Mieloma multiplo: sintomi iniziali e prospettive di vita

Mieloma multiplo: sintomi iniziali e prospettive di vita

Indice

 

Malattie ematologiche

Esistono diversi tipi di malattie ematologiche e sono dovute ad alterazioni della quantità, qualità e funzionalità delle cellule ematiche, delle loro componenti o delle componenti del plasma sanguigno.
Immagine che rappresenta globuli rossi e bianchiLe cellule e le proteine ematiche svolgono queste funzioni:
  • I globuli rossi contengono emoglobina, che trasporta l’ossigeno a tutte le parti del corpo;
  • I globuli bianchi e gli anticorpi combattono infezioni e tumori;
  • Le piastrine e i fattori della coagulazione del sangue fermano o prevengono i sanguinamenti.
Le malattie del sangue causano sintomi che derivano dal mancato adempimento di queste funzioni e che possono manifestarsi in qualsiasi tessuto o organo interessato da tale malfunzionamento.
Alcune malattie del sangue causano una diminuzione del numero di cellule ematiche:
  • Anemia: diminuzione del numero di globuli rossi;
  • Leucopenia: diminuzione del numero di globuli bianchi;
  • Trombocitopenia: diminuzione del numero di piastrine.

Altre malattie del sangue causano un aumento del numero di cellule ematiche:
  • Eritrocitosi: aumento del numero di globuli rossi;
  • Leucocitosi: aumento del numero di globuli bianchi;
  • Trombocitemia: aumento del numero di piastrine.

Altre malattie del sangue colpiscono le proteine contenute nelle cellule ematiche o nel plasma (la componente liquida del sangue):
  • L’emoglobina, la proteina che trasporta l’ossigeno all’interno dei globuli rossi;
  • Proteine del sistema immunitario, come gli anticorpi (immunoglobuline);
  • Fattori della coagulazione del sangue.

Le malattie del sangue possono causare vari sintomi, dovuti generalmente a una diminuzione dei componenti ematici:
  • Una diminuzione dei globuli rossi e dell’emoglobina può causare sintomi di anemia come affaticamento, debolezza e respiro affannoso;
  • Una diminuzione dei globuli bianchi o delle proteine del sistema immunitario può causare febbre e infezioni ricorrenti;
  • Una diminuzione delle piastrine o dei fattori della coagulazione del sangue può causare sanguinamenti e lividi anomali.

A volte, i sintomi possono essere correlati all’aumento dei componenti ematici:
  • Un aumento dei globuli rossi può provocare un ispessimento del sangue (aumento della viscosità) e quindi causare cefalea e un colorito rosso;
  • Anche un aumento delle proteine del sistema immunitario può causare un ispessimento del sangue (aumento della viscosità);
  • Un aumento delle piastrine o dei fattori della coagulazione del sangue può causare una coagulazione eccessiva (trombosi).
Spesso le malattie del sangue causano sintomi che possono manifestarsi anche in altre malattie. La debolezza e il respiro affannoso causati dall’anemia, per esempio, possono essere dovuti a malattie cardiache o polmonari

Alcuni sintomi sono maggiormente indicativi della presenza di una malattia del sangue:
  • Trombo (flebite), generalmente in una gamba (che causa gonfiore, arrossamento e/o sensazione di calore nella gamba o respiro affannoso);
  • Petecchie (un’eruzione cutanea con piccoli puntini rossi causata dalla riduzione nel numero di piastrine);
  • Vesciche piene di sangue in bocca (causate dalla riduzione nel numero di piastrine o da problemi di coagulazione);
  • Ingrossamento dei linfonodi (causato da tumori dei globuli bianchi, come leucemie o linfomi);
  • Pallore della cute (causato dall’anemia).

Neuropatia periferica acquisita

I nervi periferici inviano informazioni sensitive al cervello e al midollo spinale e trasportano dal cervello e dal midollo spinale segnali per il resto del corpo. Una neuropatia periferica distorce e talvolta interrompe questi segnali e messaggi.

Le neuropatie periferiche possono presentarsi in varie forme e i sintomi possono svilupparsi nell’arco di giorni, settimane o anni. Nelle forme acute i sintomi compaiono improvvisamente, progrediscono rapidi e si risolvono lentamente, in parallelo alla guarigione dei nervi. 

