Sindrome di Asperger: come riconoscerla? Test e sintomi

Sindrome di Asperger: come riconoscerla? Test e sintomi

Indice

Che cos'è la sindrome di Asperger?

Definire la sindrome di Asperger non è semplice, ma volendo offrire una prima identificazione, possiamo usare quella fornitaci dal DSM-5 (Manuale Diagnostico-Statistico dei Disturbi Mentali, versione aggiornata del 2013): disturbo dello spettro autistico. Infatti fino ad un certo punto i criteri diagnostici usati per l’autismo tout court si sovrappongono a quelli che definiscono la sindrome di Asperger. Cosa significa? Che le persone con la Sindrome di Asperger presentano alcune caratteristiche e manifestano alcuni comportamenti afferenti all’autismo, specificando che:  avere la sindrome di Asperger non significa essere “malati di mente”, ma avere un cervello che funziona in modo differente rispetto ad uno “neurotipico”, e dunque essere “neurodiverso”. Per tale ragione è sbagliato dire che un soggetto con sindrome di Asperger “soffra” di una malattia. Ciò che possiamo invece affermare con sicurezza è che un soggetto con sindrome di Asperger vive una condizione specifica che non è una malattia mentale. 

Immagine di un bambino che si tappa le orecchieSignifica che per tale ragione i bambini e gli adulti con sindrome di Asperger possono e devono svolgere una vita del tutto normale, sia sotto il profilo scolastico-lavorativo che delle relazioni interpersonali.
Che avere un figlio a cui venga diagnosticata la sindrome di Asperger (abbreviata in SA o in AS in inglese) non è una condanna, e che questa condizione non può essere modificata con le “cure”, ma solo gestita nel modo migliore per la soddisfazione di tutti (sia per la persona con la SA che per coloro che gli stanno vicino).

Che è un disturbo ad ampio spettro, e così ciascuna delle sue sotto categorie di appartenenza…
… Dal che si desume che anche la sindrome di Asperger si presenta in modo differente da individuo a individuo.
Che la sindrome di Asperger – così come tutte le altre forme di autismo – viene diagnosticata nella prima infanzia o nell’adolescenza, ovvero nell’età evolutiva, essendo una condizione che modella i comportamenti durante lo sviluppo (sindrome “pervasiva” dello sviluppo). Tuttavia, non sono rari i casi di mancata diagnosi o di diagnosi tardiva, che giunge quindi solo in età adulta.

Che distintamente da altri disturbi dell’autismo, la sindrome di Asperger non si manifesta con ritardo cognitivo o del linguaggio e, anzi, in molti casi le abilità intellettive e linguistico-matematiche sono superiori alla media e che per tale ragione questa forma di autismo viene definita “ad alto funzionamento”. Vedremo più avanti cosa si intende con questa definizione.
Tuttavia, e in generale, la sindrome di Asperger comporta o può comportare:
  • Difficoltà nell’interazione sociale;
  • Interessi ristretti;
  • Amore per la routine, per tutto ciò che comporti una ritualità, ricerca della monotonia e della ripetitività.
Punti di forza peculiari, abilità specifiche tra le quali (comunemente):
  • Capacità di concentrazione fuori dalla norma;
  • Abilità nell’ individuare schemi ricorrenti;
  • Attenzione al dettaglio.
I punti deboli dell’individuo con sindrome di Asperger, invece, sono (sempre generalizzando):
  • Ipersensibilità a suoni, luci, colori, sapori;
  • Difficoltà nel condurre una conversazione;
  • Difficoltà nel “codificare” il linguaggio non verbale (espressioni facciali, movimento del corpo, prossemica, ovvero l’uso e la gestione dello spazio, ecc.);
  • Difficoltà nel coordinare i movimenti;
  • Tendenza a sviluppare ansia e depressione.
Come si evince da quanto specificato, e tornando al problema della definizione della sindrome di Asperger, possiamo concludere che si tratta di una condizione ascrivibile ad alcune manifestazioni dell’autismo, che però implica caratteristiche del tutto peculiari, che si declinano diversamente da individuo a individuo, e che possono sfociare persino in doti intellettive superiori alla media, e comunque particolarmente brillanti.

