Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO): sintomi, diagnosi e cura

Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO): sintomi, diagnosi e cura

Indice


Domande e risposte

Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva: cos’è

Immagine che rappresenta i polmoni umaniCos’è? La Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, nota anche con l’acronimo BPCO, è una patologia cronica molto diffusa che interessa l’apparato respiratorio.
Cosa colpisce? È caratterizzata dalla progressiva e persistente riduzione del flusso di aria ai polmoni accompagnata da una forte infiammazione cronica dei bronchi (bronchite cronica) che porta alla progressiva distruzione del tessuto polmonare, una condizione nota come enfisema. Quando prevale questa seconda componente, si parla di BPCO a carattere enfisematoso, mentre la malattia con forte connotazione asmatica è detta BPCO asmatiforme

La BPCO è una malattia che evolve progressivamente verso l’insufficienza respiratoria e può portare alla morte per cause respiratorie o di altro tipo, come quelle cardiache – spiega Nicola Scichilone, docente di Malattie dell'Apparato Respiratorio all'Università degli Studi di Palermo – Interessa circa il 10% della popolazione generale, ma può raggiungere picchi del 50% nelle persone sopra i 60 anni. Si tratta di una malattia in costante crescita sia nei Paesi sviluppati, sia in quelli in via di sviluppo a causa dell’esposizione al fumo di sigaretta, dell’inquinamento ambientale e dell’esposizione professionale ad agenti inalanti irritanti".

Come spiega Paola Rogliani, direttore dell'Unità di Malattie dell'Apparato Respiratorio del Dipartimento di Medicina dei Sistemi dell’Università degli Studi di Roma 'Tor Vergata', “la BPCO incide sulle abitudini quotidiane dei pazienti perché può ostacolare lo svolgimento di azioni semplici, come quelle legate all’attività fisica in tutte le sue accezioni, con inevitabili risvolti nell'ambito della sfera sociale e di conseguenze sulla qualità di vita". In particolare, la dispnea tipica delle fasi iniziali della malattia porta chi ne soffre ad autolimitarsi per non avvertire la fastidiosa sensazione di mancanza di respiro. “Si crea quindi un vero e proprio circolo vizioso – spiega Rogliani – Non potendo più compiere le attività di prima gli individui affetti da BPCO tendono a chiudersi in se stessi". Non a caso la depressione è uno dei problemi più spesso associati a questa patologia.

Nei paragrafi successivi trattiamo nello specifico questa malattia cronica.


Consulta le Strutture Sanitarie che effettuano una visita per Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO):
Dove effettuare una visita per Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO)?
 

BPCO: epidemiologia

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel mondo vivono 65 milioni di persone con una diagnosi di BPCO di grado moderato o severo; nel 2005 questa patologia ha causato oltre 3 milioni di morti, pari a circa il 5% di tutti i decessi. Tuttavia, il reale peso che questa malattia ha sulla popolazione mondiale è molto sottostimato; i dati principali, infatti, provengono da Paesi industrializzati ma rimangono difficili e costosi da raccogliere a causa della grande variabilità dei sintomi e della diagnosi, spesso in fase avanzata della malattia. Oltre il 90% dei decessi per BPCO si verifica peraltro in Paesi in via di sviluppo e la mortalità per BPCO sta aumentando negli anni al punto che, se nel 2002 la BPCO risultava essere la quarta causa di morte al mondo, si stima che nel 2030 potrebbe salire in terza posizione.

Attualmente, i dati relativi all’Italia dicono che, fra i disturbi dell’apparato respiratorio, la BPCO è la malattia che presenta sia il maggior numero di casi, sia il maggior numero di giornate di degenza (più di tumori respiratori e polmoniti).
La diffusione e la gravità della malattia sollecitano un continuo monitoraggio nella popolazione dei pazienti e la costituzione di gruppi di ricerca finalizzati alla migliore comprensione dei meccanismi patogenetici e allo sviluppo di cure efficaci. Nell’ambito delle iniziative di studio, sono state stilate linee guida internazionali per la diagnosi, il trattamento e la prevenzione della BPCO, contenute nella Gold Pocket Guide, revisionata anche per il 2021. 


A che età compare? 

