Diabete mellito di tipo 2: che cos'è, sintomi, come si cura e alimentazione

Diabete mellito di tipo 2: che cos'è, sintomi, come si cura e alimentazione

Indice 


Domande e risposte
 

Che cos’è il diabete di tipo 2

Il diabete è una malattia cronica caratterizzata da un’alterazione del metabolismo dell’insulina, un ormone che controlla il trasporto del glucosio dal sangue nelle cellule, che grazie al suo giusto apporto producono energia. I pazienti diabetici non producono sufficiente insulina per tenere sotto controllo i livelli di glucosio nel sangue, con un conseguente eccesso di glucosio (glicemia). 
I livelli di glucosio nel sangue di una persona senza diabete, dopo 8 ore di digiuno, sono normalmente inferiori a 100 milligrammi/decilitro (mg/dl). 
Se i livelli sono più elevati, cioè se il diabete non è sotto controllo, le conseguenze per l’organismo sono severe e con il tempo possono diventare letali: Fortunatamente oggigiorno le terapie se seguite correttamente permettono a chi sviluppa il diabete una vita senza troppi disagi e con un’aspettativa di vita ella norma.
In realtà con l’espressione Diabete di tipo 2 si intende un gruppo eterogeneo di alterazioni caratterizzate da gradi variabili di insulino-resistenza (ridotta sensibilità all'insulina da parte dei tessuti bersaglio, quali muscolo, fegato e tessuto adiposo), alterata secrezione insulinica da parte del pancreas e aumentata produzione epatica di glucosio.


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Immagine che infografica rappresenta una cellula normale e l'altra affetta da diabete di tipo 2
 

Che differenza c’è fra diabete di tipo 1 e di tipo 2?

Il diabete mellito di tipo 2 (DM2) è la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia, mentre il restante 10% riguarda il diabete di tipo 1

La differenza fra diabete di tipo 1 e 2 è che il primo coinvolge una risposta immunitaria e insorge in pazienti giovani, solitamente all’inizio della pubertà. Il diabete tipo 1 è infatti una malattia autoimmune: il sistema immunitario non riconosce le cellule del pancreas (chiamate cellule beta) che producono un ormone, l’insulina, e come conseguenza le distrugge. Il pancreas a poco a poco non è più in grado di produrre l’insulina, che avrebbe il compito di trasportare il glucosio all’interno delle cellule.

Il diabete di tipo 2 invece non è una malattia autoimmune ma una malattia cronica, dovuta a molti fattori che provocano resistenza all'insulina periferica e alterata secrezione di insulina da parte di alcune cellule del pancreas, e che si sviluppa nel tempo

Più precisamente quindi, il diabete di tipo 1 induce insulino-deficienza, mentre il diabete di tipo 2 insulino-resistenza.

Diabete di tipo 2: diagnosi


La diagnosi di diabete si effettua mediante la rilevazione di almeno uno dei seguenti criteri:
  • Glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl (o 7 mmol/l);
  • Glicemia ≥ 200 mg/dl (o 11,1 mmol/l) 2 ore dopo aver assunto 75 g di glucosio (test di tolleranza al glucosio);
  • Glicemia random ≥ 200 mg/dl (o 11,1 mmol/l) e presenza di sintomi di iperglicemia tra i quali poliuria e polidipsia.
La positività a uno dei suddetti test va confermata con l'esecuzione di almeno un altro dei due rimanenti

Come riconoscere i primi sintomi?

I sintomi principali del diabete di tipo 2 sono: Non tutti questi sintomi si presentano in maniera acuta, e pertanto si può convivere con un inizio di diabete di tipo 2 senza saperlo, se non vengono effettuate le analisi del sangue. La diagnosi precoce è tuttavia fondamentale per tenere sotto controllo la malattia ed evitare future conseguenze agli organi.

 
Immagine infografica che rappresenta delle complicanze a lungo termine del diabete
 

Cause del diabete di tipo 2

La malattia si manifesta solitamente dopo i 30-40 anni, con maggiore prevalenza nelle fasce d’età più anziana. Non c’è un’unica causa scatenante, ma diversi fattori di rischio:  
  • La familiarità, quindi fattori genetici ereditari;
  • Lo scarso esercizio fisico;
  • Il sovrappeso (indice di massa corporea ≥ 25 kg/m²). L’80% delle persone con diabete di tipo 2 oggi è in sovrappeso o obesa, e questo fattore aumenta nel tempo la mortalità per tutte le cause, in primis per le malattie cardiovascolari;
  • L’appartenenza ad alcune etnie.

Convivere con il diabete, oggi

Dal diabete di tipo 2 non si può guarire. A oggi non esiste una cura definitiva per il diabete e pertanto è necessario seguire per tutta la vita una terapia per mantenere la glicemia entro i valori normali. Il primo passo è essere indirizzati dal proprio medico di medicina generale presso il centro diabetologico più vicino (ce ne sono in ogni ASL d’Italia) che vi prenderà in carico e vi seguirà.
Come si è detto, il diabete di tipo 2 non produce insulino-deficienza come nel caso del diabete di tipo 1, ma insulino-resistenza
Il diabetologo procede dunque nel caso del diabete di tipo 2 in due modi:
  1. Supportando il paziente nella modifica del proprio stile di vita, sia dal punto di vista alimentare che di attività fisica. È necessario optare per una dieta povera di zuccheri e di grassi, e soprattutto che permetta di ridurre il peso. L’obesità è un acclarato fattore di rischio per lo sviluppo del diabete di tipo 2. Sì dunque al pesce, alla carne magra e cotta senza grassi, via libera ai cibi ricchi di fibre, ai cereali integrali, a legumi, frutta e verdura. Mentre è preferibile ridurre i latticini o preferire quelli magri;
  2. Per molti pazienti dieta e sport non bastano, ed è necessario ricorrere a una terapia farmacologica. Il farmaco di prima scelta è la metformina che migliora la sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina. Se la situazione lo richiede si può aggiungere un altro farmaco per il controllo glicemico. Oggi sono disponibili oltre sette classi di farmaci per tenere sotto controllo il diabete mellito di tipo 2.
 