Asperger, quindi, non fa rima con “malattia mentale”, ma è piuttosto uno status che coinvolge la persona nella sua interezza rendendola divergente rispetto agli standard percepiti come normali nelle persone “neurotipiche”, con qualche limite in più per quanto riguarda le relazioni sociali, e la possibilità di colmare tali distanze con il corretto supporto.

Quante sono le persone con sindrome di Asperger nel mondo? Secondo alcune stime (ma non ci sono cifre sicure al riguardo), nascono circa 20 bambini con SA ogni mille nuovi nati. Una percentuale elevata, molto superiore rispetto alla diagnosi delle altre forme di autismo. Di certo sembra prediligere il sesso maschile, sebbene non si sappia ancora perché.
Entriamo ora nella mente di un individuo con sindrome di Asperger, e proviamo a vedere come funziona.

Come funziona il cervello di una persona con la Sindrome di Asperger?

Immagine di un bambino che gioca mettendo in ordine di dadi Le persone con diagnosi di SA non “pensano” come la maggioranza dei loro familiari, amici e conoscenti, ovvero di tutti coloro che potremmo definire neurotipici. La loro visione del mondo, il modo in cui si relazionano agli altri esseri umani e a loro stessi, l’importanza che attribuiscono a oggetti, fatti, persone ed episodi sono diversi, nel senso che non collimano con le interpretazioni comuni. Come funziona il loro cervello, come interpretano la realtà oggettiva che sta loro davanti, o come vivono le loro emozioni?

Sono le loro stesse parole a farcelo capire. Una persona con SA spesso percepisce il mondo esterno come fonte di angoscia, se ne sente travolto, oppresso, ne vede le minacce che derivano dal caos, pertanto cerca conferme e soprattutto stabilità e protezione creandosi un suo circuito di abitudini. Altrimenti tende a sentirsi spaurito, perso, e si fa prendere dal panico. Accade anche a chi non abbia questa sindrome di sviluppare atteggiamenti simili, ad esempio diventando fobici o acquisendo comportamenti un po’ maniacali.

Ma tornando ad una persona con SA, all’interno di questa visione un po’ minacciosa del mondo esterno, si situano anche le persone che lo abitano, inclusa la cerchia familiare. Molti individui con SA raccontano di avere difficoltà a relazionarsi con fratelli e sorelle, o con i genitori, spesso faticano a fare amicizia e tendono ad isolarsi. Non solo, dal momento che sono molto sensibili, si rendono conto di essere diversi dalla maggioranza, e ne soffrono, isolandosi ancora di più. Tuttavia, dal momento che i loro risultati scolastici sono spesso brillanti, e che non hanno difficoltà nel linguaggio, il loro disagio non sempre è percepibile all’esterno, e così pochi fanno quel “passo in più” necessario per entrare nel mondo di una persona con SA e diventarne parte.

Ma naturalmente questo è possibile. Un bambino o un adolescente con SA possono tranquillamente avere rapporti sociali se aiutati a comprendere meglio come relazionarsi in modo simpatetico con gli altri. Si dice comunemente che un individuo con sindrome di Asperger sia privo di empatia. Non è esattamente così. Ci sono individui poco o per nulla empatici anche tra i neurotipici, persone incapaci di entrare in risonanza con gli stati d’animo degli altri. Una persona con sindrome di Asperger, invece, ha difficoltà a codificare le manifestazioni tipiche che accompagnano un dato stato d’animo, proprio perché non “legge” il linguaggio non verbale. C’è una bella differenza!

Come si manifesta la sindrome di Asperger

Abbiamo già anticipato le manifestazioni più tipiche e generali della sindrome di Asperger, ma proviamo ad entrare nello specifico. Ci sono difficoltà che le persone con SA mostrano soprattutto nell’ambito delle relazioni sociali, della comunicazione (ma non disturbi del linguaggio), associate a comportamenti peculiari. Vediamo meglio.

Relazioni sociali

Gli individui con sindrome di Asperger tipicamente possono manifestare o possono essere visti come portatori di certi “difetti” tra cui:
  • Insensibilità;
  • Isolamento (soprattutto in contesti sovraffollati la persona con SA tende a “scappare” preferendo rifuggire il contatto umano);
  • Evitamento del contatto visivo;
  • Incapacità di trarre conforto o di dare conforto agli altri;
  • Incapacità di apparire socialmente opportuni, di sapersi modulare in base al contesto;
  • Reazioni inappropriate all’interno di una interazione affettiva. Ad esempio difficoltà o incapacità a comprendere un gesto affettuoso e a rispondere in modo coerente;
  • Tendenza al monologo e alla conversazione unilaterale;
  • Atteggiamento dogmatico e rigido.
Come si evince, si tratta di comportamenti in realtà coerenti con la visione del mondo interiore della persona con SA.

