamo quanto è diffusa nel mondo, e in Italia. 


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Immagine infografica che rappresenta i sintomi della polmonite

Polmonite: epidemiologia

Anche prima della pandemia da nuovo coronavirus, la polmonite è sempre stata una malattia da non sottovalutare. Sebbene, infatti, la sua prognosi sia solo in casi rari negativa, il suo decorso e il fatto che colpisca organi vitali quali i polmoni andando ad affaticare la capacità respiratoria, sono e devono restare condizioni da monitorare attentamente, in regime di ricovero ospedaliero, quando necessario. 
Veniamo ai numeri della sua diffusione, tralasciando le cifre allarmanti della nuova epidemia. Ci informa l’OMS che nel 2019 di questa malattia infettiva sono morti 740.180 bambini al di sotto dei 5 anni nel mondo, che rappresenta la causa del 14% di tutte le morti per questa fascia d’età.

Questi numeri sono generati principalmente nei Paesi più poveri, dove ammalarsi è più facile a causa della scarsa igiene, della malnutrizione e della insufficiente quando non inesistente assistenza sanitaria. Molti di questi bambini/e avrebbero potuto essere salvati, se avessero ricevuto le cure antibiotiche adeguate.

In generale, nel mondo (sempre considerando i dati precedenti al 2019-20), un milione di persone muore di polmonite ogni anno, delle quali la maggior parte sono bambini/e (dati Unicef). 
E in Italia? Per quanto riguarda la prima infanzia, per fortuna, la situazione non è così drammatica. Resta il fatto che la polmonite colpisce ogni anno molte migliaia di persone, per lo più anziani, e che purtroppo in alcuni casi il decesso è inevitabile.

Si stima che circa 11.000 persone muoiano in Italia proprio a seguito, o per le complicanze, di una polmonite. Per lo più si tratta di soggetti fragili, immunodepressi, con patologie croniche pregresse. 

A proposito, invece, della mortalità da Covid-19 attribuibile a polmonite interstiziale acuta causata direttamente dall’infezione, abbiamo fornito qualche numero in apertura di approfondimento, ma si deve tener conto che i dati sono in continuo aggiornamento.

Interessante da sapere: il 12 novembre è la Giornata mondiale contro la Polmonite (World Pneumonia Day), istituita nel 2009 per volontà dell’OMS e dell’Unicef, proprio allo scopo di sensibilizzare i governi e le istituzioni sanitarie globali a potenziare le misure per contrastare la diffusione della malattia, in primis le vaccinazioni anti pneumococco, che come vedremo è uno dei principali agenti infettivi, e antinfluenzale
Dal 2017 nel nostro Paese il vaccino anti pneumococco è stato inserito nei nuovi LEA e viene somministrato gratuitamente agli over 65, i soggetti più a rischio di contrarre l’infezione e sviluppare complicanze. Uno studio pubblicato su The Lancet mostra come il 25% dei ricoverati in ospedale con polmonite sviluppi complicazioni cardiache e vada incontro ad un rischio di morte nel breve termine aumentato del 60%. 

I sintomi dell'infiammazione acuta dei polmoni

Immagine che rappresenta una donna che mette la mano sulla fronte del bambino per la febbreDiagnosticare una polmonite dai sintomi non è sempre semplice. Talvolta, infatti, mancano segnali distintivi della malattia che consentano di differenziarla da un’altra infezione più “banale”, come una influenza stagionale o un raffreddore che non guarisca. Specialmente le polmoniti virali possono presentarsi “quasi” asintomatiche, o con manifestazioni sfumate ed eterogenee che possono facilmente essere sottovalutate o confuse con altro genere di malattia infettiva.

Nei bambini sotto ai 5 anni, ad esempio, che presentino sintomi quali tosse e respiro faticoso, con o senza febbre, la polmonite viene diagnosticata quando si osserva che la gabbia toracica, durante l’atto respiratorio, tende ad abbassarsi mentre l’addome si solleva. In condizioni di salute, infatti, quando si inspira si sollevano sia il torace che l’addome.
Inoltre, sempre nei bambini piccoli, il respiro appare accelerato e possono presentarsi in concomitanza altri sintomi specifici quali inappetenza (i neonati, ad esempio, non hanno voglia di attaccarsi al seno materno o alla tettarella del biberon), ipotermia, perdita di conoscenza e convulsioni. Da notare: la dispnea (ovvero la difficoltà a respirare), è un sintomo più comune nelle polmoniti virali. 

