Bulimia nervosa: sintomi, diagnosi e conseguenze

Bulimia nervosa: sintomi, diagnosi e conseguenze

Indice

Cos’è la bulimia nervosa?

La Bulimia Nervosa è uno dei più comuni disturbi alimentari, insieme all’anoressia, che compare solitamente nel corso dell’adolescenza, prevalentemente nelle ragazze. I sintomi sono episodi ricorrenti di abbuffate (dette crisi bulimiche) a cui seguono comportamenti atti a espellere quanto appena mangiato, o con vomito autoindotto, con lassativi o abuso di diuretici. Ma anche con l’autoimposizione di digiuni o di intensa attività fisica. Si parla di “condotte di compenso” per indicare questi comportamenti.
Si considera bulimia quando questi episodi si verificano almeno una volta alla settimana per almeno tre mesi. Per abbuffata si intende l’ingestione incontrollata di migliaia di calorie in poco tempo, per esempio due ore.
Attenzione: una persona bulimica può anche essere di peso normale, non solo sottopeso o sovrappeso, al contrario di una persona anoressica. Il peso nella persona bulimica può variare ampiamente in periodi ristretti, e nelle donne sono spesso presenti irregolarità nel ciclo mestruale o amenorrea cioè assenza delle mestruazioni.
La bulimia va riconosciuta e la persona va aiutata a uscirne. Con il tempo un soggetto bulimico prova sempre più vergogna e disgusto per se stesso, tende a nascondere i propri comportamenti agli altri e aumenta il rischio di depressione.
 
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Immagine infografica che rappresenta sintomi e segni della bulimia
 

Cause della bulimia

Non ci sono cause uguali per tutti. Ogni persona ha la sua storia, ma la persona che soffre di bulimia nervosa presenta solitamente alterazioni dell'umore, stati d'ansia o stress
Dalla letteratura, i fattori di rischio più frequenti per lo sviluppo della bulimia nervosa sono:

  • Preoccupazione relativa al proprio peso, bassa autostima;
  • Sintomi depressivi, disturbo d’ansia sociale;
  • Traumi o abusi fisici e/o sessuali subiti in infanzia;
  • Fattori genetici e fisiologici: trasmissione familiare e vulnerabilità genetica ma anche obesità infantile e precoce maturazione puberale. Livelli anormali di molti ormoni, in particolare di serotonina, hanno dimostrato essere responsabili di alcuni comportamenti alimentari disordinati.

Accanto a questi ci sono i fattori scatenanti, che sono per esempio lutti, grandi cambiamenti nella propria vita, per esempio la rottura di una relazione importante, trasferimenti ecc.

Conseguenze della bulimia

Oltre a conseguenze fisiche come:

La bulimia nervosa può portare anche a complicazioni importanti dal punto di vista psicologico. Tra chi soffre di bulimia c’è una più alta incidenza di problemi come la tossicodipendenza o l'alcolismo. I bulimici hanno un rischio molto più elevato di presentare disturbi come la depressione o disturbo d'ansia generalizzato. Infine, si riscontra anche un elevato rischio di suicidio che appare molto superiore rispetto alla popolazione generale.


 
Immagine che rappresenta un fiocco lilla

 

Come riconoscere se una persona è bulimica

Capita spesso di venire a conoscenza di questo problema alimentare in una persona cara senza che ce ne siamo accorti prima. Non è affatto facile rendersene conto. Tuttavia in una persona che vive questo problema da diverso tempo, possiamo osservare alcuni segnali, dovuti ai processi di forzatura del vomito autoindotto:

  • Erosione dello smalto dentale degli incisivi;
  • Ingrossamento indolore delle ghiandole salivarie;
  • Cicatrici sulle nocche.

Differenza fra bulimia e anoressia

I Disturbi della Nutrizione e dell’Alimentazione (DNA) sono patologie che riguardano una disfunzione del comportamento alimentare. I più diffusi sono appunto anoressia nervosa e bulimia nervosa, ma esiste anche un genere di disordine alimentare non definito. Non tutti i casi sono infatti esattamente descrivibili nell’arco dei sintomi tipici di anoressia e bulimia. Alcune persone per esempio iniziano con una forma di anoressia per poi passare a comportamenti bulimici.

La differenza fra anoressia e bulimia è che una persona anoressica riduce drasticamente o interrompe la propria consueta alimentazione, scendendo sotto l’85% del peso normale per la propria età e corporatura. Si tratta del rifiuto ad assumere cibo che si considera grasso. La persona anoressica consuma i pasti molto lentamente e masticando a lungo ogni boccone. Possono anche verificarsi casi di anoressici che si abbuffano e poi si autoinducono l’eliminazione di ciò che hanno appena mangiato, in modo non dissimile ai bulimici. Nei bambini, si presentano anche altri sintomi come la nausea e non avere appetito. Nelle ragazze, invece, uno dei sintomi più classici è l’interruzione del ciclo mestruale per almeno tre mesi successivi. 

