Ernia del disco: sintomi, esercizi, cause e cure

Ernia del disco: sintomi, esercizi, cause e cure

Indice 

Cos'è l'ernia del disco

L'ernia del disco è una delle più comuni cause di mal di schiena, può colpire una o più vertebre della colonna provocando forti dolori e difficoltà nei movimenti e nella deambulazione.

L’ernia è una discopatia, cioè una malattia che colpisce il disco intervertebrale, il cuscinetto interposto tra una vertebra e l'altra con lo scopo di facilitare i movimenti e ammortizzare gli urti. Spesso è classico è il caso di chi si trascina un dolore cervicale o una lombalgia per mesi senza andare ad indagare quale sia l'origine del problema, ovvero senza sottoporsi a visita ortopedica o effettuare gli esami diagnostici previsti in questi casi: radiografie, risonanze magnetiche, TAC.

Immagine che mostra la comparsa di ernia del disco nella colonna

Quali sono le cause dell’ernia del disco

Si tratta di una patologia da usura o da sforzo che colpisce sia uomini che donne in età giovanile o matura – la fascia più interessata è quella che va dai 35 ai 55 anni - determinata dalla fuoriuscita del nucleo morbido di uno o più dischi intervertebrali, a causa di una compressione.

Per capire meglio cosa succeda alla colonna vertebrale in questi casi, dobbiamo fare un minimo ripasso di anatomia. La nostra spina dorsale è strutturata in modo da alternare le vertebre, che sono le porzioni ossee, a cuscinetti isolanti che fungono da ammortizzatori, ripieni di un nucleo polposo morbido di consistenza gelatinosa, i quali rendono elastici i movimenti e flessibile la colonna.

Il disco intervertebrale è costituito da una porzione centrale più fluida e una più esterna, più dura. In alcuni casi, la porzione centrale può “fuoriuscire” attraverso la porzione periferica ed entrare in conflitto con il midollo (se si tratta di un disco cervicale e/o dorsale) e/o con le radici nervose (in tutti gli altri casi, ovviamente compreso il livello lombo sacrale) determinando, in alcuni casi, una compressione tale da provocare un danno a carico di tali strutture.

Talvolta, a causa di traumi, o, più facilmente, microtraumi ripetuti nel tempo, nonché difetti posturali mai corretti, si verifica una compressione laterale del disco con schiacciamento e fuoriuscita di parte del cuscinetto ammortizzatore (protrusione). Questa è la fase iniziale dell’ernia, che può creare disturbi dolorosi e perdita di sensibilità agli arti della parte interessata quando la compressione delle vertebre irrita le terminazioni nervose. Non è un caso se tra i sintomi più comuni dell’ernia del disco ci sia la sciatica, ovvero l’infiammazione, dolorosissima, del nervo sciatico che dal gluteo attraversa tutta la gamba.

Tipi di ernia

Le ernie si possono classificare come:
  • Ernia contenuta (o protrusione) è la forma più tipica di ernia discale lombare. Il nucleo polposo erniato si incunea nelle fessurazioni dell'anello fibroso degenerato, senza oltrepassarne peraltro le lamelle più esterne; 
  • Ernia espulsa od estrusa oltrepassa completamente l'anulus fibroso e viene ulteriormente suddivisa;
  • Ernia migrata è la condizione nella quale il frammento espulso migra a distanza dal disco, frequentemente caudalmente (verso il basso), lateralmente e molto raramente cranialmente (verso l’alto).

Ernia del disco cervicale, dorsale e lombare 

A seconda della localizzazione dell’ernia si possono avere altri sintomi tra cui mal di schiena (tipicamente la lombosciatalgia), rigidità della colonna, difficoltà a compiere movimenti, intorpidimento e formicolio degli arti inferiori. Il dolore tende ad accentuarsi con l’immobilità, specialmente la notte. 
A livello cervicale si distinguono:
  • Ernia molle: è la classica ernia, per uscita (estrusione) del disco nel canale neurale. Si produce per “usura” e “degenerazione” del disco, e può essere dovuto a traumi cervicali con colpo di frusta. Usualmente si riscontra prima dei 50 anni. Il livello più colpito è C6-C7 (70%), segue C5-C6 (20%);
  • Ernie dure: ernie del nucleo polposo degenerato e quasi calcifico associate ad osteofitosi (degenerazione caratterizzata da nuove formazioni a forma di becco, dette osteofiti) dei corpi vertebrali.

