Zoonosi, COVID-19 e ambiente: come avviene la trasmissione

Zoonosi, COVID-19 e ambiente: come avviene la trasmissione

Indice


Domande e risposte


Ogni anno emergono circa 5 nuove infezioni capaci di infettare gli esseri umani. Di queste, circa 3 su 4 sono zoonosi, ovvero, come suggerisce anche l’etimologia di “zoonosi” (dal greco “zō̂ion”, animale, e “nόsos”, malattia), patologie trasmesse all’uomo da altri animali. Attualmente, le zoonosi rappresentano la maggioranza delle infezioni esistenti: ne esistono oltre 200, e sono in aumento, a causa dell’intervento dell’uomo sulla natura. 
I soggetti più vulnerabili alle zoonosi sono i bambini sotto i 5 anni, gli adulti sopra i 65 anni, le donne in gravidanza e coloro che hanno un sistema immunitario compromesso. Ma molto dipende dalla frequenza dei contatti con gli animali, che siano domestici o selvatici: quanto più sono i contatti tra l’uomo e altri animali, tanto più aumentano le probabilità che si sviluppi una zoonosi.
La diffusione delle zoonosi batteriche costituisce un problema ancora maggiore a causa del crescente fenomeno dell’antibiotico-resistenza, la capacità dei batteri di sopravvivere agli antibiotici.

 
Immagine infografica che rappresenta le infezioni animali uomo

 

Zoonosi e contatto con gli animali

Le zoonosi sono infezioni comuni in altre specie animali che si adattano per colpire anche l’uomo. A forza di venire a contatto con noi, questi patogeni divengono capaci di infettarci e riprodursi all’interno delle nostre cellule. Gli spillover (il passaggio dei patogeni da una specie all’altra) sono eventi molto rari, ma le probabilità che si verifichino aumenta se ogni giorno sono milioni i contatti tra animali selvatici ed esseri umani. Come mai? Quanto più sono numerosi i microrganismi, tante più sono le probabilità che presentino nuove caratteristiche favorevoli alla loro diffusione e sopravvivenza. Di generazione in generazione, infatti, aumentano le mutazioni genetiche, cambiamenti che possono portare capacità utili come maggiore resistenza al calore oppure capacità di riconoscere ed entrare all’interno di specifiche cellule.
I fattori che influiscono sulla numerosità dei microrganismi sono due:
  1. Il bacino di individui che possono infettare;
  2. La velocità di riproduzione di questi esseri.
  • Come un incendio tra molti ceppi di legno, l’infezione si diffonde più velocemente e con maggiore efficacia quanto più è numerosa la popolazione di individui che può infettare. Un ambiente ricco di animali a stretto contatto, quindi, promuove la possibilità di cambiamento e diffusione di patogeni. Il contatto frequente può rendere possibile la trasmissione anche tra specie diverse;
  • I microrganismi si riproducono a velocità impressionanti, nell’ordine dei minuti. Questo significa che 4 generazioni, che nella nostra specie si susseguono in 100 anni, per loro si hanno nell’arco di poche ore. Quindi i microrganismi si evolvono e adattano molto più velocemente di noi alle condizioni in cui si trovano. 
Per queste ragioni le persone più esposte alle zoonosi sono coloro che vivono a contatto con la natura o hanno spesso a che fare con prodotti di origine animale: in campagna, in aree semi-urbane, nei mercati dove si vende carne. Ma sono molteplici le occasioni in cui veniamo a contatto con animali che possono infettarci, che non sempre sembrano malati: ne incontriamo negli allevamenti, nei giardini zoologici, nei viaggi, nelle strade, nei parchi. Uccelli, ratti, volpi, procioni sono animali che possono trasportare infezioni o altri animali che possono infettarci. Inoltre non bisogna sottovalutare il contatto con gli animali domestici. Secondo i dati Censis, circa il 53% degli italiani ha almeno un animale da compagnia, per un totale di circa 13 milioni di uccelli, 7,5 milioni di gatti, 7 milioni di cani e altri milioni di piccoli mammiferi, pesci, rettili. Se i nostri domestici hanno spesso occasione di incontro con altri animali è possibile che divengano portatori di zoonosi. Opportunità che aumentano con la distruzione degli habitat naturali, il mercato di animali e il cambiamento climatico, che aumentano i contatti tra specie diverse.

 
Immagine che rappresenta un uomo vicino ad una pecora
 

Come si trasmettono le infezioni dagli animali non umani all’uomo?

