COVID-19: i 10 falsi miti da sfatare

COVID-19: i 10 falsi miti da sfatare

Indice


Domande e risposte


Sulle malattie vogliamo notizie sicure, abbiamo bisogno di certezze. Però la scienza pone il suo valore proprio nella continua messa in discussione delle informazioni prodotte e rilevate. Nella medicina, in particolare, non esistono bianco e nero: a ogni scelta corrispondono rischi. Ogni farmaco ha effetti collaterali. Le promesse di assenza di effetti indesiderati sono spesso infondate e talvolta truffe. Sulla disinformazione esistono interessi politici ed economici: si calcola che gli introiti pubblicitari potrebbero aver fruttato ai creatori di fake news sulla COVID-19 più di mezzo milione di euro.
Di seguito alcuni dei falsi miti che circolano con maggiore frequenza.
 

Il nuovo coronavirus è nato in un laboratorio di Wuhan

L’idea che il SARS-CoV-2 sia stato costruito in laboratorio è circolata già a pochi mesi dalla sua comparsa. In Italia è stata alimentata da un servizio del 2015 apparso su TG3 Leonardo RAI, in cui si parlava di un coronavirus modificato. Recentemente, i media statunitensi hanno nuovamente riportato questa ipotesi alla ribalta.
I dubbi sull’origine di SARS-CoV-2 sono stati sollevati principalmente a causa di 2 fattori:
  1. La presenza di un istituto di virologia a Wuhan, proprio la città in cui si è presentato il primo focolaio dell’epidemia; 
  2. L'assenza di ritrovamenti di animali selvatici infetti da SARS-CoV-2.
Tuttavia, questi fatti non sono indicativi.


L’istituto di Virologia di Wuhan

In Cina sono più di 80 i laboratori che si occupano di ricerca sui microrganismi. La presenza di un laboratorio che studia i coronavirus a Wuhan è dovuta al fatto che sono virus particolarmente presenti in questa regione. Allo stesso modo, in Africa è pieno di centri di ricerca specializzati in febbre emorragica e in Sudamerica ci sono molti laboratori specializzati in febbre dengue. Inoltre, i 3 coronavirus studiati nell'Istituto di Virologia di Wuhan sono molto diversi da SARS-CoV-2. 


Dov’è nato il nuovo coronavirus?

In ambito scientifico è quasi impossibile avere certezze, soprattutto quando occorre indagare sulla nascita di un'infezione. Tra gli elementi di complicazione dell'indagine, il microrganismo potrebbe scomparire dalla popolazione di animali prima che possiamo individuarlo. Inoltre, per rintracciare il microbo occorrono campioni di saliva, sangue o feci che possono rovinarsi prima che riusciamo ad analizzarli bene.
Per individuare l'origine di SARS-CoV (il virus che provoca la SARS) abbiamo impiegato 14 anni e ancora oggi ci è ignota la fonte esatta del virus Ebola. Per questo non sorprende che gli scienziati non abbiano ancora individuato l'animale da cui il nuovo coronavirus avrebbe fatto il salto di specie sull'uomo. Inoltre, gli indizi che abbiamo suggeriscono l'origine naturale del SARS-CoV-2.
  • Il 75% delle nuove infezioni che emergono ogni anno deriva da microrganismi che infettano altri animali. Si adattano a colpire anche l'uomo a causa di contatti prolungati con specie selvatiche e domestiche, dove i microbi si riproducono e quindi hanno maggiori probabilità di evolversi in modo da attaccare altre specie;
  • I pipistrelli sono portatori ben noti di coronavirus; uno di questi, RmYN02, sembra essere imparentato in modo stretto con SARS-CoV-2;
  • Non ci sono indizi di manipolazione genetica da parte dell'uomo in questo virus;
  • Alcuni hanno sostenuto che la presenza delle proteine spike sia indicativa dell'intervento umano, ma in realtà molti altri coronavirus hanno simile modalità di attacco alle cellule.
Così, la maggior parte dei ricercatori sostiene l'origine naturale del nuovo coronavirus anche se non c'è la certezza della sua provenienza. L’ipotesi più accreditata è che il nuovo Coronavirus sia originato da un wet market di Wuhan, uno dei tanti mercati tradizionali cinesi nei quali è possibile trovare animali da compagnia e selvatici vivi e morti. Sarebbe stata questa commistione a creare le condizioni che favoriscono il salto di specie, ossia il passaggio dei virus dall’animale all’uomo.