Immagine che mostra una radiografia della colonnaSintomi dell’ernia discale cervicale

Le ernie mediane a livello del collo causano una compressione sul midollo spinale che ne soffre (mielopatia) sviluppando una serie di disturbi come intorpidimento delle mani, goffaggine, debolezza a carico del braccio, debolezza della mano, rigidità delle gambe, perdita di equilibrio, urgenza a urinare e, nei casi più gravi, disturbi di controllo degli sfinteri (uretra e ano).
Le ernie laterali compromettono invece il benessere della radice nervosa che si manifesta con dolore e/o deficit radicolare, cioè un dolore cervicale irradiato alla spalla, alla scapola e al braccio.

Il rachide cervicale è costituito da 7 vertebre, queste vengono identificate con la lettera C, e progressivamente numerate da C1 a C7. Se l’ernia è a livello C6-C7, il dolore si irradia sul margine laterale dell'avambraccio e al dito medio della mano. Quando interessa la C5-C6 il dolore si irradia sul margine laterale dell'avambraccio, sul dorso della mano, sul pollice e sull'indice, mentre se si trova alla C4-C5 si verifica una compromissione del muscolo deltoide che si manifesta con una difficoltà a sollevare e piegare il braccio.

Diagnosi di ernia del disco cervicale

Attraverso la risonanza magnetica nucleare cervicale, può essere ben evidenziata l'ernia del disco e lo stato in cui si trova, questo esame permette inoltre di visualizzare eventuali zone di sofferenza a livello midollare. La TAC cervicale fornisce invece maggiori informazioni sulla componente ossea.

Terapia dell'ernia del disco cervicale

Può essere indicato l'utilizzo di un collare morbido cervicale per 2-3 settimane (preferibilmente non oltre per evitare una atrofizzazione della muscolatura cervicale). La terapia farmacologica invece, si basa sull'utilizzo di farmaci miorilassanti, antinfiammatori non steroidei, analgesici e cortisonici. Utile anche un ciclo di ozonoterapia, passata la fase acuta però è consigliabile impostare un trattamento fisioterapico.
Nel caso in cui tutte le terapie provate non abbiano portato sollievo, va allora presa in considerazione la soluzione chirurgica.


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Ernia discale dorsale

La zona dorsale è meno esposta a questo tipo di disturbo perché le vertebre, articolandosi con le coste della gabbia toracica, è più stabile. Le vertebre dorsali possono interessare il tratto compreso tra D8 e D11.

Sintomi dell’ernia discale dorsale

L’ernia può comprimere il midollo spinale o le radici nervose. I sintomi caratteristici della compressione sul midollo spinale comprendono il dolore alla colonna dorsale, riduzione della forza agli arti inferiori con difficoltà nel camminare. 

Ernia del disco lombare

L’ernia del disco lombare è una malattia degenerativa del disco intervertebrale e, statisticamente, si manifesta in modo più rilevante nelle persone di età compresa tra i 30-50 anni. Nel tratto lombare vi sono cinque vertebre e tra una e l’altra vi è un disco intervertebrale (simile ad un cuscinetto), che attutisce il contatto tra le stesse. Ogni disco, che funge da ammortizzatore, è costituito dall’anulus, ossia la parte esterna duro-fibrosa simile a un anello e un nucleo polposo, di consistenza gelatinosa formata principalmente da acqua, che assorbe e distribuisce uniformemente le sollecitazioni ricevute. L’anello fibroso può deformarsi sotto la spinta elastica del nucleo-polposo (ernia contenuta) o rompersi, facendo fuoriuscire il nucleo-polposo (ernia espulsa) ed invadendo uno spazio non pertinente.

