Ipocondria: definizione del disturbo, sintomi psicosomatici e terapia

Ipocondria: definizione del disturbo, sintomi psicosomatici e terapia

Indice


Domande e risposte
 

Ipocondria: il male che non c’è

Immagine che rappresenta una donna preoccupata sul divano di casaSecondo la definizione che ne dà il DSM, l’ipocondria è un disturbo psichico che si manifesta con una preoccupazione eccessiva per la propria salute, un timore esasperato ed intenso nei confronti delle malattie e della morte. Il paziente ipocondriaco interpreta in maniera sistematicamente alterata le informazioni provenienti dal corpo e dagli specialisti consultati. 

Il popolare filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti, nel suo Dizionario di Psicologia ne parla come di una preoccupazione immotivata per la salute.
Lo psichiatra Vittorino Andreoli, ne sottolinea gli aspetti conflittuali, che legano la paura ed il desiderio stesso della malattia e della morte. L’ipocondria, nelle parole dello stesso Andreoli, è il male che non c’è e la “voglia di malattia e se la malattia è un’espressione più accettabile e meno diretta della morte, si può concludere che esprime il desiderio di morte”.


Perché si dice ipocondria?

Il termine risale anche etimologicamente alla medicina ippocratica, che definì questa patologia come il male degli ipocondri, le porzioni dell’addome retrostanti le ultime coste e sottostanti la parte laterale del diaframma, sostanzialmente le aree occupate da fegato a destra e milza a sinistra. Secondo Ippocrate l’ipocondria era un disturbo dello stomaco e della mente che causava disordini della digestione, alterazioni umorali e paura della morte. Gli antichi Greci credevano che nell’addome risiedesse il centro di controllo dei sentimenti e delle passioni: da qui il legame fra emotività ed attività digestive.


Chi colpisce?

L’ipocondria riguarda una percentuale di persone compresa fra l’1,3 e il 10% della popolazione, senza distinzione fra maschi e femmine: secondo i dati riportati dal DSM IV (il manuale statistico medico dei disturbi psichiatrici) dal 3 all’8% dei pazienti che frequentano gli studi ambulatoriali soffrono di ipocondria. L’incidenza di questa condizione è in continuo aumento.


Quando si manifesta?

Normalmente l’insorgenza della malattia avviene nel giovane adulto e permane fino alla mezza età.


Molière e l’ipocondria

Il celebre commediografo francese scriveva di questo disturbo nel ‘600, ne Il Malato Immaginario, opera nella quale si racconta la vita di un ipocondriaco che, ossessionato dall’ipocondria, vive circondato da medici e parenti che sfruttano la sua malattia per trarne vantaggio economico.  
Infermo e malato come sono, voglio procurarmi un genero e dei parenti medici, per avvalermi di buone difese contro la mia malattia, avere nella mia famiglia la fonte dei rimedi che mi sono necessari, anche per consulti e ricette”, invoca Argante, il protagonista.
Un ritratto che esaspera le caratteristiche del paziente ipocondriaco e veicola una pesante critica alla classe medica dell’epoca.


Freud e l’ipocondria

Sigmund Freud descrisse questo disturbo come una polarizzazione dell’Io sull’organo erroneamente ritenuto malato, ma il coinvolgimento dello psichiatra viennese nella malattia fu ambiguo, dal momento che in alcuni suoi carteggi emerge il suo timore di soffrirne:
É troppo penoso per il medico che si arrabatta per tutte le ore del giorno nel comprendere le nevrosi non sapere se lui stesso soffre di una depressione logica o ipocondriaca [...]. I monelli e mia moglie stanno bene; a lei non ho confidato i miei deliri di morte".
In molti scritti di Freud vengono evidenziate una certa resistenza ad occuparsene e la tendenza a considerarla una malattia imperscrutabile, insondabile con gli strumenti messi a disposizione dalla psicanalisi.


