Cos'è la fibromialgia? Sintomi iniziali, cure e invalidità

Cos'è la fibromialgia? Sintomi iniziali, cure e invalidità

Indice

Domande e risposte

La fibromialgia (FM)

La fibromialgia (FM) è una sindrome cronica e sistemica, il cui sintomo principale è rappresentato da forti e diffusi dolori all’apparato muscolo-scheletrico. Per tale ragione questa malattia, che colpisce una percentuale variabile tra l’1 e il 3% circa della popolazione mondiale (circa 2 milioni in Italia), soprattutto di sesso femminile, è catalogata come patologia reumatica di natura extrarticolare. Può essere confusa con l’artrite, ma a differenza di questa non produce infiammazione interna o danni alle articolazioni. Ciò perché la FM interessa il tessuto connettivo di tutto il corpo, in particolare quelle strutture che siano costituite da fibre: muscoli, tendini, nervi.

La parola fibromialgia, infatti, unisce tre vocaboli: il latino fibra (stesso significato che in italiano), mus (muscolo, dal greco antico) e algia (dolore, sempre dal greco antico). Mai come in questo caso, l’etimologia ci assiste nel definire non solo la malattia, ma il suo sintomo principale. Vediamo appunto come questa sindrome altamente invalidante si manifesta e quali sono i criteri e i mezzi per giungere ad una diagnosi.
 
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Sintomi e diagnosi della FM

Immagine che ritrae una donna che soffre di dolore al colloLa FM è, come anticipato, una sindrome cronica dolorosa, ma la sofferenza fisica non è certo limitata a muscoli o tendini, dal momento che tutto l’apparato locomotore e le sue parti “molli” ne vengono colpite, e che le ripercussioni si hanno anche sotto il profilo cognitivo e neurologico.
Vediamo tutti i sintomi primari e secondari, sia di tipo muscoloscheletrico che neurologico, neurovegetativo collegati con la fibromialgia:
  • Dolori diffusi acuti e brucianti, simili a trafitture, oppure dolore profondo e continuo, o un’alternanza di entrambe le forme di sofferenza per almeno tre mesi continuativi. Le aree interessate sono tutti i quadranti del corpo;
  • Dolore osseo che coinvolga almeno una delle seguenti aree dell’apparato scheletrico: vertebre cervicali, vertebre dorsali o lombo-sacrali, torace anteriore;
  • Dolore alla palpazione in almeno 11 delle aree chiamate “tender points”, 18 punti situati in tutti i distretti del corpo secondo una mappatura che coincide con gli snodi energetici che vengono stimolati nell’agopuntura, dalla testa fino ai piedi. In genere la malattia “accende” i diversi tender points con andamento progressivo, iniziando da un quadrante per poi “illuminarli” tutti, o quasi;
  • Crampi;
  • Rigidità articolare al mattino;
  • Gonfiore articolare di natura non infiammatoria;
  • Sensazione di gonfiore al mattino a carico di viso e mani, e spesso agli occhi (condizione non sempre visibile dall’esterno);
  • Fitte intercostali;
  • Nevralgie (tra cui sciatica e trigemino);
  • Senso di profonda spossatezza (stanchezza cronica);
  • Cefalee;
  • Parestesie (sensazione di torpore o formicolio lungo gli arti);
  • Dolore mestruale (dismenorrea);
  • Mastodinia (dolore al seno);
  • Anomalie del sonno talvolta accompagnate dalla sindrome delle gambe senza riposo, un disturbo neurologico che si manifesta di notte con spasmi e necessità di muovere in continuazione le gambe, e da apnee notturne;
  • Sindrome dell’intestino irritabile;
  • Sensibilità o intolleranza al glutine;
  • Cistite interstiziale (infiammazione della vescica di origine non infettiva) e in generale disturbi urinari e dolore durante la minzione (disuria);
  • Dolore pelvico;
  • Senso di stordimento, talvolta nausea o capogiri;
  • Nebbia cognitiva. È così definito un sintomo neurologico della sindrome fibromialgica che interessa le capacità neurocognitive e che implica difficoltà di concentrazione, confusione mentale e deficit mnemonici;
  • Depressione. Non di rado collegata con l’impossibilità di comunicare il proprio malessere nella convinzione di non essere creduti. Purtroppo, di fatto, accade spesso che il malato di fibromialgia venga preso per ipocondriaco o “lagnoso”;
  • Dolore temporo-mandibolare sovente scambiato per mal di denti;
  • Secchezza di occhi e bocca (sindrome dell’occhio secco e secchezza della fauci).
Per quanto riguarda l’età media di insorgenza dei primi sintomi di fibromialgia, si situa intorno ai 35 anni (con la comparsa di dolori generalizzati anche a riposo, irritabilità e stanchezza), per poi aggravarsi tra i 45 e 55 anni di età circa. 
Con un campionario di disturbi e di dolori così ampio e variegato, diagnosticare la fibromialgia, così da accorpare tutti i sintomi sotto un unico denominatore comune, non è cosa automatica. Possono passare diversi anni, fino a sette, di media, tra la comparsa dei primi sintomi e la diagnosi univoca di fibromialgia. Infatti inizialmente il paziente “soffre” senza capirne le ragioni, cercando di tamponare con farmaci sintomatici i vari malesseri, senza venirne mai a capo. Tuttavia, un sintomo così spiccato come un dolore cronico diffuso all’apparto locomotore – che perduri per almeno tre mesi aumentando di intensità – deve almeno far venire il sospetto al proprio medico.

