Fibrosi Cistica: neonato, sintomi e genetica

Fibrosi Cistica: neonato, sintomi e genetica

Indice


Domande e risposte
 

Fibrosi Cistica: una malattia genetica rara

La fibrosi cistica (detta anche mucoviscidosi) è una malattia genetica ereditaria rara multiorgano caratterizzata dalla produzione di sudore ad alto contenuto di sali e muco eccessivamente denso e viscoso. Si tratta di una malattia che insorge nella prima infanzia ed ha andamento cronico progressivo.

In pochi, rari casi si manifesta già al momento della nascita, con il cosiddetto ileo da meconio, ossia un’ostruzione intestinale totale. Esistono anche forme ad insorgenza tardiva, più lievi e poco sintomatiche. 

La fibrosi cistica è la malattia genetica ereditaria grave più diffusa. Essendo dovuta ad una mutazione genetica, non è contagiosa. È caratterizzata da una prevalenza di 1-9 casi su 100.000 e da una incidenza di 1 su 2.500-3.000 nati vivi e significativamente meno comune nelle popolazioni africane e asiatiche rispetto a quelle europee e nord-americane. 
Colpisce senza differenze maschi e femmine. In Italia sono circa 5.000 i pazienti affetti da fibrosi cistica, con una frequenza di un caso ogni 2.500-3.000 nascite.

Malgrado le mutazioni finora descritte siano circa 2.000, l’alterazione all’origine della malattia riguarda un solo gene, quello che codifica per la proteina CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator), localizzato sul cromosoma 7. Perché il bambino nasca con un’alterazione del gene CFTR in grado di generare la malattia, deve averne ereditato da ciascuno dei due genitori una copia alterata. Entrambi i genitori devono quindi essere portatori sani della mutazione

Questa patologia non impatta sull’aspetto del corpo, in nessuna fase del suo corso: per questa ragione viene anche definita la malattia invisibile.
 

Consulta i centri di riferimento per la fibrosi cistica:
Dove effettuare una visita per la fibrosi cistica?
 
Immagine infografica che rappresenta la fibrosi cistica
 
 

Quali sono le cause della fibrosi cistica

La causa della fibrosi cistica è un’alterazione della proteina CFTR, che regola il flusso di elettroliti attraverso la membrana cellulare
Questa proteina trasporta ioni cloro al di fuori delle cellule epiteliali, le cellule che rivestono cute e mucose. 
Quando funziona poco o male o non funziona affatto, il cloro rimane intrappolato in queste cellule. Si genera quindi uno squilibrio elettrolitico che richiama all’interno della cellula anche acqua e ioni sodio. 
Di conseguenza il liquido extracellulare, l’ambiente che circonda tutte le cellule, si disidrata. Negli organi secretori, la conseguenza è la produzione di secrezioni più concentrate e dense.
 

Come viene trasmessa la fibrosi cistica

La fibrosi cistica è una malattia autosomica recessiva
Questo significa che la malattia viene espressa solo nei soggetti omozigoti, cioè che hanno entrambe le copie del gene malato. 
I genitori di un bambino con la malattia sono entrambi portatori della mutazione e asintomatici
 

Cos’è la fibrosi cistica

Anche se la fibrosi cistica può interessare tutti gli organi, in maniera variabile da individuo a individuo, i sistemi sempre coinvolti sono quello respiratorio e il digerente. L’interessamento del primo comporta frequenti infezioni e difficoltà respiratorie anche gravi, mentre quello del secondo genera con ripercussioni negative sull’accrescimento

Altre manifestazioni relativamente ricorrenti nei pazienti sono la riduzione della quantità di anticorpi circolanti (che è causa di immunodeficienza) e la sterilità maschile causata dall’ostruzione delle vie seminali (azoospermia ostruttiva). 

Di seguito riportiamo una breve disamina che tratta le ripercussioni della malattia sui principali sistemi.
 