Woody Allen e l’ipocondria

Uno dei più noti ipocondriaci della nostra epoca, il regista e attore Woody Allen, ha dato spazio a questa patologia in molte delle sue opere cinematografiche. Nel suo Hollywood Ending, il protagonista (interpretato dallo stesso Allen) si ammala di cecità isterica, disturbo che, anziché penalizzare le sue possibilità di successo professionale, le esalta. 
In occasione del lancio del film l’artista newyorkese scrisse un pezzo per il New York Times, nel quale definì una sfumatura originale nonché molto personale dell’essere ipocondriaco: “Non sono un ipocondriaco, ma un genere di pazzoide completamente diverso. Sono un allarmista”.


L’ipocondria nella musica

Questo disturbo è presente in molte forme di arte, musica inclusa. 
Con la sua connotazione di squilibrio, la parola ipocondria fa capolino fra le parole armoniose della canzone La cura di Franco Battiato:
Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie
Dai turbamenti che oggi incontrerai per la tua via…


Ipocondria è anche il titolo di una canzone di Ultimo, nella quale il cantante racconta dell’amore come rimedio alla malattia.  

Anche Fedez, che ha intitolato una sua canzone Ipocondria, ne ha parlato in una serie di post sui suoi canali social e nel corso di interviste. 
Il cantante milanese ha dichiarato di averne sofferto dal momento in cui gli è stata diagnosticata una condizione potenzialmente evolutiva che avrebbe potuto segnare la sua vita. Ma di avere trovato serenità nell’occuparsi dei figli avuti con la compagna, l’imprenditrice Chiara Ferragni

Giancane ne parla nel brano omonimo che canta con Rancore, descrivendo i sintomi (lingua asciutta, dolore al braccio sinistro, ansia…forse più simili a quelli del disturbo d’ansia): “È solo ipocondria, Questa mia nostalgia, Ma è solo ipocondria, Questa malinconia”.

Ipocondria: cosa provoca 

I tratti principali con cui la malattia si presenta e che sono decisivi per la diagnosi sono: 
  • La preoccupazione, che permane da almeno sei mesi, di avere o contrarre una malattia grave;
  • L’attenzione persistente e continua riguardo la propria salute, che si traduce in frequenti quanto clinicamente inutili controlli e consulti medici; in casi particolari di ipocondria, il paziente è, al contrario, ma per le stesse ragioni di fondo, spinto ad evitare i controlli, nel timore di ricevere una diagnosi infausta;
  • L’evitamento di tutte le circostanze che potrebbero nuocere al benessere, in generale, ed alle patologie su cui si concentra l’ossessione del paziente, in particolare.
Il paziente sviluppa un interesse specifico nei confronti delle malattie, se ne interessa, le studia. Tuttavia, il suo non è un approccio scientifico, ma un tentativo di trovare conferma ai propri sospetti, al di là del valore delle fonti cui attinge e delle proprie reali competenze nell’interpretazione di ciò che legge. 

L’ipocondria spinge il paziente ad autoprescriversi esami ed accertamenti, terapie farmacologiche e di integrazione, a misurarsi continuamente la pressione, nella convinzione che i medici abbiano sottovalutato la sua sintomatologia, che abbiano trascurato di analizzare tutti i dati clinici a loro riferiti e che dunque siano giunti a conclusioni diagnostiche superficiali.

Cosa nasconde l’ipocondria? 

L’ipocondria non è il timore, vago e indefinito, di soffrire di una patologia altrettanto ambigua, ma la convinzione, la certezza di avere una malattia precisa. A sfiancare il paziente, pertanto, non è solo la continua ricerca di conferme, ma anche la sensazione di essere l’unica persona ad avere compreso la situazione nella sua chiarezza e globalità. Il suo sforzo è quello di chi risale la corrente di un torrente di montagna, impetuoso e travolgente. La sua fatica è quella di chi è circondato da una moltitudine di parenti, amici, conoscenti, consulenti che gli remano contro, che tendono a vanificare il suo impegno.