Secondo l'indagine realizzata in Italia 'Gli ostacoli del fiato', realizzata da GfK e promossa da AstraZeneca, la mancanza di fiato è un'esperienza vissuta da più di 3 italiani su 4, e quasi 1 italiano su 5 non riesce a camminare velocemente e a salire una rampa di scale. La quota di persone in difficoltà sale tra chi vive nelle grandi città (1 su 4) e tra gli anziani, in particolare gli over 64 (più di 1 su 3). Spesso la causa è ricercata nello smog e nell'inquinamento atmosferico, nel caldo, nella mancanza di spazi verdi e nella sedentarietà, ma alla base del problema può esserci anche una malattia che togliendo letteralmente il fiato ostacola lo svolgimento delle attività più semplici, impattando pesantemente sulla qualità di vita. Infatti, sempre secondo la stessa indagine, quasi 1 paziente con BPCO su 2 è in difficoltà a fare le scale e a svolgere qualsiasi tipo di attività fisica. A causa della patologia può diventare impossibile dedicarsi ai propri hobby o andare a ballare, e in quasi 1 caso su 5 è necessario cambiare professione; nel 9% dei casi si finisce addirittura per rinunciare a lavorare.

La BPCO è un problema non da poco anche in età giovanile. Il 10% dei giovani tra i 20 e i 44 anni presenta tosse ed espettorato senza ostruzione bronchiale e il 3,6% presenta sintomi con ostruzione bronchiale. 
BPCO a 20 anni: è possibile? È raro che la malattia si manifesti sotto i 45 anni di età; non c’è alcuna correlazione tra allergie e BPCO.


L’aspettativa di vita

La BPCO è caratterizzata da un tasso annuale di mortalità pari a 5,5/10.000 abitanti, che la pone al quarto posto fra le cause di morte. 
L'aspettativa di vita è assai ridotta nei pazienti affetti da BPCO in confronto ai coetanei, anche a causa delle patologie concomitanti e delle ripercussioni cardiache.

Quali sono le cause e i fattori di rischio

Le cause dirette della malattia non sono chiaramente note, ma sono noti i fattori che aumentano il rischio di sviluppare la malattia. La comunità scientifica ipotizza che esistano aspetti di natura genetica che, a parità di esposizione ai medesimi agenti irritanti o inquinanti, determinano l’insorgenza del disturbo in alcuni soggetti e non in altri.
Il principale fattore di rischio per lo sviluppo della BPCO è il fumo di tabacco, in particolare quello di sigaretta (inferiore l’impatto del  sigaro e della pipa) che, oltre ad essere una delle principali cause, è anche responsabile di un più rapido peggioramento della funzione respiratoria.


BPCO senza fumo

Anche se il fumo di sigaretta è il fattore più studiato e accertato, i non fumatori possono allo stesso modo sviluppare una patologia ostruttiva delle vie respiratorie per altri fattori di rischio, ambientali o genetici. Va detto che non tutti i fumatori sviluppano questa malattia. Tali variabilità sono ancora poco conosciute, ma probabilmente coinvolgono fattori genetici.

Tra i fattori ambientali che aumentano il rischio di sviluppare la BPCO ci sono ricompresi:
  • Il fumo passivo;
  • L’esposizione a polveri;
  • Sostanze chimiche;
  • Vapori;
  • Fumi irritanti all’interno degli ambienti di vita e di lavoro (ad esempio silice o cadmio).
Altri fattori che possono contribuire sono l’inquinamento dell’aria atmosferica causato dallo smog e dalle polveri sottili e l’inquinamento degli ambienti chiusi dove si accumulano le emissioni di stufe, camini, apparecchi elettrici o impianti di aria condizionata. Infezioni respiratorie - bronchiti, polmoniti e pleuriti - rappresentano, inoltre, fattori predisponenti.

Esistono anche alcuni fattori genetici che possono predisporre allo sviluppo di questa patologia: tra cui il più importante riguarda un gene che codifica per una proteina, chiamata alfa1-antitripsina, importante per il mantenimento della normale struttura polmonare e che risulta deficitaria in caso di mutazione del gene; questa, tuttavia, è una condizione ereditaria piuttosto rara
Anche alcune patologie respiratorie possono contribuire all’insorgenza della BPCO ed in particolare l’asma e l’iperreattività bronchiale.
 