La fibrosi cistica: cosa comporta nell’apparato respiratorio

Il coinvolgimento di bronchi e polmoni è tanto importante che la fibrosi cistica viene spesso classificata come malattia respiratoria. Le manifestazioni a carico di questo sistema coincidono anche con i sintomi iniziali di questa malattia.

Il muco denso e viscoso prodotto dalle cellule dell’apparato respiratorio nelle quali la proteina CFTR non funziona correttamente porta all’ostruzione dei bronchi. Il muco non riesce ad essere espettorato e ristagna, diventando sede di proliferazione batterica, alla base delle infezioni ricorrenti. Con il trascorrere del tempo, gli episodi infettivi sono così frequenti da causare un quadro di bronchite cronica. 

La tosse, come meccanismo di difesa del corpo che tenta di liberarsi del muco in eccesso, è un sintomo persistente, dapprima secca e poi catarrale. Il respiro del paziente è sibilante e affannoso a causa dell’ostruzione delle vie aeree.

La persistenza dell’infiammazione polmonare porta al deterioramento del tessuto, all’alterazione della sua architettura e alla perdita progressiva della funzionalità d’organo. Questo è il quadro della fibrosi cistica polmonare, la causa più importante di morbilità nei pazienti con fibrosi cistica.

 
Immagine che rappresenta il catarro

La fibrosi cistica e l’apparato digerente

I succhi digestivi prodotti dal pancreas vengono trasportati fino all’intestino tenue, precisamente nel suo tratto iniziale (il duodeno), dai dotti pancreatici. A livello duodenale, con il supporto degli enzimi pancreatici, si realizza la digestione dei grassi.
Nella fibrosi cistica, il muco denso non riesce a fluire in questi condotti e li ostruisce. Viene così impedita la digestione dei lipidi, che ristagnano localmente senza poter essere assorbiti. 

Di conseguenza, non possono essere assorbite dall’organismo neppure tutte quelle sostanze che, per affinità chimica, sono disciolte nei grassi. Come le vitamine liposolubili (A, D, E, K), che infatti diventano carenti.

In generale, il malassorbimento delle sostanze nutritive introdotte con l’alimentazione causa un rallentamento nell’accrescimento e nello sviluppo del corpo.

I pazienti possono soffrire di diarrea cronica con steatorrea (ossia produzione di feci oleose), a causa della permanenza dei grassi ingeriti e non assorbiti.
L’ insufficienza pancreatica è presente nell’85% dei pazienti con fibrosi cistica.
 

Ileo da meconio

L'ileo da meconio è uno dei sintomi precoci della fibrosi cistica ed è causato da secrezioni gastrointestinali molto viscose che aderiscono alla mucosa intestinale. L’ileo è la porzione terminale dell’intestino tenue, mentre meconio è il termine con cui vengono indicate le prime feci del neonato. 
Quando quest’ultimo è molto denso, l’intestino si blocca e le feci non possono essere emesse. L’occlusione intestinale causa vomito e distensione addominale. 
Fra l’80 ed il 90% dei neonati con ileo da meconio viene diagnosticato con la fibrosi cistica. Per questa ragione tutti i piccoli che presentano questo disturbo devono essere sottoposti al test per questa malattia rara.

Se il meconio non riesce ad essere espulso con un clisma e altri trattamenti medici e farmacologici, si deve ricorrere alla chirurgia.
 

Stasi biliare

Il coinvolgimento del fegato nella fibrosi cistica (epatopatia da fibrosi cistica) è presente in circa il 25-30% dei pazienti, è in genere asintomatico e può manifestarsi, in età scolare o nell'adolescenza, con ingrossamento dell’organo (epatomegalia) ed alterazioni degli indici di funzionalità epatica

L’assenza di sintomi chiari è responsabile del ritardo nella diagnosi delle complicanze epatiche della malattia, che giunge quando le possibilità di intervento sono ormai molto limitate. Per prevenire questo rischio le persone con fibrosi cistica vengono sottoposte a screening periodici della funzionalità del fegato che, poiché non sufficientemente predittivi delle reali condizioni dell’organo, vengono spesso affiancati da altri test.