Comunicazione

Immagine che mostra una seduta di terapia cognitivo comportamentale di una bambinaCaratteristica degli individui con SA è quella di non dare valore al linguaggio non verbale limitandosi al messaggio verbale, di cui, però, interpretano alla lettera il significato. Ragion per cui può accadere che una persona con SA:
  • Non capisca e non risponda a tono ad un gioco di parole o a un doppio senso;
  • Non colga l’implicazione non verbale (ad esempio una smorfia) di una data affermazione o domanda fraintendendone il significato (come nel caso frequente in cui si afferma una cosa smentendola con l’espressione del volto);
  • Faccia fatica a comprendere discorsi molto vaghi o astratti;
  • Non attribuisca importanza al tono di voce (perentorio, confidenziale, allusivo ecc.);
  • Prediliga il discorso egocentrico con poca o nessuna interazione con l’interlocutore;
  • Incentri i discorsi su argomenti “tecnici” o formali;
  • Tenda alla estrema prolissità. Questa caratteristica è considerata tipica dei soggetti con sindrome di Asperger, che sono in grado di parlare per ore di uno stesso argomento da loro amato e approfondito senza rendersi conto dell’insofferenza altrui o della totale mancanza di interesse.
Sebbene gli individui con SA parlino bene e, anzi, spesso posseggano competenze linguistiche di alto profilo, a volte trovano difficile condurre una conversazione soddisfacente perché si limitano a ribadire il già detto (per cui sembrano ripetere o “rifare il verso” degli altri interlocutori) o si concentrano su argomenti specifici di loro interesse trascurando gli interessi degli altri.

Ripetitività

Come abbiamo visto, le persone con SA amano la routine, gli schemi che si ripetono e tutto ciò che sia ordinato e preciso, in modo da sentirsi sempre “al sicuro”. Pertanto:
  • Fanno le cose sempre nello stesso modo, con la stessa sequenza di gesti;
  • Mangiano sempre gli stessi cibi, cucinati e presentati nel piatto nello stesso modo;
  • Possono accettare l’idea di cambiare la loro routine solo se persuasi che sia per un ottenerne un vantaggio (non “cambiare tanto per cambiare”), e con un tempo di preparazione adeguato;
  • Non devono essere distolti da questa routine.
Gli schemi dei soggetti con SA possono apparire stravaganti se visti dall’esterno, ma per il suo creatore hanno una grande importanza, nonché una logica inattaccabile, pertanto non devono essere stravolti, ridicolizzati o minimizzati. Rappresentano un modo per dare ordine al mondo caotico nel quale una persona con SA trova difficoltà a districarsi.

Gli individui con la sindrome di Asperger, però, sono spesso dotati di menti brillanti e sviluppano fin da piccoli interessi in ambiti molto specifici, diventandone degli esperti. Tra questi “filoni” di interesse ci possono essere materie di studio come la botanica, l’astronomia, le scienze, la filologia, l’informatica eccetera, che possono sfociare in percorsi formativi di altissimo profilo. Talvolta si dedicano a un hobby, come ad esempio il collezionismo. Di qualunque genere di interesse si tratti per una persona con SA rappresenta non solo una possibilità di impiego nel mondo del lavoro, ma anche e soprattutto una grande fonte di gratificazione personale. Per tale ragione quando un individuo con SA manifesti una passione specifica, va incoraggiato a perseguirla.

Tra i comportamenti peculiari degli Asperger, non si può non includere il particolare rapporto con i propri “sensi”. Forme, colori, odori, sapori, luminosità e tutto ciò che colpisca i sensi di un AS può rappresentare uno stimolo eccessivo, e quindi un problema. La loro ipersensibilità può infatti sfociare in veri e propri attacchi panico o comunque in comportamenti ansiosi a seguito di rumori forti improvvisi, impulsi luminosi, o un contatto fisico imprevisto.

