Disturbi del comportamento alimentare: cosa significa e chi colpisce

Disturbi del comportamento alimentare: cosa significa e chi colpisce

Indice



Domande e risposte
 

Cosa sono i Disturbi del Comportamento Alimentare: classificazione e definizione

Con Disturbi del Comportamento Alimentare (o l’acronimo DCA) si intende un gruppo di patologie caratterizzate da alterazione delle abitudini alimentari accompagnate da un’eccessiva preoccupazione per la forma fisica e il peso corporeo e un’alterata percezione della propria immagine corporea.
Lo spettro delle manifestazioni che rientrano in questa categoria è molto ampio e ricomprende le tre principali e più note forme di disturbi alimentari:
  1. L’anoressia nervosa;
  2. La bulimia nervosa;
  3. Il disturbo da alimentazione incontrollata (anche detto Binge Eating Disorder, BED).
Molte volte alle alterazioni del comportamento alimentare si associano altre patologie psichiatriche, come:
  • Depressione;
  • Disturbi d’ansia;
  • Abuso di alcool o di sostanze;
  • Il disturbo ossessivo-compulsivo;
  • I disturbi di personalità;
  • Possono manifestarsi anche comportamenti autolesionistici e tentativi di suicidio.
In Italia circa 3 milioni di persone, soprattutto adolescenti e in prevalenza di sesso femminile, hanno ricevuto una diagnosi di DCA. Il dato più allarmante è rappresentato dalle percentuali elevate di persone che dichiarano di non conoscere i rischi dei DCA e di non sapere come affrontare queste malattie.


 
Consulta i Centri di riferimento per Disturbi del comportamento alimentare:
Centri di riferimento per Disturbi del comportamento alimentare
 

Disturbi del Comportamento Alimentare e COVID

immagine che rappresenta ragazza che correLa pandemia, in particolare, ha causato molti casi di riacutizzazione dei pazienti già diagnosticati e nuove diagnosi. Secondo il report dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), l’incremento dei casi fra febbraio 2020 e febbraio 2021 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è stato pari al 30%.
L’impennata è stata provocata da diversi fattori
In primo luogo, lo stato d’animo correlato al momento drammatico. Inoltre, dobbiamo tenere conto del contesto di immobilità imposto dalle restrizioni agli spostamenti, delle ingenti scorte alimentari fatte dalle famiglie durante la quarantena e dalla carenza del supporto assistenziale.


Anoressia nervosa

È un Disturbo del Comportamento Alimentare caratterizzato da manifestazioni quali l’ossessione per il peso, la disperata volontà di dimagrire, il terrore di ingrassare
Chi ne soffre controlla in continuazione il proprio peso e lo riduce limitando l’introito calorico, praticando esercizio fisico intenso e facendo uso di lassativi e diuretici.

Le persone che soffrono di anoressia nervosa perdono completamente di vista la loro effettiva immagine fisica e si percepiscono, si vedono grasse: questo fenomeno è detto dispercezione corporea.
Riescono a tenere nascosto, anche per lungo tempo, a famigliari e amici il problema, mangiando da soli o camuffando gli avanzi lasciati nel piatto. 
Come riconoscerla? In alcuni casi può essere davvero difficile rendersene conto, soprattutto nel periodo iniziale. In generale, ci si deve insospettire quando il proprio figlio salta con una certa regolarità i pasti, conta con eccessiva attenzione le calorie dei cibi, assume diuretici o lassativi al di fuori delle prescrizioni mediche, si pesa continuamente e pratica sport in maniera esagerata rispetto alle reali esigenze di fitness.
Più avanti nel decorso del disturbo, si possono osservare le conseguenze fisiche: vertigini, capogiri, dimagrimento, stanchezza immotivata, pallore, alterazioni del sonno, perdita di capelli.


Bulimia nervosa

La bulimia è un Disturbo del Comportamento Alimentare caratterizzato dall’impulso a mangiare senza limiti
Si differenzia dalla anoressia principalmente per la ricorrenza degli episodi di abbuffate, durante i quali vengono ingerite grandi quantità di cibo in brevi intervalli di tempo (binge eating).

