Fascite Plantare: cos'è, esercizi e rimedi

Fascite Plantare: cos'è, esercizi e rimedi

Indice

Domande e risposte

Fascite Plantare: che cos’è

Si parla di fascite plantare per indicare un’infiammazione dolorosa nella zona fra la fascia plantare inferiore del piede che parte dalle dita, e arriva fino al calcagno. Quando al dolore non si accompagna infiammazione si parla più correttamente di fasciosi plantare.
Il legamento arcuato è importante per la trasmissione del peso lungo il piede, e per questo la fascite plantare è molto frequente nelle persone che sollecitano eccessivamente questo legamento, come: La fascite plantare è una delle cause della tallonite, l’infiammazione del calcagno. La fasciosi plantare si può associare anche alla spina calcaneare, una piccola escrescenza ossea che si forma in seguito ad alcuni fattori come un deficit di irrorazione e la contrattura della fascia plantare.
  1. In una fase iniziale, la fascite plantare provoca dolore al legamento arcuato a livello calcaneare;
  2. Successivamente il dolore si sposta verso l'avampiede, coinvolgendo tutta la pianta del piede, risparmiando solo la punta delle dita.
Se non trattata, la fascite plantare da acuta può diventare cronica.
 

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Sintomi della fascite plantare

Il primo sintomo è un dolore che compare sotto il piede, in particolare sotto il tallone, e che si irradia a tutta la pianta del piede. È più acuto al mattino appena ci si alza, e va e viene durante la giornata, diminuendo quando siamo seduti o sdraiati perché non sollecitiamo il legamento arcuato. Il dolore diventa più intenso nella prima parte del passo, quando spostiamo in avanti il tallone. In alcuni casi il dolore al calcagno è molto intenso o investe anche la parte laterale del piede. Talvolta compaiono tumefazioni o gonfiore nella zona del piede o della caviglia.
 
Immagine che rappresenta il dolore al piede, fascite plantare

Cause della fascite 

La fascite origina da un’infiammazione del legamento arcuato, che può essere dovuta a diverse cause: 
  • Una postura errata, che finisce per spostare il peso in modo non uniforme sul nostro piede;
  • L’utilizzo di scarpe non adatte a noi perché troppo piccole, troppo larghe, troppo strette, oppure perché non rispettano la forma del piede, per esempio con una suola troppo piatta senza plantare. Tutte le scarpe possono creare potenziali problemi se non sono conformi al nostro piede: basse, running, da corsa, antinfortunistiche. Si può chiedere consiglio a un podologo;
  • L’utilizzo di tacchi eccessivamente alti per molto tempo, sollecitando eccessivamente il legamento e il tallone;
  • Alcune attività sportive, come la corsa, o il calcio, soprattutto idossando a lungo le scarpe sbagliate;
  • Problemi strutturali al piede come alluce valgo, piede piatto, piede cavo, che ci portano a camminare male. In questo caso è utile consultare un medico specialista che consiglierà delle calzature adatte;
  • Obesità;
  • Professioni che ci costringono in piedi per molte ore al giorno;
  • Muscoli della gamba molto deboli e insufficienti per sostenere il nostro peso. Per esempio i muscoli del polpaccio, peroneo, tibiale posteriore ed estensori delle dita e del piede.
Immagine infografica che rappresenta la fascite plantare nel piede disegno

Diagnosi

La diagnosi è essenzialmente clinica, esaminando il dolore al piede. Il test per verificare la presenza o meno della fascite plantare consiste nell’esercitare un’energica pressione con il pollice sul calcagno mentre il piede è in dorsi flessione. In caso di fascite, la pressione scatena un forte dolore, oltre al dolore lungo il margine plantare mediale della fascia. 
Se ci sono dubbi che l’origine sia diversa rispetto alla semplice infiammazione, si può consigliare una radiografia o una risonanza magnetica per escludere lesioni.  Le malattie che mostrano una sintomatologia simili a quella della fasciosi plantare sono per esempio:
  • La borsite calcaneare;
  • La sindrome del tunnel tarsale;
  • La rottura della fascia plantare (con episodi di tumefazione).
Altre patologie da escludere in sede di diagnosi di fascite sono:
  • La spondiloartropatia sieronegativa;
  • La neuropatia di Baxter;
  • Il morbo di Sever-Blanke-Haglund. 

Come curare la fascite plantare

Immagine che rappresenta la localizzazione del dolore alla fascite plantareLa prima cosa è correggere la postura per alleviare lo stress nella zona colpita. Si propone al paziente l'uso di dispositivi specializzati da inserire nelle scarpe come:
  • Rialzi interni;
  • Stecche;
  • Bendaggi;
  • Plantari. 
Il trattamento massoterapico della fascia plantare in alcuni casi può risultare utile, con il vantaggio di potere effettuare qualche esercizio semplice in autonomia: basta infatti far rotolare una bottiglietta d'acqua fredda sotto il piede per 10 minuti per ottenere un effetto miorilassante e antalgico della fascia plantare. Rimane ovvio che qualsiasi manipolazione del piede, la terapia manuale deve essere fatta da personale competente: Per il resto, non esistono rimedi naturali miracolosi: la cura della fascite plantare è essenzialmente farmacologica, tramite farmaci antiinfiammatori o con cure a base di cortisone (FANS o corticosteroidi) per alleviare il dolore, ma che devono essere assunti sotto stretto controllo medico, non con il fai da te. 