L’ipocondriaco si sente superiore (in quanto a capacità di percezione ed interpretazione dei segni clinici) rispetto agli specialisti da cui si fa visitare, anche quando riconosce loro speciali meriti professionali.

La salute diviene il baricentro della sua vita: ne parla in continuazione con parenti e amici, con i quali condivide preoccupazioni ed ansie e dei quali non sopporta gli atteggiamenti di sdrammatizzazione.
Un fattore caratteristico e comune nei pazienti ipocondriaci è la sfiducia nelle proprie risorse, anch’essa verosimilmente derivante dalla mancata esperienza diretta: il bambino costretto a rinunciare a sperimentare il proprio corpo e le sue possibilità dalle restrizioni genitoriali o a causa di una malattia importante sopraggiunta nell’infanzia tende a perdere fiducia in sé e a ritenersi vulnerabile.


Ipocondria e stress

Il paziente ritiene di essere una persona fragile per natura, bisognosa di rimanere concentrata su se stessa e sul proprio stato di benessere (o meglio, malessere) per evitare di incorrere in patologie tanto gravi da non avere possibilità di cura. Si protegge dal rischio di malattia, da qualsiasi stress, non si misura e non si espone.
L’ipocondria spinge il paziente ad estendere la propria fragilità alla sfera emotiva, all’apprensione continua ed esasperata anche verso la propria salute mentale, ritenuta bisognosa di interventi terapeutici continui.
Nella psicoanalisi lacaniana “l’ipocondria è non fidarsi del corpo e vederlo come un nemico”, per usare le parole di Lacan stesso.


Ipocondria e malattia reale

Quando egli realizza che ciò che vuole controllare nei minimi particolari, la salute, non è controllabile come vorrebbe, la sua situazione psichica precipita. L’ipocondria si alimenta di aspetti conflittuali
Da un lato l’attenzione per il benessere fisico spinge le persone che ne soffrono ad occuparsi della propria salute e ad aderire a comportamenti virtuosi anche dal punto di vista della prevenzione. Dall’altro, l’ossessione per la salute e l’impegno sfiancante per l’attribuzione di un significato clinico a segni che ne sono privi produce paradossalmente una riduzione degli standard di salute e un’alterazione del quadro psichico.
Spesso l’ipocondriaco, prostrato dall’ossessione e suggestionato dal fantasma della malattia, si ammala veramente.


Ipocondria o malattia

Di fatto, ai fini degli standard di benessere dell’individuo, non fa differenza che la malattia sia immaginaria: se il paziente vive come se essa fosse reale, i limiti da essa imposti lo sono, così come le disabilità conseguenti
L’impatto sulla qualità della vita è molto simile a quello della patologia temuta.
“Del resto tra un’angoscia per un motivo grave ed obiettivo ed un’angoscia sine materia, le manifestazioni non sono differenti, anche se sul piano della causa possono apparire opposte: da un lato una causa appropriata, dall’altro completamente ingiustificata”, commenta il professor Andreoli nel suo libro Le Nostre Paure.
Perché, come sottolineato anche dallo psicologo Raffaele Morelli, l’ipocondria non è un capriccio, è di per sé un disturbo reale


Ipocondria: perdita di peso, ansia e depressione

La perdita o l’aumento di peso hanno spesso più di un legame con i disturbi psichiatrici, tipicamente ansia e depressione
Anche nel caso di questa particolare condizione possono esserci manifestazioni fisiche di dimagrimento non spiegabile con altre cause oppure di craving, di consumo compulsivo di dolci o alcol che possono portare, al contrario, al sovrappeso.


Gravidanza e ipocondria

In gravidanza è abbastanza comune la preoccupazione della mamma nei confronti della salute sua e del feto. 
Entro certi limiti, si tratta di una situazione piuttosto fisiologica. Ma se genera ansia o preoccupazione continua, può essere opportuno consultare uno specialista.