Cause dell’ernia del disco lombare

Tra le cause e i fattori di rischio dell’ernia del disco lombare vi sono: l’alta statura, la mancanza di attività fisica, l’eccesso peso, i lavori sedentari e/o ad elevato impegno fisico, la prolungata e costante guida, le gravidanze.

Sintomi dell’ernia del disco lombare

L’ernia del disco lombare provoca un intenso dolore alla schiena e alle gambe, rendendo difficoltosa non solo la deambulazione, ma anche i più piccoli movimenti degli arti inferiori. Il dolore si accentua in seguito a flessioni, colpi di tosse e starnuti.
Il dolore può bloccare il paziente (lombalgia, cruralgia, sciatalgia), che talvolta può avvertire perdita di riflessi e forza.
L’ernia del disco lombare può provocare: forza ridotta degli arti inferiori, assenza o poca sensazione al tatto (anestesia e ipoestesia), formicolio (parestesia) e, al tocco, diffusa sensazione di dolore di tipo urente-pungiforme (disestesia).

La diagnosi

Per diagnosticare l’ernia del disco lombare sono fondamentali una visita specialistica (anamnesi ed esame clinico del paziente) e una TAC alla colonna lombare o una Risonanza magnetica alla colonna lombare.

Fattori di rischio di ernia discale

Tra i fattori di rischio di questa discopatia ci sono: obesità, sedentarietà, lavori usuranti, altezza (gli individui molto alti sono più a rischio), fumo e familiarità. Anche l’età incide. Sebbene, come anticipato, l’ernia colpisca anche in giovane età, con l’invecchiamento il nucleo polposo morbido intervertebrale tende a disidratarsi, perdendo consistenza e riducendo gli spazi intervertebrali, con la conseguenza che è più facile il verificarsi di una compressione. Come venirne fuori?

Cure dell’ernia in fase acuta

Un mal di schiena ripetuto con i sintomi che abbiamo elencato non va mai sottovalutato, e anzi dovrebbe spingere a un controllo da parte dell’ortopedico o del fisiatra. Nell’attesa della diagnosi definitiva di ernia o comunque nelle fasi acute dell’infiammazione è però importante trovare sollievo dal dolore e riprendere un minimo di funzionalità della colonna con le seguenti cure di primo intervento:
  • Impacchi di ghiaccio sulla parte dolorante;
  • Assunzione di farmaci antinfiammatori, antidolorifici e miorilassanti da banco;
  • Infiltrazioni di cortisone localizzati da parte di un ortopedico;
  • Ozonoterapia e cure termali per l’ernia intervertebrale superata la fase acuta, in genere si procede a quella che viene definita terapia conservativa, che ha lo scopo di tenere i sintomi sotto controllo. Tra queste opzioni terapeutiche si annoverano:
    • Ozonoterapia (o discolisi con ossigeno-ozono) – tramite iniezioni intradiscali o paravertebrali di una miscela di ossigeno e ozono ad azione antinfiammatoria e disidratante, si riducono le dimensioni del nucleo polposo erniato;
    • Cure termali per ernia discale. Fanghi e bagni terapeutici sono indicati in presenza di discopatia senza erniazione, dopo l’intervento chirurgico per ernia discale e, in generale, quando ci sono problemi di origine reumatica (osteoartrosi, reumatismi, artrite reumatoide in fase di quiescenza, artrosi, cervicalgia di origine reumatica, esiti di reumatismi extra articolari, osteoporosi, periartrite scapolo-omerale, spondilite anchilopoietica). Il calore svolge un’azione decontratturante e analgesica a livello dell’apparato osteo-artro-muscolare, mentre attraverso la sudorazione è possibile espellere le tossine.