Nelle forme croniche, i sintomi iniziano in modo ambiguo e progrediscono lentamente. Alcuni soggetti possono avere periodi asintomatici seguiti da ricadute, altri possono raggiungere una condizione di equilibrio in cui i sintomi rimangono costanti per mesi o anni. Molte neuropatie croniche peggiorano nel tempo. Anche se la neuropatia può essere dolorosa o debilitante, le forme fatali sono molto poche
Una neuropatia periferica può essere ereditaria o acquisita, conseguente a malattie o traumi. In molti casi, comunque, non si riesce a stabilire una causa specifica. Le neuropatie senza causa apparente vengono chiamate idiopatiche.

In generale, le neuropatie vengono classificate secondo il tipo di danno ai nervi.
  • Mononeuropatie: le forme che colpiscono un solo nervo;
  • Polineuropatie: forme più comuni in cui sono interessati più nervi.
Alcune neuropatie periferiche sono dovute a danni degli assoni (la parte allungata della cellula nervosa), altre sono causate da alterazioni della guaina mielinica, la lipoproteina che riveste e isola l’assone. I due danni possono anche coesistere. I sintomi variano in funzione del tipo di nervo danneggiato: motorio, sensitivo o autonomo.
  • I nervi motori controllano i movimenti muscolari volontari;
  • I nervi sensitivi trasmettono informazioni sulle sensazioni;
  • I nervi autonomi controllano le attività di organi che sono regolati automaticamente, come la respirazione o il battito cardiaco.

Ci sono neuropatie che colpiscono tutti e tre i tipi di nervi, altre che ne interessano uno o due tipi. 
Nervi motori
  • Debolezza muscolare;
  • Crampi dolorosi;
  • Fascicolazioni (contrazioni muscolari involontarie);
  • Atrofia muscolare;
  • Riduzione dei riflessi.


Nervi sensitivi

  • Perdita di riflessi;
  • Diminuzione delle sensazioni;
  • Difficoltà a coordinare movimenti complessi (come camminare);
  • Difficoltà a percepire correttamente il dolore o le variazioni termiche.


Nervi autonomi

  • Sudorazione abnorme;
  • Perdita del controllo vescicale;
  • Mancato controllo dei muscoli che espandono o contraggono i vasi sanguigni per regolare la pressione arteriosa;
  • Battiti cardiaci irregolari;
  • Sintomi gastrointestinali;
  • Disturbi nell’alimentarsi o durante la deglutizione.


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Tumori delle plasmacellule

Queste patologie sono caratterizzate dalla degenerazione tumorale delle plasmacellule, che hanno il compito di produrre anticorpi per combattere le infezioni, ma in alcuni casi la loro crescita è incontrollata è dà origine al tumore.

Quando le plasmacellule diventano tumorali, producono un numero eccessivo di anticorpi anomali. Nel sangue e nelle urine gli esami di laboratorio rilevano molti anticorpi dello stesso tipo: questa proteina è nota come componente monoclonale (componente M).

Non si conoscono fattori di rischio chiaramente associati allo sviluppo dei tumori delle plasmacellule. Un probabile fattore di rischio è l’esposizione ad alcune sostanze chimiche, a radiazioni ionizzanti e ad alcuni virus. La predisposizione genetica può a volte influenzare la probabilità di ammalarsi, tuttavia non si tratta di malattie ereditarie.
Esistono diversi tipi di tumore delle plasmacellule, il più comune è il mieloma multiplo.
 

Cos’è il mieloma multiplo

Il mieloma multiplo è un tumore che colpisce le plasmacellule del sistema immunitario, originate nel midollo osseo. Queste cellule derivano dai linfociti B, un tipo di globuli bianchi che produce anticorpi (immunoglobuline) per combattere le infezioni. Se la loro crescita diventa incontrollata possono dare origine al tumore. Se una singola plasmacellula si moltiplica eccessivamente, il gruppo risultante di cellule geneticamente identiche (cloni) produce una grande quantità di un singolo tipo di anticorpi. Poiché è costituito da un singolo clone, questo anticorpo viene chiamato anticorpo monoclonale (componente M). 
Le plasmacellule del mieloma producono anche una sostanza che stimola gli osteoclasti, responsabili della demolizione del tessuto osseo, per cui i pazienti colpiti da mieloma sono spesso soggetti a fratture ossee.