  • Contatto diretto: l’infezione si trasmette attraverso il contatto con fluidi dell’animale (saliva, feci, urina, sangue) attraverso il tatto, punture, morsi o altre ferite;
  • Contatto indiretto: toccando superfici od oggetti contaminati dai germi portati dagli animali. Tra questi vi sono suolo, piante, ma anche gli acquari o le ciotole in cui gli animali hanno mangiato o bevuto;
  • Vettori: con “vettori” ci si riferisce agli animali che trasportano la malattia da un animale all’altro senza essere infettati. Ad esempio, sono vettori le zanzare e le zecche;
  • Cibo o acqua contaminati (trasmissione orofecale): In questo caso, le infezioni si sviluppano quando si ingerisce cibo o acqua che sono stati a contatto con fluidi corporei animali infetti. In genere, la contaminazione del cibo o dell’acqua avviene per contatto con le feci infette di un animale: ad esempio, Vibrio cholerae (il batterio che provoca il colera) si trova nell’acqua marina e viene assorbito dai molluschi. La Salmonella deriva dagli intestini di uccelli, mammiferi e rettili, e si può trasmettere alle loro carni durante la macellazione; lo stesso vale per Campylobacter, la più comune causa di diarrea al mondo, che si trova principalmente nelle carni dei volatili. La maggior parte di queste infezioni è prevenibile tramite cottura, poiché questi microrganismi non sopravvivono a temperature superiori ai 60°C. 
Per evitare la trasmissione di queste malattie, quindi, è bene:
  • Lavarsi le mani con il sapone dopo aver toccato animali, zone a contatto con animali o alimenti crudi;
  • Prevenire punture di insetti o morsi di altri artropodi (come le zecche);
  • Disinfettare subito ferite provocate da animali;
  • Cambiare posate che sono state in contatto con alimenti crudi prima di toccare altro cibo;
  • Lavare bene frutta e verdura;
  • Cucinare bene carni, molluschi e uova;
  • Bere solo latte pastorizzato.
Occorre ricordare che anche noi possiamo essere portatori di malattie che possono infettare gli animali che ci circondano, anche se non mostriamo sintomi. In questo caso si parla di antroponosi o zoonosi inversa.

 
Immagine che rappresenta due persone che si stanno lavando le mani
 

Esempi di zoonosi

Tra le zoonosi più note abbiamo:
  • Malattia da virus Ebola;
  • Infezione da HIV (derivata da una popolazione di scimmie);
  • Toxoplasmosi;
  • Salmonellosi, campilobatteriosi e altre infezioni di origine alimentare;
  • Epatite A;
  • Rabbia;
  • Le infezioni da Virus Zika;
  • MERS (Middle East Respiratory Syndrome, diffusasi a partire da cammelli nel Medioriente);
  • SARS (Severe Acute Respiratory Syndrome);
  • COVID-19 (COronaVIrus Disease).
I passaggi dai selvatici all’uomo non sono sempre avvenuti in modo diretto: ad esempio, nel caso di SARS e COVID-19 non sono stati i pipistrelli, da cui le infezioni si sono diffuse, a trasmettere la malattia agli umani. Questi patogeni hanno effettuato il passaggio all’uomo tramite diverse specie. SARS-CoV, l’agente che provoca la SARS, era originario di una specie asiatica di pipistrello, ma si è adattato alla civetta delle palme comune da cui è diventato capace di colpire l’uomo. Per quanto riguarda SARS-CoV-2, il responsabile della COVID-19, è noto che proviene da una colonia di pipistrelli che abitava a sud di Wuhan, ma non è ancora stato accertato quale fosse l’organismo intermedio a causa del quale avrebbe infettato l’uomo. Tutto dipende dalla celebre proteina Spike, la componente del virus SARS-CoV-2 compatibile con specifici recettori di cellule animali che fa sì che il virus possa entrarvi. Questi recettori (ACE2) sono presenti in molte specie di mammiferi, in cui è stato individuato il virus. Tra di essi vi è il visone, l’unico animale che risulta capace di infettare l’uomo con SARS-CoV-2.
Spesso sono mammiferi e uccelli i maggiori serbatoi di zoonosi, ma anche specie meno simili a noi possono essere portatrici di questo rischio, come le zecche e i molluschi (e persino le piante). Poiché queste malattie sono trasmesse prevalentemente attraverso fluidi corporei, le occasioni di contatto diretto (fisico) e l’ingestione della carne rappresentano i maggiori rischi.