In questo caso si procederà per gradi. Il medico di riferimento per la diagnosi e il trattamento della fibromialgia è il/la reumatologo/a, che per prima cosa effettuerà una palpazione dei tender points per verificarne la dolorabilità. Questa analisi obiettiva è fondamentale per capire se siamo di fronte ad una sindrome fibromialgica, perché permette in un sol colpo di eliminare quasi tutte le altre cause possibili. I tender points sono infatti punti specifici che si riscontrano tra tendini e muscoli, che nel paziente fibromialgico dolgono alla digitopressione (il criterio diagnostico prevede che la dolorabilità si riscontri in almeno 11 dei 18 tender points).
Altro importante criterio diagnostico è relativo all’accertamento di sette dei seguenti 14 sintomi:
  1. Estremità del corpo fredde (mani, piedi ma anche naso);
  2. Secchezza delle fauci;
  3. Sudorazione abbondante;
  4. Insonnia o disturbi del sonno;
  5. Disturbi dell’apparato urinario;
  6. Tremori alle mani;
  7. Disturbi al cuore (aritmie);
  8. Insensibilità o formicolio alla pelle (parestesie);
  9. Cefalea o emicrania;
  10. Disturbi gastrointestinali;
  11. Disturbi della respirazione;
  12. Vertigini, capogiri, ipotensione;
  13. Senso di ostruzione alla gola;
  14. Depressione, irritabilità o umore altalenante.
Importante è quindi valutare lo stato di salute generale del paziente ed effettuare i test ematici per analizzare sia la composizione del sangue che rilevare la presenza di un eventuale fattore reumatoide o disfunzioni della tiroide. Risulta utile, sempre e scopo diagnostico della fibromialgia per escludere altra causa, sottoporre il paziente a esami strumentali quali TC e RM soprattutto per scoprire se vi è, o meno, un danno articolare. Nella fibromialgia, infatti, il dolore non è collegato a flogosi interna e processo degenerativo delle componenti osteo-articolari come accade nelle malattie reumatiche infiammatorie. Una volta che si proceda per eliminazione, e grazie alla tecnica dei tender points, è finalmente possibile giungere ad una diagnosi univoca di fibromialgia.
 