Quali sono i sintomi della BPCO

I sintomi principali della BPCO sono vari e tendono a peggiorare nel tempo. Essi comprendono:
  • Dispnea (difficoltà nella respirazione e affanno) di vario grado fino alla cosiddetta “fame d’aria";
  • Aumentata produzione di muco nei bronchi;
  • Tosse cronica con produzione di catarro, solitamente più grave al mattino.
L’ostruzione al passaggio dell’aria determina una riduzione della concentrazione di ossigeno (ipossia) e un aumento della concentrazione di anidride carbonica nel sangue (ipercapnia).


BPCO senza tosse e senza catarro: è possibile?

La tosse e la produzione di catarro, spesso denso e difficile da eliminare con la tosse stessa, possono comparire anche alcuni anni prima delle difficoltà respiratorie. D’altro canto si può arrivare ad avere una dispnea importante anche in mancanza della tosse e del catarro; di conseguenza, in presenza anche di uno solo di questi sintomi e di se si ha una storia di esposizione a fattori di rischio, è bene rivolgersi al proprio medico prima possibile.

Altri sintomi più generici possono comprendere respiro sibilante, un senso di costrizione toracica e, inoltre, stanchezza, perdita di peso e riduzione dell’appetito nelle forme più gravi e avanzate.


La classificazione degli stadi 

La gravità della malattia varia a seconda dell’intensità dei sintomi:
  • Forma lieve (stadio 1): tosse frequente, accompagnata occasionalmente da secrezioni. La dispnea/affanno può comparire durante sforzi fisici intensi;
  • Forma moderata (stadio 2): tosse e secrezioni bronchiali frequenti. La dispnea/affanno può comparire anche in corso di sforzi fisici non molto intensi come camminare a passo svelto. In questa fase si allungano anche i tempi di guarigione da infezioni dell’apparato respiratorio come una bronchite o anche un semplice raffreddore;
  • Forma grave (stadio 3): tosse e secrezioni bronchiali si fanno sempre più frequenti. La dispnea/affanno compare già per sforzi lievi della vita quotidiana come camminare e fare le scale;
  • Forma molto grave (stadio 4): in questo stadio la malattia è di grado severo e la dispnea è presente anche a riposo e rende impossibile svolgere anche le più semplici attività quotidiane come alzarsi, lavarsi e vestirsi;
  • Riacutizzazione: è un episodio acuto e improvviso, provocato di solito da infezioni che diventano più frequenti e più gravi nel tempo e da complicanze correlate provocando un rapido peggioramento dei sintomi. Può costituire una vera emergenza medica che conduce spesso il paziente in ospedale o ne causa la morte.


Le complicanze

La BPCO aumenta anche il rischio di contrarre infezioni respiratorie perfino gravi a causa del ristagno delle secrezioni nei polmoni. Ogni episodio infettivo determina un peggioramento del quadro polmonare e una progressione della malattia verso stadi più avanzati.
L’irrigidimento dei capillari polmonari dovuti all’alterazione della struttura anatomica dei polmoni aumenta la pressione al loro interno (ipertensione polmonare), affaticando il lavoro del cuore che vi deve pompare sangue. Nel tempo, questo porta ad un aumento del rischio di scompenso cardiaco congestizio e altre patologie gravi del cuore.

Come si fa la diagnosi

Oltre alla valutazione, da parte dello pneumologo, dei sintomi e dell’esposizione a fattori di rischio per BPCO, sono disponibili alcune indagini che permettono di orientare la diagnosi ed escludere altre patologie.


Immagine che rappresenta una persona anziana con uno spirometroLa spirometria

Tra questi l’esame principale è la spirometria, un test che consente di misurare quanta aria viene espirata nel tempo prima e dopo la somministrazione di un farmaco broncodilatatore. Una delle caratteristiche principali della BPCO è la stabilità dell’ostruzione; pertanto, la riduzione nel flusso di aria in espirazione non migliora neppure dopo l’assunzione del farmaco. Questo permette al medico di distinguere queste forme di patologia ostruttiva cronica da altre patologie in cui l’ostruzione è reversibile, come l’asma.

I valori più importanti ottenuti con la spirometria comprendono:
  • Capacità Vitale Forzata (CVF), che corrisponde al volume massimo di aria che può essere inspirata o espirata;
  • Il Volume Espiratorio Massimo al primo Secondo (VEMS), ossia il volume di aria che viene espirato soffiando nell’apposito dispositivo nel primo secondo in corso di una espirazione forzata;
  • Il loro rapporto VEMS/CVF: se questo rapporto è inferiore al 70%, questo valore indica la presenza di vuol dire che vi è una ostruzione bronchiale la quale, se non reversibile con broncodilatatori, costituisce elemento per la diagnosi di BPCO. Inoltre, in pazienti che presentano un rapporto VEMS/CVF inferiore al 70%, il valore isolato della VEMS da sola viene utilizzato per distinguere la gravità della malattia in quattro classi di severità.