 
Immagine che rappresenta un wet market cinese
 

Il COVID-19 è una semplice influenza

Sia l’influenza sia il COVID-19 si trasmettono per via aerea, tramite le goccioline di saliva emesse parlando, tossendo, starnutendo e cantando. Tuttavia, questi virus sono molto diversi e presentano differenze molto significative.
  • Sintomi. Sebbene i sintomi iniziali siano molto simili (febbre, tosse, aumento delle secrezioni nasali e mal di gola), portando a possibili confusioni nella diagnosi, successivamente si osservano delle differenze. Nell’influenza stagionale si hanno febbre, dolore generalizzato, nausea, stanchezza e mal di testa; con il COVID-19 questi sintomi sono più rari, mentre si manifestano spesso anosmia o iposmia (perdita o riduzione del senso dell’olfatto) e ageusia o disgeusia (perdita o riduzione del gusto);
  • Degenza ospedaliera. Il COVID-19 richiede, in media, ricoveri ospedalieri più lunghi e maggiore ricorso a ventilazione meccanica;
  • Rischi. Il COVID-19 è associato a un maggiore aumento del rischio di molti disturbi, con effetti anche gravi e permanenti, tra cui:
    • Aritmie;
    • Embolia polmonare (ostruzione di un’arteria polmonare);
    • Danno renale;
    • Shock settico (infezione ematica che riduce l’apporto di sangue ai tessuti);
    • Trombosi venosa profonda;
    • Ictus cerebrale;
    • Miocardite acuta.
  • Decessi. Il COVID-19 provoca molte più morti: mentre la letalità dell’influenza stagionale è inferiore a 1 persona ogni 1000 infetti, quella del COVID-19 è di circa il 2-3 persone ogni 100 malati. 

L'infezione si può trasmettere con alimenti e acqua

I microrganismi si possono trasmettere secondo diverse modalità, a seconda delle condizioni in cui possono sopravvivere e delle cellule che possono legare e invadere. Si possono distinguere in 5 categorie principali.
  1. Contagio per via parenterale (attraverso il sangue e derivati, ad esempio tramite siringhe infette o ferite, come per il tetano);
  2. Contagio per via sessuale (tramite contatto tra mucose e fluidi corporei);
  3. Contagio per via transplacentare (trasmesso dalla donna al feto durante la gravidanza, come nel caso della rosolia);
  4. Contagio per via oro-fecale (attraverso cibi e acqua contaminati da feci che contengono quel patogeno. È il caso di epatite A e salmonellosi);
  5. Contagio per via aerea (mediante le gocce di saliva o escreto emesse parlando, tossendo o starnutendo, ad esempio nel caso di morbillo, influenza e pertosse).
Il nuovo coronavirus si trasmette per via aerea. Il dubbio che il contagio potesse avvenire anche per via oro-fecale deriva dal fatto che uno dei sintomi è la dissenteria e dal ritrovamento del nuovo coronavirus nelle feci di alcune persone infette. Tuttavia, non esistono casi dimostrati di trasmissione con questa modalità, né tramite alimenti né tramite acqua. In ogni caso, le pratiche di depurazione e disinfezione finale cui è sottoposta l'acqua sono efficaci nell'abbattimento dei virus. In genere, nel nostro paese si usa la clorazione, in cui all’acqua viene aggiunto l’ipoclorito di sodio (anche noto come candeggina o varechina), che funziona come un disinfettante ad ampio spettro perché in acqua dà cloro, che ha grande potenza germicida. L’Organizzazione Mondiale della Sanità conferma che nuotare non trasmette il virus del COVID-19.
Allo stesso modo, non ci sono prove che il nuovo coronavirus si possa trasmettere con il sangue, quindi zanzare e zecche non possono veicolare il COVID-19. 
 

Gli asintomatici non trasmettono il nuovo coronavirus

Si calcola che una persona positiva possa trasmettere il virus entro 2 settimane da quando è stata infettata. Siccome il nuovo coronavirus si diffonde tramite le gocce di saliva, i sintomi come la tosse aiutano la diffusione della malattia. Tuttavia, anche i positivi che non hanno sintomi possono essere contagiosi. La probabilità che un asintomatico trasmetta il SARS-CoV-2 è stimata essere tra il 15 e il 70%. Per questo per limitare i contagi è importante:
  • Identificare tutte le persone positive grazie ai test disponibili;
  • Isolare coloro che sono risultati infetti a prescindere dalla presenza dei sintomi;
  • Mantenere le precauzioni anche in presenza di persone apparentemente sane.

