Le conseguenze di COVID-19 sulla salute mentale. Che cosa sappiamo oggi?

Le conseguenze di COVID-19 sulla salute mentale. Che cosa sappiamo oggi?

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Paura, imprevedibilità, incertezza, ansia, stress, sensazione di affanno, vertigini, forte sudorazione improvvisa, battito cardiaco accelerato, tremore. Ma anche apatia oppure nervosismo e irritabilità che non avevamo mai provato. Il contatto con la morte in una modalità che non avevamo mai sperimentato prima, perdere il lavoro, ma anche lo stordimento da eccessiva disinformazione e l’ isolamento sociale. Questi tempi di COVID-19 sono difficili, ed è normale vivere alcune delle sensazioni e delle situazioni appena citate. 
Tuttavia, spiega al Il Sole 24 Ore Angelo Picardi, psichiatra e psicoterapeuta, che lavora al Centro di riferimento per le Scienze Comportamentali e la Salute Mentale dell’Istituto Superiore di Sanità: “Dagli studi solidi sull’argomento emerge che abbiamo vissuto uno stress acuto che ci ha reso più ansiosi e tristi, ma già a fine estate lo abbiamo superato in tutto o in gran parte, in termini di prevalenza di disturbi psichici. Chiaramente questo vale per la popolazione generale nell’insieme, mentre alcune persone appartenenti a particolari categorie demografiche e lavorative hanno subito un impatto molto maggiore.” 
Insomma, nel complesso sembra possiamo essere un po’ fiduciosi.
 
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Come misurare il nostro benessere mentale?

Non è così facile definire i contorni della “salute mentale”. Nell’ultimo anno sono uscite molte ricerche sull’argomento ma la maggior parte non ha grande qualità metodologica. Per i campioni non troppo rappresentativi, per l’utilizzo di protocolli di raccolta dati non sempre validati, per la fretta con cui sono stati raccolti e analizzati i dati. 
La maggior parte degli studi che vengono pubblicati sulla salute mentale nel corso della pandemia sono “trasversali” cioè si basano su interviste fatte ad un gruppo di persone per una sola volta, ed è facile che si registrino alte percentuali di rispondenti con ansia o depressione. Ma come capire se il fenomeno è davvero legato alla pandemia? Sono più veritieri gli studi detti “longitudinali”, dove si intervistano le stesse persone nel corso del tempo sugli stessi argomenti.

Sembra che le donne abbiano sofferto di più

Immagine che rappresenta Madre che aiuta le sue figlie a finire i compiti scolastici durante la quarantena del coronavirusQualcosa però possiamo dire. Uno studio italiano pubblicato sulla prestigiosa rivista Nature e condotto appena dopo il primo lockdown, a giugno 2020 ha indagato per la prima volta l'impatto psicologico del COVID-19 su 6.700 individui italiani, rappresentativi della popolazione italiana in termini di età, sesso e area geografica, rivelando maggiori sintomi depressivi:
  • Nelle donne;
  • Nei giovani adulti;
  • Nelle persone con l'incertezza professionale;
  • In chi ha uno status socioeconomico inferiore;
  • In chi vive da solo e si è trovato chiuso in casa;
  • Chi ha avuto almeno un caso di positività in famiglia
Gli stessi risultati sono stati osservati anche da altre ricerche analoghe condotti in altri paesi. In particolare due revisioni (cioè grandi sintesi di studi su un certo tema, con lo scopo di confrontarne i risultati). Variabili come:
  • Il sesso femminile;
  • Essere una studentessa;
  • Avere sintomi di COVID-19;
  • Una cattiva percezione della salute erano associate a tassi più elevati di ansia e depressione.
Altre caratteristiche che hanno contribuito allo stress e alla morbilità mentale sono state:
  • La giovane età;
  • L'imprevedibilità;
  • L'incertezza;
  • La gravità della malattia;
  • La disinformazione;
  • L'isolamento sociale.
Uno studio longitudinale ha rilevato che la peggiore salute mentale era associata anche alla disoccupazione, ma con esiti peggiori in chi aveva perso il lavoro proprio durante il lockdown rispetto a chi era già disoccupato.