 
Immagine che rappresenta il covid

 

Il legame tra ambiente, animali e zoonosi

Immagine che rappresenta un piccolo fiore che nasce dal terreno, con sfondo di cittàAlcuni modi in cui interagiamo con la natura alimentano il fenomeno di insorgenza di zoonosi, perché portano a un maggiore contatto tra animali e uomo e rendono l’ambiente più favorevole alla trasmissione di malattie. La degradazione degli habitat è uno dei fenomeni responsabili.  Ad esempio, la deforestazione che si è avuta in Brasile negli ultimi anni è associata a un aumento della diffusione della malaria. Anche l’espansione dell’agricoltura influisce: si calcola che, a partire dal 1940, abbia portato alla nascita di più di 2 zoonosi su 5.
  • La costruzione di dighe;
  • Impianti di irrigazione;
  • Allevamenti intensivi.
Sono collegati al 25% delle infezioni umane che conosciamo oggi.
  • Un altro fattore che favorisce l’insorgere di queste infezioni è il cambiamento climatico.
Questi fattori riducono anche la biodiversità, cioè la numerosità di specie diverse, che garantisce una maggiore capacità dell’ecosistema (l’insieme di viventi in un luogo) di fronteggiare epidemie. Inoltre, la conversione di aree naturali in aree urbanizzate o produttive favorisce l'abbondanza di specie che portano più spesso malattie trasmissibili agli esseri umani, come piccioni e ratti. Le specie che portano zoonosi, infatti, divengono le più diffuse negli ambienti modificati dall'uomo. Come mai? Questi animali sono più tolleranti nei confronti dei cambiamenti dell'ambiente e delle risorse disponibili. Spesso, inoltre, sono molto prolifici, ed è più facile che le malattie si sviluppino e diffondano in popolazioni animali più numerose. Allo stesso modo, le zone più densamente popolate da esseri umani (come quelle urbanizzate) e quelle attualmente soggette a consumo di suolo e urbanizzazione sono più a rischio.
Un ulteriore elemento che contribuisce alla diffusione di infezioni è il traffico di animali. Si stima che siano circa 5600 le specie soggette a traffico animale e milioni gli animali venduti illegalmente in tutto il mondo, commerciati per farne alimenti, ma anche medicinali, animali da compagnia e altro. A causa di ciò, sia durante il tragitto sia nei mercati è facilitato il contatto tra specie diverse, che in natura non si sarebbero mai incontrate spontaneamente. Inoltre, va considerato che gli individui vivi, essendo stressati, sono particolarmente suscettibili. Anche in Italia sono presenti situazioni simili: ad esempio, nei mercati in cui sono venduti animali cacciati come lepri e quaglie.
I traffici e mercati illegali sono i più pericolosi in questo senso, perché non sono soggetti a controlli o a quarantene, al contrario di quelli legalizzati. Il fenomeno, però, vale anche per il traffico legale di animali e loro parti e per gli allevamenti, che rappresentano comunque situazioni di contatto prolungato tra individui. E, dato che le zoonosi nuove non sono note, non è possibile riscontrarle tramite esami

 

 

Cosa stiamo facendo per ridurre l’insorgere di nuove zoonosi

Immagine ceh rappresenta un wet marketCome dichiarato al New York Times da Grace Ge Gabriel, la direttrice regionale dell’International Fund for Animal Welfare, il problema della conservazione animale non è più soltanto una soluzione per la protezione degli animali. È anche un problema di:
  • Sanità pubblica;
  • Biosicurezza;
  • Sicurezza nazionale.
Dato che se continuiamo a sfruttare la natura in questo modo insostenibile vedremo un ulteriore aumento di zoonosi. Che già ora non riusciamo a sostenere: ogni anno, nel mondo, muoiono oltre 2 milioni di persone per zoonosi come:
  • Antrace;
  • Tubercolosi bovina;
  • Rabbia.
Per questo proteggere l’ambiente equivale a tutelare la nostra salute. Un approccio definito “One Health” dall'OIE, l’Organizzazione mondiale della sanità animale, abbracciato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e diverse nazioni.
Già da almeno 30 anni gli esperti hanno individuato alcuni fenomeni ambientali da ridimensionare per evitare che si diffondano altre epidemie. Tra queste vi sono:
  • La domanda di proteine animali;
  • Le pratiche di agricoltura poco sostenibili;
  • Il cambiamento climatico.
Viene suggerito, ad esempio, di implementare i controlli, le quarantene e altre misure igieniche nel traffico legale di animali, con regolamenti mirati in base alle specie considerate. Al momento, i provvedimenti sono più specifici per quanto riguarda gli uccelli selvatici vivi e alcune specie marine.
Gli stati stanno considerando provvedimenti preventivi come la riduzione del traffico di animali, migliore gestione degli allevamenti e maggiori finanziamenti alla sanità. Si stima che l’investimento annuale complessivo per raggiungere questi obbiettivi equivarrebbe a circa un milionesimo di quanto abbiamo perso a causa della pandemia di COVID-19 in questo anno. 
Un primo provvedimento è stato preso in Cina, nel febbraio del 2020, da parte dell’Assemblea Nazionale del Popolo. L’organo legislativo del paese ha reso permanente il divieto di traffico di animali selvatici a scopo alimentare e migliorato le procedure di approvazione e controllo per quanto riguarda l'uso di animali a scopo scientifico, medico ed espositivo. Per combattere questo mercato, il governo ha chiuso oltre 10mila imprese e quasi 1 milione di siti coinvolti nel traffico degli animali. Questo decreto protegge gli animali, riduce il rischio di future pandemie e può essere d'esempio ad altre nazioni, però ha destato molti dubbi. Rischia, infatti, di mettere in ginocchio milioni di cittadini, privati delle loro fonti di sostentamento, e quindi richiede politiche di supporto; inoltre, potrebbe alimentare i fenomeni del bracconaggio e del mercato nero, che espongono a maggiori rischi rispetto al mercato legale perché meno controllati.
 