La polmonite può presentarsi facilmente senza febbre, sebbene il rialzo della temperatura sia un sintomo abbastanza frequente. La polmonite virale ha in molti casi origine da una precedente infezione alle prime vie respiratorie (naso, bronchi), e si manifesta inizialmente con sintomi simil influenzali tra cui mal di gola, mal di testa, febbre e brividi, spossatezza, dolori articolari e muscolari, inappetenza, tosse secca

Da questo primario quadro sintomatologico non preoccupante, che può durare da qualche giorno a una settimana, si può però giungere a un rapido aggravamento della situazione generale, con disturbi severi tra cui:
  • Tosse che da secca si trasforma in produttiva (quindi con espettorato);
  • Dolori al petto;
  • Difficoltà respiratorie;
  • Febbre elevata;
  • Colorazione bluastra delle labbra;
  • Nei bambini nausea e/o vomito.
In alcuni casi una polmonite bilaterale può dare come sintomi anche dolori alla schiena, oltre che genericamente al torace. Con sintomi di questa natura, verosimilmente ci troveremmo di fronte a una polmonite virale acuta da trattare immediatamente.

Se la malattia è di natura batterica, ovvero provocata dal pneumococco, allora fra i primi sintomi compare il cosiddetto brivido “scuotente”, determinato da una reazione del sistema immunitario alla “liberazione” della tossina nel corpo.
Attenzione, anche nel caso di un'infezione bronco-polmonare di natura virale, se questa venisse trascurata, vi è la possibilità che si sovrapponga una infezione batterica, ben più seria, specialmente nei soggetti over 65. In questo caso, ai sintomi già visti per la polmonite virale, si associano febbre ancora più elevata accompagnata da abbondante sudorazione notturna, polso rapido e respiro ancora più difficoltoso, unghie bluastre (segno chiaro che il corpo è in forte debito di ossigeno) e l’espettorato può mostrare striature di sangue. Inutile dire che un simile quadro clinico preveda l’immediato ricovero ospedaliero

Oltre che a cause virali o batteriche, l’infezione può essere dovuta a microorganismi di altro tipo, i micoplasmi (un esempio è il Mycoplasma pneumoniae). In questo caso viene detta atipica e può avere sintomi ben più sfumati rispetto a quelli finora descritti. L’infiammazione polmonare data dal micoplasma si presenta senza febbre. Inoltre, tosse e difficoltà respiratorie si manifestano in ritardo, lentamente. Purtroppo, questo tipo di polmonite atipica è particolarmente subdola proprio in quanto quasi asintomatica e può progredire indisturbata fino a interessare il cuore o altri organi interni

Le cause: come si prende la polmonite

Immagine di un uomo raffreddato con tanti abiti caldiLa polmonite è una malattia infettiva che può essere causata da diversi agenti patogeni, tra cui virus e batteri. Quando questi microrganismi raggiungono i polmoni e li infettano, accade che gli alveoli, ovvero le componenti più piccole dell’”albero respiratorio”, che possiamo immaginare come piccole sacchettine cave che permettono lo scambio gassoso tra l’aria inspirata e il sangue, si infiammano riempiendosi di pus e compromettendo, in tal modo, la capacità respiratoria.