Cure non chirurgiche dell’ernia

Tra le cure che possono essere proposte ci sono:
  • Mobilizzazioni manuali del collo o della zona lombare effettuati da un fisioterapista;
  • Trattamento percutaneo sintomatico, con l’utilizzo di un agoelettrodo che emette radiofrequenze.
Ci sono poi varie altre  terapie diverse, da concordare con lo specialista. Tuttavia, la risoluzione completa del problema si pone per chi sia soggetto a ernia discale più volte nella vita. Come guarire dal mal di schiena una volta per tutte? La soluzione porta ad una doppia via: da un lato l’intervento chirurgico, e dall’altra la ginnastica posturale e gli esercizi di stretching. Proviamo ad approfondire entrambe le opzioni, partendo da quella chirurgica.

Immagine che mostra la mobilizzazione del collo e della schiena da parte del fisioterapista

A chi serve l'intervento?

Di recente sono emerse polemiche riguardo l’eccessivo ricorso alla chirurgia per curare dei “banali” mal di schiena che non necessitavano di una soluzione così drastica. Tra le cause più comuni di cervicalgie e lombalgie c’è l’ernia del disco, che è appunto un tipico problema dello scheletro che può essere corretto anche per via chirurgica. Ma quando è davvero necessario farsi operare?
Come abbiamo visto, la prima fase dell’ernia è la protrusione, ovvero la fuoriuscita del nucleo polposo dalla sede per schiacciamento laterale. Sebbene questa condizione sia già di per sé dolorosa, è senza dubbio reversibile, tanto è vero che un buon numero di ernie guarisce da sola, o con un aiuto, come vedremo, dalla ginnastica e dalla fisioterapia. Il ricorso al bisturi si intende necessario solo quando la situazione degenera e l’ernia discale diventa espulsa.

Cosa significa? Che la continua compressione sul nucleo polposo protruso provoca la rottura dell’anello che lo contiene e la conseguente fuoriuscita della parte gelatinosa interna. A quel punto il dolore può non essere più controllabile, e ad esso si possono aggiungere deficit neurologici, con perdita di forza, sensibilità e funzionalità degli arti e delle zone del corpo interessate dalla compressione.

Nel dettaglio, la sindrome della Cauda Equina, la compressione di una o più radici (lombari e sacrococcigee), è indicazione assoluta all’intervento di discectomia da effettuarsi entro 1-2 giorni dal manifestarsi dei sintomi. La Sindrome della Cauda Equina è una malattia rara e caratterizzata da dolori lombosacrali irradiati a arti inferiori, vescica, perineo e retto, deficit motorio, impotenza, disturbi sfinterici e turbe trofiche. Un’altra condizione è l’aggravamento del deficit motorio.

Quando i sintomi persistono per più di 6 settimane e il dolore non diminuisce nonostante i trattamenti conservativi. Questi criteri devono essere entrambi presenti e deve esserci corrispondenza tra sintomi, segni clinici ed esami diagnostici.
Il candidato ideale a subire un intervento chirurgico per la risoluzione dell’ernia discale è quindi un soggetto che abbia un’ernia espulsa con sintomatologia importante, o che sia soggetto a ernie ricorrenti, o che, infine, sia refrattario ai trattamenti antidolorifici sintomatici che abbiamo visto. 

Soluzioni chirurgiche disponibili

Attualmente si può scegliere tra:
  • Discrectomia standard. Consiste nell’impianto di protesi artificiali che sostituiscono i dischi intervertebrali danneggiati. La discectomia si può eseguire solo dopo la rimozione del legamento giallo (flavectomia), rimozione parziale (interlaminectomia) o totale della lamina (emilaminectomia).Dopo discectomia standard, nel 90/95% dei casi si è osservata la risoluzione del dolore lombo-sciatalgico;
  • Microdiscectomia tradizionale. Trattasi della rimozione del dischetto protruso e del materiale da esso fuoruscito dalle vertebre;
  • Microdiscectomia endoscopica. In questo caso l’asportazione del dischetto avviene per via endoscopica, ovvero tramite microincisioni attraverso cui si fa passare un endoscopio a fibre ottiche che sostituisce i “ferri” chirurgici. Nell’intervento viene rimosso chirurgicamente, in modo totale o parziale, il nucleo polposo mediante un microscopio operatorio. L’asportazione dell’ernia e l’eliminazione delle cause di compressione sulle strutture nervose, avviene in 30-40 minuti, con conseguente riduzione dei tempi di degenza (1-2 giorni), convalescenza (10-15 giorni), cicatrice cutanea, muscolare e periradicolare minima, immediata possibilità di camminare, assenza di dolore post-operatorio.  Nei controlli a un anno dall’intervento di microdiscectomia, nel 95% dei casi vi è la risoluzione della sintomatologia lombo-sciatalgica;
  • Decompressione chirurgica, indicata in caso di deficit neurologici, per alleviare i sintomi e ripristinare il corretto allineamento delle vertebre
L’intervento per la risoluzione di un’ernia del disco viene seguito da un periodo di riposo, in cui le attività fisiche permesse devono essere concordate con il chirurgo. Dopo almeno 12 settimane dall’intervento, è possibile sottoporsi ai trattamenti di riabilitazione. 