Il caldo uccide il virus

Anche in Paesi dove si hanno temperature e umidità molto alte si sono registrati casi di COVID-19. Temperature di 30-40 °C non sono in grado di eliminare il virus. Si consiglia quindi di seguire tutte le norme igieniche per la prevenzione dell’infezione anche in estate:  
Immagine che rappresenta una mamma che igeinizza le mani ai figli

Le zampe dei cani e i pavimenti devono essere disinfettati

Ad oggi, anche se alcuni cani e gatti domestici sono risultati infetti con SARS-CoV-2, non sono stati dimostrati casi di contagio dall’animale da compagnia all’uomo. Si consigliano le normali precauzioni igieniche da applicare sempre quando si viene a contatto con gli animali, sia per la loro sia per la nostra sicurezza:
  • Lavarsi le mani dopo aver toccato l’animale;
  • Lavarsi le mani dopo aver toccato oggetti di suo utilizzo (ciotole, coperte, materassini ecc.)
Pulire le zampe con candeggina o alcolici è sconsigliato perché può essere causa di irritazioni e lesioni. Come consigliano i veterinari, l’igiene degli animali da compagnia può essere mantenuta usando acqua e sapone per la detersione delle zampe e un panno umido per la pulizia del pelo. Per limitare la (rara) probabilità di trasmettere il COVID-19 all’animale è bene ridurre il contatto ravvicinato con esso.
In generale, la possibilità che il COVID-19 si possa trasmettere attraverso il pavimento, portato da zampe di animali o scarpe, è veramente molto bassa. Inoltre non ci sono prove di trasmissione via manto stradale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità indica di prendere precauzioni, togliendo le scarpe prima di entrare in casa, solo se si hanno bambini che giocano sul pavimento.
Per le superfici è possibile usufruire di disinfettanti contenenti alcol (etanolo) o ipoclorito di sodio (candeggina/varechina). In ogni caso, secondo gli studi, il virus del COVID-19 cessa di essere infettivo da poche ore fino a 9 giorni a seconda dell'umidità presente nell'aria, della temperatura e del materiale.


Quanto tempo sopravvive, indicativamente, il nuovo coronavirus sulle superfici?

  • Fino a 7 giorni sulla parte esterna delle mascherine;
  • Circa 2-4 giorni su acciaio e plastiche;
  • 1 giorno su cartone, legno e tessuti;
  • 4 ore sul rame;
  • 3 ore su carta e guanti chirurgici.
È consigliato pulire gli oggetti di uso quotidiano (in particolare cellulare, chiavi e auricolari) usando prima un detergente neutro e poi disinfettanti (etanolo o candeggina diluita).

Farmaci, integratori (come la vitamina C), aglio e altri alimenti prevengono il COVID

A oggi non è stata dimostrata l’efficacia di alcun farmaco ad azione diretta o preventiva contro la malattia COVID-19. Sono necessarie sperimentazioni organizzate, molte delle quali già in corso, per stabilire se esiste una reale correlazione fra l’assunzione di una specifica sostanza ed eventuali effetti terapeutici prodotti.
  • Gli antibiotici non sono indicati per il trattamento del COVID-19, perché sono farmaci attivi contro i batteri, mentre il SARS-CoV-2 è un virus. Le prescrizioni di antibiotici in pazienti positivi al nuovo coronavirus sono dovute alla presenza di infezioni batteriche insorte a causa dello stato di indebolimento generale;
  • Gli antinfiammatori FANS possono essere usati per ridurre alcuni sintomi. Non risultano correlati a un peggioramento della malattia, diversamente da com'era stato suggerito l'anno scorso. L’Agenzia Europea del Farmaco ha stabilito che l’ibuprofene può essere preso in caso di necessità, alla dose minima efficace e per il minor intervallo di tempo possibile. Questi risultati sono stati riportati anche dall’AIFA in una nota informativa;
  • Alcune voci hanno diffuso l’idea che la vitamina C abbia una capacità curativa contro COVID-19. Questa idea nasce, probabilmente, dall’idea che questa sostanza aiuti a curare il raffreddore, ma si tratta di bufale.
Quanto alla prevenzione, non esistono prove scientifiche dell’efficacia protettiva nei confronti di SARS-CoV-2 da parte di:
  • Idrossiclorochina. Questo farmaco antimalarico non ha dimostrato alcuna efficacia nella riduzione dei casi o della gravità del COVID-19;
  • Prodotti omeopatici;
  • Vitamine. L’assunzione regolare di vitamina C aiuta il sistema immunitario, ma non previene in modo sistematico le malattie, inclusi influenza e COVID-19. Allo stesso modo non c’è prova di efficacia preventiva (o curativa) di vitamina D, lattoferrina, quercitina e altri integratori;
  • Proteine;
  • Pepe e altre spezie;
  • Aglio. In questo ortaggio è presente in esigue quantità l’allicina, sostanza dalle note proprietà antibatteriche. Tuttavia, SARS-CoV-2 è un virus, quindi gli antibatterici non hanno efficacia contro di esso; inoltre, la quantità di allicina presente nell’aglio è troppo piccola perché possa avere un effetto rilevante;
  • Alcol. Sebbene l’alcol sia un noto disinfettante, l’assunzione di alcolici non protegge dalle infezioni. In generale, l’alcol ha effetti negativi sul nostro organismo;
  • Bagni e bevande caldi. Queste non modificano la temperatura corporea, mantenuta a 37°C circa da precisi sistemi di termoregolazione;
  • Soluzioni saline;
  • Asciugamani elettrici;
  • Lampade ultraviolette e luce solare. È importante prestare attenzione ai raggi ultravioletti, proteggendosi con la crema solare e stando all’ombra, perché possono danneggiare la pelle e aumentano il rischio di melanoma e altri tumori cutanei.

