Ischemia cerebrale: sintomi, cause, tipologie e intervento

Ischemia cerebrale: sintomi, cause, tipologie e intervento

Indice

Domande e risposte

Differenza tra Ictus e Ischemia

L’ictus ischemico è forse l’evento vascolare più comune a danno del nostro cervello - la terza causa di morte in Italia dopo infarti e tumori - per tale ragione si tende a considerare ictus e ischemia come sinonimi. Non è così. Infatti va subito specificato che esistono due tipologie di ictus, così come ne esistono due di ischemia, cui va aggiunto l’attacco ischemico transitorio (TIA) che ha caratteristiche più sfumate, come vedremo. In generale definiamo l’ictus, parola latina che significa semplicemente “colpo”, un danno cerebrale che può essere più o meno esteso, ma sempre prodotto dal mancato afflusso di sangue alla zona colpita.
A questo punto dobbiamo e possiamo fare una prima doverosa specificazione a proposito delle cause di questo deficit di ossigenazione.
L’ictus può infatti essere:
  • Emorragico. In questo caso il danno è prodotto dalla rottura di un’arteria cerebrale con conseguente versamento di sangue. L’ictus emorragico, o più comunemente l’emorragia cerebrale, è un evento drammatico che però rappresenta una minima percentuale di tutti gli ictus che si verificano tra la popolazione, con un’incidenza di circa il 15%. Purtroppo è anche la tipologia più letale: in circa la metà dei casi l’esito è il decesso della persona colpita.
  • Ischemico. Anche definito “infarto cerebrale”, questo tipo di ictus, su cui concentreremo l’attenzione, è provocato dall’occlusione di una o entrambe le carotidi, ovvero le arterie che portano il sangue ossigenato al cervello.
    • ​​​​L’ischemia cerebrale all’origine di questa occlusione provoca circa l’85% di tutti gli episodi di ictus registrati, e può essere più o meno grave. In molti casi, grazie ad un tempestivo intervento, è possibile limitare i danni al cervello e tramite una opportuna riabilitazione il soggetto colpito può recuperare tutte le proprie facoltà cerebrali.
Ricapitolando: definiamo ictus il danno prodotto dalla mancata ossigenazione di una parte del cervello a sua volta causato dalla rottura di un’arteria con versamento di sangue (emorragia cerebrale o ictus emorragico) o dal blocco di una o di più arterie cerebrali (ischemia cerebrale).
Anche l’ischemia è però un evento vascolare che può avere cause diverse, e infatti si suddivide in due tipologie principali:
  • Ischemia trombotica;
  • Ischemia embolitica.

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Immagine infografica che rappresenta un ictus ischemico e uno emorragico

Due tipi di Ischemia

Immagine che rappresenta un'immagine anatomica dell'ischemiaOra che abbiamo capito che differenza intercorre tra ictus e ischemia, concentriamo l’attenzione sulla seconda e vediamo come si caratterizza.  Per capire la gravità di questo problema vascolare dobbiamo tenere a mente che il nostro cervello, per funzionare al meglio, ha bisogno di essere costantemente rifornito di sangue fresco e che ciò avviene grazie al fondamentale apporto delle arterie che lo collegano al cuore e ai polmoni.

Il sangue che arriva al cervello non si limita a rilasciare sostanze nutritive e ossigeno alle cellule cerebrali, ma al contempo si “carica” di anidride carbonica e altri prodotti di scarto del metabolismo cellulare e li porta via, di nuovo verso il cuore. Dunque un meccanismo perfetto, a ciclo continuo, che non può essere interrotto in alcun modo.

La conseguenza sarebbe l’atrofia dei neuroni, che non riuscirebbero più a funzionare privati come sarebbero della necessaria energia. Se un’arteria cerebrale si occlude, o si crea un impedimento per cui il sangue non possa più affluire al tessuto cerebrale, e se questo accade per un tempo superiore a qualche minuto, i neuroni muoiono. Questa è la ragione per cui un’ischemia cerebrale conduce all’ictus e ai danni cerebrali che ben sappiamo.