Quali altri esami

Ulteriori esami utili per la diagnosi e la valutazione della BPCO comprendono:
  • La radiografia del torace, che aiuta ad escludere altre malattie che possono simulare la BPCO o a rilevare eventuali altre malattie (comorbilità);
  • La saturimetria, che misura la saturazione, ovvero la percentuale di sangue ossigenato che scorre nei tessuti periferici (si misura applicando uno specifico dispositivo medico sull’ultima falange delle dita della mano) e l’emogasanalisi che rileva misura, invece, le quantità dei gas (non solo ossigeno ma anche anidride carbonica) presenti nel sangue arterioso. Questi esami sono utili a valutare la capacità del polmone di ossigenare il sangue e a stabilire se è necessaria la somministrazione di ossigeno al paziente;
  • Il test del cammino in 6 minuti e altre valutazioni dell’attività fisica che servono a valutare capacità di sostenere uno sforzo fisico;
  • La valutazione della proteina alfa1-antitripsina, che costituisce un fattore di rischio genetico per lo sviluppo di BPCO.
Infine, è importante tenere in considerazione che spesso i pazienti con BPCO hanno anche altre patologie croniche associate come, ad esempio, malattie cardiovascolari, disfunzioni muscolo scheletriche, sindrome metabolica, osteoporosi, depressione e aumento del rischio di cancro al polmone. Per questo sono indicate indagini volte anche alla valutazione di eventuali altre malattie concomitanti.

Secondo il Dott. Scichilone l'essere consapevole dei fattori di rischio è fondamentale: “Pur essendo cronica e progressiva la BPCO può essere prevenuta e trattata grazie alla conoscenza dei fattori di rischio, ad una diagnosi precoce che viene effettuata con l’esame spirometrico e ai progressi terapeutici – spiega Scichilone – L’identificazione precoce dei possibili segnali della malattia è quindi fondamentale: non vanno sottovalutati, ad esempio, la tosse mattutina e la mancanza di aria dopo uno sforzo fisico, soprattutto nei fumatori. Diventa fondamentale il dialogo tra medico di base e paziente, non solo per riconoscere ed agire tempestivamente su questi primi sintomi, ma anche per indirizzare il prima possibile il paziente verso un appropriato percorso diagnostico e di gestione della malattia nel tempo".

Come si cura

Come migliorare la BPCO?

Dal momento che si tratta di una malattia cronica, per la quale non è disponibile una terapia, gli obiettivi principali della terapia della BPCO sono essenzialmente di due tipologie:
  • Controllare/ridurre i sintomi, quindi anche la tolleranza agli sforzi fisici e la qualità di vita in generale;
  • Ridurre il rischio di riacutizzazioni e progressione della malattia.
L’elemento principale della terapia per i fumatori resta in ogni caso la cessazione del fumo smettere di fumare. Per le altre esposizioni ambientali o occupazionali sarà necessario individuarle ed eliminarle o ridurle il più possibile.


I farmaci per la BPCO

La terapia farmacologica per i pazienti con BPCO viene somministrata per lo più per via inalatoria e varia a seconda della gravità della malattia. Per quanto riguarda, invece, i farmaci, gli sforzi si sono fino ad oggi concentrati sulla riduzione dei sintomi e sul rallentamento dell’ ritardare l’evoluzione della malattia. Purtroppo, però, il 90% circa dei pazienti in cura continua ad avere a che fare con i sintomi della malattia almeno una volta al giorno e più di 1 su 2 li manifesta durante tutto l’arco della giornata nonostante una terapia regolare.