Immagine che mostra la routine di un bambino affetto da asperger

Sintomi fisici

Una caratteristica che sembra essere sempre presente nei soggetti con la sindrome di Asperger, è una certa “goffaggine” motoria, intesa come un ritardo (se parliamo di bambini) nell’acquisire le abilità motorie normali, e che potrebbe essere inclusa tra i sintomi fisici della sindrome di Asperger. Si tratta soprattutto di difficoltà di coordinazione dei movimenti o di mancanza di equilibrio che si manifestano anche nei tipici giochi dell’infanzia.
Calciare o afferrare un pallone, imparare ad andare in bicicletta, salire le scale eccetera sembrano comportare una maggiore difficoltà nei piccoli con Asperger rispetto ai loro coetanei. Difficile capirne le cause, ma si tratta di un tratto distintivo della sindrome, che prosegue anche nell’adulto, sebbene in modo meno accentuato. L’attività sportiva per i bambini con Asperger è comunque incoraggiata, proprio per aiutarli a migliorare il rapporto con il proprio corpo e ad essere più disinvolti nei movimenti.

Non conosciamo le cause esatte della sindrome di Asperger, così come di tutte le sindromi dello spettro autistico. Probabilmente all’origine ci sono fattori diversi, sia di tipo genetico che ambientale. Ciò che ormai è appurato è che non esiste nessuna relazione diretta, nessun rapporto di causa-effetto tra vaccini e autismo. I genitori che abbiano fatto vaccinare i loro figli e figlie – come del resto stabilito per legge – non devono temere di esporli ad un aumentato rischio di sviluppare sindromi autistiche in alcuna forma.

Autismo ad alto funzionamento e sindrome di Asperger: le differenze

Tra le forme di autismo descritte nel manuale DS a partire dagli studi e dalle definizioni di Kinner, la SA non potrebbe trovare spazio. Infatti questa peculiare condizione – ben identificata da Hans Asperger, colui che ne diede il nome – diverge dall’autismo cosiddetto a “bassa funzionalità” (o psicopatia autistica) perché caratterizzato non da ritardo cognitivo ma, al contrario, da un’intelligenza brillante e ottime capacità linguistiche. E tuttavia, la sindrome di Asperger rimane una delle tante possibili manifestazioni dell’autismo, restando inclusa, come abbiamo visto, all’interno dei disturbi delle spettro autistico in una “sezione” particolare: quella dell’autismo cosiddetto ad “alta funzionalità”. Cosa significa? E soprattutto, c’è differenza? 

In realtà, le differenze sono piuttosto sfumate, e ogni caso è unico, per questo anche gli studiosi e i ricercatori faticano a individuare i criteri diagnostici che permettano di classificare le due forme di autismo. Le capacità adattive e relazionali, oltreché della cura di sé dei soggetti Asperger diverge, nel senso che è di solito migliore, rispetto a quelle dimostrate dai soggetti con altra forma di autismo anche senza ritardo cognitivo. In genere la diagnosi di SA arriva tardivamente rispetto a quella di autismo a “bassa funzionalità”, proprio perché le modalità comportamentali e i tempi di apprendimento delle abilità basilari (soprattutto il linguaggio), sono diverse. Il bambino con sindrome di Asperger in genere impara a relazionarsi con il resto del mondo in un modo tutto suo, ma non manifesta la tendenza all’isolamento tipica delle forme severe di autismo. 

Tuttavia, le forme di autismo ad alta funzionalità si presentano molto più blande – anche per quanto riguarda lo sviluppo della personalità e delle capacità relazionali, oltreché sotto il profilo cognitivo – rispetto a quelle a bassa funzionalità e in parte vi è una sovrapposizione con le caratteristiche tipiche dell’Asperger, quali quelle che abbiamo visto. E dunque? In conclusione, una volta stabilito che il bambino/a o adolescente (o adulto), manifestino tratti autistici che possano rientrare sia nella diagnosi di Asperger che genericamente di autismo ad alta funzionalità poco cambia e, anzi, molte scuole tendono a far convergere le due condizioni. In entrambi i casi i soggetti manifestano infatti qualità intellettive brillanti, e sono in grado, se ben supportati con le terapie disponibili – soprattutto ABA e terapie cognitivo-comportamentali - ad avere una vita di relazione del tutto soddisfacente. 

