Neuroblastoma: cos'è, chi colpisce, sintomi e cure

Neuroblastoma: cos'è, chi colpisce, sintomi e cure

Indice


Domande e risposte

 

Cos’è il neuroblastoma? 

Il neuroblastoma è un tumore pediatrico che ha origine dai neuroblasti, cellule immature del sistema nervoso simpatico, ossia la parte del sistema nervoso autonomo che controlla alcune funzioni involontarie, come:
  • La respirazione;
  • La digestione;
  • Il battito cardiaco.
I neuroblasti sono cellule diffuse in tutto l’organismo: pertanto il neuroblastoma può nascere in più distretti (ghiandole surrenali, collo, torace o colonna vertebrale).


Neuroblastoma e medulloblastoma

Gli altri due tumori che hanno origine dalle cellule embrionali neuronali sono il medulloblastoma e il retinoblastoma.


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Immagine che rappresenta un neuroblastoma al microscopio

 

Chi colpisce il neuroblastoma? 

Dal punto di vista dell’epidemiologia, il neuroblastoma è il tumore più frequente dei neonati e di uno dei tumori più comuni nei bambini e ragazzi fino a 14 anni. Il 90% di tutti i neuroblastomi si verifica nei bambini di età inferiore ai 5 anni.
Quasi sempre il neuroblastoma compare in forma sporadica; solo nell’1-2% dei casi ha una componente genetica
In generale, ogni anno in Italia il neuroblastoma colpisce circa 130-140 bambini e ragazzi, senza scostamenti significativi fra maschi e femmine, ma con differenze importanti nelle varie fasce di età (la maggior parte dei casi è concentrata nel primo anno di vita).


Neuroblastoma nell’adulto

Benché questo tumore possa manifestarsi a tutte le età, si tratta di una patologia quasi solo pediatrica. Solo l’1,5% dei soggetti supera i 14 anni al momento della diagnosi.

 
Immagine che rappresenta un neonato che soffre di neuroblastoma con la madre
 

Le varianti del neuroblastoma

Il termine neuroblastoma comprende diverse malattie che originano dalle cellule embrionali del sistema nervoso, ma che possono mostrare differenze nelle cause o nelle manifestazioni


Neuroblastoma familiare

La componente genetica. Mentre nella quasi totalità dei casi, il neuroblastoma non ha cause note, nell’1-2% dei pazienti ha un’origine familiare, associata all’alterazione di ALK o PHOX2B, geni implicati nella maturazione delle cellule nervose. Modifiche nella struttura o nel numero di questi e altri geni implicati nella replicazione cellulare (MYCN, NTRK1 o ATRX) possono insorgere spontaneamente e per ragioni casuali nelle prime fasi dello sviluppo del bambino e dare origine al tumore. 
I bambini ereditano dai genitori la predisposizione allo sviluppo della malattia
Il neuroblastoma familiare mostra una correlazione con la sindrome da ipoventilazione centrale congenita (CCHS, conosciuta anche come maledizione di Ondine), una malattia genetica rara causata da un’alterazione della funzione del sistema nervoso autonomo associata ad una mutazione del gene PHOX2B. La CCHS implica una forte riduzione della quantità di aria circolante nei polmoni (ipoventilazione) durante il sonno, esponendo il paziente al rischio di arresto respiratorio completo o di ipossia anche severa, con conseguenze impattanti sullo sviluppo del cervello. 


Ganglioneuroblastoma

Il ganglioneuroblastoma è una variante estremamente rara del neuroblastoma nella quale il tumore è circondato da cellule gangliari. Può assumere aspetto disomogeneo comprendendo aree maligne alternate ad aree benigne costituite da tessuto più maturo. A sua volta il ganglioneuroblastoma può comparire in una forma nodulare ed in una forma mista, che si differenziano per la proporzione e la distribuzione dei diversi tipi di cellule
Per via della sua conformazione, il ganglioneuroblastoma può essere difficile da diagnosticare. Ha aggressività intermedia fra il neuroblastoma ed il ganglioneuroma.