Il virus rimane sospeso nell'aria

La malattia COVID-19 viene trasmessa attraverso le goccioline che emettiamo parlando, tossendo e starnutendo. Si tratta di goccioline abbastanza grandi (ad esempio, hanno dimensioni maggiori di quelle che trasportano il batterio della tubercolosi), per cui tendono a cadere. A oggi non ci sono prove della permanenza del SARS-CoV-2 nell’aria a oltre un metro di distanza da chi emette queste goccioline. Tuttavia, nei luoghi chiusi e affollati, in cui le persone trascorrono molto tempo insieme, questo fattore potrebbe non essere da escludere. Per questo è importante mantenere le distanze, tenere la mascherina e ventilare gli ambienti il più possibile.
La permanenza del virus nell’aria potrebbe essere prolungata da procedure che comportano la formazione di aerosol, gocce più piccole e quindi più leggere. Si tratta di procedure ospedaliere, che di conseguenza sono eseguite in ambienti a cui non si può accedere.
 

Il vaccino antinfluenzale protegge da COVID-19

Quando il nostro organismo entra in contatto con sostanze sospette inizia a produrre difese estremamente specifiche per combatterle. Si tratta degli anticorpi: perché siano disegnati così precisamente sulla sostanza estranea, richiedono giorni per essere prodotti. I vaccini introducono piccoli elementi di questa sostanza estranea, sollecitando questo meccanismo affinché il nostro corpo abbia gli anticorpi già pronti in caso di “invasione”. Siccome ogni anticorpo è realizzato per colpire un patogeno specifico e non altri, i vaccini per influenza, tubercolosi e altre infezioni non sono efficaci contro SARS-CoV-2. Si riscontra soltanto una leggera riduzione del contagio, perché il sistema immunitario diviene più reattivo e quindi può rispondere un po’ meglio alla presenza del nuovo coronavirus.
Il vaccino antinfluenzale è fortemente consigliato in questo periodo di pandemia, ma per un’altra ragione. Siccome i sintomi di influenza e COVID-19 sono molto simili nelle fasi iniziali, il vaccino che previene l’influenza consente di limitare la confusione della diagnosi tra le due malattie e la necessità di effettuare tamponi.