Consulta i Centri di Riferimento per Cistite interstiziale:
 
Infografica che ritrae i sintomi della fibromialgia

Cause e fattori di rischio della fibromialgia

Immagine che ritrae una donna che soffre di fibromialgia che chiede consulenza al medicoLe cause esatte che conducono allo sviluppo della fibromialgia non sono chiare. Quello che si sa è che esistono diversi fattori predisponenti che possono concorrere alla patogenesi della malattia e dei suoi sintomi dolorosi. Tali fattori sono sia interni (endogeni) che ambientali (esogeni), e includono:
  • cause genetiche ed ereditarietà. Dal momento che membri della stessa famiglia sono più a rischio di ammalarsi di fibromialgia, è probabile che vi sia una mutazione genetica ancora da scoprire all’origine della sindrome;
  • comorbilità. Soffrire di malattie reumatiche autoimmuni come l’artrite reumatoide, la spondilite anchilosante, il lupus, predispone alla FM. Ciò fa sospettare che l’autoimmunità sia implicata anche nell’eziopatogenesi della sindrome fibromialgica;
  • traumi ripetuti, malattie e infezioni. Spesso la FM nei soggetti predisposti esordisce proprio dopo una malattia infettiva virale con febbre, o dopo un incidente o un intervento chirurgico. Questi eventi costituiscono una sorta di fattore “grilletto”;
  • traumi psicologici, sindrome da stress post traumatico. Fungono da fattore “grilletto” allo stesso modo che i traumi fisici.
A proposito di cause autoimmuni della fibromialgia, oggi questa componente è ritenuta tra le più accreditate, grazie ad un recente studio italiano condotto dai ricercatori delle università di Verona e di Genova, che dimostra sperimentalmente, quindi con rigoroso metodo scientifico, quanto sia preminente la componente autoimmune nella eziopatogenesi della sindrome fibromialgica. Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Medicine a firma della dott.ssa Marzia Dolcino dell’università di Verona, spiega perché la fibromialgia sia spesso associata ad altre patologie autoimmuni quali la sindrome di Sjögren o la tiroidite autoimmune, così come disturbi metabolici e digestivi (intolleranza al glutine, ad esempio).  
La FM, infatti, non è una malattia periferica ma sistemica, come abbiamo visto, che quindi ha origine nel sistema nervoso centrale. Chi sviluppa la fibromialgia presenta anche una alterazione dell’attività neurologica (sintomi neurologici), in particolare una abnorme attività dei neurotrasmettitori “del dolore”, cui rispondono i recettori cerebrali deputati, diventando particolarmente sensibili e a loro volta iper reattivi.
Alla luce di quanto detto, riassumiamo i principali fattori di rischio della FM:

Come funziona il sangue e il sistema immunitario?

 

Terapie farmacologiche per la sindrome fibromialgica

Di fibromialgia non si guarisce, questa è la prima cosa da tenere presente a proposito di terapie. Chiarito questo, è però possibile gestire il dolore e tenere a bada i sintomi più invalidanti anche con una opportuna terapia farmacologica, che include o può includere:
  • Antinfiammatori non steroidei (paracetamolo, acido acetilsalicilico o ibuprofene) in basse dosi da usare all’occorrenza;
  • Antidepressivi, inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e farmaci miorilassanti, tutti prescritti in bassi dosaggi, sono utili per migliorare la qualità del sonno e indurre un effetto rilassante sui muscoli;
  • Farmaci analgesici contro il dolore cronico a lento rilascio (tapentadolo).
In linea di massima si è visto che i principi attivi che lavorano direttamente sul sistema nervoso centrale sono più efficaci dei comuni analgesici da banco nella gestione del dolore da fibromialgia. A differenza delle altre malattie reumatiche, la FM non va trattata con il cortisone, perché non è una sindrome infiammatoria.

L’agopuntura funziona contro la fibromialgia?

L’agopuntura – una antichissima tecnica di cura facente parte della Medicina tradizionale cinese – è la prima tra le terapie “alternative” (alla medicina ufficiale), consigliata ai pazienti affetti da sindrome fibromialgica. In effetti ci sono delle notevoli analogie. Abbiamo visto come il dolore si diffonda nel corpo seguendo la mappa dei 18 tender points, i quali sono gli stessi che gli aghi dell’agopuntore vanno a stimolare per “sbloccare” i flussi energetici e riportare in equilibrio gli organi e gli apparati collegati con tale aree.