I broncodilatatori

I farmaci più impiegati nel trattamento della BPCO sono i broncodilatatori per via inalatoria
I pazienti con malattia lieve vengono trattati solo quando è sintomatica, mentre quelli con sintomi di grado da moderato a grave devono assumere regolarmente i broncodilatatori per migliorare una respirazione insufficiente. Se la patologia è stabile, sono da preferire le forme inalatorie predosate o con inalatori a polvere secca, meno soggette a contaminazione microbica. 
Sono anche disponibili dispositivi medici in grado di segnalare l’assunzione di una dose di farmaco non corretta. Questo aspetto è molto utile nel monitoraggio dell’aderenza terapeutica, spesso bassa nei pazienti con BPCO.
Malgrado siano efficaci nel trattamento dei sintomi, non vi sono prove che dimostrino un ruolo di questi farmaci nel rallentamento della progressione della malattia
Gli aerosol per la BPCO. Nel caso in cui i medicinali per via inalatoria non si siano mostrati efficaci, al paziente vengono prescritti farmaci da nebulizzare con i normali apparecchi per aerosol, ad aria compressa o ultrasuoni. 


Cortisonici

I corticosteroidi, assunti per via inalatoria, agiscono riducendo l’infiammazione delle vie aeree e, pur non modificando l’andamento della malattia, riducono la frequenza delle riacutizzazioni e migliorano la funzionalità polmonare a breve termine. 
Vengono prescritti ai pazienti che hanno ripetute esacerbazioni o sintomi malgrado siano in terapia con i broncodilatatori. 
Va ricordato, però, che la terapia a lungo termine con i cortisonici è correlata a rischi, in particolare di osteoporosi e cataratta, che impongono un monitoraggio ravvicinato della densità ossea e della capacità visiva.


Come eliminare il catarro

I mucolitici sono farmaci che modulano la produzione del muco e ne riducono la viscosità. Alcuni studi dimostrano che possono essere utili nella prevenzione delle riacutizzazioni e come terapia di mantenimento nei pazienti con frequenti riesacerbazioni.
In particolare, la carbocisteina è caratterizzata anche da attività antiossidanti e antiinfiammatorie e la sua assunzione a lungo termine, rispetto a placebo, mostra di ridurre il rischio di riacutizzazione e di agire positivamente sulla qualità di vita.
La N-Acetilcisteina riduce la viscosità del muco, migliora la capacità di detersione dei bronchi, ha effetti antiinfiammatori e antiossidanti e, indirettamente, antibatterici su alcune specie. 


Ossigenoterapia

La terapia con ossigeno a lungo termine aumenta l'aspettativa di vita nei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva e bassa saturazione di ossigeno nel sangue, mentre non sono chiare le ripercussioni nelle forme moderate della malattia. 
In particolare, la somministrazione continua nelle 24 h si è mostrata più efficace rispetto alla terapia notturna per 12 h. 
L’ossigeno viene somministrato attraverso cannule nasali.
Alcuni pazienti hanno bisogno di ossigeno supplementare durante i viaggi aerei, perché la pressione all’interno della cabina è inferiore a quella esistente al livello del mare. È consigliabile, quindi, che le persone con BPCO si informino presso il proprio medico prima di intraprendere un viaggio aereo.
Per la severità degli stadi avanzati della malattia, i pazienti possono avere bisogno di un’assistenza infermieristica continua.

Come respirare meglio

A supporto del trattamento farmacologico, vengono stilati programmi di riabilitazione respiratoria, che permettono di migliorare le prestazioni fisiche dei pazienti e li ingaggiano responsabilizzandoli nel percorso di cura.


Gli esercizi per la BPCO

Questi protocolli comprendono una serie di esercizi di allenamento aerobico generale (non concentrato solo sui muscoli respiratori), iniziative di formazione e terapie comportamentali e sono personalizzati sulle esigenze del singolo paziente. Gli obiettivi finali sono rappresentati dalla massimizzazione del grado di indipendenza e della qualità di vita. Ad esempio, la persona con BPCO viene aiutata nel potenziamento dei muscoli della parte superiore del corpo, utili al mantenimento dell’igiene personale, e nel capire come risparmiare energie durante la giornata. 


La NIV

La ventilazione non invasiva (NIV) dovrebbe essere messa in atto solo quando le condizioni del paziente diventano tanto severe da non poter essere più controllate con la terapia farmacologica. 


BPCO e cellule staminali

Le cellule staminali sono elementi in grado di rigenerare il tessuto perduto nell’ottica di un normale ricambio oppure della riparazione dopo lesione. Sono presenti in molti organi. 
Identificare nuclei di staminali nei polmoni potrebbe rappresentare una base di partenza per provare a stimolarne la crescita e la differenziazione e, quindi, la sostituzione delle cellule danneggiate dalla BPCO.
Ad oggi, però, queste cellule sono state identificate e caratterizzate solo nell’animale e sono in corso ricerche finalizzate a studiarne la presenza nell’uomo.