La chirurgia per l’ernia discale, purtroppo, non sempre è risolutiva. Non sempre è garantita la cessazione della sindrome dolorosa e la regressione totale dei sintomi. Tuttavia, si tratta di una soluzione da considerare quando la condizione generale del paziente, a causa dell’ernia, sia diventata intollerabile e abbia compromesso in modo serio la qualità della vita e quando qualunque altra terapia di tipo conservativo non abbia sortito effetto.

Intervento chirurgico per l'ernia del disco cervicale

Generalmente l’operazione si esegue con tecnica microchirurgica, attraverso un'incisione su una piega del collo sul livello interessato. Si procede quindi all'asportazione del disco intervertebrale e della sua parte erniata. Una volta svuotato il disco si inserisce uno spaziatore (cage) nello spazio fra le due vertebre. La degenza è di qualche giorno al massimo. Il paziente può riprendere subito la vita normale, evitando ovviamente sforzi eccessivi ed indossando un collarino per 30 giorni.

Come funziona la riabilitazione

Immagine che mostra una donna dalla fisioterapista per mantenere la schiena drittaAttività sportiva ed esercizi di fisioterapia

Come anticipato, per alleviare i sintomi dolorosi di un’ernia discale, non è necessario ricorrere alla chirurgia, a meno che non si verifichino le complicanze che abbiamo visto. Quindi, in presenza di una compressione che provoca mal di schiena ricorrente, sciatalgia o altro tipo di nevralgia, si può intervenire con altri rimedi meno drastici, tra cui la ginnastica posturale, lo yoga, la fisioterapia. In buona sostanza, con l’esercizio fisico mirato è quindi possibile rimettere a posto una colonna vertebrale un po’ “scombinata” e migliorare la risposta ai rimedi farmacologici. Chi soffre spesso di lombalgie o cervicalgie tende a pensare che muoversi di meno allevi il dolore e che il riposo sia la soluzione ideale. In realtà, è vero il contrario! Infatti la ginnastica stabilizza e rinforza la muscolatura della schiena e dell’addome fungendo da analgesico naturale, perché la “tenuta” e l’allineamento delle vertebre dipendono proprio dalla tonicità dell’apparato muscolare che sostengono la colonna.
 
Muscoli forti supportano la spina dorsale e impediscono che si verifichi una pressione eccessiva sulle ossa vertebrali. C’è un altro motivo per cui lo sport è essenziale nel prevenire e alleviare i dolori da ernia discale: permette di controllare il peso. Uno dei fattori di rischio di qualunque discopatia è proprio il sovrappeso, e la ragione è intuitiva: quanta fatica deve fare l’apparato muscoloscheletrico per sostenere un peso doppio o triplo rispetto a quello per qui è stata programmata? È chiaro che alla fine, la colonna tenda a deviare e a schiacciarsi. Ma quali sono le attività fisiche consigliate da ortopedici e fisiatri per alleviare un mal di schiena da ernia discale e cosa, invece, può peggiorare i sintomi?