Questa tecnica – come è emerso da diversi studi sperimentali effettuati da medici ricercatori occidentali – altera la produzione di diversi neurotrasmettitori sia a livello cerebrale che spinale.

Ed è probabilmente questa la ragione per cui molti pazienti affetti da FM entro i 2 anni dalla diagnosi si affidano all’agopuntura traendone grandi benefici laddove le terapie farmacologiche avevano fallito. Un miglioramento che non comporta effetti collaterali, aspetto tutt’altro che trascurabile.

 
Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Agopuntura:

Terapie alternative contro il dolore da FM

Immagine che ritrae una donna che fa yoga Le terapie per la FM devono necessariamente basarsi su un approccio olistico, perché la malattia è talmente invalidante a causa del dolore cronico che produce, da necessitare di un intervento globale “tarato” sulla persona. Ecco che a seconda della gravità dei sintomi della fibromialgia e delle caratteristiche di questi, che possono variare moltissimo da soggetto a soggetto, si testeranno i seguenti trattamenti di medicina alternativa e cure naturali:
  • Massaggi. La manipolazione professionale dei muscoli e dei tessuti molli è in grado di alleviare il dolore e rilassare il corpo, nonché di ridurre i livelli di ansia e combattere la depressione.
  • Fisioterapia. Attraverso opportuni esercizi posturali e di stretching si contrastano i sintomi dolorosi e si fortifica il corpo migliorando sia l’elasticità di muscoli e scheletro che l’equilibrio. Particolarmente benefica la fisioterapia in acqua.
  • Yoga e tai chi. Si tratta di pratiche antichissime che si basano su esercizi e movimenti lenti del corpo, associati a tecniche di rilassamento, respirazione e meditazione. Anche in questo caso molti pazienti ne traggono enormi benefici, sia sotto il profilo prettamente fisico che mentale e psicologico.
Nella vita di ogni giorno, è poi possibile alleviare il dolore e stare meglio seguendo alcune regole comportamentali che si trasformino in una routine quotidiana, tra cui:
  • Fare una lista di pochi impegni giornalieri e rispettarla evitando accumuli e stress eccessivi;
  • Fare attività motoria ogni giorno, anche dolce, come una bella camminata di mezzora. Compatibilmente con il proprio stato di salute si può incrementare l’attività fisica gradualmente;
  • Dare un ritmo regolare ai propri impegni quotidiani in modo da non fare troppi sforzi tutti i una volta;
  • Curare l’igiene del sonno e, se necessario, assumere blandi sedativi naturali (ad esempio a base di valeriana)
  • Seguire un'alimentazione bilanciata e sana, evitando di mangiare troppo nei singoli pasti;
  • Imparare a delegare e chiedere il supporto di familiari, amici e colleghi di lavoro, far riferimento ad associazioni di pazienti fibromialgici ed, eventualmente, entrare in gruppi si mutuo auto-aiuto;
  • Seguire le indicazioni del proprio medico di fiducia e fare gli esercizi di riabilitazione;
  • Cercare, nei limiti del possibile, di mantenere un’attitudine positiva, e ritagliarsi del tempo per curare i propri hobby;
  • Trascorrere più tempo possibile nella natura;
  • Cure termali. Molti pazienti con fibromialgia traggono beneficio da cicli di trattamenti, anche di tipo riabilitativo, in acque termali calde, che hanno inoltre il vantaggio di:
    • Ridurre sensibilmente il dolore;
    • Migliorare la circolazione periferica;
    • Migliorare l’equilibrio e le abilità neuromotorie;
    • Rilassare la muscolatura;
    • Migliorare l’umore;
    • Migliorare la respirazione.
Purtroppo attualmente le cure termali non sono disponibili in convenzione con il SSN come altre patologie croniche, sebbene il percorso di inserimento della fibromialgia nei LEA sia a buon punto. Tuttavia, se il paziente affetto da FM soffre anche di altra patologia riconosciuta dal SSN, allora potrà accedervi. Inoltre, le singole regioni a macchia di leopardo (per il momento sono 11), propongono trattamenti terapeutici non convenzionali della fibromialgia che includono anche percorsi termali. Essere iscritti ad un’associazione locale o nazionale dei pazienti fibromialgici è utile anche per avere informazioni dettagliate e sicure su ciò a cui il malato di sindrome fibromialgica ha diritto, e come ottenerlo. 