Nella lista dei patogeni più comuni troviamo:
  • Streptococcus pnaeumoniae (o pneumococcus): un batterio responsabile della maggior parte delle polmoniti nei bambini. In questo caso si parla di polmonite pneumococcica, contro la quale esiste un'immunizzazione vaccinale;
  • Haemophilus influenzae di tipo B: il “comune” virus dell’influenza stagionale, che è anche la seconda, seppur indiretta, causa di polmonite batterica, perché l’incapacità del sistema immunitario di neutralizzare il virus influenzale permette a questo e ad altri batteri già presenti nell’organismo debilitato, di generare focolai infettivi nei polmoni, infiammandoli;
  • Staphylococcus aureus: un batterio piuttosto aggressivo, che può creare focolai infettivi in diverse zone del corpo e successivamente “migrare”, attraverso il sangue fino ai polmoni, infettandoli a loro volta;
  • Il virus respiratorio sinciziale (VRS): che provoca la maggioranza dei casi di polmoni virale nel mondo. Si tratta di un microrganismo molto diffuso e contagioso, che provoca infezioni alle vie respiratorie, superiori e inferiori. Questo tipo di polmonite virale è particolarmente diffusa tra i bambini;
  • Nei soggetti, in particolare bambini, malati di HIV, il microrganismo che più frequentemente provoca complicanze polmonari è lo Pneumocystis jiroveci, un fungo (proprio come la Candida albicans), che si comporta da agente patogeno in fisici immunocompromessi;
  • Un caso a parte sono le polmoniti atipiche, in cui a infiammarsi non sono tanto gli alveoli, quanto gli spazi interstiziali tra un alveolo e l’altro. A causare queste forme di polmonite sono, o possono essere, i seguenti microrganismi:
    • Mycoplasma pneumoniae: pseudo batterio che di norma tende a infettare persone giovani (under 40), che vivano o lavorino in ambienti affollati. Sovente questa forma di polmonite si manifesta in modo subdolo, subacuto, ragion per cui chi ne viene colpito presenta sintomi sfumati, non di rado assenza di febbre, e la diagnosi arriva solo quando il quadro generale comincia ad aggravarsi;
    • Chlamydophila pneumoniae: questo microrganismo provoca più comunemente infezioni delle prime vie respiratorie, ma in alcuni casi può anche degenerare in polmoniti non acute;
    • Legionella pneumophila: si tratta di un batterio noto per provocare la “malattia del legionario”, o legionellosi, che è appunto una grave forma di polmonite non contagiosa. Il microrganismo che la causa si annida per lo più in ambienti acquatici e nelle condotte dell’aria e da queste fonti arriva agli esseri umani.
L’infiammazione dei polmoni può rappresentare la complicanza di un’influenza stagionale, anche dovuta a virus meno tipici, come H1N1, il patogeno della cosiddetta influenza suina.
Possiamo trovarci di fronte ad una condizione asintomatica. Le polmoniti atipiche non sono rare (al contrario!), ma vengono definite in questo modo perché, come abbiamo spiegato, si manifestano in modo diverso rispetto alle altre polmoniti batteriche. Spesso, infatti, non danno sintomi acuti e improvvisi e compaiono senza febbre. Inoltre, all’esame radiografico i polmoni si presentano in modo diverso rispetto a chi abbia contratto infezioni batteriche “tipiche”.
 

La polmonite ab ingestis

Prima di affrontare il discorso sui principali fattori di rischio della polmonite, è bene segnalare un tipo di infiammazione polmonare che non ha origine infettiva, ma che non per questo è meno pericolosa: la polmonite ab ingestis.

Tecnicamente si tratta di una polmonite da “ingestione”, o aspirazione (o inalazione), e si verifica quando arrivano nei polmoni sostanze che “sbagliano strada”, quali cibi, bevande, succhi gastrici, saliva ecc. Una volta giunte a livello polmonare, tali sostanze possono provocare focolai infettivi e infiammare gli alveoli.

I sintomi della polmonite ab ingestis sono analoghi a quelli delle forme infettive: dispnea, febbre, tosse produttiva, raucedine e dolore toracico.

A rischio di sviluppare una polmonite ab ingestis sono i pazienti disfagici, che abbiano subito interventi di tracheostomia anche temporanei, e nei quali facilmente cibi semiliquidi, liquidi o semisolidi, così come la propria saliva, possono essere mal deglutiti e una parte finire, attraverso la trachea, nei polmoni e non nell’esofago e poi nello stomaco, come dovrebbe accadere. Tale patologia può sopraggiungere nel periodo post operatorio.

La terapia è principalmente di supporto, ma può includere l’assunzione di antibiotici. 
L’inalazione di derivati del petrolio e di oli di vario tipo può causare la cosiddetta polmonite lipoidea


Polmonite da ipersensibilità

È una condizione caratterizzata da sintomi quali tosse, dispnea e malessere generale e dovuta ad una reazione anomala ad antigeni ambientali. Può essere causata dall’esposizione a sostanze irritanti, per ragioni professionali. 
Viene trattata con cortisone e, soprattutto, evitando l’inalazione dell’agente che ha scatenato l’infiammazione.
 

Polmonite eosinofila

Comprende un gruppo di patologie causate principalmente da microorganismi che possono causare reazioni anomale del sistema immunitario. 
Alcuni funghi e parassiti, ma anche farmaci e altre sostanze chimiche, possono provocare la produzione di un gran numero di globuli bianchi eosinofili. Se questi si accumulano nei polmoni, il soggetto colpito va incontro ad una serie di sintomi, fra cui tosse, dispnea, pesantezza al torace. 

La polmonite eosinofila viene trattata con cortisone.  
La polmonite eosinofila acuta ha una progressione piuttosto rapida e portare in breve ad una riduzione consistente della saturazione di ossigeno nel sangue. Se non viene trattata tempestivamente e in maniera adeguata, il paziente può correre seri rischi di morte.
La polmonite eosinofila cronica ha progressione molto più lenta e tende a risolversi nella maggior parte dei casi spontaneamente. Ma se non curata in maniera opportuna tende a ricomparire periodicamente, con rischi seri per il paziente.
 

