Ipotiroidismo: che cos’è, sintomi nelle donne e conseguenze

Ipotiroidismo: che cos’è, sintomi nelle donne e conseguenze

Indice


Domande e risposte 

 

Che cos’è l’ipotiroidismo

L’ipotiroidismo è una condizione di ridotta attività della tiroide che determina una minore produzione di ormoni tiroidei con un conseguente rallentamento dei processi metabolici. Se non viene trattata, nel tempo può portare a conseguenze anche serie di salute. Un esempio, pericoloso per la vita, è il coma mixedematoso, uno stato comatoso con ipotermia estrema (temperatura corporea inferiore ai 32,2° C), areflessia, epilessia e depressione respiratoria.

L’ipotiroidismo può colpire a qualsiasi età, sia la donna che l’uomo, ma è più frequente fra la popolazione anziana, anche se spesso non viene riconosciuto, ma è confuso con altre malattie. Tuttavia esiste anche l'ipotiroidismo infantile congenito, che va diagnosticato in tempo per evitare danni irreversibili a carico del sistema nervoso centrale. Si riconosce per la comparsa alla nascita di difficoltà respiratorie, ittero, costipazione, disturbi della suzione, ingrossamento della lingua, pianto rauco, difficoltà a mantenere il capo eretto e la posizione seduta, ritardo della maturazione ossea


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Immagine infografica che rappresenta i disordini della tiroide
 

Come funziona la tiroide

Come tutte le ghiandole endocrine, anche la tiroide produce ormoni, a base di tirosina, che contengono rispettivamente 4 e 3 atomi di iodio: la tetra-iodotironina  (T3), costituita da 3 atomi di iodio, e la tiroxina (T4), costituita da 4 atomi di iodio.

Attraverso gli ormoni tiroidei T4 e T3, la tiroide controlla molte delle funzioni del nostro corpo, in particolare: il metabolismo, la respirazione, il battito cardiaco, la temperatura corporea lo sviluppo del sistema nervoso centrale e l’accrescimento corporeo. Tramite la calcitonina, la tiroide controlla anche il livello di calcio nel sangue, funzione essenziale per evitare spasmi muscolari o malfunzionamenti nell’attività elettrica del cuore

La regolazione ormonale della tiroide avviene tramite l’ipofisi (ghiandola endocrina nella scatola cranica che produce e rilascia gli ormoni), in particolare mediante l’ormone tireotropo (TSH): quando i livelli di ormone tiroideo sono troppo alti, il TSH induce la tiroide a liberarne di meno, inducendo appunto l’ipotiroidismo. Viceversa, quando c’è troppo poco ormone tiroideo in circolazione, l'ipofisi aumenta l’azione della tiroide e si parla di ipertiroidismo.
Il TSH è considerato alto quando il suo valore è superiore a 4 µU/ml.

I sintomi dell’ipotiroidismo

I sintomi più comuni dell’ipertiroidismo, sia nell’uomo che nella donna sono:
  • Intolleranza al freddo, modesto aumento di peso, ipotermia, oppure magrezza eccessiva;
  • Manifestazioni neurologiche come perdita di memoria o parestesie a mani e piedi, ma anche comportamentali come cambiamenti di personalità, depressione. Un sintomo di ipotiroidismo è anche la psicosi mixedematosa;
  • Manifestazioni dermatologiche, come gonfiore del viso; mixedema (accumulo di liquidi sottocutaneo);
  • Capelli radi, secchi e grassi;
  • Pelle spessa, squamosa, secca e grassa;
  • Gonfiori oculari;
  • Stitichezza;
  • Manifestazioni cardiovascolari come frequenza cardiaca lenta, ingrossamento del cuore;
  • Nella donna menorragia o amenorrea secondaria. 
 