Di fibromialgia si muore?

Domandarsi se la fibromialgia possa costituire un fattore di morte precoce è del tutto legittimo, dal momento che stiamo parlando di una sindrome non solo dolorosa, ma cronica e invalidante che spesso necessita di cure farmacologiche di lunga durata. Chi ne soffre sperimenta sintomi talmente aggressivi da passare periodi della vita in cui anche solo alzarsi dal letto diventa problematico, non parliamo di svolgere le attività quotidiane normali, incluse le mansioni lavorative.

Dunque torniamo al quesito di partenza: di fibromialgia si può morire?

È una malattia letale? La risposta, fortunatamente, non dà luogo ad equivoci. La sindrome fibromialgica non è una malattia mortale. Essa non provoca danni tali al nostro organismo da accelerare il processo di morte.
Le paure di molte persone, in particolare, come abbiamo visto, donne giovani, è che in realtà i sintomi della fibromialgia siano segnali precoci di malattia reumatiche sistemiche gravi, come ad esempio il lupus eritematoso sistemico o l’artrite reumatoide.
Ci sono molte differenze tra queste patologie e la fibromialgia.
Lupus, artrite, vasculiti ecc. sono reumatismi che hanno un’origine autoimmune, ovvero sono sindromi infiammatorie croniche e progressive causate da un’anomala reazione del sistema immunitario contro i tessuti sani del corpo.

Tali patologie sono di natura sistemica, significa che sebbene i sintomi possano, egregiamente e a lungo, essere tenuti sotto controllo con l’assunzione di farmaci immunomodulanti o biologici, in combinazione (almeno nei periodi di acutizzazione della fase infiammatoria) con dosi giornaliere di cortisone, l’infiammazione interna può estendersi ad organi vitali come i polmoni, i reni, il cuore.

Non così accade nel caso della fibromialgia, sebbene i sintomi dolorosi possano apparire sovrapponibili. Questo perché in realtà questa sindrome non comporta flogosi interna, e non danneggia gli organi vitali. Quindi alla domanda: di fibromialgia si muore? – possiamo rispondere negativamente.
Non esiste un legame diretto tra diagnosi di fibromialgia e morte precoce. Ma la qualità della vita decresce drammaticamente sia per causa dei sintomi invalidanti, sia, spesso, per la difficoltà del paziente di trovare la giusta diagnosi e, conseguentemente, le cure appropriate.

Fibromialgia e invalidità

Immagine che ritrae una donna con dolori alla schiena per fibromialgiaLa fibromialgia ha una storia controversa: probabilmente esiste da millenni, ma per il mondo scientifico essa è davvero “giovanissima”, dal momento che è stata classificata dall’OMS come malattia con sintomi e caratteristiche autonome solo nel 1992, nella cosiddetta dichiarazione di Copenaghen.
Perché questo ritardo?

La ragione è legata alla specificità della sindrome, che “non si vede”. La FM, infatti, prevalentemente “si sente”. Il paziente soffre, ma il suo corpo apparentemente non ne porta i segni, perché il suo male non induce infiammazione, non danneggia ossa, tendini, muscoli o altri tessuti e apparati, non progredisce in modo irreversibile fino all’immobilità o alla morte. È, appunto, soprattutto una sindrome dolorosa cronica. Questo non significa che non sia stata a lungo studiata e analizzata, proprio per la sua “stranezza”.

Il primo a riferire di curiosi “calli muscolari” (probabilmente piccoli edemi) catalogati poi come sintomi di una forma di “reumatismo articolare cronico”, fu il medico tedesco Robert Friedrich Froriep nel 1842. Successivamente, nel 1904, un medico inglese – William Richard Gowers – parlò di “fibrosite”, un termine che venne in seguito abbandonato perché ci si accorse che la dolorabilità dei tessuti molli non era associata a infiammazione. Nel 1981 – finalmente – la malattia “misteriosa” trovò il suo nome, fibromialgia, appunto. Ma, come abbiamo visto, la strada per il pieno riconoscimento del suo “status” era ancora lunga.
 