Come abbiamo anticipato, l’evento ischemico può essere di due tipi a seconda del tipo di “blocco” che occlude una o più arterie cerebrali. Vediamoli entrambi.
  • Ischemia cerebrale trombotica: in questo caso il mancato afflusso di sangue si verifica direttamente nel cervello, dove una o entrambe le arterie, evidentemente danneggiate, vengono ostruite da un trombo, un coagulo di sangue. Questo tipo di ischemia viene anche definita come trombosi cerebrale e rappresenta circa la metà del totale dei casi di evento ischemico a carico del cervello. Inoltre può a sua volta essere suddivisa in due tipologie a seconda della zona del cervello in cui la trombosi si verifica. Quindi possiamo avere:
    • Trombosi dei grandi vasi. Si intende una ischemia trombotica che interessa le grandi arterie cerebrali come una delle carotidi o l’arteria mediana;
    • Malattia (trombosi) dei piccoli vasi. In questo caso l’occlusione si verifica in una o più arteriole che fittamente irrorano di sangue il cervello penetrando profondamente nella materia cerebrale.
  • Ischemia cerebrale embolitica. Questa seconda tipologia di evento ischemico è simile al precedente, ovvero lo stop all’afflusso di sangue al cervello è sempre causato da un trombo, ma stavolta “lontano” dal cervello stesso. Un coagulo di sangue o un grumo di grasso (embolo) può, infatti, bloccare l’afflusso di sangue verso il cervello in una qualunque delle arterie del nostro corpo. Ad esempio uno di questi emboli può partire dal cuore o dai polmoni e “viaggiare” attraverso il sistema circolatorio finché il restringimento di un vaso o le sue stesse dimensioni aumentate non lo “incastrino” in qualche punto creando il blocco nel flusso sanguigno.
Prima di analizzare le cause dietro la formazione di questi trombi o emboli che sono a loro volta la causa di un’ischemia cerebrale, vediamo subito quali sono i sintomi a cui prestare immediata attenzione.
 

I sintomi dell’Ischemia Cerebrale

A seconda della vastità del danno, ovvero di quanta porzione di cervello viene deprivata di ossigeno (anossia) e per quanto tempo, avremo diversi sintomi dell’ischemia cerebrale. Infatti se parliamo di ischemia focale, concentrata in una piccola porzione di cervello, i disturbi correlati saranno più sfumati e relativi a specifiche facoltà o zone del corpo corrispondenti all’area danneggiata. Se, invece, l’evento ischemico è più generalizzato (ischemia globale), chiaramente anche i sintomi saranno più marcati e drammatici.
In generale, si deve prestare massima allerta in presenza dei seguenti segnali:
  • Disturbi della vista, in particolare visione sdoppiata (diplopia) o visione improvvisamente sfocata;
  • Disturbi del linguaggio, con difficoltà ad articolare parole o incapacità di formulare parole che si vorrebbero pronunciare;
  • Svenimento, sincope, perdita di conoscenza;
  • Movimenti rallentati, difficoltosi, scoordinati;
  • Perdita dell’equilibrio;
  • Indebolimento e/o intorpidimento di un braccio e/o di un lato del corpo;
  • Emiparesi o paresi facciale;
  • Confusione mentale;
  • Forte mal di testa.
Questi sono i sintomi dell’ictus, che, come abbiamo visto, si verifica quando il sangue ha smesso di nutrire adeguatamente una o più zone del cervello a causa dell’ischemia. Si tratta di segnali che devono immediatamente spingere ad un rapido intervento, al pronto soccorso e meglio ancora se direttamente in una Stroke unit per il trattamento degli eventi cardiocircolatori gravi come infarti e, appunto, ictus.
Esiste, però, anche un’altra tipologia di ischemia cerebrale, che ha come caratteristica quella di essere “quasi” asintomatica, e pertanto spesso neppure rilevata da chi ne venga colpito, prevalentemente soggetti anziani. Stiamo parlando dell’attacco ischemico transitorio (TIA). Scopriamo di che si tratta.
Immagine infografica che rappresenta le principali cause di un'ischemia