Come premessa è importante stabilire che qualunque programma di attività fisica non deve essere eccessivamente intenso. Troppi sforzi non sono adeguati a chi abbia già un problema di compressione discale. Non esistono, in teoria, esercizi da evitare quando si soffre di mal di schiena da discopatia, l’importante è eseguirli in modo corretto, previo adeguato riscaldamento. In questi casi “ascoltarsi” è l’unico modo per capire se lo sport scelto è quello giusto. Se i sintomi si allentano e ci si sente bene, allora significa che il training è efficace. Discorso che vale, ad esempio, per la corsa, in passato spesso messa sotto accusa come causa di danni alla schiena e alle articolazioni. In realtà un po’ di jogging quotidiano, praticato con le calzature giuste e senza strafare, è ugualmente benefico per tutto il corpo. Al contrario, non esiste neppure un unico esercizio risolutivo per il mal di schiena!

È piuttosto la combinazione di diversi tipi di ginnastica a risultare efficace alla lunga.
L’ideale è puntare su attività aerobiche che allenino in modo soft la muscolatura e migliorino la postura: sono tantissimi gli esercizi di stretching aerobico che sono in grado di tenere sotto controllo un’ernia e sbloccare la schiena. Ad esempio esercizi di stabilizzazione lombare dinamica – consigliati dai fisioterapisti – lavorano specificamente sulla muscolatura addominale e dorsale per migliorare la stabilità e la postura, e aumentare flessibilità e forza. Anche il programma di esercizi di Core stability ha più o meno lo stesso scopo: rinforzare la muscolatura del tronco per alleviare il dolore lombare.
Altri sport aerobici consigliati sono il ciclismo, le camminate e il nordic walking, il nuoto. Da praticare in modalità soft, purché con regolarità.
Yoga cinese e Pilates sono anch’esse delle discipline molto indicate per alleviare il dolore e rinforzare la muscolatura che sostiene la colonna. Il consiglio è quello di iscriversi a un corso tenuto da professionisti e informarli del proprio problema in modo da farsi costruire un programma di esercizi adatti alla risoluzione dello stesso.

Immagine di una donna affetta da ernia del disco che fa esercizi di allungamento della schienaChiropratica e osteopatia rappresentano una interessante opzione non farmacologica e non invasiva, ma “passiva” per ripristinare l’allineamento della colonna, sciogliere le contratture, migliorare la postura e decomprimere le vertebre allentando in tal modo la sindrome dolorosa, ma vanno considerate con attenzione. Le manipolazioni non devono essere violente e non si effettuano mai durante la fase acuta dell’infiammazione e del dolore, perché altrimenti potrebbe verificarsi un peggioramento delle condizioni.

Torniamo alla fisioterapia, il cui programma di esercizi ha lo scopo primario di permettere il pieno recupero della funzionalità della propria schiena e dei propri arti, in modo da poter svolgere le attività di ogni giorno. Per tale ragione il fisioterapista “tara” tali esercizi sulle esigenze e sulle condizioni del paziente, basandosi non solo sulla maggiore o minore intensità dei sintomi, sullo stadio e sulla posizione dell’ernia, ma anche sulla sua età e sulle sue necessità quotidiane.
In genere nei training proposti sono presenti esercizi secondo il metodo Mckenzie, che lavorano sulla decompressione dei nervi in particolare in caso di ernia cervicale, e il metodo “Back school” che mira a sbloccare le articolazioni interessate dal dolore con esercizi di stretching. La riabilitazione può avvalersi anche di un mezzo speciale che è l’acqua, ottima soprattutto per chi fatica ad allenarsi in palestra o sia in forte sovrappeso.

La ginnastica posturale (associata ad un test posturografico) e il programma di riabilitazione cambiano a seconda delle zone della colonna interessate dall’ernia, come facilmente intuibile. Un esempio sono gli esercizi specifici per alleviare il dolore dell’ernia discale L5-S1, una delle più comuni in assoluto. Il segmento in cui si verifica la protrusione discale e la compressione è l’ultima vertebra della zona lombare della schiena, sulla quale la pressione tende comunque ad aumentare fisiologicamente con l’avanzare dell’età. Vediamo un esempio di esercizio utile ad alleviare questa specifica discopatia.
Lo scopo è quello di riposizionare in sede il nucleo polposo del disco.
 