In circa il 10% dei pazienti, le lesioni del tessuto epatico peggiorano evolvendo in cirrosi biliare. Una delle manifestazioni di questo quadro clinico è l’ipertensione portale: il danno tissutale è così esteso e grave da alterare completamente l’architettura dell’organo. Il fegato e le vie biliari si induriscono (fibrosi) e i vasi sanguigni locali non possono più distendersi e contrarsi per modulare la pressione arteriosa. Il risultato è l’ipertensione portale, ovvero nella vena che porta il sangue dall’intestino al fegato, la vena porta, la più grande della cavità addominale. 
La viscosità della bile non ne permette il deflusso: la colestasi (ristagno della bile), come l’ileo da meconio, può essere il sintomo di esordio della fibrosi cistica.

L’epatopatia da fibrosi cistica viene trattata piuttosto efficacemente con acido ursodesossicolico (UDCA), anche se non vi è ancora evidenza del suo effetto sul prolungamento della sopravvivenza e sulla progressione dell'epatopatia.
Per il trattamento dell'ipertensione portale severa, si ricorre alla chirurgia, con la realizzazione di un collegamento fra la vena porta e la circolazione sistemica (shunt porto-sistemico), allo scopo di ridurre la pressione. Questa procedura consente un prolungamento del tempo di sopravvivenza ed un miglioramento della qualità di vita dei pazienti.
Infine, il trapianto di fegato viene proposto ai pazienti con insufficienza epatica e compromissione polmonare lieve o moderata. Produce una sopravvivenza a un anno pari all’80% circa.

Quali sono le effettive cause di morte per i pazienti con fibrosi cistica? L’ipertensione portale è il problema epatico clinicamente più rilevante nei pazienti con fibrosi cistica, per i quali l'epatopatia rappresenta la seconda causa di morte, dopo la broncopneumopatia
 

La fibrosi cistica e la pelle 

A livello cutaneo questa malattia causa la produzione di sudore con elevato contenuto in sali: la pelle delle persone malate di fibrosi cistica è tipicamente salata
Le conseguenze di questo fenomeno possono essere:
  • Disidratazione: il soggiorno prolungato di un paziente affetto da fibrosi cistica in ambienti caldi e umidi può causare gravi forme di disidratazione. Una delle complicanze legate a questo fenomeno, che si presenta specialmente nei bambini al di sotto dei due anni, è la Sindrome pseudo-Bartter. La perdita eccessiva di ioni cloro attraverso il sudore può causare una grave alcalosi metabolica con livelli molto bassi di cloro e potassio nel sangue. Durante l’estate, i pazienti particolarmente predisposti possono prevenire questo rischio assumendo un’adeguata integrazione di sali minerali ed evitando la permanenza protratta in ambienti troppo caldi;
  • Scompensi elettrolitici: possono comportare aumento della frequenza cardiaca, affaticamento e debolezza, riduzione della pressione sanguigna;
  • Colpi di calore
Per la sua azione di impoverimento in sali sull’organismo, la malattia può anche rappresentare un fattore di rischio per osteoporosi.

Come si manifesta la fibrosi cistica

La fibrosi cistica nei neonati

La fibrosi cistica si manifesta in tenerissima età, spesso alla nascita.
Nel 15-20% dei neonati con la malattia, la fibrosi cistica manifesta con l’ileo da meconio, che consiste (come approfondito nei paragrafi precedenti) nell’ostruzione dell’intestino dovuto alla viscosità e densità delle feci che il neonato produce nei primissimi giorni di vita. 
Questa condizione può complicarsi causando una perforazione intestinale e una conseguente peritonite che, in assenza di un intervento immediato, può essere fatale.
Quasi sempre, a breve distanza, i neonati che hanno avuto l’ileo da meconio sviluppano altri sintomi della patologia. Ad esempio, non riacquistano il peso perduto dopo il calo ponderale che segue fisiologicamente la nascita.
Altri sintomi della malattia possono essere le feci abbondanti, frequenti e maleodoranti accompagnate da gonfiore addominale.