Generalmente, a seguito delle abbuffate vengono adottati dei comportamenti compensatori volti ad evitare l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici o altri farmaci anoressizzanti, digiuno o esercizio fisico eccessivo. Il comportamento compensatorio subentra perché le persone che soffrono di bulimia si sentono gonfie, piene e brutte, non sopportano il proprio aspetto, si sentono in colpa per avere ceduto all’impulso e provano odio verso se stesse.
L’abbuffata non nasce dalla fame, ma è una maniera per gestire lo stress emotivo e scatena immediatamente dopo la necessità di ripristinare lo stato di partenza, eliminando le calorie in eccesso introdotte. Avere ceduto ad un impulso incontrollabile genera un senso di vergogna: le persone che soffrono di bulimia nervosa tendono a nascondere le loro azioni per non subire il giudizio negativo di genitori e amici. 
Come riconoscerla? Vedendo le frequenti visite in bagno a ridosso di pasti abbondanti e ingurgitati velocemente. I ragazzi che soffrono di bulimia in genere ritornano dal bagno rossi in viso. Si possono osservare anche un’attenzione ossessiva verso il peso, la forma fisica e la magrezza, che si esprimono nell’accesso assiduo a siti internet di informazione sull’alimentazione.


Disturbo da alimentazione incontrollata (Binge Eating Disorder, BED)

È un Disturbo del Comportamento Alimentare caratterizzato da episodi ricorrenti di abbuffate compulsive che si verificano in breve tempo, caratterizzate da un senso di totale mancanza di controllo sulla quantità e la qualità di ciò che si ingerisce.
I cibi individuati per le abbuffate sono tipicamente ricchi di grassi e zuccheri
Quando preoccuparsi? Il BDE spinge a ingerire grandi quantità di cibo secondo una strategia premeditata (la persona che ne soffre ha sentito l’impulso a mangiare e ha comprato alimenti specifici) oppure in base ad un bisogno estemporaneo. Si possono osservare le seguenti condotte, singolarmente o in associazione: mangiare con una velocità molto superiore al normale, mangiare molto anche in assenza di fame, mangiare fino a una sensazione di malessere, mangiare in solitudine per l’imbarazzo, senso di colpa
Nel Binge Eating Disorder sono assenti i meccanismi compensatori.
Il BED ha un picco di incidenza fra i 30 e i 40 anni ed è meno frequente rispetto all’anoressia e alla bulimia, ma è piuttosto diffuso fra i pazienti che seguono un regime alimentare restrittivo per il trattamento dell’obesità.


Ortoressia

È un disturbo caratterizzato dall’esagerata attenzione per la qualità del cibo chi si ingerisce, la ricerca ossessiva di alimenti ritenuti sani e la rinuncia rigida e schematica a quelli che non rispettano questi canoni e interpretati come dannosi per la salute.
Le persone con ortoressia vogliono conoscere ogni singolo ingrediente contenuto negli alimenti prima di mangiarli.
Chi ne soffre pratica esercizio fisico in maniera eccessiva rispetto alle reali esigenze.


Vigoressia

Anche conosciuta come anoressia riversa, dismorfia muscolare o bigoressia, la vigoressia è caratterizzata da una forte dispercezione corporea opposta a quella che caratterizza l’anoressia nervosa. 
Chi soffre di vigoressia è afflitto dalla continua e ossessiva preoccupazione per quanto riguarda la propria massa muscolare, abusa di esercizio fisico, diete iperproteiche e anabolizzanti, per scongiurare la convinzione di apparire piccolo, esile, inadeguato.

Le cause

È bene ricordare che i disturbi alimentari sono il risultato complesso di una serie di fattori interni ed esterni alla persona, di tipo biologico, culturale, di personalità e relazionale.
Poiché questi fenomeni si sommano e interagiscono l’uno con l’altro, più che di cause sarebbe opportuno parlare di fattori di rischio. Fra questi si individuano:
  • Storia familiare di disturbi del comportamento, abuso di sostanze, disturbi d’ansia, malattie depressive;
  • Eccessiva attenzione al peso per ragioni di lavoro (atleti, modelle/i);
  • Esposizione in età infantile o adolescenziale a eventi traumatici;
  • Contesto familiare e sociale, anche dei media e dei social media in particolare, caratterizzato da una esplicita o implicita pressione verso modelli di magrezza (modelle, ballerine, ginnaste, …);
  • Scarsa autostima, insoddisfazione della propria immagine corporea contrapposta a ideali di perfezionismo.
immagine che rappresenta ragazzi con smartphone
 