Cure innovative

L’ultima novità in ambito terapeutico sembra però aprire prospettive diverse. “E' la combinazione a dose fissa di aclidinio e formoterolo", spiega Pierachille Santus, docente di Malattie Respiratorie all'Università degli Studi di Milano. Studi clinici hanno dimostrato che questa nuova terapia agisce rapidamente, donando un sollievo immediato dai sintomi e consentendo una broncodilatazione superiore rispetto a quella ottenibile utilizzando i singoli principi attivi.
 “La nuova combinazione – spiega Rogliani – interviene proprio sul sintomo della dispnea: l'obiettivo è ridurre la fastidiosa sensazione di mancanza di respiro in modo tale che il soggetto affetto da BPCO possa essere invogliato a riprendere le sue attività quotidiane".

BPCO: cosa mangiare 

Le persone affette da BPCO hanno spesso delle grandi difficoltà ad alimentarsi correttamente. Mentre si mastica si fa fatica a respirare, con conseguente perdita dell’appetito. Se non si mangia, si tende a dimagrire. Attenzione però: il dimagrimento può peggiorare i sintomi respiratori. È importante per coloro che soffrono di BPCO seguire un’alimentazione equilibrata sia dal punto di vista energetico che da quello nutrizionale seguendo i consigli ricevuti dal proprio medico o dal proprio nutrizionista.

Inoltre, per migliorare la digestione e ridurre le difficoltà a masticare, è utile passare da 3 a 6 pasti meno abbondanti. Alcuni cibi poi sono da preferire. Frutta e verdura, in primo luogo, aiutano ad affrontare l’infiammazione e le infezioni. Le proteine (pesce, uova, latticini, legumi e carne bianca) supportano aiutano la risposta immunitaria. Tra i carboidrati, meglio optare per quelli complessi e ricchi di fibre, come pasta, pane e riso integrali. Infine, è bene bisogna assumere tanta acqua, anche sotto forma di tè o infusi, che aiuta a fluidificare il muco nelle vie aeree. Da evitare invece gli zuccheri semplici (caramelle, snacks, bevande zuccherate) che aumentano la produzione di anidride carbonica, difficile da smaltire per i malati di BPCO. Anche il sale va limitato: può aggravare i sintomi e aumentare ulteriormente la ritenzione idrica.


Meglio il mare o la montagna

Generalmente, le località turistiche al mare o in montagna sono caratterizzate da minori livelli di inquinamento atmosferico rispetto alle grandi città.
Quindi, entrambi gli ambienti sono consigliati per le vacanze. Tuttavia, occorre considerare che il clima caldo può peggiorare la sintomatologia: pertanto il mare dovrebbe essere evitato in piena estate.

Come prevenire la BPCO 

Immagine che rappresenta una persona che sta arieggiando la casaAd oggi, non sono ancora stati identificati strumenti preventivi specifici della malattia, ma è possibile ridurre (quando non eliminare) l’esposizione ai fattori di rischio e limitare la frequenza delle riacutizzazioni. 
Il fumo di sigaretta è oggi identificato come la causa principale di BPCO al mondo. La migliore strategia è, perciò, quella di rinunciarvi.

Il Ministero della Salute suggerisce ai cittadini alcuni comportamenti e accortezze per prevenire il peggioramento o controllare al meglio la malattia:
  • Smettere di fumare;
  • Evitare il contatto con il fumo passivo e con ambienti inquinati;
  • Arieggiare sempre bene gli ambienti chiusi, in particolare arieggiare bene la cucina o gli ambienti in cui sia presente un caminetto o, ad esempio, dopo una tinteggiatura o una disinfestazione;
  • Restare in casa e con le finestre chiuse nelle giornate di forte inquinamento dell’aria;
  • Seguire uno stile di vita sano, mantenersi in forma facendo regolare esercizio fisico, imparare ad eseguire gli esercizi respiratori e seguire una dieta sana;
  • Assumere i farmaci e seguire regolarmente controlli medici;
  • Rivolgersi immediatamente al medico in caso di rapido peggioramento dei sintomi come ad esempio: si fa fatica a camminare, si fa fatica a parlare, le labbra e le unghie sono cianotiche (blu-viola), il cuore batte in modo veloce e irregolare, il respiro è veloce e molto difficoltoso e i farmaci che si usano di solito in caso di emergenza non alleviano i sintomi o lo fanno solo per pochi minuti.