La fibrosi cistica nei bambini e negli adulti

Quando la fibrosi cistica non esordisce con l’ileo da meconio e le altre manifestazioni che compaiono a ridosso del parto, generalmente dà segno di sé attraverso infezioni respiratorie ricorrenti, anche da batteri atipici, come la Burkholderia cepacia (B. cepacia). Il sintomo più importante è la tosse, persistente e accompagnata da emissione di catarro denso, che altera il sonno e può causare vomito.
Gli episodi infettivi che si susseguono riducono la capacità respiratoria e possono provocare la comparsa di sibilo all’espirazione, difficoltà respiratorie (dispnea) e l’assunzione di una postura caratteristica dovuta alla deformazione della gabbia toracica (torace a botte).
I bambini con fibrosi cistica sono intolleranti all’esercizio fisico e hanno spesso il naso congestionato e i seni nasali infiammati. Questi sintomi si configurano talora in una sinusite cronica con poliposi nasale. 
Sia gli adulti che i bambini possono soffrire di stipsi e ostruzione intestinale, fenomeno che, in alcuni casi, può cronicizzare generando blocco intestinale. In altri casi, si può avere emissione di feci oleose e maleodoranti.
Il malassorbimento intestinale provoca un deficit nell’accrescimento e nello sviluppo del bambino, sia per quanto riguarda la statura che il peso
Quando la temperatura dell’ambiente è elevata i pazienti possono andare incontro a fenomeni di disidratazione, con conseguenti alterazioni dell’equilibrio elettrolitico anche gravi


Perché le persone che soffrono di fibrosi cistica non possono stare vicine?

Un celebre film che ha come protagonisti due ragazzi affetti da questa malattia si intitola "A un metro da te". L’espressione è significativa e ricorda i rischi del contagio. Le persone con fibrosi cistica sono esposte al continuo rischio di infezioni respiratorie, che rendono ancora più difficile la respirazione e provocano una continua evoluzione dell’alterazione del tessuto polmonare. Sono quindi abituate a proteggersi, mantenendo il distanziamento sociale. 

 
Immagine che rappresenta un bambino con l'aerosol

Fibrosi cistica atipica

A volte i pazienti ricevono una diagnosi di fibrosi cistica in età adulta. Tuttavia, anche se la scoperta della fibrosi cistica avviene tardivamente, il paziente ne è affetto fin dalla nascita
In alcuni pazienti i sintomi della patologia si manifestano in modo grave solo in età adulta: in questi casi si parla di fibrosi cistica atipica. 
Il quadro clinico della fibrosi cistica atipica, che si presenta nel 10% dei pazienti, è caratterizzato da sufficienza pancreatica: questo significa che i dotti pancreatici non sono ostruiti e gli enzimi pancreatici possono svolgere correttamente il loro ruolo digestivo.
Gli esperti ritengono però che il termine atipica (la malattia viene anche chiamata fibrosi cistica lieve) non sia corretto: anche se compaiono tardivamente, i sintomi evolvono comunque nella stessa direzione e con la medesima gravità rispetto alle forme considerate normali della malattia.

Le complicanze della fibrosi cistica

Con gli anni una malattia incurabile come la fibrosi cistica, soprattutto se si manifesta in forma grave, aggressiva, produce numerosi danni a tutti gli organi e i tessuti in cui il muco si accumula.
Le frequenti infezioni respiratorie e il conseguente stato infiammatorio persistente portano all’alterazione dell’architettura del tessuto polmonare. Le conseguenze possono essere malattie respiratorie croniche come le bronchiectasie e la BPCO, che aumentano il rischio di infezioni e riducono la capacità respiratoria, aumentando il rischio di insufficienza respiratoria. In questi pazienti, la tosse può essere accompagnata dall’emissione di sangue (emottisi), dovuta alla rottura di vasi sanguigni di neoformazione.

La persistenza di infiammazione a livello nasale è spesso causa di poliposi.