Le plasmacellule normalmente rappresentano meno dell’1% delle cellule presenti nel midollo osseo, ma nel mieloma multiplo la maggior parte degli elementi midollari è costituita da plasmacellule tumorali. Questo elevato numero di plasmacellule tumorali nel midollo osseo provoca l’incremento della produzione di proteine che sopprimono lo sviluppo degli altri elementi midollari (globuli bianchi, globuli rossi e le piastrine), causando un indebolimento delle difese immunitarie, anemia o difetti nella coagulazione.

Spesso, le raccolte di plasmacellule tumorali si sviluppano in tumori ossei. Le cellule tumorali secernono anche grandi quantità di sostanze che causano perdita ossea, spesso a livello delle ossa pelviche, della colonna vertebrale, delle costole e del cranio. Raramente questi tumori si sviluppano in aree diverse dalle ossa, come il polmone, il fegato e i reni.


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Immagine infografica che rappresenta un midollo osseo sano confrontato ad uno con mieloma multiplo

Tipologie di mieloma multiplo

Il mieloma può presentarsi in forme diverse:
  • Mieloma indolente: la malattia è asintomatica e non ci sono lesioni a ossa o altri organi;
  • Mieloma multiplo: le plasmacellule tumorali sono localizzate principalmente nel midollo osseo e producono un anticorpo monoclonale completo che si ritrova in grande quantità nel siero dei pazienti;
  • Mieloma micromolecolare: le plasmacellule producono solo parti di immunoglobuline note come catene leggere;
  • Mieloma non secernente: le plasmacellule non producono immunoglobuline, ma sono presenti in numero eccessivo;
  • Plasmocitoma solitario: il tumore ha un'unica localizzazione in un osso o a livello extramidollare;
  • Leucemia plasmacellulare: le plasmacellule sono presenti in numero elevato anche nel sangue.

Quanto è diffuso il mieloma multiplo

L’età media dei soggetti affetti da mieloma multiplo è circa 65 anni. La maggiore frequenza del mieloma multiplo fra parenti prossimi suggerisce il suo carattere ereditario. Si pensa che l’esposizione alle radiazioni, al benzene e ad altri solventi siano possibili cause.
È una patologia leggermente più diffusa negli uomini che nelle donne: in Italia in media vengono diagnosticati ogni anno 9,8 nuovi casi ogni 100.000 uomini e 7,6 nuovi casi ogni 100.000 donne.

 
Immagine che rappresenta una persona che tiene un fiocco rosso in mano
 

Mieloma multiplo: cause e fattori di rischio 

Le cause del mieloma multiplo non sono ancora del tutto note. Alcuni studi hanno evidenziato la presenza di anomalie nella struttura dei cromosomi e in alcuni geni specifici nei pazienti affetti dalla patologia. Altri studi affermano che si tratta di una manifestazione dell'invecchiamento del sistema immunitario.

L'età è il principale fattore di rischio per il mieloma multiplo: oltre due terzi delle diagnosi di mieloma riguardano persone di età superiore ai 65 anni e solo l'1 per cento delle persone al di sotto dei 40 anni.

L'esposizione a radioattività e la familiarità, cioè la presenza in famiglia di altre persone con la stessa patologia, potrebbero costituire fattori di rischio.
Una situazione di rischio è quella della gammopatia monoclonale: una malattia che provoca una produzione eccessiva di immunoglobuline da parte delle plasmacellule del midollo osseo. Con un esame chiamato elettroforesi, questi anticorpi formano un picco in un punto preciso del tracciato che si chiama "regione gamma", da qui il nome. La parola "monoclonale" indica che queste immunoglobuline sono prodotte da un solo clone di plasmacellule e che sono uguali fra di loro (le normali immunoglobuline sono policlonali). La forma più comune è la gammopatia monoclonale di incerto significato, nota anche con la sigla inglese MGUS (monoclonal gammopathy of undetermined significance). Il termine "incerto" si riferisce alla natura precancerosa della malattia, poiché non è sempre facile distinguere se è ancora allo stadio benigno o è già una forma maligna iniziale. La MGUS non richiede alcuna terapia, ma un'attenta sorveglianza per cogliere segnali di evoluzione verso il mieloma multiplo. Circa il 25 per cento delle MGUS evolve verso il mieloma entro 10 anni dalla diagnosi.