La classificazione dei casi di ipocondria

Si riconoscono tre tipologie di ipocondria.
  1. Nell’ipocondria classica il paziente sposta la sua attenzione da un sintomo all’altro e da una malattia all’altra. Teme a momenti di soffrire di una forma tumorale (linfoma, leucemia), a momenti di un’altra o alterna diverse malattie degenerative (tipico il caso della sclerosi multipla). Un semplice mal di testa viene immediatamente associato ad un possibile tumore al cervello, per la persona che ne è affetta;
  2. La paura del paziente che soffre di patofobia, invece, si sviluppa attorno ad un focus ben identificabile. Un esempio frequente è quello delle patologie cardiovascolari, che comporta la paura di essere vittime di ictus, infarto, embolia;
  3. Esiste, poi, una forma di ipocondria che condivide molti aspetti con il disturbo da somatizzazione. L’ossessione per alcuni sintomi e fastidi porta il paziente alla somatizzazione in apparati specifici. Nel caso sia coinvolto il sistema digerente, si sviluppano manifestazioni reali quali diarrea, dolori addominali persistenti, dispepsia (difficoltà nella digestione).

Le cause dell’ipocondria

Le più recenti teorie psicanalitiche interpretano l’ipocondria come un disturbo della sfera psichica che si è accentuato nelle ultime fasi storiche anche come effetto collaterale del progresso scientifico e della maturazione di conoscenze sempre più dettagliate sui meccanismi patogenetici. L’uomo è pervaso dal convincimento di poter controllare le malattie, conoscendole nei dettagli. 
Un aspetto ripreso dallo psicoterapeuta Giorgio Nardone nel suo libro Psicotrappole. La frequenza di una condizione come l’ipocondria è in forte aumento proprio nell’epoca in cui la grande disponibilità di strumenti di comprensione dei meccanismi che regolano salute e malattia ci illude di poterne avere il controllo.
Questa chiave di lettura è supportata dal fatto che l’incidenza dell’ipocondria è in continuo aumento e che la malattia tende a manifestarsi in forme sempre più invalidanti. Il fatto che il 15% dei disturbi fobico-ossessivi e ansiosi siano di tipo ipocondriaco rende il fenomeno una vera e propria epidemia psicologica.
Secondo alcuni autori, in alcuni casi la malattia potrebbe avere origine da un forte stress o da un evento particolarmente stressante dal punto di vista emotivo, come un lutto.

Ipocondria: cosa significa

Numerosi appaiono essere i legami fra lo sviluppo dell’ipocondria e un’educazione familiare che predispone alla paura delle malattie. 
Nel rapporto del paziente ipocondriaco con i propri genitori è quasi sempre possibile riscontrare una componente di apprensione eccessiva. Tipico è il caso della mamma ansiosa che copre eccessivamente il proprio piccolo per scongiurare il rischio di raffreddore e influenza, che gli somministra antipiretici ai primi decimi di grado di alterazione della temperatura corporea, del papà che lo iperprotegge dalle comuni esperienze di vita, seppure commisurate alla sua età e al suo livello di maturazione.


Il caso Astori

Nei soggetti predisposti, anche il clamore mediatico per un caso clinico che coinvolge un paziente famoso, può determinare un atteggiamento ipocondriaco
Come confermato dai resoconti delle cronache, molti studi medici e centri ospedalieri sono stati letteralmente sommersi di appuntamenti richiesti da persone sane, in assenza di segni clinici rilevanti, suggestionate dal malore fatale occorso nel marzo scorso al calciatore della Fiorentina Davide Astori.

Ipocondria: guardare o non guardare internet?

La diffusione di internet ed il suo utilizzo improprio non facilitano la gestione dell’ipocondria: il paziente che naviga in rete alla ricerca di una causa a cui ricondurre la propria costellazione di sintomi intercetta con facilità miriadi di risposte (la maggior parte delle quali inesatte) ai dubbi che lo attanagliano. 
Il ricorso inconsapevole e indiscriminato a dottor Google è alla base di una condizione definita cybercondria.
 