Le carenze nutrizionali dei pazienti con fibrosi cistica sono dovute al fatto che il muco blocca gli enzimi pancreatici e impedisce loro di raggiungere l’intestino, dove partecipano alla digestione. Questa è la ragione principale per cui i bambini affetti da questa patologia hanno un accrescimento ritardato e scarso rispetto ai coetanei.

Se la formazione di secrezioni dense rallenta o blocca la secrezione di insulina da parte del pancreas, rendendo difficile o impossibile il metabolismo degli zuccheri, la conseguenza è il diabete. Circa il 30% dei malati di fibrosi cistica sviluppa anche questa malattia.
Il ristagno della bile e del succo pancreatico causa un’infiammazione delle vie biliari (colecistite) e del pancreas (pancreatite) e produzione di calcoli della colecisti (colecistolitiasi).
La complicanza più seria nell’immediato è l’ostruzione intestinale, che si verifica quando il normale passaggio delle feci e dei gas viene impedito.

Fra le possibili complicanze, l’osteoporosi, causata dalle carenze nutrizionali, e gli squilibri elettrolitici dovuti all’eccessiva sudorazione, che possono provocare affaticamento, palpitazioni, pressione arteriosa molto bassa.
 

Chi ha la fibrosi cistica può avere figli?

Oltre a queste, che sono senza dubbio le principali complicanze della fibrosi cistica, si devono considerare anche quelle che affliggono o possono affliggere l’apparato riproduttivo, sia maschile che femminile.
  • Nell'apparato genitale maschile il muco impedisce in parte o del tutto agli spermatozoi di attraversare i dotti che collegano testicoli e prostata;
  • Nell'apparato genitale femminile, invece, possono verificarsi problemi soprattutto a livello ovarico, che possono rendere difficile il concepimento.
    • A proposito di gravidanza va detto che questa condizione aggrava i sintomi e aumenta i rischi connessi con la fibrosi cistica, pertanto è importante vagliare tutti i pro e i contro di tale scelta prima di programmare una gestazione.
 

Come si diagnostica la fibrosi cistica

Immagine che rappresenta il test geneticoIl test del sudore

La diagnosi della fibrosi cistica può essere effettuata attraverso il test del sudore, che misura la concentrazione di cloro in questo fluido. Con questa prova è possibile diagnosticare il 90% di casi della patologia.
Si esegue sui bambini risultati positivi allo screening neonatale e anche in quelli con ileo da meconio che hanno avuto un risultato negativo allo screening neonatale. Il test del sudore viene effettuato anche nei piccoli con infezioni respiratorie ricorrenti, scarso accrescimento e diarrea cronica, anche quando sono negativi allo screening neonatale.
Viene inoltre eseguito in adolescenti e adulti con pancreatite cronica o ricorrente, infertilità maschile, sinusite cronica, infezioni polmonari ricorrenti.
Secondo le ultime linee guida il risultato del test è:
  • Positivo se la concentrazione di cloro è uguale o maggiore a 60 mmol/L; 
  • Dubbio se risulta tra 30-59 mmol/L; 
  • Negativo se inferiore a 30 mmol/L.
Poiché questa prova è piuttosto sensibile ad errori procedurali, deve essere eseguita da personale esperto in centri che lo eseguono con una frequenza elevata.


Lo screening neonatale

L’esame che valuta il dosaggio della tripsina (un enzima pancreatico) è noto dalla fine degli anni ‘50 e la Legge n.104 del 5 Febbraio 1992 lo ha reso obbligatorio nell’ambito dello screening neonatale.
La misurazione della concentrazione di tripsina viene effettuata su una goccia di sangue prelevata dal tallone del neonato entro le prime 72 ore di vita in tutti i centri nascita italiani. Nella stessa sede e sulla stessa goccia si eseguono anche tutti gli altri test per le altre patologie metaboliche.
Se lo screening risulta negativo le famiglie non ricevono alcuna comunicazione. Vengono, invece, invitate a ripetere il test se i livelli di tripsina sono elevati. 
Se anche questo secondo esame è alterato rispetto ai valori normali si procede con prove più precise, come il test genetico e il test del sudore.