Attacco Ischemico Transitorio (TIA)

Un attacco ischemico transitorio-TIA è una sorta di mini ictus, in cui il mancato afflusso di sangue appare ridotto e di brevissima durata. Sebbene un TIA non provochi danni permanenti, esso rappresenta sempre un campanello di allarme. Infatti in un terzo dei casi questo mini attacco ischemico viene seguito, nel giro di un anno, da un ictus più serio e con danni pronunciati. Per tale ragione diagnosticare un TIA rappresenta sicuramente un modo per salvaguardare la salute vascolare del nostro cervello da conseguenza più drammatiche. Ma vediamo i sintomi di un attacco ischemico transitorio:
  • Debolezza, intorpidimento fino a paralisi momentanea di una parte del corpo (tipicamente un lato del viso, un braccio);
  • Difficoltà a comprendere i discorsi altrui;
  • Improvvisa difficoltà a pronunciare parola;
  • Perdita della vista da un occhio o visione raddoppiata;
  • Mancanza di coordinamento nei movimenti, perdita dell’equilibrio, capogiri;
  • Mal di testa forte e improvviso.
Sebbene i disturbi appena elencati siano in tutto o in parte sovrapponibili a quelli dell’attacco ischemico “maggiore”, nel caso dei TIA tendono a regredire nel giro di un’ora, tanto che poi il soggetto colpito non si rende neppure conto di aver avuto un problema cerebrale o lo “declassa” a semplice stordimento, malessere passeggero. È più facile che se la persona colpita non è da sola, siano gli altri a rendersi conto dell’episodio e ad allarmarsi. Soprattutto se, come accade spesso, attacchi ischemici transitori si succedono.

All’origine c’è sempre un blocco del flusso sanguigno causato da un trombo o da un embolo che ostruisce una delle arterie che conducono al cervello o uno dei vasi che irrorano questo organo, ma in questo caso il blocco è solo temporaneo e l’ostacolo tende a spostarsi da solo, un po’ come i calcoli renali quando scendono verso gli ureteri.
Vedremo a breve le cause per cui si formano trombi ed emboli nelle nostre arterie, ma prima analizziamo i fattori di rischio, che ci dicono chi sia predisposto ai TIA:
  • Età: anche i disturbi vascolari aumentano con gli anni. Dopo i 60 è più comune incorrere in un TIA;
  • Sesso: sebbene gli uomini siano considerati più a rischio percentualmente, nelle donne l’esito di eventi ischemici è spesso sottostimato;
  • Familiarità;
  • Soffrire di gravi forme di anemia.

Questi fattori di rischio non sono “controllabili”, ma altri, che a breve vedremo perché sono gli stessi che possono provocare tutti gli eventi vascolari potenzialmente letali, sono invece prevenibili o “correggibili”, almeno in parte.

Ischemia cerebrale cronica o malattia dei piccoli vasi

Disturbi vascolari cronici e quindi condizioni di micro ischemie e ridotto afflusso di sangue in alcune aree del cervello sono purtroppo comuni negli anziani, e si tratta perlopiù di patologiesilenti”, che si scoprono solo attraverso accertamenti strumentali o a seguito di complicanze. Stiamo parlando di anomalie cerebrovascolari che sfociano in piccoli infarti del cervello, che sebbene non si manifestino con i tipici sintomi dell’ictus ischemico che abbiamo visto, producono danni a lungo termine soprattutto negli over 80, quali disfunzioni motorie e cognitive, fino ad arrivare a forme di demenza. Inoltre, le persone con disturbi cerebrovascolari silenti hanno un rischio superiore di incorrere in una ischemia grave che sfoci in ictus. Una speciale attenzione dovrebbe essere riservata a tutti i pazienti anziani che siano in cura con farmaci trombolitici o seguano la TAO, perché il rischio di micro emorragie in questi casi aumenta. 
In generale, il disturbo cerebrovascolare ischemico, che in alcuni casi viene definito ischemia cronica, è una condizione estremamente seria, poco diagnosticata, che è all’origine di eventi gravi quali l’ictus e l’emorragia cerebrale, e che può essere all’origine di forme di demenza senile.
Ma che cosa si intende per ischemia cerebrale cronica, o malattia ischemica cerebrovascolare, o infine malattia dei piccoli vasi?  
Questa anomalia si verifica quando i vasi sanguigni che irrorano il cervello si deteriorano, e ciò accade per molte ragioni legate certamente all’invecchiamento, ma anche a fattori ambientali, debolezza genetica e patologie pregresse. Tra i fattori di rischio della malattia ischemica cerebrovascolare dopo i 50 anni si annoverano:

Tuttavia, le esatte cause dell’ischemia cerebrovascolare cronica non sono note, quello che sappiamo è che i piccoli vasi si restringono al loro interno perché ispessiti da placche lipidiche, o perché fibrotici, e ciò comporta una riduzione importante dell’afflusso di sangue in quelle aree del cervello. Tutte le patologie dei vasi sanguigni purtroppo producono danni a carico della sostanza bianca cerebrale, in cui si trovano le fibre nervose che trasmettono i segnali tra le diverse aree del cervello e che alla lunga conducono ad un declino cognitivo e motorio. Come anticipato, l’ischemia cerebrale cronica non sintomi evidenti, e spesso viene scoperta per caso, attraverso indagini strumentali di imaging diagnostico quali RM e TC. Tuttavia, nei soggetti a rischio, in particolare gli anziani che soffrano di disturbo cerebrovascolare ischemico, si possono osservare sintomi solo in parte attribuibili al fisiologico rallentamento dell’età avanzata, quali:

  • Confusione mentale, poca chiarezza di pensiero;
  • Difficoltà di concentrazione;
  • Deficit mnemonici, ovvero vuoti di memoria più o meno frequenti;
  • Cambiamenti d’umore e variazioni nel comportamento;
  • Depressione;
  • Disturbi del sonno;
  • Cambiamenti nella frequenza urinaria.

I cardiologi americani stimano che il 25% del totale delle ischemie cerebrali dipenda proprio da una malattia silente dei piccoli vasi del cervello. Una volta scoperto il problema, è ovvio che si debba intervenire per ripristinare una corretta microcircolazione a livello cerebrale, e quindi per prevenire laddove possibile le conseguenze più gravi dell’ischemia cerebrale cronica quali la demenza e le disabilità motorie. A seconda delle condizioni generale e del rischio di eventi vascolari importanti nei pazienti, i cardiologi possono pertanto prescrivere trattamenti diversi tra cui:

Naturalmente sono opportuni anche dei cambiamenti nello stile di vita che migliorino in modo naturale la microcircolazione, come:

  • Smettere di fumare per i tabagisti;
  • Seguire un’alimentazione bilanciata e ricca di antiossidanti;
  • Perdere peso se necessario;
  • Praticare più attività fisica;
  • Ridurre i livelli di stress

Immagine infografica che rappresenta vari tipi di ictus cerebrale

Demenza e altre complicanze a lungo termine dell’ischemia cerebrale

L’ischemia cerebrale è una delle principali cause di malattia e mortalità nel mondo. L’ictus ischemico, che come abbiamo visto è una delle forme più gravi di ischemia cerebrale, rappresenta:

  • La terza causa di morte in Italia (nello specifico risulta letale nel 20% dei casi a un mese dall’evento, e nel 30% ad un anno di distanza);
  • E si classifica al sesto posto delle patologie che comportano disabilità a vita (dati OMS).
Dopo un evento cerebrovascolare impattante come un ictus ischemico, infatti, il paziente segue un periodo più o meno lungo di riabilitazione, ma purtroppo non è certo il pieno recupero delle proprie funzioni. Ciò che può accadere, infatti, è che permangano una serie di complicanze, le quali possono verificarsi anche in coloro che siano soggetti ad altre forme di ischemia cerebrale, come gli episodi di TIA. Conseguenze a breve-medio termine sono:
  • Emiparesi;
  • Difficoltà motorie;
  • Disfagia (difficoltà dei deglutizione);
  • Disfasia (difficoltà di parola);
  • Perdita della memoria.
Si tratta degli effetti che il mancato afflusso di sangue produce nell’area cerebrale che controlla le competenze relative al movimento, alla memoria, al linguaggio eccetera, e che si possono riacquisire totalmente o in parte grazie ad opportune terapie riabilitative. A seconda delle zone del cervello ove si verifica l’ischemia, avremo disabilità transitorie di natura diversa. Conseguenze a lungo termine sono poi quelle di natura psico-cognitiva, di cui si parla di meno. Vediamole tutte:
  • Depressione. Oltre il 30% dei pazienti che hanno subito un attacco ischemico manifesta sintomi depressivi entro l’anno dall’evento che non sempre vengono rilevati, soprattutto nei soggetti che abbiano avuto spiccati danni cognitivi o neurovegetativi e nei quali, pertanto, le conseguenze psicologiche del trauma subito non vengono considerate. Ciò accade perché la depressione post ictus comporta sintomi che sono in parte sovrapponibili con quelli neurologici associati all’ischemia tra cui disturbi del sonno, rallentamento dei movimenti, sbalzi d’umore, deficit di concentrazione, dimagrimento eccetera. Tuttavia, nel paziente in convalescenza per ischemia cerebrale e ictus ischemico in particolare che sia entrato in depressione maggiore, si possono distinguere sintomi specifici di questa insidiosa malattia psichiatrica quali:
    • Tono dell’umore basso;
    • Poca reattività agli eventi esterni e atteggiamento passivo;
    • Inerzia;
    • Inappetenza;
    • Svogliatezza;
    • Astenia;
    • Tendenza all’autocolpevolizzazione fino al dramma dei pensieri sucidi.
    • Attenzione: la depressione post ictus aumenta la mortalità correlata con l’ischemia cerebrale sia nel breve che nel lungo termine (fino a 10 anni dopo) sia perché, appunto, comporta un alto rischio di suicidio, che per la scarsa aderenza alle cure del paziente, che tende a lasciarsi andare. La riabilitazione che segue un evento ischemico è spesso faticosa, estremamente lunga, e prevede forza di volontà, grande impegno e atteggiamento positivo per andare a buon fine. Per questo alle avvisaglie dei sintomi depressivi occorre subito intervenire con la diagnosi, che si effettua attraverso questionari, test, scale di valutazione basate su parametri standard cui seguirà un trattamento antidepressivo volto a riportare il paziente ad un stato psico-emotivo se non ottimale, almeno accettabile.
  • Disturbi d’ansia. Anche le forme d’ansia – in particolare il disturbo d’ansia generalizzato - che seguono un’ischemia cerebrale anche in chi non ne aveva mai sofferto in precedenza non sono rare. L’incidenza sfiora il 30% dei casi.
  • Apatia, sindrome da fatica cronica e disturbi del comportamento alimentare sono altre possibili conseguenze psico-emotive dell’ischemia cerebrale, che associati o meno ad altri tipici sintomi del decorso post ictus possono presentarsi nel medio e lungo termine.
  • Demenza vascolare. Discorso a parte merita una delle conseguenze più temibili dell’ischemia cerebrale, sia l’evento maggiore ovvero l’ictus, che l’ischemia dei piccoli vasi e ripetuti episodi di TIA: la demenza.  Si tratta, naturalmente, di un deterioramento cognitivo cronico che ha un’incidenza minore rispetto alla demenza di natura neurodegenerativa, circa il 20-25% sul totale dei casi, ma comunque significativo soprattutto nei soggetti anziani, colpiti da ischemia cerebrale e soprattutto fattore che peggiora drammaticamente le aspettative di vita. Anche per la demenza vascolare, così come, in generale, per le malattie cerebrovascolari, ci sono precisi fattori che ne aumentano il rischio, quali l’essere diabetici, ipertesi, soffrire di aritmie (in particolare di fibrillazione atriale), essere tabagisti o forti consumatori di alcool, l’essere cardiopatici ecc., nonché la predisposizione genetica. Purtroppo non esiste, al momento, una cura realmente efficace nel trattamento della demenza post ictus da ischemia cerebrale cronica-malattia dei piccoli vasi, se non protocolli farmacologici – quali inibitori dell’acetilcolinesterasi e nimodipina – non comunque sufficienti ad arginare il deterioramento cognitivo e quindi migliorare la qualità della vita di chi ne venga colpito. 