In Italia è in corso l’iter per l’inserimento della FM nei LEA (livelli essenziali di assistenza), in quanto malattia cronica/rara. La strada, anche in questo caso, appare lunga, ma alcune regioni – 11 in tutto nel 2019/2020 – hanno già approvato normative specifiche per il riconoscimento dei diritti delle persone affette da fibromialgia al fine di garantire cure appropriate.

L’iter di inclusione della fibromialgia nei LEA è un percorso ad ostacoli, che ha subito un primo stop nel 2018, quando l’ISS (Istituto superiore di Sanità), ha dato parere negativo ritenendo insufficiente la documentazione scientifica presentata. Tuttavia, sempre l’ISS ha coinvolto la SIR (Società italiana di Reumatologia) in uno studio osservazionale del fenomeno al fine di avere a disposizione un aggiornamento dei dati sulla diffusione della fibromialgia e sulla sua incidenza. Nl frattempo le ricerche sperimentali e non sulla fibromialgia si susseguono e forniscono risultati degni di rientrare all’interno di quei criteri imposti dal SSN per un possibile inserimento della FM nei LEA. Recentissimo, è ad esempio, uno studio coordinato proprio dalla SIR, pubblicato sulla rivista internazionale Reumathology e condotto su pazienti italiani che fa il punto sulla gravità della malattia dimostrandone l’impatto fortemente invalidante
A proposito, quindi, di fibromialgia e invalidità (il riferimento è sempre la Legge 104), sebbene ancora la malattia non sia stata ufficialmente riconosciuta dal SSN come malattia rara invalidante, può essere però considerata come tale dalle singole ASL territoriali. Il percorso, infatti, è diverso.
Vediamo come si accede all’invalidità per il paziente fibromialgico:
  • Il primo step è giungere alla diagnosi della malattia;
  • Il secondo step, è quello di avviare la domanda di invalidità (da inoltrare all’Asl) sia coinvolgendo il proprio medico di base (che compila un apposito documento sulla base della sintomatologia riscontrata e sulla sua gravità), che, eventualmente, un patronato o un’associazione di pazienti;
  • In caso di paziente lavoratore, si dovrà coinvolgere anche il medico di medicina del lavoro di pertinenza che riscontrerà e documenterà il deficit di performance nell’espletamento delle mansioni professionali prodotto dalla malattia e le difficoltà riscontrate. In questo caso il paziente con fibromialgia potrà essere definito idoneo, idoneo parzialmente (con richiesta di orari flessibili, di spostamento o riduzione delle competenze), non idoneo temporaneamente o a vita (con quella specifica attività professionale).
  • Infine, dopo aver inoltrato la pratica, si attende che le commissioni sanitarie facciano le loro valutazioni in genere previa visita del paziente stesso (che può essere reiterata in caso di dubbio). 

Convivere con la sindrome fibromialgica: rivolgersi a un'associazione

Una diagnosi di fibromialgia può senza dubbio destabilizzare: difficile districarsi tra le possibili cure, i trattamenti di medicina alternativa, le leggi che tutelano i propri diritti in ambito lavorativo e quindi il discorso legato alla domanda di invalidità, i dubbi sul decorso stesso della sindrome e le tante paure correlate.
  • Avrò una vita normale con la FM?
  • Potrò avere dei figli/una gravidanza senza problemi?
  • La fibromialgia è una malattia ereditaria?
  • Ci sono cure definitive?
  • Ci sono nuovi farmaci contro il dolore, e se sì chi me ne può parlare?
A queste e molte altre domande, è possibile trovare una risposta anche attraverso le tante associazioni di pazienti e specialisti che ormai – e per fortuna – si stanno moltiplicando sia a livello nazionale che regionale. A tal riguardo, segnaliamo giusto qualche indirizzo, che potrà rivelarsi utile per chi stia attraversando il difficile percorso di scoperta della propria sindrome fibromialgica. Far parte di una associazione aiuta a sentirsi meno soli di fronte alla malattia, proprio perché la fibromialgia è stata per tanto tempo classificata come malattia minore, e questo ha portato anche molti medici a sottovalutare l’impatto negativo che i sintomi dolorosi comportano.