Il test genetico

Il test genetico identifica la mutazione del gene della proteina CFTR. Questo gene viene studiato con una tecnica molecolare definita Next Generation Sequencing (NGS), che consente di identificare fino al 97% delle mutazioni.
Le linee guida internazionali raccomandano l’esecuzione del test genetico in tutti i soggetti con segni e sintomi della malattia anche se hanno avuto esito negativo al test del sudore.


La diagnosi prenatale

È possibile ottenere la diagnosi prenatale con la villocentesi eseguita dopo l’ottava settimana di gravidanza.
È anche disponibile un test per sapere se si è portatori sani di una mutazione del gene coinvolto nella malattia, stato che non determina la comparsa di alcun sintomo. Questa indagine genetica può essere utile in particolare a chi pianifica una gravidanza e ha motivo di intravedere un rischio genetico in fase di concepimento nel caso fosse portatore sano. 


La valutazione della funzione pancreatica

Il paziente con fibrosi cistica viene sottoposto regolarmente ad esami per la valutazione della funzione pancreatica che hanno lo scopo di monitorare lo stato di salute dell’organo. 
Queste procedure possono basarsi sulla rilevazione della presenza di grasso nelle feci, sulla ricerca di enzimi (elastasi fecale) nelle feci o sul test del respiro (che è tuttavia poco sensibile se la riduzione della funzionalità pancreatica è modesta), sul dosaggio della chimotripsina, della proteina associata alla pancreatite e dei trigliceridi nel sangue.
 

Come si cura la fibrosi cistica

Immagine che rappresenta un trapiantoNon esistono, ad oggi, cure risolutive per la fibrosi cistica
Tuttavia, pur essendo praticamente solo sintomatico, il trattamento ha permesso di prolungare notevolmente la sopravvivenza dei pazienti affetti da questa malattia. Mentre negli anni ’60 la morte sopraggiungeva prima dei 5 anni d’età nella maggior parte dei casi, oggi l’aspettativa di vita per una persona affetta da fibrosi cistica è di circa 40 anni

È indispensabile che i pazienti siano seguiti in centri multidisciplinari specializzati per la cura della fibrosi cistica e che siano trattati con un approccio terapeutico personalizzato.
 

I modulatori di CFTR

La ricerca ha consentito lo sviluppo di farmaci che correggono il difetto alla base di alcune forme della malattia, anche se l’obiettivo è sviluppare medicinali in grado di agire su tutti i tipi di mutazione. 
Sono i cosiddetti modulatori di CFTR, che permettono di ripristinare, almeno in parte, la funzione della proteina CFTR che la mutazione ha penalizzato. I modulatori di CFTR sono i farmaci che hanno cambiato la storia della malattia e hanno trasformato la fibrosi cistica da malattia letale a disturbo cronico compatibile con la vita, che solo nel 17% circa dei casi genera invalidità. 

Ivacaftor è efficace nei pazienti con mutazioni di gating: producono una proteina CFTR capace di raggiungere la superficie delle cellule ma incapace di funzionare correttamente. Il farmaco, che agisce come potenziatore dell’attività di CFTR, aiuta la proteina a svolgere il suo ruolo fisiologico e permette di negativizzare il test del sudore. In Italia, solo il 2,5% dei pazienti è portatore di questa tipologia di mutazione.

Lumacaftor funziona da correttore dell’attività di CFTR: aiuta la proteina a raggiungere la sua posizione all’interno della membrana cellulare e a funzionare correttamente. Viene associato a ivacaftor nei pazienti con 2 mutazioni F508del, delle quali una è ereditata dalla madre e l’altra dal padre. Questa combinazione permette di ridurre significativamente la frequenza delle infezioni polmonari ricorrenti. 

La mutazione F508del è la più frequente a livello mondiale, essendo presente nel 60% dei pazienti con fibrosi cistica, ma nel nostro Paese i pazienti con due mutazioni di questo tipo sono solo il 25%.