Un altro trattamento è il cosiddetto PRP, un gel piastrinico che si ottiene attraverso un piccolo prelievo di sangue dal paziente ed ha lo scopo di rigenerare i tessuti, grazie alla elevata concentrazione di fattori di crescita al suo interno.

Negli ultimi anni è sempre più diffuso il trattamento delle fasciti plantari tramite terapia fisica, “a onde d’urto” cioè con impulsi extracorporei assolutamente non invasiva. In questo trattamento si trasmettono onde di impulsi a bassa frequenza attraverso un focalizzatore con l’obiettivo di migliorare la circolazione sanguigna per rigenerare più rapidamente il tessuto danneggiato, dal momento che i tempi di guarigione della fascite plantare sono piuttosto lunghi, in termini di mesi.

In rari casi particolarmente gravi, o di fascite plantare cronica, recidivante, si può ricorrere a intervento chirurgico. La tecnica più comune oggi è quella mini invasiva e consiste nell’interruzione della fascia plantare eseguita per via percutanea senza incisioni chirurgiche. Questo tipo di intervento è molto breve, dura una decina di minuti, non è doloroso e permette di tornare a camminare normalmente già a pochi giorni dall’intervento.

Fisioterapia 

Gli esercizi di ginnastica, come lo stretching a piedi e gambe, specie per distendere i polpacci, se consigliati da un fisioterapista sono molto utili per rafforzare la muscolatura e correggere la postura. In generale si consiglia in questi casi di fare passi più corti e di evitare di camminare a piedi scalzi, perché è più difficile correggere la camminata in questo modo.

Anche la manipolazione del piede e della gamba da parte dello specialista fisioterapista riesce, attraverso la manipolazione plantare, a ridurre la rigidità di tendini, tessuti e muscoli, e di conseguenza a ripristinare la normale camminata. L’esercizio terapeutico è di fondamentale importanza in quanto permette di riacquisire una buona elasticità della fascia plantare, rafforzare i muscoli e le afferenze propriociettive e tattili epicritiche. 
 
Immagine che rappresenta un uomo sdraiato sul lettino con la fisioterapista


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Che scarpe usare in caso di fascite plantare?

Dipende dall’origine del problema, per esempio se ci sono elementi strutturali come piede piatto o piede cavo. Si sconsiglia per prevenire problemi ai piedi l’utilizzo di scarpe non adatte a noi perché troppo piccole, troppo larghe, troppo strette, oppure perché non rispettano la forma del piede, per esempio con una suola troppo piatta senza plantare. Anche l’utilizzo di tacchi eccessivamente alti per molto tempo, che sollecitano eccessivamente il legamento e il tallone sono da evitare. Di solito si propone al paziente l'uso di dispositivi specializzati da inserire nelle scarpe come rialzi interni, stecche e plantari. 

Come curare la fascite al piede?

La cura della fascite plantare è essenzialmente farmacologica, tramite farmaci antiinfiammatori (FANS o corticosteroidi) per alleviare il dolore, ma che devono essere assunti sotto stretto controllo medico, non con il fai da te. 
Negli ultimi anni è sempre più diffuso il trattamento delle fasciti plantari tramite terapia fisica, “a onde d’urto” cioè con impulsi extracorporei assolutamente non invasiva. In questo trattamento si trasmettono onde di impulsi a bassa frequenza attraverso un focalizzatore con l’obiettivo di migliorare la circolazione sanguigna per rigenerare più rapidamente il tessuto danneggiato. In rari casi particolarmente gravi si può ricorrere a intervento chirurgico. La tecnica più comune oggi è quella mini invasiva e consiste nell’interruzione della fascia plantare eseguita per via percutanea senza incisioni chirurgiche. Questo tipo di intervento è molto breve, dura una decina di minuti, non è doloroso e permette di tornare a camminare normalmente già a pochi giorni dall’intervento.

Quali antinfiammatori per fascite plantare?

Anzitutto i farmaci antinfiammatori devono essere assunti solo su consiglio medico. Sono da evitare sempre i fai da te, anche con medicinali che abbiamo già in casa. La cura della fascite plantare è essenzialmente farmacologica, tramite farmaci antiinfiammatori (FANS o corticosteroidi).

Quanto tempo ci vuole per guarire dalla fascite plantare?

Dipende dalla gravità della stessa e dal trattamento. In generale, in assenza di intervento chirurgico, i tempi di guarigione della fascite plantare sono piuttosto lunghi, in termini di mesi.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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