BPCO e vaccino COVID

Per prevenire le riacutizzazioni è consigliabile sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale e a quella antipneumococcica.
Considerato che COVID-19 è correlato a maggiore rischio di malattia e complicanze nei malati cronici, in particolare nei pazienti con patologie dell’apparato respiratorio, il vaccino è consigliato a meno di parere medico contrario.


Come smettere di fumare

Benché sia il primo passo per un trattamento efficace della malattia e rappresenti una conditio sine qua non perché la terapia farmacologica dia i suoi frutti, l’allontanamento del fumo è sempre problematico.
La psicoterapia, anche organizzata in sessioni di gruppo e cognitivo-comportamentale, può fornire risultati positivi. Possono essere impiegati farmaci sostitutivi della nicotina (formulati in gomme da masticare, crotti transdermici, inalatori, spray nasali).
L’approccio combinato con strategie multiple si dimostra più efficace. 

 
Immagine che rappresenta una persona che ha smesso di fumare
 

BPCO ed esenzione per malattia

I nuovi LEA (i livelli essenziali di assistenza del servizio sanitario nazionale) comprendono fra le malattie che usufruiscono di esenzione anche la BPCO, codice 057. Le prestazioni (visite ed esami) garantite in esenzione sono solo quelle correlate alla patologia cronica, ridefinite secondo criteri di appropriatezza ed efficacia.
Per ottenere l’esenzione, occorre rivolgersi ai Centri di Riferimento per le nuove patologie e avviare il percorso di presa in carico, con la prenotazione della prima visita e la compilazione da parte del medico del certificato di diagnosi che dà diritto all’esenzione stessa.

Invalidità per BPCO

La broncopneumopatia cronica ostruttiva hanno diverse percentuali di riduzione della capacità lavorative a seconda del tipo e dello stadio della malattia (Legge 104): dall’11% per una BPCO asmatica lieve fino al 100% per la BPCO asmatica grave e per la BPCO restrittiva grave.
 

BPCO e bambini

Alcuni studi hanno dimostrato che esiste un'associazione tra la presenza di malattie respiratorie in età pediatrica (in particolare l'asma) e lo sviluppo della BPCO in età adulta
I risultati delle ricerche confermano che l'asma infantile e il sibilo sono correlati a condizioni che verosimilmente si instaurano nel bambino e si mantengono durante la crescita. E confermano l'importanza del trattamento e della prevenzione delle patologie respiratorie in età pediatrica, a partire dalla riduzione dell'esposizione al fumo e all'inquinamento.
 
Consulta le Strutture Sanitarie che effettuano una visita pneumologica:
Dove effettuare una visita pneumologica?

Domande e risposte

Cosa rappresenta il VEMS?

Il VEMS è il Volume Espiratorio Massimo nel primo secondo, il volume d'aria espulsa nel primo secondo di un'espirazione forzata, partendo da una inspirazione completa, e permette di misurare la velocità di svuotamento dei polmoni. Un valore inferiore al 70% indica un deficit ostruttivo e alta probabilità di BPCO.

Come si riconosce la BPCO?

La visita pneumologica valuta i sintomi e l’esposizione ai fattori di rischio per BPCO. Sono inoltre disponibili alcune indagini che permettono di orientare la diagnosi ed escludere altre patologie. Fra queste, la spirometria (un test che consente di misurare quanta aria viene espirata nel tempo prima e dopo la somministrazione di un farmaco broncodilatatore), la radiografia del torace (che aiuta ad escludere altre malattie che possono simulare la BPCO o a rilevare eventuali altre malattie), la saturimetria (che misura la percentuale di sangue ossigenato che scorre nei tessuti) e l’emogasanalisi (che rileva le quantità di ossigeno e anidride carbonica presenti nel sangue arterioso). Questi esami sono utili a valutare la capacità del polmone di ossigenare il sangue. Il paziente può essere sottoposto al test del cammino in 6 minuti e ad altre valutazioni dell’attività fisica, utili a valutare la capacità di sostenere uno sforzo fisico. Può, inoltre, essere dosata la proteina alfa1-antitripsina, un fattore di rischio genetico per lo sviluppo di BPCO.