Sintomi e complicanze del mieloma multiplo

Alcuni pazienti con mieloma multiplo non presentano alcun sintomo specifico, ma esistono segnali che indicano la presenza della malattia, come il dolore alle ossa che si localizza soprattutto a livello della schiena, dell'anca e del costato. Si riscontra spesso anche una maggior fragilità dell'osso, che si può rompere in seguito a traumi anche lievi. Il dolore può anche essere di tipo nervoso (per esempio sciatica) a causa dello schiacciamento dei nervi da parte delle ossa vertebrali.
La presenza di anemia con stanchezza, debolezza e difficoltà respiratoria è legata alla diminuzione del numero di globuli rossi causata dal mieloma. La diminuzione di globuli bianchi (leucopenia) e di piastrine (trombocitopenia) si manifesta invece con una minor resistenza alle infezioni e la facilità al sanguinamento anche in seguito a piccoli tagli.
I pazienti affetti da mieloma possono anche presentare insufficienza renale o alti livelli di calcio nel sangue, dovuto all'invasione delle ossa da parte delle cellule maligne. Il calcio influenza la funzione dei nervi e il suo livello elevato può causare debolezza e confusione mentale.
Possono verificarsi fratture in caso di perdita di densità ossea (osteopenia o osteoporosi) e indebolimento osseo dovuti a tumori plasmacellulari.
Parti di anticorpi monoclonali, note come catene leggere, si depositano spesso nel sistema collettore dei reni e possono danneggiarli provocando insufficienza renale. Le catene leggere dell’anticorpo che si ritrovano nelle urine (o nel sangue) sono chiamate proteine di Bence Jones. 
L’aumento progressivo delle cellule tumorali può portare all’eccessiva produzione ed escrezione di acido urico nelle urine, che può causare calcolosi renale. Il deposito di alcuni tipi di frammenti di anticorpi nei reni o in altri organi può portare all’amiloidosi, una malattia presente in alcuni soggetti affetti da mieloma multiplo.
In rari casi, il mieloma multiplo interferisce con il flusso ematico a livello di cute, dita di mani e piedi, naso, reni e cervello a causa dell’ispessimento del sangue.