Le persone bulimiche invece non interrompono l’apporto normale di cibo, non dimagriscono sensibilmente come le persone anoressiche. Il problema è la frequente ingestione di una quantità eccessiva di cibo in poco tempo, con la sensazione netta di non poter controllare il proprio comportamento, seguita dalla sua eliminazione forzata.


Immagine infografica che rappresenta sintomi e segni dell'anoressia
 

Come si cura la bulimia nervosa

Immagine infografica che rappresenta esami di laboratorio per l'urina e il sangueLa bulimia è una condizione multifattoriale e la può diagnosticare solo un esperto, previ esami clinici come esami di laboratorio su sangue e urine. Dalla bulimia nervosa si può uscirne e stare bene, a patto che si evitino i fai da te. Ci sono tanti professionisti esperti che possono supportare il percorso di una persona con disturbi alimentari riportandola a una vita piena.

La terapia cognitivo-comportamentale condotta da uno psicologo o uno psicanalista o psichiatra, a seconda dell’indicazione medica, e della durata almeno di qualche mese, è il trattamento primario per combattere la bulimia nervosa. 
Ha l’obiettivo di:

  • Aumentare la motivazione al cambiamento;
  • Introdurre una dieta equilibrata;
  • Diminuire l'eccessiva preoccupazione per forma e peso del corpo.

Ogni paziente a seconda della storia personale deve seguire il proprio percorso psicologico. Non ci sono regole uguali per tutti. 


Dal punto di vista del supporto farmacologico, anche l'assunzione di antidepressivi può portare benefici in alcune persone, mentre gli inibitori della ricaptazione della serotonina da soli aiutano a ridurre la frequenza di abbuffate e vomito.

 


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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Come si fa a capire se si è bulimici?

I sintomi sono episodi ricorrenti di abbuffate (dette crisi” bulimiche) a cui seguono comportamenti atti a espellere quanto appena mangiato, o con vomito autoindotto, o con lassativi o abuso di diuretici. Ma anche con l’autoimposizione di digiuni o di intensa attività fisica. Si parla di “condotte di compenso” per indicare questi comportamenti.
Si parla di bulimia quando questi episodi si verificano almeno una volta alla settimana per almeno tre mesi. Per abbuffata si intende l’ingestione incontrollata di migliaia di calorie in poco tempo, per esempio due ore.
Attenzione: una persona bulimica può anche essere di peso normale, non solo sottopeso o sovrappeso, al contrario di una anoressica. Il peso nella persona bulimica può variare ampiamente in periodi ristretti, ma nelle donne sono spesso presenti irregolarità nel ciclo mestruale o amenorrea cioè assenza del ciclo.

Che vuol dire bulimico?

Significa soffrire di un disturbo alimentare noto come bulimia nervosa, dove si alternano episodi ricorrenti (almeno 1 a settimana) di ingestione di una quantità eccessiva di cibo in poco tempo, con la sensazione netta di non poter controllare il proprio comportamento, seguita dalla sua eliminazione forzata.

A cosa può portare la bulimia?

Oltre a conseguenze fisiche come problemi al tratto digestivo,  disidratazione, erosione dentale e nei casi più gravi problemi cardiaci, la bulimia nervosa può portare anche a complicazioni importanti dal punto di vista psicologico. Tra chi soffre di bulimia c’è una più alta incidenza di problemi come la tossicodipendenza o l'alcolismo. I bulimici hanno un rischio molto più elevato di presentare disturbi come la depressione o disturbo d'ansia generalizzato. Infine, si riscontra anche un elevato rischio di suicidio che appare 7,5 volte superiore rispetto alla popolazione generale.

Come superare gli attacchi di bulimia?

Dalla bulimia nervosa si può uscirne e stare bene, a patto che si evitino i fai da te. Ci sono tanti professionisti esperti che possono supportare il percorso di una persona con disturbi alimentari riportandola a una vita piena. La terapia cognitivo-comportamentale condotta da uno psicologo o uno psicanalista o psichiatra, a seconda dell’indicazione medica, e della durata almeno di qualche mese, è il trattamento primario per combattere la bulimia. 
Ha l’obiettivo di aumentare la motivazione al cambiamento, introdurre una dieta equilibrata, e diminuire l'eccessiva preoccupazione per forma e peso del corpo. Ogni paziente a seconda della storia personale deve seguire il proprio percorso psicologico. Non ci sono regole uguali per tutti. 

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

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