Disturbo borderline della personalità e sindrome di Asperger: similarità e differenze

Se, come abbiamo visto, sostanzialmente irrilevanti sono le differenze tra SA e autismo ad alta funzionalità nelle loro manifestazioni, ben diverso è il discorso relativo alle similarità ed eventuale sovrapposizione tra disturbo borderline della personalità (BDP) e sindrome di Asperger. Vediamo, innanzi tutto, cosa si intende per disturbo borderline della personalità e quali sono le caratteristiche. La BDP è una malattia mentale, che insorge in genere in età adolescenziale con sintomi tipici che includono:
  • Terrore di essere abbandonati (in genere si tratta di una paura avulsa dalla realtà, che si origina nella mente di chi ne soffre);
  • Tendenza a intrecciare relazioni tossiche basate sull’idealizzazione del/a partner che sfociano nella dipendenza affettiva;
  • Repentini, frequenti e totali modifiche nel rapporto con la propria identità. Chi soffre di questa sindrome, infatti, ha spesso delle crisi identitarie e può avere la sensazione di essere una nullità o di non esistere del tutto;
  • Tendenza alla paranoia, perdita di contatto con la realtà che può durare pochissimo o diversi giorni;
  • Manie suicide e autolesioniste;
  • Tendenza ad attuare comportamenti pericolosi per se stessi (inclinazione all’uso di droghe, al sesso promiscuo e non protetto, alla dipendenza da farmaci/cibo/alcool);
  • Tendenza all’autosabotaggio (ad esempio nell’ambito scolastico e lavorativo);
  • Umore instabile con picchi di euforia alternati ad estrema depressione;
  • Timidezza e insicurezza alternati a comportamenti sfrontati e irriverenti;
  • Frequenti crisi di rabbia e atteggiamenti irridenti, sarcastici e crudeli nei confronti degli altri.
Questa sintomatologia, che quindi si riverbera soprattutto nel comportamento sociale e nella vita di relazione, in cosa può somigliare alle caratteristiche della persona con sindrome di Asperger? In realtà, in poco, perché le due condizioni sono prettamente diverse. Tuttavia, alcuni comportamenti tipici dell’aspie possono essere ricondotte anche alla sindrome borderline di personalità. Vediamo, però, le differenze principali da riconoscere:
  • La BDP è una patologia mentale, di gran luna la più diagnosticata (colpisce circa il 5-6% della popolazione) la sindrome di Asperger è una neuroatipia che si manifesta nello sviluppo neurocognitivo e comportamentale;
  • La sindrome di Asperger è più comune nel sesso maschile, la sindrome borderline di personalità è più diffusa nel sesso femminile;
  • I sintomi della sindrome borderline di personalità si manifestano principalmente nella incapacità di dominare le emozioni, laddove i soggetti Asperger ne sono del tutto in grado. La difficoltà degli Asperger è quella di interpretare il linguaggio non verbale e i modi di fare e dire in uso nella vita sociale, cosa che può procurare loro forti stress nel tentativo di adattamento;
  • Le persone con BDP sono impulsive, gli Asperger sono routinari, hanno bisogno di seguire schemi riproducibili in tutto ciò che fanno;
  • Le persone con sindrome di Asperger in genere sviluppano passioni specifiche (tecnologia, animali e giardinaggio, mappe ecc.), ed è per loro una sfida non pensarci in continuazione;
  • Le persone con sindrome di Asperger hanno tipicamente un linguaggio stereotipato e si muovono in modo un po’ goffo. Le persone con sindrome borderline di personalità non presentano queste caratteristiche, semmai l’opposto (sono imprevedibili nell’espressione verbale e si muovono in modo normale, se non agile);
  • Il disturbo borderline della personalità, così come altre patologie mentali (basti pensare alla depressione clinica), hanno una prognosi positiva se vengono diagnosticate e affrontate con tempestività e le appropriate terapie farmacologiche e comportamentali. La sindrome di Asperger, invece, è una condizione a vita che si può gestire efficacemente ma che non cambierà nel tempo.  
Chiarite le differenze, anche per quanto riguarda i sintomi, tra sindrome di Asperger e sindrome borderline di personalità, va anche detto che le due condizioni possono coesistere, ovvero, in rari casi un soggetto aspie (prevalentemente di sesso femminile), può sviluppare anche la BDP. Non si tratta, in entrambi i casi, di una “etichetta”, men che meno di una “condanna”. La BDP è infatti conseguenza di un tentativo del soggetto Asperger di diventare “normale” e avere relazioni “normali” con i propri pari, e non a caso in genere si manifesta dopo che la diagnosi di AS sia stata già fatta. In presenza dei segnali di disagio che abbiamo elencato, magari riscontrati nel proprio figlio/a o (nel caso di insegnanti) in un/a alunno/a è pertanto necessario iniziare quanto prima una terapia che aiuti il soggetto in questione a trovare un proprio equilibrio interiore e nelle relazioni interpersonali. 