Mieloma multiplo: diagnosi e prevenzione

Il mieloma multiplo può essere scoperto anche prima che si presentino i sintomi: se da esami di laboratorio eseguiti per altri motivi risultano livelli elevati di proteine ematiche o se sono presenti proteine nelle urine oppure se una radiografia mostra aree specifiche di perdita ossea. 
Si può sospettare un mieloma multiplo in presenza di sintomi come dolore alla schiena o affaticamento, febbre ed ecchimosi. Gli esami del sangue eseguiti per analizzare i sintomi possono rivelare anemia, riduzione della conta leucocitaria, riduzione della conta delle piastrine o insufficienza renale.
Gli esami di laboratorio più utili sono l’elettroforesi proteica e l’immunoelettroforesi di siero e urine. Con questi test si evidenzia e si identifica il singolo anticorpo monoclonale prodotto in quantità anomala dalle cellule della maggior parte dei soggetti con mieloma multiplo. Si può anche misurare la quantità dei differenti tipi di anticorpi, come le IgG, IgA e IgM. Bisogna inoltre dosare i livelli di calcio.
Analizzando le urine raccolte nelle 24 ore si valutano la quantità e il tipo di proteina presenti. Nelle urine della metà dei soggetti affetti da mieloma multiplo si riscontrano le proteine di Bence Jones, che rappresentano parte dell’anticorpo monoclonale.
Per confermare la diagnosi vengono eseguiti un ago aspirato e una biopsia midollare. I campioni prelevati da soggetti affetti da mieloma multiplo evidenziano un grande numero di plasmacellule disposte in modo anomalo a fogli e grappoli. Anche le singole cellule possono apparire alterate.
Sono utili anche altri esami del sangue per determinare l’avanzamento del mieloma multiplo. Alcune variazioni dei livelli di specifiche proteine (ad esempio livelli maggiori di beta-2-microglobulina e livelli inferiori di albumina) nel sangue del soggetto dopo la diagnosi della malattia indicano una probabile riduzione della sopravvivenza e possono influire sulle decisioni terapeutiche. Inoltre, anomalie cromosomiche specifiche e livelli sierici più elevati di lattato deidrogenasi sono predittivi di una ridotta sopravvivenza a seconda della stadiazione.
E’ necessario eseguire esami di diagnostica per immagini per stabilire quali siano le ossa interessate. Possono essere eseguite una radiografia a corpo intero (indagine scheletrica), una risonanza magnetica per immagini (RMI) o una tomografia a emissione di positroni (PET) combinate con la tomografia computerizzata (TC), per esaminare sedi specifiche interessate dal dolore osseo.
Non è possibile stabilire strategie di prevenzione specifiche per il mieloma multiplo, poiché non esistono fattori di rischio certi. Nemmeno le persone affette da altre malattie delle plasmacellule, come MGUS o plasmocitoma solitario, possono attuare misure di prevenzione per evitare che progrediscano e degenerino in mieloma; possono solo anticipare un’eventuale diagnosi di malignità attenendosi al calendario dei controlli.
Prognosi
Ad oggi non esistono cure per il mieloma multiplo, ma la maggior parte delle persone risponde al trattamento. Negli ultimi anni il numero di trattamenti efficaci è aumentato e la sopravvivenza media è quasi raddoppiata. Il tempo di sopravvivenza varia molto a seconda di alcune caratteristiche al momento della diagnosi e della risposta al trattamento, fra cui:
  • Problemi renali;
  • Livelli ematici di alcune proteine, fra cui beta2-microglobulina, albumina sierica e LDH;
  • Caratteristiche genetiche nelle plasmacellule cancerose, fra cui specifiche anomalie cromosomiche e alterazioni genetiche.
I bifosfonati somministrati mensilmente per ridurre le complicanze ossee e gli antidolorifici più efficaci hanno migliorato molto la qualità della vita dei pazienti. Talvolta, i soggetti che sopravvivono per molti anni grazie a un trattamento efficace del mieloma multiplo possono sviluppare leucemia o insufficienza midollare irreversibile. Queste complicanze possono conseguire alla chemioterapia e spesso causano anemia grave e maggiore predisposizione alle infezioni e alle emorragie.

Trattamento del mieloma multiplo

Il mieloma multiplo è una malattia incurabile. Il trattamento mira a prevenire e ad alleviare i sintomi e le complicanze, distruggendo le plasmacellule alterate e rallentando la progressione della malattia.
La terapia di solito inizia solo quando il paziente sviluppa sintomi o complicanze. A volte alcuni soggetti asintomatici con caratteristiche ad alto rischio e senza ovvie complicanze potrebbero dovere iniziare il trattamento. Queste caratteristiche di alto rischio comprendono maggiore estensione della malattia, livelli ematici di alcune proteine e specifiche anomalie genetiche nelle cellule tumorali.

Vengono usati molti farmaci diversi per rallentare la progressione del mieloma multiplo, eliminando le plasmacellule anomale. Si usano combinazioni diverse di farmaci in base alle caratteristiche del mieloma e all’idoneità del soggetto al trapianto di cellule staminali. Queste combinazioni farmacologiche possono includere:
  • Un agente immunomodulatorio (talidomide, lenalidomide o pomalidomide) e/o un inibitore del proteosoma (bortezomib, carfilzomib o ixazomib) più corticosteroidi (come dexametasone, prednisone o metilprednisolone);
  • Farmaci chemioterapici più tradizionali (un agente alchilante  come melfalan, ciclofosfamide o bendamustina o antracicline);
  • Gli anticorpi monoclonali elotuzumab e daratumumab;
  • Alcune combinazioni di tipi diversi di farmaci (per esempio corticosteroidi con uno degli agenti immunomodulatori (talidomide, lenalidomide o pomalidomide e/o gli inibitori del proteosoma bortezomib, carfilzomib o ixazomib oppure l’inibitore dell’esportazione nucleare selinexor). Inoltre, in combinazione con questi tipi di farmaci possono essere utilizzati anche farmaci chemioterapici tradizionali;
  • Anticorpi monoclonali (per esempio elotuzumab e daratumumab), più comunemente in combinazione con steroidi e un agente immunomodulatorio o un inibitore del proteosoma;
  • Trapianto di cellule staminali;
  • Radioterapia per trattare il dolore osseo;
  • Trattamento delle complicanze.