Ecco dunque a chi rivolgersi:
 

APPROFONDIMENTI BIBLIOGRAFICI:

Domande e risposte

Quali sono tutti i sintomi di fibromialgia?

A seconda della gravità con cui la sindrome si manifesta, i sintomi che si possono sperimentare sono tanti, tra i più frequenti:

  • Affaticamento, spossatezza (in forma da moderata a severa);
  • Disturbi del sonno, insonnia;
  • Rigidità articolare;
  • Mal di testa;
  • Dolori muscolo scheletrici di origine non infiammatoria;
  • Dolori generalizzati a tutto il corpo, che possono diventare gravemente invalidanti;
  • Sensazione di intorpidimento, bruciore, formicolio alle estremità (mani e piedi);
  • Sindrome dell’intestino irritabile;
  • Nelle donne mestruazioni dolorose (menorragia);
  • Deficit di memoria e difficoltà di concentrazione (nebbia cognitiva);
  • Disturbi urinari;
  • Bocca e occhi secchi

Quali sono gli esami necessari per la diagnosi di fibromialgia?

Alla diagnosi di fibromialgia si arriva per esclusione, quando siano state accantonate tutte le altre possibili cause dei sintomi sopracitati. Non esistono test di laboratorio specifici per individuare la sindrome fibromialgica, e lo stesso vale per gli esami strumentali. Attualmente la via più sicura per diagnosticare con buona sicurezza la fibromialgia è la valutazione dei 18 tender points (o punti dolenti), che deve essere effettuata da uno specialista della malattia. Si effettua stimolando questi specifici punti dislocati in tutto il corpo con la digitopressione. Nei soggetti fibromialgici i tender points dolgono, nei soggetti che non soffrono di questa sindrome no. 

Quale specialista cura la fibromialgia?

La figura di riferimento a cui rivolgersi di fronte a sintomi che possono far sospettare una fibromialgia è lo/a specialista in reumatologia, la branca della medicina che si occupa di studiare, diagnosticare e curare le patologie osteoarticolari, sia di origine infiammatoria, che non. 

Cosa si può mangiare per alleviare la fibromialgia?

La dieta non è una cura per la fibromialgia, che è una sindrome cronica, tuttavia, assumere certe alimenti e ridurne altri, può aiutare ad alleviare i sintomi dolorosi. Ad esempio, sono consigliati tutti i cibi freschi che contengano antiossidanti e fibre, in particolare frutta (sia fresca che secca) e verdura (ad eccezione di quelli che contengono solanina, tra cui pomodori, melanzane e patate), olio extravergine d’oliva, pesce, cereali integrali, germogli, erbe aromatiche quali salvia, alloro, rosmarino, basilico e spezie tra cui la curcuma e lo zenzero. Sempre allo scopo di attenuare i disturbi sono sconsigliate o da limitare fortemente le bevande alcoliche, l’eccesso di zuccheri raffinati e i carboidrati con glutine, sale, latticini, e grassi saturi e trans. Inoltre, si è osservato che molti soggetti fibromialgici tendono ad ingrassare, spesso per disordini metabolici e/o endocrini. Per questo è importante cercare di smaltire i chili di troppo, che accentuano i sintomi, e mantenere il peso forma. 

Quanto dura la fibromialgia?

La sindrome fibromialgica è una patologia dolorosa cronica, e quindi non guarisce, e non ha “durata”. Per quanto riguarda, invece, la diagnosi, affinché si possa parlare di fibromialgia il sintomo principale, ovvero il dolore diffuso e livello osteoarticolare e muscolare, deve essere continuativo per almeno tre mesi. 

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In collaborazione con

Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.

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