Immagine che rappresenta una donna al pc
 

Ipocondria per procura

Questo disturbo genitoriale coinvolge la salute dei bambini, su cui ricadono le conseguenze più gravi.
La sindrome di Munchausen per procura, anche nota come sindrome di Polle (dal nome del figlio del barone personaggio delle avventure letterarie), è un disturbo psichiatrico di tipo psicotico difficile da diagnosticare, perché sempre accuratamente mascherato. Una sorta di ipocondria verso i figli.
Il genitore, statisticamente soprattutto la madre, è spinto a riconoscere nel figlio, segni e sintomi di malattie e lo sottopone continuamente a visite e cure, in un iter perpetuo che crea nel piccolo un forte stress psicologico, ansia e paura ma anche ripercussioni fisiche dovute alle terapie non necessarie
La madre utilizza inconsapevolmente il figlio per soddisfare un bisogno emotivo personale, secondo schemi di comportamento che possono inquadrare anche un reato penale, come il chemical abuse, ovvero la somministrazione di farmaci o altre sostanze che possono creare danni alla sua salute fisica e psichica

Come viene diagnosticata 

Perché sia posta la diagnosi di ipocondria, è necessario che i sintomi riferiti dal paziente siano correlati ad una manifestazione fisica inesistente o di lieve entità. In caso contrario, non si tratterebbe di ipocondria, ma di preoccupazione eccessiva e sproporzionata di un dato reale, una condizione nota come disturbo d’ansia da malattia.

La diagnosi differenziale deve essere posta anche nei confronti del disturbo d’ansia da sintomi somatici, caratterizzato da sintomi fisici reali e ben individuabili.
Più nette le discrepanze con altre patologie della sfera psichica, come il disturbo da attacchi di panico e l’ansia generalizzata, le cui manifestazioni non sono necessariamente focalizzate intorno alla salute.
 

Ipocondria: come combatterla e superarla

Immagine che rappresenta una persona che guarda fuori dalla finestra con la mascherinaChi cura l’ipocondria?

Per affrontare il problema dell’ipocondria, occorre rivolgersi ad uno psichiatra o psicoterapeuta


È possibile curare l’ipocondria senza farmaci?

Il trattamento dell’ipocondria è integrata fra una dimensione farmacologica ed una psicoterapeutica, che vengono calibrate caso per caso.


Farmaci per l’ipocondria

Non esistono a tutt’oggi medicinali risolutivi per questa patologia: la terapia farmacologica modifica i sintomi (purtroppo non le cause), supportando la psicoterapia


La psicoterapia cognitivo-comportamentale

Come uscire, dunque, dal tunnel dell’ipocondria? Il trattamento che sembra dare i risultati migliori è la psicoterapia cognitivo-comportamentale, sostituibile da un intervento psicoeducativo nei pazienti riluttanti a sottoporsi alla psicoterapia. 
L’obiettivo della terapia è quello di convincere il paziente:
  • Che non è malato;
  • Che la sua fragilità è solo apparente;
  • Che può sopravvivere (e vivere) in maniera dignitosa anche facendo a meno delle attenzioni che erroneamente giudica indispensabili;
  • Che è in grado di occuparsi di se stesso e interpretare correttamente i segnali del proprio corpo senza assurde suggestioni.
Paradossalmente, tutti i tentativi di rassicurazione messi in atto, a diversi livelli, da amici e parenti e medici rafforzano la convinzione di malattia del paziente. La socializzazione delle preoccupazioni non rappresenta per l’ipocondriaco un supporto alla terapia, come accade per i pazienti affette da malattie, per così dire, reali. Ma, attribuisce ancora più valore ai suoi convincimenti errati. 
Rassicurazione chiama rassicurazione: il paziente che cerca (con successo) appoggi esterni, avverte solo nell’immediato una sensazione di sollievo. Successivamente, sarà infatti assalito da uno sconforto ancora maggiore, per il rafforzamento della convinzione di essere cagionevole.