Polmonite lupica

Una delle manifestazioni più severe del lupus eritematoso sistemico, una patologia rara di tipo autoimmune, è la polmonite lupica
Si manifesta con la comparsa di tosse secca, dolore toracico di media intensità (che peggiora durante l’inspirazione), dispnea, febbre bassa che non passa. Gli attacchi di tosse sono spesso accompagnati da emoftoe, cioè emissione di sangue dalla bocca.
Nella maggior parte dei casi la malattia è innescata dall’indebolimento immunitario dovuto alla terapia del lupus. 
 

Polmonite organizzata criptogenetica

La polmonite organizzata (e non organizzativa, come qualche volta si sente dire) è un disturbo di causa ancora sconosciuta, a sviluppo rapido. 
Provoca un’infiammazione diffusa dei polmoni e la formazione di cicatrici che ostruiscono i bronchi più piccoli e gli alveoli. 
 

Polmonite ostruttiva

Si manifesta quando una massa, per lo più di origine tumorale, ostruisce le vie respiratorie.
In questi casi il ristagno di aria e secrezioni porta alla proliferazione di germi che possono dare luogo a infezioni.
 

Polmonite attinica

Anche detta post attinica, questa malattia può rappresentare una complicanza della radioterapia per il trattamento di un tumore. 
 

Polmonite uremica

È provocata dagli alti livelli di urea nel sangue, causati da una funzione renale compromessa
Compare come un edema polmonare. 
 

Altre forme lobare

L’infezione può localizzarsi nei polmoni colpendo aree diverse. 
Si parla di polmonite lobare quando interessa un lobo. La polmonite multifocale è quella che prende origine da più focolai all’interno dello stesso polmone.
 

I fattori di rischio

Tutti possiamo ammalarci di polmonite, naturalmente, ma ci sono dei precisi fattori di rischio di cui tenere conto, che aumentano le probabilità che questo avvenga. Per lo più sono a rischio tutti coloro che abbiano un sistema immunitario compromesso o indebolito, come, ad esempio, i malati di AIDS, sia bambini che adulti, i pazienti ospedalieri e in particolare chi sia reduce da interventi chirurgici, i dializzati e i neo trapiantati.
Altre categorie “a rischio” sono:

La diagnosi della polmonite

Per diagnosticare una polmonite in atto può essere sufficiente una visita del proprio medico curante che, attraverso l’auscultazione dei polmoni e la valutazione dei segni clinici e dei sintomi lamentati dal paziente, si accorga che vi è un'infiammazione a carico dei polmoni.
Per avere la certezza di una polmonite di qualunque tipo, è però utile sottoporre il paziente a una radiografia toracica. Questo esame strumentale non solo permette di confermare la diagnosi, soprattutto in casi dubbi, quando la sintomatologia sia sfumata e possa in parte sovrapporsi a quella di una bronchite o di un’altra infezione respiratoria, ma aiuta il medico a capire quanto sia estesa l’infiammazione.

Per individuare il microrganismo che ha provocato l’infezione polmonare, e quindi stabilire il tipo di terapia farmacologica adeguata al caso (soprattutto se parliamo di polmonite batterica o atipica, trattabili con antibiotici), può essere utile anche un esame dell’espettorato al microscopio o l’emocoltura, ovvero la ricerca dei microrganismi infettivi nel sangue.
In presenza di polmoniti di grado severo in cui il quadro clinico generale del paziente sia più drammatico, sarà necessario anche procedere a una serie di analisi più approfondite per capire se, e in quale misura, l’infezione si sia estesa ad altri organi quali reni e cuore, e all’emogasanalisi, necessaria per verificare la capacità respiratoria dell’ammalato/a.
 

Consulta le Strutture Sanitarie che effettuano una Radiografia del torace:

Il trattamento: come si cura la polmonite

immagine ceh rappresenta dei dottori con un paziente ammalato di polmoniteIl trattamento della polmonite dipende da diversi fattori quali:
  • Età e condizioni generali di salute del paziente;
  • Gravità dei sintomi;
  • Tipologia di polmonite.
In generale, sia le polmoniti virali, che batteriche o atipiche, possono essere curate in casa, o necessitare di un ricovero ospedaliero.

Scopo di qualunque terapia è quello di favorire la guarigione dall’infezione, ma anche di prevenire eventuali complicanze; per tale ragione è importantissimo evitare il fai da te e seguire con scrupolo le indicazioni del proprio medico, o del pediatra, in caso la malattia abbia colpito un bambino.