Come si manifestano 

I Disturbi del Comportamento Alimentare sono manifestazioni psicopatologiche che riguardano direttamente l’alimentazione, il rapporto del singolo con il cibo, la percezione del proprio corpo e influenzano le relazioni affettive e sociali.
Malgrado la sintomatologia dei diversi disturbi del comportamento alimentare sia variegata, esiste un unico filo conduttore: l’attribuzione, più o meno inconsapevole, di un valore affettivo al cibo. Nel quadro complessivo dei DCA il nutrimento e la privazione dal cibo assumono ruolo compensatorio dei vuoti affettivi, rivelando la profonda insicurezza nei confronti di se stessi. 
I sintomi compaiono prevalentemente fra i 12 e i 25 anni, ma negli ultimi anni è stato osservato un abbassamento dell’età media di esordio: il 20% circa delle nuove diagnosi riguarda la fascia fra gli 8 e i 14 anni.

«Il rapporto compensatorio con il cibo - spiega la dottoressa Nicoletta Suppa a Vanity Fair - ha a che fare con una profonda disistima nei confronti di se stessi e di sfiducia nei confronti degli altri». L’atteggiamento anomalo e controcorrente può diventare un appiglio morale per chi soffre di DCA, una specie di baluardo della propria forza emotiva.
Infine, è molto ricorrente la tendenza ad avere pensieri ossessivi legati al cibo, alla magrezza, al controllo su di sé che si trasformano in comportamenti ripetuti, dai quali si diventa dipendenti. Spesso questo accade in totale solitudine, per cui chi ne soffre rischia di isolarsi dagli altri e di sentirsi sempre più estraneo nelle relazioni
«Per affrontare i disturbi alimentari è fondamentale essere consapevoli del problema, questo è il primo passo per uscirne - afferma la dott.ssa Suppa - poi, è importante parlarne con qualcuno a cui si è vicino».

I sintomi dei DCA sono poco visibili, tranne nei casi estremi, quando comportano gravi conseguenze fisiche come una drammatica perdita di peso per l’anoressia nervosa. Questo aspetto è in parte alla base della percezione del pubblico, portato spesso a pensare che si tratti più di inclinazioni emotive che non di vere e proprie malattie. Ciò tende a ritardare gli interventi e a scoraggiare la stessa consapevolezza da parte del paziente, che rifiuta il giudizio di compatimento o riprovazione.
I DCA innescano manifestazioni comportamentali che provocano alterazioni organiche ma hanno origine nella psiche: per questa valenza trasversale richiedono un approccio multidisciplinare in tutto il percorso di diagnosi e trattamento, non sempre disponibile nelle strutture pubbliche. Per favorire il riconoscimento e ridurre lo stigma sociale che pesa su queste malattie, anche l’informazione e l’istruzione dovrebbero affrontare i temi afferenti ai Disturbi del Comportamento Alimentare secondo questo tipo di mentalità. 

immagine che rappresenta una dottoressa dietologa e una bambina
 

Le conseguenze fisiche

Le conseguenze dei DCA sulla salute fisica possono essere molto gravi. Anche per questo è essenziale che l’intervento sia tempestivo e mirato, messo in atto da professionisti specializzati.
Il deperimento causato dall’anoressia nervosa e le manifestazioni dei comportamenti di compensazione possono interessare tutti gli organi e apparati. In particolare, il fatto che lo stato di denutrizione si verifichi in una persona in giovane età, nello stadio evolutivo compromette le sue possibilità di crescita e sviluppo.

Si possono avere conseguenze sul sistema osteoarticolare (osteoporosi), infertilità, problemi cardiologici (aritmie). La bulimia nervosa, a causa del vomito autoindotto ripetuto, può causare esofagiti, laringiti, afonie e raucedine cronica, problemi dentali che culminano con la perdita dei denti
Nei casi più gravi le conseguenze fisiche possono portare il paziente alla morte, naturale o per suicidio. L’anoressia nervosa, in particolare, è una delle principali cause di morte correlate ai problemi psichiatrici. 