 
Immagine che rappresenta un paziente che si sta facendo inoculare il vaccino
 

Il COVID-19 si può curare, anche a casa

A oggi non esistono terapie specifiche per il COVID-19. I farmaci attualmente usati per trattare i malati di COVID-19 sono utilizzati in via sperimentale ma indicati per altri disturbi, che hanno mostrato un possibile effetto contro il SARS-CoV-2:
  • Medicinali che agiscono contro altri virus;
  • Farmaci che contrastano i sintomi (ad esempio, il paracetamolo riduce la febbre senza influenzare il decorso della malattia, ma si consiglia di consultare un medico prima dell’assunzione);
  • Farmaci che modulano la risposta immunitaria;
  • Trasfusioni di plasma con anticorpi. Gli anticorpi monoclonali contro il COVID-19 rappresentano una bella promessa ma con significative limitazioni, e in particolare:
    • Possono essere somministrati soltanto in ospedale, poiché sono endovena;
    • Devono essere usati in una fase precoce della malattia, perché nei pazienti in fase avanzata non hanno effetto e possono persino peggiorare i sintomi;
    • Nnon risultano efficaci contro alcune varianti del virus.
In alcuni pazienti, le terapie sembrano in grado di migliorare il decorso della malattia, ma in altri gli stessi trattamenti risultano del tutto inefficaci. È il caso, ad esempio, del desametasone, che ha migliorato la condizione di alcuni pazienti ma non di altri. Altri farmaci potrebbero essere inutili ma soprattutto controproducenti, perché potrebbero peggiorare o mascherare i sintomi. 
La gestione domiciliare del COVID-19 è un provvedimento valido per chi ha sintomi lievi, allo scopo di non affollare ingiustificatamente pronto soccorso e ospedali. Gli specialisti devono monitorare i pazienti con consulti giornalieri (vigile attesa) per:
  • Identificare precocemente il rischio di evoluzione della malattia (tramite tabelle di valutazione standardizzate);
  • Valutare lo stato psicologico del paziente;
  • Raccomandare attività fisica e alimentazione in ottica di prevenzione;
  • Individuare la necessità di terapie da eseguire in ospedale. Ad esempio, l’uso a domicilio di corticosteroidi è raccomandato solo nei casi in peggioramento per i quali non è possibile l’immediato ricovero. L’utilizzo precoce di corticosteroidi, infatti, si è rivelato potenzialmente dannoso perché può compromettere l’adeguata risposta immunitaria.
Possono, quindi, prescrivere trattamenti, ma si tratta di farmaci che riducono i sintomi (ad esempio, paracetamolo). 

 
Immagine che rappresenta una persona che prendendo il paracetamolo

 
 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quando una persona malata di COVID-19 è contagiosa?

Sia le persone asintomatiche (in base alla carica virale, cioè alla quantità di virus presente nell’organismo) sia quelle sintomatiche sono contagiose a 1-14 giorni di distanza dall’infezione, a seconda dei casi. I sintomatici sono in genere più contagiosi durante il periodo sintomatico ma possono iniziare a infettare gli altri già 1-2 giorni prima della manifestazione dei sintomi. Si stima che il periodo infettivo duri 8-14 giorni.

Quali sono i test diagnostici del COVID-19?

Attualmente esistono due tipi di test che rilevano la presenza del nuovo coronavirus: i test molecolari (che ne riscontrano il materiale genetico) e i test antigenici rapidi (che individuano elementi della struttura esterna del virus). I test sierologici riscontrano, invece, la presenza di anticorpi contro il virus, che possono derivare anche da un’esposizione precedente, quindi non informano su infezioni in atto. 

Cosa fare in caso di contatto con positivi al COVID-19?

Per interrompere la trasmissione del nuovo coronavirus, alle persone che risultano essere state in contatto con positivi (rintracciate grazie alle ASL e all’app Immuni) viene generalmente consigliata una quarantena di 10 giorni con test diagnostico negativo oppure quarantena di 14 giorni. Si dovrà stare isolati dagli altri il più possibile: avere una stanza separata dagli altri conviventi, avere un bagno separato ove possibile, evitare di uscire di casa, limitare le visite. Per 3 settimane occorrerà monitorare l’eventuale insorgenza di sintomi e controllare la temperatura corporea per 2 volte al giorno. Per informazioni è possibile chiamare il numero gratuito di pubblica utilità 1500 del Ministero o il numero verde della Croce Rossa Italiana 800.065.510 attivato per l’assistenza alle persone fragili. 

Che differenza c'è tra isolamento e quarantena?

L’isolamento consiste nella separazione delle persone infette dal resto della comunità, in modo da prevenire la diffusione della malattia; con quarantena si intende la restrizione dei movimenti di persone esposte a positivi, ma che non si sa se siano infette, per monitorarne i sintomi e quindi intervenire in caso di malattia.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

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In collaborazione con

Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia, ho seguito corsi per la comunicazione a tutto campo, dalla didattica al digitale, dal podcast alla regia. Attualmente frequento il Master in Comunicazione della Scienza e dell’Innovazione Sostenibile (MaCSIS) dell'Università Milano-Bicocca e sto svolgendo un tirocinio come ricercatrice nell'ambito della comunicazione della salute presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.
Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche e del terzo settore e attualmente mi occupo di produzione di contenuti digitali e riprogettazione della comunicazione aziendale in rete. Realizzo approfondimenti a tema medico per Doveecomemicuro.it e per riviste di settore. Per BioPills redigo articoli scientifici, sono relatrice di due corsi e coautrice di un libro in via di pubblicazione. Come divulgatrice della scienza e associata al CICAP mi rifaccio solo a fonti autorevoli e documentate.

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