La polmonite batterica necessita di terapia antibiotica, che spesso viene comunque somministrata anche in caso dubbio, specialmente per evitare che a un’infezione virale si sovrapponga un focolaio batterico. 

In caso di polmonite virale acuta, tuttavia, la cura antibiotica risulta inutile per contrastare l’infezione e alleviare i sintomi, perché questi farmaci non sono efficaci contro i virus. Spesso, infatti, la malattia giunge a guarigione spontanea; non viene trattata farmacologicamente, specialmente se il paziente è in buone condizioni generali, perché il sistema immunitario è in grado di superare l’infezione da solo. 

Il trattamento sintomatologico prevede:
  • Somministrazione di antipiretici in caso di febbre elevata. Attenzione: ai bambini sotto i 12 anni NON si deve somministrare l’acido acetilsalicilico che potrebbe provocare la sindrome di Reye, una grave malattia neurologica che può avere conseguenze letali;
  • Assunzione di molti liquidi per combattere la disidratazione che la febbre e la sudorazione possono provocare, e per fluidificare il muco intrappolato nelle basse vie respiratorie e facilitarne l’eliminazione.
In caso di tosse, è bene evitare di assumere farmaci specifici o sciroppi in autonomia. Per quanto fastidiosa, infatti, la tosse è utile al corpo per eliminare i germi infettivi, e “bloccarla” farmacologicamente potrebbe rallentare il processo di guarigione. Nei bambini, se la tosse è molto fastidiosa e impedisce di dormire o di mangiare, o magari provoca conati di vomito, è opportuno consigliarsi con il pediatra per stabilire se, e cosa, usare per alleviare il sintomo.

Fare attenzione all’umidità degli ambienti in cui si trova il malato. Il microclima non deve essere troppo secco, pertanto occorre umidificare l’aria (l’umidità dovrà essere almeno del 50%), e ogni tanto è bene arieggiare. Il paziente dovrà inoltre stare lontano/a da fumo o altre fonti inquinanti
L’alimentazione dovrà essere, soprattutto nella fase acuta della malattia, semiliquida, e basata per lo più su alimenti tiepidi e di facile digestione, quali latte caldo, tè, passati di verdure e minestroni, brodi, tisane ecc.
Il riposo dovrà essere assoluto fino a completa guarigione.

Quanto dura, quanto tempo ci vuole per guarire? In genere, se insorgono complicazioni, una polmonite acuta, virale o batterica, si supera nel giro di qualche settimana. Tuttavia, come abbiamo visto, non sempre le cose vanno così lisce.

Quando preoccuparsi e andare in ospedale? In alcuni casi può rendersi necessario un ricovero ospedaliero per un trattamento d’urto o d’emergenza. In questi casi di norma viene seguito un protocollo collaudato che prevede una terapia antibiotica ad ampio spettro, la somministrazione di fluidi per endovena e, eventualmente, la terapia con l’ossigeno per aiutare la respirazione. 

Quanti giorni può durare il ricovero? Dipende dalla velocità con cui il corpo reagisce alle terapie. Può bastare una settimana, come può essere necessario un mese. Spesso questa malattia lascia spossati, stanchi, smagriti, ma è importante non forzare i propri tempi di recupero, o quelli dei bambini/e o degli anziani che ne siano stati colpiti.
Per sincerarsi dell’avvenuta guarigione, i medici (anche il proprio medico di famiglia o pediatra, in caso di cure a domicilio), in genere prescrivono un’altra radiografia del torace, dalla quale è possibile valutare lo stato dei polmoni

Le complicanze

La polmonite è una malattia seria, da non sottovalutare, che può evolvere in complicanze. Tra queste:
  • Insufficienza respiratoria, che può rendere necessario l’ausilio di macchinari per la respirazione artificiale o l’ossigenoterapia;
  • Sepsi: si verifica quando l’infezione si dissemina in tutto il corpo attraverso la circolazione sanguigna;
  • Ascesso polmonare: compare quando si formano sacche di pus derivanti dalla proliferazione dei microorganismi responsabili della polmonite. Può rendere difficile la respirazione. Di solito viene praticato un drenaggio per svuotarlo;
  • Versamento pleurico: se il germe che ha causato l’infezione si diffonde attraverso la cavità pleurica, che circonda i polmoni, questa si riempie di liquido e li comprime, rendendo ancora più difficile la respirazione;
  • Sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS): l’infezione porta alla liberazione di sostanze che causano un’infiammazione acuta generalizzata, che può avere esiti letali. Una delle manifestazioni di questa condizione è la cosiddetta tempesta citochinica, della quale abbiamo sentito parlare molto nelle cronache tremende dei primi mesi di pandemia. Nelle persone colpite da ARDS la polmonite può essere fulminante e portare a morte in brevissimo tempo.
Tali complicanze, come abbiamo visto, sono più probabili nei bambini piccoli e negli anziani, e in coloro che abbiano un sistema immunitario indebolito o soffrano di altre patologie croniche.