I disturbi alimentari nei bambini

Secondo le informazioni diffuse dal Ministero della Salute, negli ultimi anni l'età di insorgenza dei DCA si è abbassata: è possibile vedere già bambini di 10-11 anni soffrire di disturbi quali l’anoressia nervosa. 
Anche in età pediatrica, questi disturbi sono dovuti agli effetti di più cause che si sommano. La preoccupazione, inevitabile, della famiglia in molte circostanze crea un circolo vizioso che peggiora la malattia. Anche per questa ragione è consigliabile ricorrere al supporto di uno specialista il prima possibile.

L’anoressia nervosa infantile provoca perdite di peso significative, che possono compromettere l’accrescimento. Se compare prima dei 3 anni, il piccolo non segnala ai genitori di avere fame, né il suo interesse per il cibo.
Fra i 3 e gli 8 anni, il comportamento del bambino esprime preoccupazione e dubbio riguardo gli alimenti, il timore di ingrassare ed essere preso in giro, la volontà di evitare queste conseguenze.
I casi di bulimia nervosa sono molto meno frequenti.
Altre manifestazioni legate all’alimentazione che colpiscono con una certa frequenza i bambini sono:
  • L’avversione per i cibi nuovi: i piccoli non accettano sempre di buon grado l’introduzione di alimenti nuovi nella dieta. Questo fenomeno viene detto neofobia. Quando bisogna preoccuparsi? Quando l’avversione per i cibi nuovi dura a lungo e riguarda nutrienti che sono indispensabili per la crescita e il mantenimento di un buono stato di salute;
  • La selettività alimentare: il bambino tende a rifiutare alcune categorie di alimenti, che, a causa delle loro caratteristiche (odore, sapore, consistenza) generano avversione in lui;
  • La disfagia funzionale: dopo un’esperienza spiacevole in cui il piccolo ha temuto di soffocare o è stato colto da un episodio di reflusso notturno o un violento attacco di vomito, egli può reagire rifiutando il cibo, parzialmente o totalmente. In alcuni casi, mangia solo se i cibi sono frullati, o comunque in una forma più comodamente ingeribile.
Gli esperti consigliano ai genitori di non allarmarsi ai primi segnali di mancanza di appetito, soprattutto nei bambini fino ai 4 anni, per i quali l’approccio al cibo deve essere inquadrato in una fase di sperimentazione generale.
Se, invece, i segnali sono abituali e il bambino esprime un malessere anche più generale, è bene rivolgersi ad un professionista esperto. L’intervento tempestivo permette di prevenire possibili conseguenze sull’accrescimento e lo sviluppo causati dalla malnutrizione.
I neuropsichiatri infantili consigliano ai genitori di non esprimere con troppa enfasi la propria preoccupazione per il rifiuto del cibo, evitando di trasformare i pasti in momenti di litigio, e di non usare le pietanze come premio o punizione (“se fai il bravo ti preparo le patatine che ti piacciono tanto”, “se fai il monello ti toccherà mangiare la minestra”). 
Continuare a fare in modo che la tavola sia apparecchiata in maniera allegra e che si mangino ad orari fissi pasti ordinati è la soluzione migliore per riportare l’equilibrio alimentare del piccolo il più vicino possibile alla normalità. 

immagine che rappresenta bambina che non vuole piatto con cibo

Come uscirne: a chi rivolgersi

Per risultare efficace, l’approccio ai pazienti che soffrono di disturbi del comportamento alimentare deve comprendere da un lato una riabilitazione dietetico-nutrizionale, dall’altro la psicoterapia, in particolare risulta molto efficace la terapia cognitivo-comportamentale
In alcuni casi vengono prescritti con discreto successo i farmaci, specialmente gli antidepressivi
A seconda della gravità del disturbo e delle caratteristiche nel singolo paziente, i professionisti coinvolti sono psichiatri, dietologi, pediatri, endocrinologi, dietisti, psicologi, infermieri. Mentre i casi meno gravi possono ricevere cure ambulatoriali, quelli più seri hanno bisogno di ricovero in una struttura attrezzata.