Ivacaftor viene combinato con tezacaftor, che agisce da modulatore dell’attività di CFTR, per il trattamento dei pazienti con doppia mutazione F508del o mutazione F508del associata ad altre mutazioni che consentono una parziale funzionalità residua della proteina CFTR (residual function). 

La combinazione di tre molecole (Kaftrio®), due correttori (elexacaftor e tezacaftor) e un potenziatore (ivacaftor), viene impiegata per trattare la stessa mutazione F508del


Altri farmaci per la fibrosi cistica

I pazienti vengono trattati con antibiotici formulati in aerosol o polvere da inalare allo scopo di prevenire le infezioni delle vie respiratorie.
Per facilitare l’espettorazione del muco, vengono utilizzati farmaci fluidificanti delle secrezioni bronchiali.


La supplementazione

Alla persona con fibrosi cistica devono essere somministrati vitamine e integratori energetici per sopperire alle carenze legate al malassorbimento. A causa dell’insufficienza pancreatica, che impedisce la digestione e l’assorbimento dei grassi, essa deve assumere per tutta la vita le vitamine liposolubili (A, D, E, K).
L’insufficienza pancreatica richiede anche la somministrazione di enzimi digestivi (terapia enzimatica pancreatica sostitutiva). La terapia viene istituita già nei lattanti e prosegue per tutta la vita
Poiché i pazienti con fibrosi cistica sono affetti da malassorbimento, devono assumere un numero di calorie il 20-50% maggiore rispetto al suo fabbisogno giornaliero. La nutrizione delle persone con questa patologia deve essere non solo ipercalorica, ma anche iperproteica. Questo obiettivo viene difficilmente raggiunto con i soli pasti principali. Per questa ragione ai pazienti sono consigliati frequenti spuntini durante la giornata. Anche i neonati allattati al seno devono ricevere l’integrazione di sali, mentre quelli che si nutrono di latte artificiale devono riceverne la formulazione più calorica.
È anche necessaria una supplementazione di minerali: i sali minerali, in particolare il sodio, devono essere reintegrati per prevenire il rischio di disidratazione.


Le terapie mediche

Le terapie mediche permettono alle persone che soffrono di fibrosi cistica di mantenere il più possibile pervie le vie respiratorie, riducendo la frequenza delle infezioni e migliorando la qualità di vita.
Le tecniche devono essere eseguite da un professionista specializzato, che, in alcuni casi, può insegnare al paziente come gestire la procedura in autonomia a casa propria.
La fisioterapia respiratoria consiste in una serie di manovre esterne (come la percussione del torace, il drenaggio posturale e la vibrazione) che hanno lo scopo di aumentare la clearance mucociliare, ossia l’insieme dei meccanismi che mantengono deterse le vie respiratorie. 
Normalmente è la tosse a mantenere puliti i bronchi, ma la viscosità del muco nei pazienti con fibrosi cistica è tale da renderla inefficiente. La fisioterapia respiratoria deve essere effettuata da un terapista della respirazione.
Il drenaggio posturale bronchiale permette di mantenere aperte le vie respiratorie anche quando la viscosità del muco ostruisce i bronchi. Il soggetto viene ruotato o inclinato su un lato e sottoposto a lievi percussioni sul torace e sul dorso, con le mani o con uno strumento meccanico, per mobilizzare le secrezioni a facilitarne l’eliminazione.


Il trapianto di polmone

I pazienti con insufficienza respiratoria grave che non rispondono più alla terapia medica devono essere sottoposti a trapianto d’organo. I risultati raggiunti nell’ambito anestesiologico e nelle tecniche chirurgiche hanno permesso di arrivare ad un tasso globale di sopravvivenza a 3 anni pari al 75%.
Le statistiche indicano che i casi di maggior successo riguardano pazienti di età superiore ai 18 anni. 
Le principali complicanze sono rappresentate dal rigetto dell’organo, dalla comparsa del diabete di tipo II (NIDDM, quello che non richiede, almeno nella sua fase iniziale, la somministrazione di insulina) e le infezioni bronchiali e polmonari. Queste eventualità sono più frequenti nei pazienti sottoposti a sostituzione d’organo prima dei 18 anni.