Distendendo la schiena si allenta al massimo la pressione.
Vediamo l’esercizio in tutti i suoi passaggi:
  • La posizione di partenza è in piedi. Per prima cosa si devono poggiare entrambi gli indici delle mani sul punto della schiena dolorante;
  • Si attua una prima pressione piegandosi in avanti;
  • Dopo qualche secondo di attua una seconda pressione piegando la schiena completamente all’indietro (sempre tenendo le dita sul punto);
  • Durante queste fasi è importante cercare di allungare il collo al massimo (senza farsi male!);
  • L’ultima posizione va tenuta per 3 secondi;
  • Ripetere l’esercizio per 10 volte;
  • La regolarità è la chiave del successo di questo tipo di riabilitazione attiva, il che significa che bisogna essere costanti e allenarsi tutti i giorni o per lo meno 3-4 volte a settimana
Questo, come altri esercizi posturali dello stesso genere, si può eseguire anche in posizione distesa

Domande e risposte

Quali sono i sintomi dell'ernia al disco?

Il principale sintomo di questo disturbo è il dolore intenso nella zona dove si è verificata la lacerazione, che può essere lombare, dorsale o cervicale. A seconda dei casi, la sensazione dolorosa può estendersi anche a collo, braccia, mani e gambe e può essere accompagnata da formicolio, intorpidimento e debolezza.

Che dolori porta l'ernia al disco?

A seconda dei casi, l'ernia del disco può interessare i tratti cervicale, dorsale o lombo-sacrale della colonna vertebrale.  L'ernia lombare porta a dolore nella bassa schiena (lombalgia) e spesso prosegue fino all'arto inferiore, quindi può coinvolgere anche glutei, coscia, gamba e piede (sciatalgia).

Cosa prendere per ernia del disco?

I farmaci più utilizzati in terapia per mascherare il dolore derivato dell'ernia al disco sono gli antinfiammatori non steroidei (Fans), i miorilassanti, i narcotici e, in alcuni casi, le iniezioni di cortisone.

La chirurgia per l’ernia discale è sempre risolutiva? 

Purtroppo no, non sempre. Non sempre è garantita la cessazione della sindrome dolorosa e la regressione totale dei sintomi. Tuttavia, si tratta di una soluzione da considerare quando la condizione generale del paziente, a causa dell’ernia, sia diventata intollerabile e abbia compromesso in modo serio la qualità della vita e quando qualunque altra terapia di tipo conservativo non abbia sortito effetto.

Come dormire quando si ha un’ernia discale?

Dormire sul ventre. Se non causa troppa tensione alla schiena, mettete un cuscino sotto il capo, in caso contrario cercate di dormire senza cuscino. Questa posizione è consigliabile per coloro che soffrono di patologia discale degenerativa o di ernia al disco nella porzione centrale della colonna.

Come dormire con male al nervo sciatico?

Il primo passo è tirare leggermente le gambe verso il petto. Per alleviare la pressione sul nervo sciatico, assicurati di mettere un cuscino tra le ginocchia. Se senti ancora dolore o pressione, assicurati di mettere un cuscino extra sotto il fianco.

Come dormire con lombocruralgia?

Se la lombalgia è dovuta a un'ernia del disco, può risultare particolarmente utile dormire in posizione fetale, cioè su un fianco con le ginocchia rannicchiate verso l'alto, in modo che risultino avvicinate al petto: in questo modo si allungano le vertebre e si dà quindi sollievo alla colonna.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Maddalena Guiotto

Maddalena Guiotto

Giornalista con laurea in farmacia e master in bioetica, ho sempre scritto di salute, sanità e farmaceutica. Ho maturato esperienze professionali a livello di agenzie stampa internazionali, Tv, carta stampata e siti web. Nel collaborare con testate come "Le Scienze", "Corriere Salute", "Aboutpharma" e "iFarma", ho potuto affinare le mie competenze in vari aspetti del giornalismo su web. Oggi scrivo anche di benessere e digital health, sempre partendo da dati scientifici certi e documentati.

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