Un vero aiuto per l’ipocondria

La vera sfida della terapia psicanalitica dell’ipocondria è l’interruzione di questa spirale viziosa, attraverso una presa di coscienza dei meccanismi mentali che stanno dietro il disturbo. 
Lo psicanalista spiega al paziente la motivazione nascosta che scatena i suoi comportamenti, perché possa sviluppare una consapevolezza superiore riguardo ciò che succede realmente nel suo corpo. Il fine è quello di smascherare le pressioni inviate dalla mente, invitando il paziente a vederle per ciò che sono, ossia richieste di rassicurazione, e non come segnali di allerta del corpo nei confronti di manifestazioni ritenute pericolose per la salute.


Ipocondria e medicina difensiva

In questo framework già complesso si inseriscono ulteriori fattori perturbativi.
Uno di questi è rappresentato dalla cosiddetta medicina difensiva, ovvero l’insieme delle azioni che un medico decide di attuare con lo scopo di difendere e tutelare sé stesso da eventuali danni lesivi al paziente che potrebbero derivare da negligenze mediche.
Spinto dall’urgenza delle richieste del paziente e preoccupato che i sintomi lamentati abbiano comunque un fondo di verità clinica, spesso il medico finisce con il prescrivere esami e farmaci non necessari.
Una volta rilevati segnali che riconducono all’ipocondria, il ricorso alla psicoterapia è necessario anche ai fini di evitare che il continuo ricorso a procedure diagnostiche, controlli e consulti medici possa contribuire a comporre un quadro alterato della situazione, inducendo gli specialisti in errori diagnostici e/o prescrittivi. 
La terapia dell’ipocondria, si fonda anche sull’esclusione di farmaci non solo inutili ma talvolta persino deleteri, nella misura in cui mascherano la reale sintomatologia ed impediscono allo specialista di individuare la diagnosi corretta.


Ipocondria e comunicazione medico-paziente

Uno dei punti su cui potrebbe essere vantaggioso conveniente lavorare per aumentare la percentuale di successo della terapia dell’ipocondria è la comunicazione fra medico e paziente.
Il professionista in grado di colloquiare con la persona ipocondriaca nella maniera corretta può contribuire all’inversione di tendenza del disturbo, prevenendo la sua transizione da semplice malessere a malattia conclamata. 
Il miglioramento della qualità del dialogo agisce anche indirettamente, attraverso la riduzione del rischio di comportamenti di medicina difensiva  e di ricorso indiscriminato ad internet a scopo di autodiagnosi e automedicazione. 

Ipocondria e somatizzazione 

In entrambe queste condizioni i sintomi non si riferiscono ad un disturbo organico reale
Nel caso dell’ipocondria, però, il paziente di preoccupa minuziosamente dei suoi sintomi, del loro significato, delle relative informazioni mediche.
Mentre il paziente con il disturbo di somatizzazione soffre di sintomi fisici multipli, diversi fra loro, difficili da interpretare e raccontare.

Come comportarsi con un ipocondriaco 

La partecipazione alla terapia delle persone che intrattengono con il paziente una relazione di tipo affettivo è di fondamentale importanza per la gestione dell’ipocondria.
Al fine di scoraggiare i tentativi del paziente di ricevere rassicurazioni, può essere utile seguire alcuni consigli:
  • Favorire la sua assunzione di responsabilità del proprio congiunto nei confronti della gestione autonoma della propria salute, stimolando la formazione di una consapevolezza più matura e cosciente;
  • Non assecondare le sue esigenze di porsi al centro dell’attenzione per i propri sintomi;
  • Non acquistare medicine per lui, fissargli appuntamenti con i medici, non di comportarsi da infermieri o terapeuti, non consultare insieme a lui/lei fonti di informazione che possano rafforzare le sue convinzioni;
  • Fingere di non sentire quando elenca i suoi sintomi, temporeggiare quando sollecita consigli;
  • Spiegargli che compiacerlo nella ricerca di una diagnosi inesistente non sarebbe una dimostrazione di affetto, ma un danno, un potenziamento della sua fragilità; 
  • Convincerlo/la di essere più forte di quanto lui/lei stesso/a creda, tanto da essere in grado di occuparsi da solo della propria salute;
  • Spostare il focus della sua attenzione sui segnali positivi che il suo corpo gli invia, smontando quelli che lui interpreta come negativi.