Come leggere i risultati della spirometria

I principali valori ottenuti con la spirometria sono:

  • La Capacità Vitale Forzata (CVF), che corrisponde al volume massimo di aria che può essere inspirata o espirata;
  • Il Volume Espiratorio Massimo al primo Secondo (VEMS), ossia il volume di aria che viene espirato soffiando nell’apposito dispositivo nel primo secondo in corso di una espirazione forzata;
  • Il loro rapporto VEMS/CVF: se questo rapporto è inferiore al 70%, questo valore indica la presenza di vuol dire che vi è una ostruzione bronchiale la quale, se non reversibile con broncodilatatori, costituisce elemento per la diagnosi di BPCO. Inoltre, in pazienti che presentano un rapporto VEMS/CVF inferiore al 70%, il valore isolato della VEMS da sola viene utilizzato per distinguere la gravità della malattia in quattro classi di severità.

Come curare la broncopneumopatia cronica ostruttiva?

Dal momento che si tratta di una malattia cronica, per la quale non è disponibile una terapia, gli obiettivi principali della terapia della BPCO sono essenzialmente quelli di controllare i sintomi, migliorare la qualità di vita in generale e ridurre il rischio di riacutizzazioni e la velocità di progressione della malattia. L’elemento principale della terapia per i fumatori resta in ogni caso la cessazione del fumo. Per quanto riguarda le altre esposizioni ambientali o occupazionali sarà necessario individuarle ed eliminarle o ridurle il più possibile.
I farmaci più impiegati nel trattamento della BPCO sono i broncodilatatori per via inalatoria. I corticosteroidi, anch’essi assunti per via inalatoria, agiscono riducendo l’infiammazione delle vie aeree, riducono la frequenza delle riacutizzazioni e migliorano la funzionalità polmonare a breve termine. Per ridurre la secrezione di catarro, vengono impiegati i mucolitici, farmaci che modulano la produzione del muco e ne riducono la viscosità. Per prevenire le riacutizzazioni è molto importante sottoporsi alle vaccinazioni anti-influenzale e anti-pneumococcica. L’ossigenoterapia a lungo termine aumenta l’aspettativa di vita nei pazienti affetti da broncopneumopatia cronica ostruttiva e bassa saturazione di ossigeno nel sangue. In particolare, la somministrazione continua nelle 24 h si è mostrata più efficace rispetto alla terapia notturna per 12 h. 
A supporto del trattamento farmacologico, vengono stilati programmi di riabilitazione respiratoria, che permettono di migliorare le prestazioni fisiche dei pazienti e li ingaggiano responsabilizzandoli nel percorso di cura.
La ventilazione non invasiva (NIV) dovrebbe essere messa in atto solo quando le condizioni del paziente diventano tanto severe da non poter essere più controllate con la terapia farmacologica. 

Perché viene la BPCO?

Le cause dirette della BPCO non sono note, ma sono conosciuti i fattori di rischio che possono aumentare le possibilità di insorgenza. Fra questi, il più importante è il fumo da sigaretta, seguito dall’esposizione ad agenti irritanti e inquinanti, a polveri (anche per ragioni professionali) e al fumo passivo. Le infezioni respiratorie (bronchiti, polmoniti e pleuriti) e alcune patologie (asma e iperreattività bronchiale) rappresentano fattori predisponenti.
Esistono anche alcuni fattori genetici che possono predisporre allo sviluppo di questa patologia: tra cui il più importante riguarda un gene che codifica per una proteina, chiamata alfa1-antitripsina, importante per il mantenimento della normale struttura polmonare e che risulta deficitaria in caso di mutazione del gene; questa, tuttavia, è una condizione ereditaria piuttosto rara. 

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In collaborazione con

Monica Torriani

Monica Torriani

Dopo la Laurea Magistrale in Farmacia, l’internship in una Farmacia ospedaliera e l’abilitazione professionale, per diversi anni mi sono dedicata a crescere i miei 4 figli. Ritornata nell’ambiente professionale, ho fondato il blog WELLNESS4GOOD, un progetto che interpreta il bisogno sociale di comunicazione fruibile e verificata sui farmaci. Scrivo per diverse testate su carta stampata e web, collaboro con l’industria farmaceutica e le farmacie e mi occupo di consulenza scientifica. Socia delle società scientifiche AFI e SIARV, sono membro del Gruppo di Lavoro "Dispositivi Medici" di quest’ultima. Oltre ai canali social (di seguito segnalati) e al blog mi potete trovare anche su Instagram.

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