Polmonite da Covid-19: sintomi e trattamento

Immagine che rappresenta il virus sars-covid-19Proprio come altre malattie infiammatorie, anche l’infezione da Covid-19 può provocare danni a lungo termine ai polmoni.

Nel 20% dei casi circa, l’infezione da SARS-CoV-2 produce una polmonite bilaterale interstiziale, che può avere esiti letali. 
Possibili complicanze di Covid-19 sono la sindrome da distress respiratorio acuto e la sepsi. Ricordiamoci infatti che stiamo parlando di un’infezione sistemica multiorgano, che può interessare molti sistemi e apparati, non solo le vie respiratorie.  

Come abbiamo visto, quando ci si ammala di polmonite i polmoni si infiammano, riempiendosi di fluido e rendendo in tal modo assai difficoltosa la respirazione, soprattutto quando ad ammalarsi sono entrambi contemporaneamente, proprio come accade nel caso del Covid-19. All’interno dei polmoni gli alveoli non riescono a garantire lo scambio gassoso perché ad infiammarsi è il tessuto di raccordo tra un alveolo e l’altro (interstizio), che quindi ostacola la dilatazione degli alveoli stessi (da immaginare come minuscoli palloncini), con conseguente insufficienza respiratoria.

I sintomi della polmonite da Covid-19 sono:
  • Difficoltà respiratoria (dispnea), dovuto alla ridotta ossigenazione del sangue;
  • Tosse secca a stizzosa sia diurna che notturna;
  • Senso di peso al torace e dolori al petto;
  • Febbre, in genere superiore ai 38 gradi. Non sempre, però, il rialzo febbrile nella polmonite da Covid-19 è presente, così come accade anche per le altre polmoniti infettiv:
  • Qualora la tosse fosse accompagnata da abbondante produzione di catarro di color giallo-verdastro, sarebbe sintomo di una sovrainfezione batterica, che richiederebbe una pronta terapia antibiotica, non necessaria nella polmonite da Covid-19 “semplice” perché di natura virale;
  • La saturazione, in una polmonite interstiziale bilaterale da Covid-19, può scendere sotto il livello di guardia del 90% di saturazione, che richiede l’immediato ricovero ospedaliero.
La diagnosi di polmonite interstiziale bilaterale da Covid-19 prevede un iter non diverso da quello visto per le altre polmoniti, che include un controllo generale dello stato di salute, l’auscultazione del torace, la misurazione della temperatura e della saturazione del sangue con il saturimetro, nonché la valutazione di altri sintomi eventualmente riconducibili all’infezione da nuovo coronavirus tra cui anosmia e ageusia (scomparsa di olfatto e gusto).
Una radiografia toracica serve a confermare la diagnosi e soprattutto a capire la gravità della situazione, ma anche una TC può essere rilevante specialmente se vi è il sospetto di una embolia a carico delle arterie polmonari. Una delle caratteristiche dell’infezione da Covid-19 è infatti quella di essere sistemica e quindi multi-organo, e sebbene la polmonite (quindi il coinvolgimento dell’apparato respiratorio) sia la conseguenza più comune, il virus Sars-Cov-2 è in grado di colpire in modo grave anche l’apparato circolatorio provocando tromboembolie che aumentano la letalità della malattia. 

La TC nei soggetti affetti da polmonite bilaterale da coronavirus restituisce spesso immagini cosiddette a vetro smerigliato (ground glass) comuni anche ad altre affezioni polmonari.
Come purtroppo ben sappiamo, anche “solo” la polmonite interstiziale bilaterale da Covid-19 può manifestarsi in forma grave, comportando strascichi dopo la guarigione che perdurano per mesi che lasciano le persone spossate e con persistenti sintomi respiratori. Ciò accade perché i tessuti polmonari hanno subito gravi “attacchi”, che hanno prodotto danni a lungo termine e formazione di cicatrici interne che necessitano di molto tempo per guarire, fino ad un anno dopo l’infezione.