Immagine infografica che rappresenta sintomi e segni dell'ipotiroidismo
 

Le cause dell’ipotiroidismo

Si distingue fra:
  1. Ipotiroidismo primario dovuto a una patologia della tiroide, e con origine frequentemente autoimmune. La causa più frequente è la tiroidite di Hashimoto, ed è correlato alla presenza di un gozzo duro. Queste manifestazioni sono dovute alla carenza di iodio, che riduce l'ormonogenesi tiroidea, aumentando la secrezione del l'ormone stimolante la tiroide, ingrossandola e facendo comparire il gozzo. L’ipotiroidismo può essere congenito per la carenza di iodio, nelle regioni del mondo dove è endemica la carenza di questo nutriente. L'ipotiroidismo può verificarsi anche nei pazienti che assumono litio, amiodarone o altri farmaci contenenti iodio, interferone-alfa, e nei pazienti che assumono inibitori del checkpoint o alcuni inibitori della tirosin-chinasi per il cancro;
  2. Ipotiroidismo secondario, causato da una malattia dell'ipotalamo o dell'ipofisi. In questi casi l'ipotalamo produce insufficiente thyrotropin-releasing hormone oppure l'ipofisi produce una quantità non sufficiente di ormone stimolante.
 

L’ipertiroidismo

L’ “oppostodell’ipotiroidismo è l’Ipertiroidismo, che si verifica quando la tiroide produce troppo ormone tiroideo (livelli di TSH troppo bassi). L’ipertiroidismo causa una serie di sintomi come nervosismo e ansia, iperattività, perdita di peso, aumento dei battiti cardiaci,  tremori e sudorazione intensa, irregolarità mestruali, ma anche disturbi intestinali, stanchezza e debolezza , insonnia. La causa più comune di ipertiroidismo è il morbo di Basedow-Graves, una malattia autoimmune.   In questi pazienti l'ipertiroidismo può presentare  la comparsa dei famosi “occhi sporgenti” (esoftalmo). Le cause dell’ipertiroidismo sono di vario tipo:  il morbo di Graves stesso, noduli, o tiroiditi.

La diagnosi

La cosa fondamentale è la diagnosi, che deve essere fatta dal medico competente, tramite la visita medica che esaminerà la presenza di eventuali sintomi, come un aspetto tipico del volto, una parlata rauca e più rallentata, e la cute secca. Tramite le analisi del sangue poi si attesteranno i livelli di T3, T4 e TSH (che regola la secrezione degli ormoni tiroidei) e degli anticorpi anti tiroide.
Per quanto riguarda i valori normali, si pensa a ipertiroidismo a fronte di ormone tireostimolante (TSH) alto e T4 e T3 entrambi bassi o al limite del normale.
Si parla di ipotiroidismo subclinico quando si riscontra alle analisi del sangue un abbassamento dei valori del TSH, mentre i valori degli ormoni tiroidei (T3 e T4) sono nella norma.

Spesso la menopausa dà sintomi molto simili all’ipotiroidismo, che porta le donne a sottoporsi a degli esami in merito. Non sono note evidenze del fatto che la menopausa alteri le funzioni tiroidee, ma va comunque tenuto presente che l’ipotiroidismo è una malattia il cui rischio aumenta con l’età, e che si presenta con maggiore frequenza nelle donne.

 
Immagine che rappresenta una donna che sta facendo una visita

Come si cura l’ipotiroidismo

La terapia è farmacologica, mediante somministrazione di T4 sintetico (levotiroxina), che garantisce il corretto funzionamento della tiroide. È importante sottoporsi a controlli periodici per controllare che il dosaggio sia sempre adeguato. Si comincia solitamente con piccole dosi per evitare subito effetti collaterali, per poi crescere di dosaggio finché i livelli di TSH nel sangue non tornano nella norma.

La dose di mantenimento usuale è di 75-150 mcg per via orale 1 volta al giorno, in relazione  all’età, all’indice di massa corporea, e all'assorbimento, alla presenza di eventuale malattia cardiaca o di stato di gravidanza, che richiede dosi maggiori.