Ganglioneuroma

Il ganglioneuroma è un tumore raro e benigno, composto da cellule differenziate. La sede più frequente nella quale si sviluppa è quella addominale, ma può crescere anche a partire da qualsiasi altro distretto del sistema nervoso autonomo (ghiandole surrenali, gangli paraspinali, mediastino posteriore, testa e collo). 
Il ganglioneuroma è tipicamente asintomatico e quasi sempre viene diagnosticato per caso, nel corso di accertamenti avviati per altre patologie. I tumori di dimensioni cospicue possono, a seconda della localizzazione, scatenare una sintomatologia diversa. Quelli a sede toracica possono causare difficoltà respiratorie e dolore al petto, quelli situati in posizione paraspinale possono deformare la colonna vertebrale e dolore alla schiena o agli arti.
Alcuni ganglioneuromi producono ormoni, che possono provocare sintomi quali ipertensione o diarrea. 
Il trattamento previsto per il ganglioneuroma è chirurgico e, di norma, il tumore viene rimosso con successo, senza necessità di ulteriori trattamenti. 
Benché non siano noti fattori di rischio specifici che possano aumentare le possibilità di sviluppare il ganglioneuroma, questo tumore ha mostrato una correlazione con la neurofibromatosi di tipo I, una malattia multisistemica causata da una mutazione a livello del gene che codifica per la proteina neurofibromina, localizzato sul cromosoma 17.

Le cause del neuroblastoma

Le cause del neuroblastoma in forma sporadica sono sconosciute. Non sono noti fattori di prevenzione specifici e anche la diagnosi precoce risulta difficile.

 
Immagine che rappresenta un'equipe di medici
 

Come si manifesta il neuroblastoma

I sintomi del neuroblastoma dipendono dall’area nella quale si sviluppa il tumore, che può crescere a partire dai gangli del sistema nervoso autonomo presente a livello:
  • Addominale: l’origine più frequente del neuroblastoma è quella addominale (si verifica nel 65% dei casi), in particolare a livello delle ghiandole surrenali; in questi casi, i sintomi sono dovuti alla compressione degli organi addominali e alla presenza locale di una massa: ingrossamento dell’addome, senso di sazietà, inappetenza, dolore addominale;
  • Toracico (è l’origine del 15-20% dei casi di neuroblastoma): i bambini affetti da neuroblastoma toracico (polmonare, mediastinico) possono avere tosse o difficoltà respiratorie;
  • Cerebrale: il neuroblastoma cerebrale è un tumore molto raro;
  • Osseo: in questi casi compare dolore alle ossa; se il tumore raggiunge il midollo osseo, si può avere una riduzione nella produzione di tutti i tipi di cellule ematiche (pancitopenia). Una riduzione del numero di globuli rossi (anemia) può manifestarsi come sensazione continua di debolezza, stanchezza persistente e pallore, ma si tratta di sintomi aspecifici, difficilmente ricollegabili alla patologia che li ha originati a monte. Un numero ridotto di piastrine aumenta la probabilità di sanguinamento. Un numero ridotto di globuli bianchi è correlato con un indebolimento delle difese immunitarie;
  • Cutaneo: può manifestarsi con la comparsa di noduli;
  • Vertebrale: un neuroblastoma che parte dalla colonna vertebrale può determinare un indebolimento degli arti oppure una riduzione della capacità di controllo di alcuni movimenti volontari. Sono le cosiddette sindromi paraneoplastiche, che includono movimenti incontrollabili dell’occhio (opsoclonia) e rapide contrazioni di braccia e gambe (mioclonia).


Neuroblastoma: gli ematomi palpebrali

La presenza di ematomi periorbitali bilaterali (i cosiddetti occhi da procione), che può essere confusa con episodi di maltrattamento, è suggestiva di metastasi orbitali. 
In casi rari, si può manifestare la Sindrome di Horner, un disturbo causato dalla pressione determinata da un neuroblastoma (o un altro tipo di tumore) che esercita pressione a livello del collo sulle fibre che innervano un lato del viso. Il bambino presenta una palpebra cadente, una pupilla piccola e una minore sudorazione sul lato del viso interessato.
Fra i sintomi sistemici quasi sempre presenti nel neuroblastoma il più diffuso è la febbre.
Nel 90%-95% dei casi il neuroblastoma produce catecolammine, sostanze secrete dal nostro organismo (fra queste ricordiamo l’adrenalina). Una sintesi eccessiva di catecolammine può provocare un aumento della frequenza cardiaca, ansia e ipertensione.


Il neuroblastoma senza sintomi

Nella fase iniziale il neuroblastoma può non produrre una sintomatologia evidente, aspetto che rende difficile la diagnosi precoce.
 