Come sappiamo, esistono delle categorie di pazienti più a rischio di sviluppare forme severe di polmonite da Covid-19, tra cui:
  • Gli anziani;
  • Le persone diabetiche o con patologie pregresse (soprattutto di tipo cardiovascolare);
  • I malati oncologici e in generale tutti coloro il cui sistema immunitario sia tendenzialmente iper-reattivo, e quindi vada a reagire all’attacco del virus Sars-Covid-19 in modo eccessivo e sistemico scatenando una infiammazione difficile da spegnere. Attualmente non esiste una unica cura risolutiva della polmonite bilaterale interstiziale da Covid-19, ma ci sono diverse opzioni farmacologiche approvate dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), che vengono utilizzate con successo su molti pazienti, tra cui:
    • Antivirali, in particolare inibitori della proteasi. Una caratteristica dei virus come il SARS-CoV-2 è quella di penetrare nelle cellule “ospiti”, in questo caso quelle del corpo umano, e di usarle per replicarsi e quindi diffondersi. Alcuni farmaci antivirali sono in grado di bloccare questo tipo di moltiplicazione virale;
    • Anticorpi monoclonali: indicati per le persone di età pari o superiore ai 12 anni, non ospedalizzate, non in ossigenoterapia, con sintomi di grado medio o moderato e ad alto rischio di complicanze;
    • Idrossiclorochina e clorochina: non sono raccomandate né a scopo preventivo né terapeutico;
    • Antinfiammatori: AIFA raccomanda l’uso di paracetamolo o FANS per trattare febbre e dolori muscolari o articolari.
    • Corticosteroidi, sempre allo scopo di spegnere l’infiammazione sistemica che causa anche la polmonite. Sono indicati nei pazienti con malattia grave in ossigenoterapia.
    • Antibiotici, indicati solo per il trattamento delle sovrainfezioni batteriche. Negli altri casi non modificano il decorso della malattia, come emerge da numerosi studi.
    • Eparine a basso peso molecolare, indicate quando vi sia un rischio tromboembolitico associato alle difficoltà respiratorie date dalla polmonite.
Oltre alla terapia farmacologica, in caso di polmonite da Covid-19 che renda difficoltosa la respirazione autonoma, sono i supporti meccanici alla ventilazione che vanno dall’ossigenoterapia alla NIV (ventilazione a pressione positiva non invasiva). Nei casi più gravi si procede all’intubazione e alla pronazione. La terapia pronata, usata in tutte le forme di polmonite che comporti una respirazione deficitaria, è utile perché aiuta l’espansione polmonare e comporta l’immobilizzazione del paziente al letto in posizione “pancia sotto”. 

Per quanto riguarda la vaccinazione anti Covid-19, come sappiamo è in atto il piano vaccinale anche in Italia, presentato dal Ministero della Salute a dicembre del 2020 e ufficialmente iniziato il 27 dicembre con la finalità di immunizzare tutta la popolazione del nostro Paese in modo gratuito (ma senza l’obbligatorietà) ad iniziare dalle categorie più fragili e a rischio quali: operatori sociosanitari, anziani e residenti delle RSA e delle case di riposo. Al momento, i vaccini anti Covid disponibili e validati dalle agenzie del farmaco europea (EMA) e italiana (AIFA), sono:
  • Il vaccino Comirnarty di Pfizer/BioNtech;
  • Il vaccino Moderna;
  • Il vaccino AstraZeneca e devono essere somministrati in doppia dose a distanze di alcune settimane l’una dall’altra. 
Di seguito il link ministeriale di riferimento con tutti i dati aggiornati e le indicazioni relative alle modalità di somministrazione dei vaccini anti Covid-19: https://info.vaccinicovid.gov.it/