Consulta i migliori ospedali per Trapianto di polmone:
Dove effettuare un Trapianto di polmone?

Domande e risposte

Quando si manifestano i primi segni di fibrosi cistica?

Molto precocemente, anche nei primissimi giorni di vita. Il 20-25% dei neonati con fibrosi cistica vanno incontro ad una condizione definita ileo da meconio, che comporta una grave ostruzione intestinale a poche ore dalla nascita.

Come si fa a sapere se si ha la fibrosi cistica?

L’esame più utilizzato per la diagnosi della fibrosi cistica è il test del sudore, che misura la concentrazione di cloro nel sudore. Esiste anche un test genetico, che rileva la presenza della mutazione genetica alla base della malattia e che può essere usato per conferma oppure quando sussistono segni e sintomi della patologia ma il test del sudore è negativo. Dal 1992 tutti i neonati vengono sottoposti ad uno screening prenatale che comprende anche il test per la fibrosi cistica.

Come si cura la fibrosi cistica?

Non esiste, ad oggi, una cura definitiva, ma sono disponibili farmaci efficaci per alcune forme e trattamenti sintomatici, oltre alle terapie mediche per facilitare l’espettorazione del muco e la chirurgia (in particolare il trapianto di polmone). Le persone affette da questa malattia vengono sottoposte a frequenti trattamenti antibiotici per ridurre il rischio di infezioni polmonari ricorrenti.
I farmaci che hanno cambiato la storia della malattia sono i modulatori dell’attività della proteina CFTR, alterata nella fibrosi cistica. 

Come si sviluppa la fibrosi cistica?

La fibrosi cistica è causata da una mutazione genetica che colpisce il gene che codifica per una proteina situata nella membrana cellulare. Questa proteina permette il passaggio degli ioni cloro dalla cellula all’esterno e viceversa. Quando è alterata, questo flusso non si verifica e il cloro rimane intrappolato nella cellula, attraendo in loco anche ioni sodio (per bilanciare l’equilibrio elettrolitico: il cloro è caricato negativamente, mentre il sodio positivamente) e acqua (per osmosi). A livello degli organi secretori questo fenomeno determina la produzione di un secreto denso e viscoso.
La trasmissione della mutazione è ereditaria, con meccanismo autosomico recessivo.

Come sospettare la fibrosi cistica negli adulti?

Nel 10% dei casi, la fibrosi cistica si manifesta in età adulta. Questo accade perché i sintomi possono non essere tanto evidenti e passare inosservati o essere attribuiti ad altre patologie. Impropriamente, queste forme vengono definite lievi o atipiche. Possono essere diagnosticate perché il soggetto manifesta improvvisamente una serie di infezioni respiratorie molto ravvicinate nel tempo, oppure perché inizia a soffrire di stipsi ostinata o ancora perché ha frequenti episodi di diarrea con emissione di feci oleose e maleodoranti.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Dopo la Laurea Magistrale in Farmacia, l’internship in una Farmacia ospedaliera e l’abilitazione professionale, per diversi anni mi sono dedicata a crescere i miei 4 figli. Ritornata nell’ambiente professionale, ho fondato il blog WELLNESS4GOOD, un progetto che interpreta il bisogno sociale di comunicazione fruibile e verificata sui farmaci. Scrivo per diverse testate su carta stampata e web, collaboro con l’industria farmaceutica e le farmacie e mi occupo di consulenza scientifica. Socia delle società scientifiche AFI e SIARV, sono membro del Gruppo di Lavoro "Dispositivi Medici" di quest’ultima. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.

Più letti


Visite specialistiche più cercate

Trova strutture

Le migliori strutture per...

Installa subito l'APP
e resta sempre aggiornato!