Ischemia cerebrale: cause e fattori di rischio

Cosa provoca un’ischemia?
Come abbiamo visto, questo evento caratterizzato dall’interruzione dell’apporto di sangue al cervello è originato da un trombo presente in uno dei vasi cerebrali (ischemia trombotica), o da un embolo proveniente da “altrove” (ischemia embolitica). Ma il problema vero è che in realtà nel nostro sangue non dovrebbero formarsi dei trombi, o non dovrebbero essere presenti grumi di grasso. E soprattutto il lume interno delle arterie non dovrebbe essere così “stretto” da ostruirsi al minimo ostacolo. Ecco, dunque, che siamo arrivati al cuore del problema.

Cosa causa l’ischemia cerebrale?
Sono diverse le condizioni patologiche che possono sfociare nell’evento ischemico. La causa più comune è il restringimento delle arterie del collo, a sua volta determinato dalla formazione di placche di colesterolo lungo le pareti che ne riducono progressivamente il lume interno. Questa seria patologia vascolare viene definita aterosclerosi. Quando le arterie diventano troppo “strette” le cellule del sangue possono aggregarsi e formare dei trombi che finiscono per bloccare definitivamente l’afflusso ematico verso il cervello.

Altre possibili cause di ischemia cerebrale hanno a che vedere con difetti cardiaci. Un attacco ischemico può infatti essere innescato da cardiopatie come la fibrillazione atriale (una anomalia del battito), o malattie delle valvole o, ancora essere conseguente ad un infarto.
Vi sono, infine, anche cause meno comuni, ma comunque di cui tenere conto, all’origine di ischemie cerebrali tra cui malattie della coagulazione del sangue, traumi al collo, uso di droghe.

Focalizzando l’attenzione sulle due cause principali, ovvero le malattie cardiovascolari e l’aterosclerosi, vediamo anche chi ha maggiori probabilità di andare incontro, ad un certo punto della sua vita, ad una ischemia cerebrale (e tenendo anche conto dei fattori di rischio ineliminabili visti nel paragrafo precedente):
  • Chi soffre di ipertensione;
  • Chi soffre di ipercolesterolemia;
  • Chi è cardiopatico;
  • Chi ha problemi vascolari e soffre di insufficienza venosa grave;
  • Chi soffre di arteriopatia periferica;
  • Chi è diabetico;
  • Chi abbia alti livelli di omocisteina, un aminoacido che quando si accumula nel sangue può danneggiare l’apparato cardiovascolare;
  • Chi sia in forte sovrappeso o obeso.
Le condizioni mediche che abbiamo appena elencato sono spesso favorite da scelte di vita e da un’alimentazione errate. Fumo di sigarette, abuso di zuccheri, grassi saturi e alcolici, sedentarietà e uso di droghe possono infatti compromettere la funzionalità del sistema cardiovascolare e condurre a eventi drammatici come l’ischemia cerebrale.

 

Diagnosi e trattamento dell'ischemia cerebrale

Immagine che rappresenta due neurologi davanti ad una radiografia del cervello del paziente ischemicoLa diagnosi di ischemia cerebrale è propedeutica a qualunque intervento successivo, se parliamo di ictus in modo particolare. Vediamo quali sono le procedure previste in questi casi in presenza della sintomatologia clinica che abbiamo visto, sia per quanto riguarda l’attacco ischemico maggiore che in caso di TIA:
  • Analisi di laboratorio utili a valutare le condizioni patologiche all’origine dell’ischemia tra cui anemia, ipercolesterolemia, omocisteinemia, disturbi nella coagulazione del sangue;
  • Misurazione della pressione sanguigna;
  • Risonanza magnetica;
Una volta ottenuta la certezza che i disturbi ravvisati siano conseguenza di una ischemia cerebrale, la tempestività del trattamento terapeutico rappresenta l’arma migliore a nostra disposizione per limitare i danni generati dall’interruzione dell’afflusso di sangue al cervello. Lo scopo da perseguire sarà dunque quella di ripristinare quanto più rapidamente possibile la circolazione a livello cerebrale sciogliendo l’eventuale trombo e garantendo in tal modo immediata ossigenazione alle zone colpite.