Poiché la chemioterapia uccide sia le cellule normali sia quelle anomale, si devono monitorare le conte ematiche e regolare il dosaggio per evitare una diminuzione eccessiva del numero di globuli bianchi normali e delle piastrine.

I potenti analgesici e la radioterapia diretta alle ossa interessate dalla malattia possono essere efficaci nell’alleviare il dolore osseo intenso. La radioterapia consente anche di prevenire l’insorgenza di fratture, ma può danneggiare la funzionalità del midollo osseo. 
La somministrazione endovenosa di pamidronato (un farmaco che rallenta la perdita di densità ossea) o dell’acido zoledronico può rallentare lo sviluppo delle complicanze ossee e questi farmaci vengono inseriti nel programma terapeutico di molti soggetti affetti da mieloma multiplo. Il trattamento mensile con denosumab può essere un’opzione nei pazienti che non tollerano l’acido zoledronico o con scarsa funzionalità renale. 

Viene incoraggiata l’assunzione di integratori di calcio e vitamina D per cercare di ridurre la perdita ossea purché il soggetto non presenti alti livelli di calcio nel sangue, inoltre il medico consiglia di svolgere attività fisica, fattore che aiuta a prevenire la perdita ossea. L’allettamento prolungato tende ad accelerare la perdita di densità ossea e rende le ossa più vulnerabili alle fratture. La maggior parte dei soggetti può svolgere una vita normale che comprenda molte attività.
L’ingestione di abbondanti liquidi contribuisce a mantenere le urine poco concentrate e a prevenire la disidratazione, che può facilitare l’insorgenza di insufficienza renale. I soggetti che sviluppano problemi renali possono ottenere benefici con la plasmaferesi.

Alla comparsa di segni di infezione, come febbre, brividi, tosse con espettorato o arrossamento della cute può essere necessaria una terapia antibiotica. I pazienti possono anche essere a rischio di infezioni da virus herpes zoster, specialmente se sono trattati con specifici farmaci anti-mieloma, come qualsiasi inibitore del proteosoma o anticorpi monoclonali. Un farmaco antivirale orale chiamato aciclovir assunto a lungo termine può aiutare a prevenire le infezioni erpetiche. Vista la maggiore tendenza a contrarre infezioni è necessario eseguire il vaccino contro lo pneumococco e l’influenza.

L’anemia grave può richiedere trasfusioni di globuli rossi. In alcuni soggetti, l’eritropoietina o la darbepoietina, che stimolano la formazione dei globuli rossi, consentono di trattare l’anemia in modo adeguato. Alcuni soggetti anemici possono beneficiare anche dall’assunzione di integratori a base di ferro.
I livelli elevati di calcio nel sangue possono essere trattati con la somministrazione di liquidi per via endovenosa e spesso richiedono il trattamento con bifosfonati. 
I soggetti che presentano livelli elevati di acido urico nel sangue o malattia diffusa possono trarre beneficio dall’allopurinolo, che blocca la produzione di acido urico, potenzialmente dannoso per i reni.