Possono volerci anni per uscire dal tunnel del disturbo alimentare. Per i genitori degli adolescenti affetti da DCA, la maggiore difficoltà consiste spesso nel distinguere un problema strettamente nutrizionale da uno psicologico e nel trovare lo specialista adeguato nella propria area di residenza. 
La confusione purtroppo si riflette anche in una mancanza di omogeneità di prassi a livello nazionale. Pur trattandosi di patologie gravi e ad alta diffusione, allo stato attuale non esiste in Italia una Linea Guida Nazionale in materia di DCA, come riporta il sito Disturbi Alimentari Online, strumento di mappatura e informazione del Ministero della Salute.

Genitori di ragazzi con DCA: cosa fare?

Le persone con Disturbo del Comportamento Alimentare non chiedono aiuto, perché non sanno di avere un problema. Vedendo sorgere tanta preoccupazione attorno a loro, vogliono solo nascondere i loro comportamenti, tenerli al riparo dalle considerazioni altrui.
Con queste premesse, è chiaro come il ruolo dei genitori di ragazzi con DCA sia complesso. Oltre ad assistere con disperazione al comportamento anomalo e autodistruttivo dei propri figli, devono spesso affrontare trasferte economicamente gravose per raggiungere i centri di cura disponibili.
Il Ministero della Salute ha messo a disposizione il Numero Verde SOS Disturbi Alimentari 800.180.969 per fornire informazioni e consigli su come affrontare il problema.
Ci sono evidenze che possano essere utili i libri di auto-aiuto, specialmente se letti insieme, con i figli. 

Codice lilla e Giornata del Fiocchetto Lilla

immagine che rappresenta fiocco lilla sulle maniIl 15 marzo è la Giornata nazionale del Fiocchetto Lilla, simbolo dei Disturbi del Comportamento Alimentare, ogni anno dedicata all’informazione e sensibilizzazione su queste malattie.
Ancora oggi il trattamento delle persone che arrivano in Pronto Soccorso con problemi legati ai DCA non è sempre appropriato. Per rendere più facile il riconoscimento e la corretta gestione di pazienti è stato introdotto il codice lilla. La decisione è stata presa dai professionisti coinvolti nel tavolo di lavoro specifico coordinato dal Ministero della Salute.
A valle dei lavori, il board ha pubblicato le Raccomandazioni per interventi in Pronto Soccorso per un Codice Lilla (dirette agli operatori sanitari che si trovano a gestire ragazzi con DCA) e le Raccomandazioni per i familiari, che hanno lo scopo di aumentare la consapevolezza dei genitori dei ragazzi con Disturbi del Comportamento Alimentare nel riconoscimento dei comportamenti anomali e fornire indicazioni pratiche sulla loro gestione.
 

L’importanza della prevenzione

«Abbiamo notato che l’età di esordio dei DCA si abbassa sempre di più: ora è intorno ai 12-14 anni e la tendenza è a diminuire ancora», afferma la dottoressa Elena Costa, fondatrice dell’associazione Nutrimente onlus.

Nata nel 2013 da un’iniziativa di psicoterapeuti e psichiatri attivi presso l’Ospedale San Paolo di Milano, questa associazione si pone come obiettivo di fare prevenzione attiva in tutti gli ambiti sensibili a contatto con gli adolescenti e di aiutare le persone affette da DCA attraverso percorsi alternativi extra ambulatoriali.

«Spesso chi si rivolge alle cure è in uno stato di cronicità o severità psicopatologica. Le nostre attività di informazione e prevenzione si rivolgono a tutti coloro che lavorano con gli adolescenti (a scuola, nelle palestre etc.) cosicché possano seguire un buon metodo perché i ragazzi non arrivino a conclamare un disturbo alimentare. Al tempo stesso, riteniamo che sia utile trovare dei contesti che possano aiutare chi già soffre a migliorare al di fuori della clinica, attraverso percorsi alternativi, come i laboratori di yoga e fotografia sensibile che proponiamo ciclicamente».

I DCA nella società

Negli ultimi anni molti personaggi del mondo dello spettacolo hanno raccontato della loro storia di DCA, alcuni di essi con particolare empatia.
Questa narrazione ha permesso di abbattere parte dello stigma collettivo nato attorno a questi disturbi e rendere più facile il riconoscimento e la consapevolezza. I giovani si identificano nei cantanti, negli attori che seguono e si sentono meno soli, condividono parte del loro dolore con qualcuno che ha dichiarato di esserne uscito. Questo permette loro di trarre coraggio per affrontare la situazione e uscirne vittoriosi.
È però fondamentale che si parli di DCA in maniera corretta, facendo ben attenzione a non confonderli con altri disturbi del comportamento e a fornire informazioni verificate.