COVID19 e insonnia

I disturbi del sonno come insonnia vera e propria, difficoltà ad addormentarsi e frequenti risvegli, sono fra i sintomi più diffusi dovuti all’impatto della pandemia. L’ansia la fa da padrona.
Gli esperti consigliano di:
  • Cercare di mantenere orari fissi nell’andare a letto e di risveglio;
  • Evitare di guardare le notizie in TV o su telefonino o tablet prima di coricarsi;
  • Fare esercizio fisico, anche poco, durante il giorno, ma non appena prima di addormentarsi;
  • Spegnere qualsiasi dispositivo che possa svegliarci;
  • Evitare il riposino pomeridiano;
  • Provare tecniche di rilassamento prima di addormentarsi in autonomia o facendosi aiutare da un esperto.
Immagine che rappresenta una donna che non riesce a dormire e si copre la faccia col cuscino sul letto

Gli effetti della pandemia sulle donne in gravidanza

La gravidanza e il puerperio sono periodi delicati per qualsiasi donna, anche senza una pandemia intorno. La stanchezza ci atterra, il sonno e poco, abbiamo paura di non farcela, ci sentiamo sole e non capite. 
Questa situazione in molti casi ha contribuito pesantemente ad aggravare queste sensazioni di difficoltà e di impotenza, di paura di non essere supportate in un’eventuale emergenza, per esempio di contagio. L’ISS riporta infatti che il 10% delle donne in gravidanza e il 13% di quelle che hanno appena partorito vivono una qualche forma di difficoltà, in primis la depressione. 
Il 10 febbraio 2021 sono stati pubblicati i risultati del più ampio studio mondiale sul diventare madri durante la pandemia, il COVID Mothers Study un'indagine mondiale promossa dall’Università di Harvard e a sui ha partecipato anche l’ISS, condotta fra aprile e ottobre 2020.
Quasi il 60% delle madri COVID positive separate dai loro neonati racconta di essersi sentita molto angosciata e, una volta riunita al figlio il 29% non è stata in grado di allattare, nonostante tanti tentativi. Di contro, fra i bambini allattati le cui mamme COVID positive hanno praticato il contatto pelle-a-pelle e il rooming-in è stato riscontrato un rischio ridotto, non significativo, di ospedalizzazione. 

Salute mentale in ragazzi e adolescenti

È stato un terremoto per tutti. Sono 9 milioni i bambini e gli adolescenti italiani e circa 7,6 milioni di loro hanno sospeso la frequenza delle lezioni scolastiche in presenza, così come tutte le loro attività educative, sportive. Per non parlare del contatto brusco con la morte. Diversi bambini hanno visto scomparire da un giorno all’altro un nonno o un genitore, mentre altri hanno visto i propri familiari vivere la condizione di personale sanitario di prima linea. Altri ancora avevano i genitori in casa, ma impegnati nello smart working. Oltre a questo ci sono le famiglie che hanno visto ridursi sensibilmente le entrate economiche. Un rapporto di Save The Children pubblicato a ottobre 2020  sull’impatto della pandemia sui bambini e sugli adolescenti in Italia e nel mondo, ha mostrato che nel mese di aprile, più di 4 famiglie su 10 (46,7%) con figli da 8 a 17 anni hanno visto ridursi le risorse economiche a causa del Coronavirus.
È ancora presto però per avere dati consolidati sull’impatto reale di tutto questo. Tuttavia un’indagine condotta dall’ospedale pediatrico Gaslini di Genova ha evidenziato che l’isolamento a casa durante l’emergenza avrebbe causato l’insorgenza di problematiche comportamentali come aumento:
  • Dell’irritabilità;
  • Disturbi del sonno;
  • Disturbi d’ansia;
  • Sintomi di regressione nel 65% di bambini con meno di 6 anni e nel 71% dei ragazzi dai 6 ai 18 anni. 

Qualche consiglio per affrontare al meglio questa pandemia

Immagine che rappresenta un uomo seduto durante una seduta posicologicaIl miglior consiglio è sempre, sempre, contattare uno psicoterapeuta per chiedere supporto. Lo fanno molte persone al giorno d’oggi. Secondo uno studio  dell'Istituto Piepoli nel 2019 il 40% degli italiani si sarebbe rivolto ad uno psicologo nella vita, e durante la pandemia abbiamo vissuto un vero e proprio boom di richieste, che ha fatto sì che gli Ordini stessi degli psicologi abbiano messo in piedi gratuitamente, insieme alle istituzioni locali, servizi di supporto telefonico aggiuntivo in emergenza. Un’altra opzione è rivolgersi ai consultori familiari  o ai servizi gratuiti di supporto messi a disposizione dalle nostre aziende sanitarie locali. 

Come trovo lo specialista adatto a me?
  • Non è detto che qualcuno con cui si è “trovato bene” un nostro amico o parente sia adatto a noi.
  • Il primo passo potrebbe essere quello di cercare i nomi degli psicoterapeuti più vicini a te sull’albo professionale (che è importante anche come garanzia che la persona abbia ottenuto una formazione adeguata).
  • Poi, una volta individuati gli specialisti è bene cercare in rete per capire il curriculum, le specializzazioni, per trovare la persona con le competenze più vicine alle nostre esigenze. 
  • Non bisogna avere paura. Durante il primo colloquio lo specialista saprà capire se lui o lei fanno al caso vostro ed eventualmente suggerirvi percorsi diversi. Nel caso dei disturbi del sonno per esempio potrebbe essere utile rivolgersi anche a un centro del sonno.


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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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