Trapianto

A volte viene consigliato un trapianto di cellule staminali, che sono in grado di dare origine a nuovo midollo, in soggetti in buona salute di base e in cui il mieloma abbia risposto a diversi cicli di trattamento farmacologico. In genere, questa modalità di trattamento viene riservata ai soggetti di età inferiore a 70 anni

Per poter trattare i pazienti con chemioterapia ad alte dosi, necessaria a eliminare le cellule tumorali, è necessario poter ricostituire il sistema linfoide del paziente che viene anch'esso fortemente danneggiato. Questo si può fare tramite il trapianto di cellule staminali del sistema linfoide che vengono infuse nel paziente 24 ore dopo il trattamento chemioterapico
Normalmente si prelevano le cellule staminali o dal sangue del paziente stesso o dal midollo osseo di un donatore esterno: nel primo caso si parla di trapianto autologo (autotrapianto), nel secondo caso di trapianto allogenico (allotrapianto). Nel caso di trapianto autologo il rischio che la malattia si ripresenti è elevato, mentre nel caso dell'allotrapianto questo rischio diminuisce, ma la mortalità sale a valori compresi tra il 10 per cento e il 20 per cento (a causa del rigetto), molto superiori rispetto all'1-2 per cento che si registra in caso di autotrapianto.
Nel corso degli anni sono state perfezionate le procedure di allotrapianto con lo scopo di ridurre gli effetti collaterali.

Molte nuove associazioni di farmaci, tuttavia, sono altamente efficaci, riducendo sempre più il ricorso al trapianto di cellule staminali.

 
Immagine che rappresenta un'equipe di medici che sta facendo un trapianto

Evoluzione del mieloma multiplo

Dopo la diagnosi è importante definire lo stadio del mieloma, in base al quale si ottengono anche indicazioni sulla prognosi della malattia.
Il metodo per attribuire uno stadio al mieloma si basa sull'utilizzo del sistema Durie-Salmon, che individua tre stadi tenendo conto di quattro fattori:
  1. Quantità di immunoglobuline nel sangue o nelle urine;
  2. Quantità di calcio nel sangue;
  3. Quantità di emoglobina nel sangue;
  4. Gravità del danno osseo (valutata con raggi X).
Un sistema di stadiazione più recente è il Sistema internazionale di stadiazione del mieloma multiplo che, per definire i tre stadi del mieloma, si basa soprattutto sui livelli di albumina e beta-2-microglobulina nel sangue, oltre che sulla funzione renale, sulla misurazione del numero di piastrine e sull'età del paziente.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

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In collaborazione con

Isabella Bordogna

Isabella Bordogna

Prima di conseguire la Laurea in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, ho vissuto alcuni anni negli Stati Uniti, dove ho seguito corsi di Lingua inglese, English writing, History of Science and Literature alla Boston University. Sempre negli Stati Uniti ho conseguito un Master in Education and Counseling presso la Concordia University of Wisconsin. Ho conseguito il Toefl, il Tefl e il Cambridge Certificate of Proficiency.
Giornalista professionista iscritta all’Albo dal 1998, ho esperienza pluriennale nella comunicazione in area medico/farmacologica, maturata presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Milano (dove per 18 anni mi sono occupata dell’ufficio stampa e della comunicazione, sotto la guida di Silvio Garattini). Ho collaborato con il Centro Cochrane Italiano per la comunicazione e ufficio stampa. Come giornalista freelance ho collaborato con l’agenzia di giornalismo scientifico Zadig (Milano) e con vari quotidiani e riviste, principalmente nel settore medico-scientifico: Ricerca Roche; Quark; La macchina del tempo; RDT info - rivista di scienza e ricerca dell’Unione Europea (articoli scritti in lingua inglese); Reuters Health agenzia giornalistica (articoli scritti in lingua inglese); Il Sole 24 Ore; La Provincia di Como. Ho tradotto dall’inglese alcuni saggi a carattere medico/scientifico per Arnoldo Mondadori Editore.
Nell’ambito della comunicazione medico scientifica mi occupo di: ufficio stampa, gestione dei social media, editing, preparazione di contenuti (in italiano e in inglese) per siti internet, brochure, newsletter aziendali, rapporti annuali di attività. Come medical writer preparo testi per ECM/FAD, manuali di prodotto per il farmaco, traduzioni medico-scientifiche (EN/IT IT/EN). Collaboro con la redazione di Doveecomemicuro.it per la preparazione di testi e con varie agenzie di comunicazione per l’area Healthcare (Prex, Digital Solutions, Mediatyche). Dal 2020 insegno corsi di Inglese medico-scientifico.presso la Civica Scuola Interpreti e Traduttori Altiero Spinelli di Milano.

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