Domande e risposte

Come si può curare l’ipocondria?

Il trattamento dell’ipocondria si basa sull’approccio farmacologico, che varia da paziente a paziente, e sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale. L’obiettivo ultimo di quest’ultima è quello di aiutare il paziente ad emanciparsi dal bisogno di rassicurazioni da parte di parenti e amici. Di recuperare fiducia verso le proprie capacità, la propria resistenza fisica alle sollecitazioni comuni.

Chi sono gli ipocondriaci?

Gli ipocondriaci sono persone che soffrono di un disturbo psichico in conseguenza del quale avvertono una continua e immotivata preoccupazione per la propria salute. Dal punto di vista della fascia di età, sono per lo più giovani adulti e adulti.
L’incidenza della malattia è in continuo aumento.

Come fare a capire se si è ipocondriaci?

In genere, la continua ansia per le proprie condizioni di salute, la continua necessità (anche contro il parere dei medici e dei parenti) di sottoporsi ad esami e terapie, il continuo ricorso a internet alla ricerca di informazioni sulle malattie sono sintomi che segnalano abbastanza chiaramente un disturbo che merita approfondimento presso uno specialista. Naturalmente, è difficile che il paziente stesso si convinca autonomamente di avere questo disturbo. Più facile che sia un familiare a spingerlo a consultare uno psicoterapeuta. 

Perché si diventa ipocondriaci?

Malgrado non si possa identificare un netto rapporto fra cause ed effetto, esistono alcune condizioni che possono aumentare il rischio di insorgenza della malattia.
L’esperienza con un genitore eccessivamente apprensivo può inibire la sperimentazione del corpo da parte del bambino, che, da adulto, potrà sviluppare una sorta di dipendenza dalle rassicurazioni altrui. Se il bambino non impara a conoscere il proprio corpo, a sperimentarne i limiti e le possibilità farà più fatica a diventare un adulto consapevole.
Molti studiosi ritengono che l’ipocondria possa avere origine anche da un’esperienza particolarmente stressante dal punto di vista emotivo, come un lutto. 
In generale, l’evitamento che tranquillizza il paziente, la rinuncia a partecipare a situazioni o eventi ritenuti erroneamente troppo stressanti o inadatti alla propria salute provoca un peggioramento dell’insicurezza personale e, in definitiva, dell’ipocondria.

Come capire se si tratta di ipocondria?

La diagnosi di ipocondria può essere formulata solo dallo psicoterapeuta, che la differenzia da condizioni psicologiche simili con i quali può essere confusa, come gli attacchi di panico, il disturbo d’ansia generalizzata e il disturbo da somatizzazione. 

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In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Dopo la Laurea Magistrale in Farmacia, l’internship in una Farmacia ospedaliera e l’abilitazione professionale, per diversi anni mi sono dedicata a crescere i miei 4 figli. Ritornata nell’ambiente professionale, ho fondato il blog WELLNESS4GOOD, un progetto che interpreta il bisogno sociale di comunicazione fruibile e verificata sui farmaci. Scrivo per diverse testate su carta stampata e web, collaboro con l’industria farmaceutica e le farmacie e mi occupo di consulenza scientifica. Socia delle società scientifiche AFI e SIARV, sono membro del Gruppo di Lavoro "Dispositivi Medici" di quest’ultima. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.

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