Come si diagnostica il neuroblastoma

Immagine che rappresenta il fiocco per il neuroblastomaPer la diagnosi del neuroblastoma si ricorre in prima battuta agli esami radiologici, TC o risonanza magnetica dell’addome o dell’area specifica verso la quale si è manifestato il sospetto. Nel caso in cui l’imaging segnali un’alterazione, deve essere eseguito un prelievo di tessuto (biopsia) da analizzare, per escludere o confermare la diagnosi e, eventualmente, per la caratterizzazione del tumore.


Quali sono le analisi utili per il neuroblastoma?

Talvolta viene effettuata un’analisi del midollo osseo e un’analisi delle urine. La presenza di concentrazioni eccessive di catecolammine nel campione di urine è altamente correlata al tumore: le concentrazioni urinarie dell'acido vanilmandelico, dell'acido omovanillico, o di entrambi risultano elevate in più del 90% dei pazienti.


Neuroblastoma ed ecografia

La diagnosi precoce del neuroblastoma è difficile e rara: il 50-60% dei bambini che vengono esaminati dal medico per sintomi sospetti ha già metastasi al momento della diagnosi. Occasionalmente l’ecografia eseguita in gravidanza può rilevare la presenza di un neuroblastoma nel feto


Neuroblastoma con metastasi

Sintomi quali:
  • Il dolore osseo;
  • La claudicazione;
  • La paralisi;
  • L'epatomegalia (sindrome di Pepper);
  • L'esoftalmo (sindrome di Hutchinson) sono suggestivi del neuroblastoma metastatizzato.
Per escludere la presenza di metastasi (che si manifestano più frequentemente nel midollo osseo, nelle ossa, nel fegato, nei linfonodi, nella pelle e nel cervello) in sede diagnostica e valutare il grado di rischio del tumore è possibile procedere con:
  • TC o RM di addome, pelvi, torace e, quando si presentano sintomi suggestivi di un possibile coinvolgimento del sistema nervoso centrale, anche del cervello;
  • Scintigrafia ossea;
  • Radiografia ossea;
  • Biopsie con prelievi di campioni tissutali di fegato, polmoni, cute;
  • Aspirati di midollo osseo (generalmente effettuati a livello delle creste iliache posteriori);
  • Scintigrafia eseguita con MIBG, metaiodobenzilguanidina, un materiale radioattivo che aiuta i medici a studiare l’eventuale diffusione del neuroblastoma.


Neuroblastoma e nefroblastoma o feocromocitoma

La diagnosi differenziale del neuroblastoma prevede la distinzione rispetto al Tumore di Wilms del rene (nefroblastoma) oppure al feocromocitoma (tumore delle cellule cromaffini surrenali) se la neoplasia ha origine nelle ghiandole surrenali. A seconda dell’area a partire dalla quale si sviluppa, il neuroblastoma deve essere differenziato dagli altri tumori tipici di quello stesso tessuto.
Per stadiare il neuroblastoma gli oncologi pediatri si basano su due sistemi unificati a livello internazionale. L’INSS (International Neuroblastoma Staging System) suddivide la malattia in 4 stadi principali: i gradi vanno da 1 per la malattia localizzata a 4 per quella che si è diffusa anche in altri organi; il sistema definito dall’International Neuroblastoma Risk Group Staging System (INRGSS), invece, suddivide la malattia in 4 diversi stadi a seconda dei risultati degli esami di diagnostica per immagini.
 

Neuroblastoma: il decorso della malattia

Il decorso del neuroblastoma dipende dai fattori prognostici, quali l’età del bambino al momento della diagnosi, il grado dell’eventuale diffusione del tumore e l’amplificazione dell’oncogene N-MYC (ossia la presenza di sequenze amplificate di questo gene, correlata ad una maggiore aggressività del tumore).
La prognosi della malattia è migliore nei bambini più piccoli (al di sotto dei 12 mesi di età) con tumore primario localizzato che ha diffusione limitata sulla pelle, sul fegato, e/o sul midollo osseo. La forma meno grave è quella nella quale il coinvolgimento del midollo è minimo (limitato a meno del 10% del totale delle cellule nucleate) e quello della corteccia dell’osso nullo.


La mortalità

I tassi di sopravvivenza dei bambini affetti da tumori a basso e medio rischio sono del 90% circa, mentre quello dei piccoli con tumori ad alto rischio, che fino a pochi anni fa era del 15% circa, oggi ha superato il 50%, grazie agli avanzamenti della scienza, in particolare ai risultati della terapia combinata.
 