Immagine che rappresenta degli alimenti su una tavola
 

Il diabete si può prevenire?

Pare di sì. Possiamo parlare di prevenzione in termini di riduzione dei fattori di rischio predisponenti allo sviluppo in età adulta/anziana del diabete di tipo 2 (obesità e scarsa attività fisica), e di monitoraggio di persone con valori non ancora sufficienti per diagnosticare la malattia ma che sono indice di sviluppo del diabete entro pochi anni.

Queste condizioni di pre-allerta sono:
  • Emoglobina glicata fra 6.00 e 6.49% (alto rischio di diabete);
  • Glicemia a digiuno fra 100 e 125 mg/dl (alterata glicemia a digiuno);
  • Glicemia due ore dopo glucosio orale fra 140 e 199 mg/dl (ridotta tolleranza glucidica)
Come spiega la Società Italiana di Diabetologia, una persona su 5 che ha questi fattori predisponenti sviluppa diabete entro 5 anni.

Diabete e COVID-19

Stando alle ricerche finora pubblicate, i pazienti COVID-19 positivi diabetici hanno presentato un andamento della malattia da COVID-19 peggiore rispetto alla media, anche in termini di mortalità. Lo studio CORONADO - pubblicato a febbraio 2021 sulla rivista della European Association for the Study of Diabetes, condotto su 2.796 partecipanti di 68 centri ospedalieri francesi - mostra che un paziente diabetico su 5, ricoverato per Covid, è morto entro 28 giorni dal ricovero. Va detto che le persone che soffrono di diabete di tipo 2 sono tendenzialmente in sovrappeso o obese e presentano oltre al diabete anche altre malattie croniche. Tuttavia, il diabete, essendo una patologia strettamente associata alle modificazioni del sistema immunitario, può coinvolgere anche la risposta anticorpale.
Nessuna controindicazione al vaccino anti COVID-19 per le persone diabetiche, dal momento che i vaccini non suscitano cambiamenti dal punto di vista glicemico.
 


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Immagine che rappresenta una donna che si misura la glicemia al dito



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Perché viene il diabete di tipo 2?

La malattia si manifesta solitamente dopo i 30-40 anni, con maggiore prevalenza nelle fasce d’età più anziana. Non c’è un’unica causa scatenante, ma diversi fattori:  

  • La familiarità, quindi fattori genetici ereditari;
  • Lo scarso esercizio fisico;
  • Il sovrappeso (indice di massa corporea ≥ 25 kg/m²). L’80% delle persone con diabete di tipo 2 oggi è in sovrappeso o obesa, e questo fattore aumenta nel tempo la mortalità per tutte le cause, in primis per le malattie cardiovascolari;
  • L’appartenenza ad alcune etnie.

Come si cura il diabete di tipo 2?

A oggi non esiste una cura definitiva per il diabete e pertanto è necessario seguire per tutta la vita una terapia per mantenere la glicemia entro i valori normali. Il primo passo è essere indirizzati dal proprio medico di medicina generale presso il centro diabetologico più vicino (ce ne sono in ogni ASL d’Italia) che prenderà a carico il paziente.
Il diabetologo procede in due modi:

  1. Supportando il paziente nella modifica del proprio stile di vita, sia dal punto di vista alimentare che di attività fisica;
  2. Per molti pazienti non basta ed è necessario ricorrere a una terapia farmacologica. Il farmaco di prima scelta è la metformina che migliora la sensibilità dei tessuti all’azione dell’insulina. Se la situazione lo richiede si può aggiungere un altro farmaco per il controllo glicemico. Oggi sono disponibili oltre sette classi di farmaci per tenere sotto controllo il diabete mellito di tipo 2.

Che differenza c'è tra il diabete tipo 1 e tipo 2?

Il diabete mellito di tipo 2 (DM2) è la forma più comune di diabete e rappresenta circa il 90% dei casi di questa malattia, mentre il restante 10% riguarda il diabete di tipo 1. La differenza fra diabete di tipo 1 e 2 è che il primo coinvolge una risposta immunitaria e insorge in pazienti giovani, solitamente all’inizio della pubertà; mentre il secondo è una malattia cronica dovuta a molti fattori  che provocano resistenza all'insulina periferica e alterata secrezione di insulina da parte di alcune cellule del pancreas, e che si sviluppa nel tempo. 
Più precisamente quindi, il diabete di tipo 1 induce insulino-deficienza, mentre il diabete di tipo 2 insulino-resistenza.

Come capire se si ha il diabete di tipo 2?

Con le analisi del sangue. La diagnosi di diabete si effettua mediante la rilevazione di almeno uno dei seguenti criteri:

  • Glicemia a digiuno ≥ 126 mg/dl (o 7 mmol/l);
  • Glicemia ≥ 200 mg/dl (o 11,1 mmol/l) 2 ore dopo aver assunto 75 g di glucosio (test di tolleranza al glucosio);
  • Glicemia random ≥ 200 mg/dl (o 11,1 mmol/l) e presenza di sintomi di iperglicemia tra i quali poliuria e polidipsia.
La positività a uno dei suddetti test va confermata con l'esecuzione di almeno un altro dei due rimanenti. 

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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