Prevenire la polmonite

Una buona notizia è che prevenire la polmonite in molti casi è possibile. Come? Vediamo quali sono i suggerimenti degli esperti:
  • Vaccinarsi: il vaccino antinfluenzale e il vaccino specifico anti pneumococco sono disponibili per tutti, e in particolare per le categorie a rischio quali anziani e bambini piccoli, donne in gravidanza, persone con malattie croniche, personale medico e chiunque viva o lavori a contatto con tante persone potenziali “veicoli” dei germi patogeni. Con la vaccinazione ci si può proteggere da alcune delle più comuni forme di polmonite, sia virali che batteriche, nonché dal Covid-19;
  • Lavarsi spesso le mani: sembra un atto scontato, ma non lo è. La maggior parte dei germi con cui entriamo in contatto e che possono infettarci fino a provocarci malattie gravi come la polmonite arrivano dalle nostre mani. Attenzione, quindi, a lavarcele spesso soprattutto quando ci troviamo in luoghi pubblici affollati, usiamo mezzi pubblici, ci troviamo in un ospedale o in un ambulatorio medico;
  • Non fumare: il fumo è, come abbiamo visto, uno dei principali fattori di rischio delle malattie polmonari, perché il fumo compromette la capacità di questi organi della respirazione di reagire agli agenti infettivi una volta “attaccati”. Pertanto, oltre ad essere fortemente stimolati a smettere, i fumatori, specialmente se di lunga data, sono anche invitati a vaccinarsi contro lo pneumococco;
  • Evitare le bevande alcoliche o consumarle con moderazione e occasionalmente;
  • Curare le proprie condizioni di salute generali: questo significa fare attenzione a tutti i minimi segnali anomali che il nostro corpo ci invia, soprattutto se si tratta di sintomi che non passano da soli o che peggiorano nel tempo, quali tosse, dolore al torace, febbricola, fiato corto, senso di spossatezza ecc.; 
  • Rinforzare il proprio sistema immunitario attraverso una dieta sana, una vita attiva, un sonno di qualità e, quando necessario, con integratori di vitamine (ad es. vitamina C, betacarotene, vitamine del gruppo B) dietro prescrizione del medico.
Per quanto riguarda la prevenzione della polmonite interstiziale acuta da Covid-19, può essere utile ricordare le norme che ormai da tempo seguiamo per evitare il contagio di questa infezione così facilmente trasmissibile, ovvero:
  • Indossare la mascherina (chirurgica o ffp2) anche all’aperto se ci si trova in prossimità di altre persone;
  • Rispettare il distanziamento sociale di almeno due metri, soprattutto al chiuso;
  • Sanificare oggetti e postazioni di uso comune o che siano entrati in contatto con persone potenzialmente infette;
  • Lavarsi spesso le mani e/o igienizzarle con soluzione idroalcolica al 70%;
  • Arieggiare spesso gli ambienti soprattutto nelle ore di luce.

Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Vaccinoprofilassi:
Immagine infografica che rappresenta i sintomi covid


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Come si capisce se hai la polmonite?

I sintomi tipici sono tosse, dolore al torace, febbre e malessere generale. Ma non sono sempre tutti presenti. Il medico riconosce la malattia il più delle volte grazie all’auscultazione dei rumori prodotti dall’aria mentre entra ed esce dai bronchi. In caos di sospetto, prescrive l’esecuzione di un RX torace o altri esami specifici.

Cosa può provocare la polmonite?

La causa può essere infettiva: virus (herpes, virus sinciziale respiratorio…), batteri (principalmente lo pneumococco), funghi (colpisce per lo più i soggetti immunocompromessi per infezione da HIV o altre ragioni).
Può subentrare anche a causa dell’inalazione accidentale di particelle di cibo o altre sostanze (polmonite ab ingestis).
Può essere una conseguenza di altre malattie, come nel caso del lupus.

Cosa si rischia con la polmonite?

Possono verificarsi diverse complicanze. Le principali sono: l’ascesso polmonare (compare quando si forma una sacca di infezione che rende difficile la respirazione), il versamento pleurico (quando l’infezione si diffonde nella cavità pleurica, rendendo ancora più difficile la respirazione), sindrome da distress respiratorio acuto (il microorganismo innesca una reazione anomala del sistema immunitario che causa un’infiammazione generale, molto rischiosa per la vita del paziente).

Quanto è grave la polmonite?

La polmonite è una malattia generalmente curabile e guaribile in tempi relativamente brevi. Può, in determinate circostanze, andare incontro a complicanze anche serie, ad alto rischio per la vita del paziente. Per questa ragione, se la sintomatologia generale non migliora malgrado il passare del tempo e la saturazione dell’ossigeno nel sangue peggiora è bene recarsi con urgenza in ospedale.

Quali sono i dolori della polmonite?

Questa malattia può dare dolori al torace, uniti ad un senso di oppressione e a difficoltà a respirare, e alla schiena.

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In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Dopo la Laurea Magistrale in Farmacia, l’internship in una Farmacia ospedaliera e l’abilitazione professionale, per diversi anni mi sono dedicata a crescere i miei 4 figli. Ritornata nell’ambiente professionale, ho fondato il blog WELLNESS4GOOD, un progetto che interpreta il bisogno sociale di comunicazione fruibile e verificata sui farmaci. Scrivo per diverse testate su carta stampata e web, collaboro con l’industria farmaceutica e le farmacie e mi occupo di consulenza scientifica. Socia delle società scientifiche AFI e SIARV, sono membro del Gruppo di Lavoro "Dispositivi Medici" di quest’ultima. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.


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