Nei pazienti con ipotiroidismo secondario invece, la levotiroxina non si somministra da sola, ma in combinazione di cortisolo, perché potrebbe scatenare una crisi surrenalica. 
Riguardo all’alimentazione è bene ridimensionare la questione. È evidente che una dieta sana ricca di frutta verdura e fibre, povera di grassi e in questo caso con un sufficiente apporto di iodio, aiuta l’organismo, ma non ci sono “diete miracolose”. In ogni caso è bene consultare il medico prima di intraprendere autonomamente diete particolari come quella vegana, per essere certi di assumere tutti i nutrienti necessari.

Ipotiroidismo e gravidanza

Una delle domande più comuni per una donna che soffre di disfunzione alla tiroide è se può diventare mamma. La risposta è , purché si sottoponga a costante controllo medico e segua tutte le terapie, per evitare danni seri al feto.

In caso di ipotiroidismo, la donna deve continuare la terapia con ormone tiroideo come prescritto dal medico.


Ipotiroidismo neonatale

Esiste anche una forma di ipotiroidismo congenito, che va riconosciuto per tempo per evitare danni irreversibili a carico del sistema nervoso centrale. La buona notizia è che oggi lo screening neonatale permette di individuare l’ipotiroidismo già nei primi giorni di vita e circa il 90% dei neonati inizia la terapia con ormoni tiroidei prima della comparsa dei sintomi. 

Questi sintomi comprendono:
  • Ittero neonatale prolungato;
  • Stipsi;
  • Disturbi della suzione;
  • Lingua grossa e ingombrante (macroglossia);
  • Difficoltà respiratorie;
  • Ernia ombelicale.


Consulta le strutture sanitarie che effettuano una visita endocrinologica:
Dove effettuare una visita endocrinologica?
 
 
Immagine che rappresenta una donna che si tocca il collo con due dita
 
 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa mangiare in caso di ipotiroidismo?

Anche riguardo all’alimentazione è bene ridimensionare la questione. È evidente che una dieta sana ricca di frutta verdura e fibre, povera di grassi e in questo caso con un equilibrato apporto di iodio, aiuta l’organismo, ma non ci sono “diete miracolose”. 

Quando il TSH è considerato alto?

Il TSH è considerato alto quando il suo valore è superiore a 4 µU/ml.

Come si fa a capire se si soffre di ipotiroidismo?

Sottoponendosi a visita medica e ad analisi del sangue. I sintomi più comuni dell’ipotiroidismo sono:

  • Intolleranza al freddo, modesto aumento di peso, ipotermia, oppure magrezza eccessiva;
  • Manifestazioni neurologiche come perdita di memoria o parestesie a mani e piedi, ma anche comportamentali come cambiamenti di personalità, depressione. Un sintomo di ipotiroidismo è anche la psicosi mixedematosa;
  • Manifestazioni dermatologiche, come gonfiore del viso; mixedema (accumulo di liquidi sottocutaneo); capelli radi, secchi e grassi; pelle spessa, squamosa, secca e grassa; o gonfiori oculari;
  • Stitichezza;
  • Menorragia o amenorrea secondaria. 
Manifestazioni cardiovascolari come frequenza cardiaca lenta, ingrossamento del cuore.

Come si cura l'ipotiroidismo?

La terapia è farmacologica, mediante somministrazione di T4 sintetico (levotiroxina), che garantisce il corretto funzionamento della tiroide. È importante sottoporsi a controlli periodici per controllare che il dosaggio sia adeguato. Si comincia solitamente con piccole dosi per evitare subito effetti collaterali, per poi crescere di dosaggio finché i livelli di TSH nel sangue non tornino nella norma.
La dose di mantenimento usuale è di 75-150 mcg per via orale 1 volta al giorno, in relazione  all’età, all’indice di massa corporea, e all'assorbimento, alla presenza di eventuale malattia cardiaca o di stato di gravidanza, che richiede dosi maggiori.
Nei pazienti con ipotiroidismo secondario invece, non si somministra da sola, ma in combinazione di cortisolo perché potrebbe scatenare una crisi surrenalica. 

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

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In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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