La somministrazione di farmaci che sblocchino il o i vasi ostruiti deve quindi avvenire entro le prime 4 ore dall’attacco. Talvolta può rendersi necessario un intervento chirurgico d’urgenza. Successivamente il protocollo prevede l’assunzione di farmaci con azione anticoagulante e betabloccante nelle modalità e nei dosaggi previsti a seconda dei casi. Ovviamente in presenza di invalidità prodotte dal danno cerebrale sarà necessario programmare un percorso di riabilitazione neurologico-cognitiva e/o funzionale più o meno intenso e prolungato.

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Domande e risposte

Quali sono i principali sintomi dell’ischemia cerebrale?

  • Mal di testa improvviso e acuto, che può essere o meno accompagnato da senso di stordimento e capogiri;
  • Svenimento, sincope;
  • Disturbi visivi;
  • Difficoltà a muovere un lato o entrambi i lati del corpo con disturbi tipici tra cui perdita di forza muscolare, intorpidimento e perdita della sensibilità, fino alla totale impossibilità a muovere la parte del corpo corrispondente alla zona del cervello colpita dall’ischemia;
  • Emiparesi o paresi facciale totale;
  • Difficoltà ad articolare le parole, linguaggio incomprensibile;
  • Difficoltà o impossibilità a comprendere quanto gli altri ci dicono.

Cosa provoca l’ischemia cerebrale?

L’attacco ischemico si verifica in genere quando un coagulo di sangue (trombo), ostruisce una delle arterie che portano il sangue al cervello, interrompendo l’approvvigionamento di ossigeno e nutrimento delle cellule cerebrali dell’area colpita. Questo tipo di ischemia viene definito “focale” ed è il più comune. Talvolta il grumo di sangue o di grasso (embolo), occlude un’arteria lontana dal cervello ma interrompe ugualmente l’afflusso di sangue verso la regione encefalica. Esiste anche una ischemia cerebrale globale che colpisce una porzione molto vasta del cervello conseguente, in genere, ad un attacco cardiaco.

L’ischemia cerebrale si può bloccare?

Se l’intervento è rapido, è possibile rimuovere tempestivamente il trombo o l’embolo che provoca l’ostruzione delle arterie e ripristinare il flusso sanguigno al cervello prima che le cellule neuronali vengano danneggiate irrimediabilmente. In genere il trattamento prevede la somministrazione di farmaci e, in casi estremi, l’intervento chirurgico d’urgenza per sbloccare le arterie interessate.

Lo stress può causare l’ischemia cerebrale?

Lo stress è senza dubbio un fattore “grilletto”, ovvero può peggiorare un quadro clinico già però caratterizzato da altri concomitanti fattori di rischio, come ad esempio il soffrire di aterosclerosi o di altre malattie coronariche. Lo stress da solo, in un soggetto sano, non può portare ad una ischemia cerebrale.

Il cervello può tornare normale dopo un’ischemia?

Se l’intervento è stato tempestivo e si è proceduto a ridurre l’edema cerebrale, rimuovere le tossine e ripristinare la normale circolazione nell’area colpita, le cellule danneggiate possono ritornare a funzionare correttamente. In molti casi è comunque possibile, attraverso un percorso riabilitativo, recuperare anche funzioni “perse” ripristinando in pieno le proprie facoltà mentali e fisiche. Ma la capacità di autoguarigione del cervello dipende anche, oltre che dalla efficacia e dalla tempestività delle cure, dal tipo di ischemia, se focale o globale, dalle condizioni di salute generali del soggetto colpito prima dell’attacco ischemico, dalla sua età e, ultimo ma non ultimo, dalla sua volontà e fiducia nella propria guarigione.

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In collaborazione con

Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.

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