 
Consulta le Strutture Sanitarie che offrono una Visita psicodiagnostica:
Dove effettuare una Visita psicodiagnostica

Domande e risposte

Quali sono i Disturbi del Comportamento Alimentare?

I DCA includono numerosi disturbi. I più popolari sono l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa e il Binge Eating Disorder (BED). Si tratta di condizioni che si manifestano con sintomi diversi, ma che hanno un filo conduttore: l’attribuzione al cibo di un valore compensatorio rispetto a carenze affettive o stati di emotività alterata.

Come iniziano i Disturbi del Comportamento Alimentare?

Di solito esordiscono in maniera molto subdola, mascherati da interesse per la propria forma fisica. Le persone che ne soffrono si pesano in continuazione, e diventano ben presto ossessionate dalla magrezza e dal terrore di ingrassare. Tendono a mangiare di nascosto perché genitori e amici non notino i loro comportamenti alterati, la conta delle calorie e la tendenza a ridurre le quantità di alimenti introdotte.

Cosa causa i DCA?

I DCA sono il risultato dell’interazione sfavorevole di più fattori di rischio. I principali sono rappresentati da: 
•    storia familiare di disturbi del comportamento, abuso di sostanze, disturbi d’ansia, malattie depressive
•    eccessiva attenzione al peso per ragioni di lavoro (atleti, modelle/i)
•    esposizione in età infantile o adolescenziale a eventi traumatici
•    contesto familiare e sociale, anche dei media e dei social media in particolare, caratterizzato da una esplicita o implicita pressione verso modelli di magrezza (modelle, ballerine, ginnaste, …)
•    scarsa autostima, insoddisfazione della propria immagine corporea contrapposta a ideali di perfezionismo.

Come entrare in un centro DCA?

La diagnosi e il trattamento di un DCA richiede l’intervento di una équipe di specialisti. Se il disturbo è in forma lieve può essere curato in ambulatorio. Se, invece, compare in forma grave, richiede un ricovero in una struttura sanitaria adeguatamente attrezzata. Sarà il medico a indicare quella più vicina e adatta al caso.

Quando un adolescente non vuole mangiare: cosa fare?

Gli adolescenti possono avere alterazioni, anche transitorie, del rapporto con il cibo di diverso tipo. Il rifiuto del cibo può dipendere da altre forme di disagio o da malattie organiche. Si sospetta un DCA quando si osserva un’attenzione ossessiva verso il proprio peso, la conta minuziosa delle calorie del cibo ingerito, la drastica riduzione delle quantità di alimenti introdotte, la tendenza a saltare i pasti o a mangiare da soli. In presenza di segnali di questo tipo, è bene rivolgersi ad uno specialista esperto di DCA. Il Ministero della Salute ha messo a disposizione il Numero Verde SOS Disturbi Alimentari 800.180.969, che fornisce informazioni e consigli su come affrontare il problema.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

La riproduzione o l’utilizzazione dei contenuti pubblicati su Doveecomemicuro.it è strettamente riservata. Il riutilizzo del materiale su riviste, giornali, radiodiffusione o generica messa a disposizione al pubblico viene concesso solo previa esplicita richiesta e autorizzazione obbligatoria.

In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Dopo la Laurea Magistrale in Farmacia, l’internship in una Farmacia ospedaliera e l’abilitazione professionale, per diversi anni mi sono dedicata a crescere i miei 4 figli. Ritornata nell’ambiente professionale, ho fondato il blog WELLNESS4GOOD, un progetto che interpreta il bisogno sociale di comunicazione fruibile e verificata sui farmaci. Scrivo per diverse testate su carta stampata e web, collaboro con l’industria farmaceutica e le farmacie e mi occupo di consulenza scientifica. Socia delle società scientifiche AFI e SIARV, sono membro del Gruppo di Lavoro "Dispositivi Medici" di quest’ultima. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.

Ti è piaciuto il contenuto?

Condividilo sui tuoi canali

Più letti


Leggi anche


Visite specialistiche più cercate

Trova strutture

Le migliori strutture per...