 
 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa si intende per zoonosi?

Le zoonosi sono malattie infettive che colpiscono altri animali che si possono trasmettere agli esseri umani. Ne sono esempi la rabbia e la salmonellosi, ma le zoonosi che conosciamo sono più di 200.

Quali sono i sintomi delle zoonosi?

Queste infezioni possono dare le manifestazioni più varie, dal momento che possono colpire diverse parti dell’organismo, sia separatamente sia contemporaneamente, dal sistema digerente a quello respiratorio a quello nervoso.

Quali malattie possono trasmettere i cani all'uomo?

La tenia del cane (che dà idatidosi, con sintomi spesso gravi nell’uomo) si trasmette ingerendo alimenti contaminati dalle feci dell’animale. La trasmissione è simile per quanto riguarda la toxocariosi o larva migrans viscerale, che colpisce i bambini piccoli provocando cecità. La leishmaniosi, grave nei cani e negli umani più deboli, viene trasmessa da cani a uomo (e viceversa) da un insetto, il flebotomo. La rabbia, che provoca danni importanti al sistema nervoso, è trasmessa tramite il contatto con la saliva del cane (soprattutto attraverso ferite). Sono zoonosi frequenti nel cane anche la scabbia (o rogna), provocata da parassiti che infestano la pelle, e la tigna (dermatofitosi), che comporta la caduta dei capelli in alcune aree; si trasmettono per contatto diretto con l’animale o indiretto (toccando oggetti contaminati dal cane). La dermatite verminosa (o larva migrans cutanea), che provoca prurito e dolore, si trasmette toccando sabbia contaminata dalle feci del cane.

Quali malattie possono trasmettere i gatti all'uomo?

Una zoonosi comune trasmessa dal gatto è la linforeticolisi benigna o malattia da graffio di gatto, derivante da morsi o graffi, che può dare sintomi quali febbre, gonfiore dei linfonodi e prurito. Come i cani, anche i gatti possono portare scabbia e tigna, infezioni della cute che si trasmettono per contatto diretto o indiretto con l’animale (ovvero, toccando lui od oggetti con cui è venuto in contatto). La toxoplasmosi, che dà sintomi importanti in bambini, feti e anziani, si trasmette ingerendo cibi contaminati dalle feci dei gatti infetti. Talvolta, i gatti sono portatori di toxocariosi o larva migrans viscerale, causa di cecità nei bambini di 1-3 anni che ingeriscono feci infette di questi animali, e di dermatite verminosa (o larva migrans cutanea), malattia della pelle che si trasmette toccando sabbia contaminata dagli escrementi del gatto.

Quali malattie possono trasmettere i ratti e i topi all'uomo?

Come altri roditori (ad esempio le cavie) e alcuni canidi, i ratti e i topi possono essere serbatoi di leishmaniosi, una patologia che risulta grave negli umani più deboli. La trasmissione, però, è indiretta: avviene a causa di un insetto, il flebotomo. Un’altra malattia che può essere diffusa dai topi è la tigna (dermatofitosi).

Quali malattie possono trasmettere i piccioni all'uomo?

La psittacosi, od ornitosi, può essere trasmessa all’uomo da molte specie di uccelli, inclusi quelli domestici; il contagio avviene respirando i batteri della malattia, dispersi da questi animali nell’aria. Nella nostra specie dà sintomi respiratori e neurologici, talvolta gravi negli anziani.

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In collaborazione con

Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia, ho seguito corsi per la comunicazione a tutto campo, dalla didattica al digitale, dal podcast alla regia. Attualmente frequento il Master in Comunicazione della Scienza e dell’Innovazione Sostenibile (MaCSIS) dell'Università Milano-Bicocca e sto svolgendo un tirocinio come ricercatrice nell'ambito della comunicazione della salute presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.
Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche e del terzo settore e attualmente mi occupo di produzione di contenuti digitali e riprogettazione della comunicazione aziendale in rete. Realizzo approfondimenti a tema medico per Doveecomemicuro.it e per riviste di settore. Per BioPills redigo articoli scientifici, sono relatrice di due corsi e coautrice di un libro in via di pubblicazione. Come divulgatrice della scienza e associata al CICAP mi rifaccio solo a fonti autorevoli e documentate.

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