Come si cura il neuroblastoma

Il trattamento del neuroblastoma dipende dalla categoria di rischio a cui appartiene il bambino (età e caratteristiche specifiche del tumore).
La chirurgia è il trattamento di prima scelta; in particolare nei tumori non metastatici, può curare la malattia definitivamente.


Chemioterapia per il neuroblastoma

Quando il tumore è in stadi più avanzati la chemioterapia è indicata prima dell’intervento chirurgico, per ridurre le dimensioni del tumore. La chemioterapia viene anche somministrata quando il neuroblastoma è metastatico. I tumori a rischio medio vengono trattati con farmaci quali la vincristina, la ciclofosfamide, la doxorubicina, l’etoposide e il cisplatino
Tra i trattamenti di radioterapia, anche la terapia con MIBG, la stessa molecola che viene utilizzata in fase diagnostica. La dose di iodio radioattivo nella MIBG somministrata come cura è tuttavia maggiore rispetto a quella usata a fini diagnostici. La radioterapia viene impiegata anche per i tumori inoperabili.
I tumori ad alto rischio vengono generalmente trattati con la chemioterapia ad alto dosaggio in combinazione con il trapianto di cellule staminali. Per ridurre il rischio di recidiva dopo chemioterapia e trapianto, viene somministrato acido cis retinoico. Si tratta di un retinoide, una sostanza chimica correlata alla vitamina A, usata in questo caso come trattamento oncologico di mantenimento.


Immunoterapia per il neuroblastoma

I tumori ad alto rischio possono, oggi, essere trattati con anticorpi monoclonali diretti contro antigeni di neuroblastoma (il ganglioside-2 GD2), in combinazione con citochine. 
 

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Immagine di un paziente che sta facendo la chemioterapia

Domande e risposte

Come capire se un bambino ha un tumore?

Sfortunatamente non esistono sintomi o manifestazioni specifiche dei tumori pediatrici. In generale, occorre fare attenzione a tutte le alterazioni che il bambino può sviluppare: una zoppia non preceduta da traumi, frequenti cadute che sembrano segnalare una difficoltà di coordinazione dei movimenti o altri segni non specificamente patologici, ma anomali, devono essere indagati.

Come si fa a capire se un bambino ha un tumore al cervello?

Non esistono sintomi specifici e univoci per i tumori cerebrali pediatrici. In generale, qualsiasi anomalia di tipo neurologico (deficit anche lievi di coordinamento nei movimenti, difficoltà visive non giustificate da difetti di rifrazione già diagnosticati, vomito frequente) deve essere indagata.

Perché vengono i tumori ai bambini?

I tumori pediatrici hanno origine dalle cellule embrionali e, in alcuni casi, possono svilupparsi (ed essere diagnosticati) anche durante la gravidanza. I tumori pediatrici del sistema nervoso che hanno origine embrionale sono il neuroblastoma, il medulloblastoma e il retinoblastoma.

Come si effettua una biopsia al cervello?

La biopsia al cervello consiste nel prelievo di un campione di tessuto cerebrale eseguito in anestesia generale (salvo rare eccezioni). Il tessuto prelevato viene sottoposto a esame microscopico per la valutazione di segni di anomalie (ad esempio tumori) ed eventualmente, della caratterizzazione di queste alterazioni.

Cos’è il neuroblastoma?

Il neuroblastoma è un tumore che origina dai neuroblasti, cellule immature di derivazione embrionale. È il tumore più frequente nei neonati. Può originare da un qualsiasi distretto del sistema nervoso autonomo e causa sintomi che dipendono dalla localizzazione. Le sue cause sono tuttora ignote, eccetto per quanto riguarda la forma familiare (1-2% di tutti i pazienti), che ha correlazioni con una mutazione genetica. Il trattamento di prima scelta del neuroblastoma è chirurgico. I casi di tumore a medio e alto rischio richiedono una terapia combinata (chemioterapia, radioterapia, immunoterapia).

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Farmacista in equilibrio fra scienza e comunicazione, ho fondato WELLNESS4GOOD, blog che affronta con spirito divulgativo i temi connessi all’innovazione in campo farmacologico. Sono contributor per diverse testate online del settore Salute e Benessere. Collaboro come content editor con industrie farmaceutiche e farmacie. In “Sposta il tuo Equilibrio” ho scritto della prevenzione delle patologie professionali correlate allo stress. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.

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