Diagnosi e terapie della sindrome di Asperger

Rispetto ad altri disturbi dello spettro autistico, la sindrome di Asperger può essere diagnosticata con minore tempestività, perché non comporta ritardi nello sviluppo cognitivo, sebbene i bimbi che la presentino tendano a parlare più tardi degli altri e a stare per conto loro. Ma poiché i bambini con SA possono differire, nelle loro manifestazioni della sindrome, in modo spiccato gli uni dagli altri, e poiché le differenze tra loro e i coetanei possono essere più o meno marcate, è difficile arrivare ad una diagnosi in tempi davvero precoci.

Immagine che mostra un'educatrice mentre gioca con un bambinoTipicamente un bambino con SA manifesterà tendenza all’isolamento, comportamenti stereotipati e ripetitivi, reazioni eccessive a stimoli sensoriali, ecolalia (ripetizione delle parole dette dagli altri), limitata mimesi facciale e mancanza di interesse spontaneo per le manifestazioni di gioia o di tristezza dei coetanei, difficoltà di interazione con gli stessi, egocentrismo, eccessiva e prolungata capacità di concentrarsi su un’unica operazione non coerente con la dispersività tipica dell’età infantile, parlata monotona eccetera. In “piccolo” la sintomatologia che abbiamo già visto, insomma. Un genitore e/o un educatore attento percepiranno queste discrepanze rispetto a quella che consideriamo la norma comportamentale in base alla fase di sviluppo del bambino e questo dovrà portare ad un controllo neuropsichiatrico.

Come si diagnostica la sindrome di AS? Con un doveroso approccio multidisciplinare. Un’equipe di psichiatri, psicologici, esperti del linguaggio, fisiatri eccetera valuterà separatamente il bambino sottoponendolo a specifici test e osservandone i comportamenti per poi giungere ad un confronto. Se le diagnosi coincidono allora si potrà anche stabilire il tipo di terapia di supporto migliore per il piccolo paziente. 

Come già precisato in apertura di articolo, la sindrome di Asperger non si cura, perché non è una malattia. Si insegna al bambino come gestire al meglio le sue difficoltà e come migliorare le sue relazioni sociali. Tuttavia, non è solo il bambino con SA a dover essere aiutato. Tutta la cerchia familiare, nonché gli educatori a scuola e perfino i compagni e gli amichetti sono coinvolti per imparare a relazionarsi con la persona con sindrome di Asperger e a capirne e prevenirne le peculiari reazioni. Questo vale però anche per un adulto con sindrome di Asperger, ad esempio relativamente all’ambiente in cui lavora.

In generale le terapie previste in questi casi includono:
  • Terapie cognitivo-comportamentali per la gestione dell’ansia e dei rapporti personali;
  • Terapia ABA (Applied behavioral analysis): l’analisi comportamentale applicata è considerata una delle terapie più efficaci per la gestione della sindrome di Asperger. Consta di programmi che puntano sul supportare i bambini/e Asperger a migliorare le loro abilità sociali (Social skills training), nonché quelle linguistiche, usando modalità di rinforzo (lodi e gratificazioni di vario tipo per premiare gli sforzi e confermare i buoni risultati ottenuti) per incoraggiare i comportamenti positivi in modo che diventino degli automatismi;
  • Corsi di recupero delle abilità sociali, per l’acquisizione delle competenze necessarie a sostenere conversazioni in ambito socio-scolastico e comprenderne le dinamiche;
  • Terapie del linguaggio per imparare a controllare il tono di voce variandolo a seconda del contenuto informativo che si deve comunicare;
  • Ginnastica per migliorare il controllo del corpo e la coordinazione dei movimenti;
  • Terapia farmacologica all’occorrenza (più che altro ansiolitici o psicostimolanti) per la gestioni di sintomi quali stress, depressione e crisi di ansia.
 
Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in sindrome di Asperger:

Test per la sindrome di Asperger nei bambini e negli adulti

Molti genitori, nell’osservare i comportamenti dei loro bambini, vengono presi dal dubbio che manifestino caratteristiche atipiche (rispetto ai loro coetanei) riconducibili a sintomi della sindrome di Asperger. Naturalmente ciò è possibile, e abbiamo visto come, per giungere ad una diagnosi è necessario sottoporre i minori a visita neurologica dato che occorre un parere specialistico che preveda esami e test basati su criteri specifici. Tuttavia, è altresì possibile togliersi qualche dubbio, provando a rispondere autonomamente a test – che sono stati messi a punto da enti o professionisti autorevoli – adeguati alle età dei bambini, che consentono già una prima possibile individuazione del problema. Per sottoporsi ai questionari non occorrono competenze particolari, ma solo una certa capacità di osservazione distaccata del proprio figlio o figlia.

Uno dei più autorevoli test di valutazione per la sindrome di Asperger e in generale per tutti i disturbi dello spettro autistico nei bambini di età scolare è la Scala australiana per la Sindrome di Asperger (ASAS, di Atwood e Garnett, 1998), che si compone di 29 domande suddivise in sei blocchi, che attengono alle seguenti aree:
  • Competenze sociali ed emozionali;
  • Competenze di comunicazione;
  • Competenze cognitive;
  • Interessi specifici;
  • Competenze motorie;
  • Altre caratteristiche.
Ad ogni domanda si attribuisce un punteggio da 0 a 6. Se la valutazione complessiva del test raggiunge un punteggio elevato (ovvero per ogni domanda si va da un minimo di 2 ad un massimo di 6), è opportuno portare il bambino a un Centro per la diagnosi dei disturbi dello spettro autistico.

Oltre all’ASAS, esistono altri test online disponibili in vari siti più o meno validi per una prima valutazione dell’Asperger nei bimbi anche molto piccoli. Provare a rispondere alle domande può essere utile, ma anche generare allarmismi ingiustificati, per tale ragione qualunque risultato si ottenga, è bene parlarne con uno specialista e manifestare tutti i propri dubbi e le proprie paure.
Veniamo ad un adulto che, invece, voglia capire se i suoi comportamenti e le sue reazioni atipiche possano essere spiegate con una sindrome di Asperger. Poiché le caratteristiche di questa sindrome di tipo autistico assumono connotati estremamente diversi da soggetto e soggetto, anche un primo test di autovalutazione può aiutare a fare chiarezza dentro di sé e spingere – questo è fondamentale – ad ulteriori e approfondite indagini specialistiche.

 A tal riguardo è segnalato un test – denominato Aspie Quiz – presente online e studiato appositamente per la valutazione della neurodiversità. Permette non solo di identificare i comportamenti tipicamente sintomatici di disturbi dello spettro autistico e dell’Asperger in particolare, ma anche di potersi “inquadrare” all’interno di altre neurodiversità cognitivo-comportamentali come il disturbo bipolare, il disturbo ossessivo-compulsivo, la dislessia eccetera.

Come facilmente intuibile, qualunque test online per la diagnosi dell’Asperger, per quanto accurato, non potrà mai sostituire il parere dei medici specialisti, pertanto non ha lo stesso valore di un parere professionale. Diciamo che in prima istanza può rappresentare un mezzo per capire se esiste un problema. Uno o più test per l’Asperger o disturbi dello spettro autistico positivi (per un adulto o per i bambini), sono perciò solo un primo passo nella direzione di un possibile percorso terapeutico da non intraprendere mai in solitudine. Il supporto di professionisti, educatori, familiari e cerchia amicale, infatti, è determinante per affrontare nel modo migliore la sfida che una neurodiversità, soprattutto se marcata, comporta.

Consulta le strutture sanitarie che effettuano una Visita neuropsichiatrica infantile:

Chi era Hans Asperger?

Non si può non parlare della sindrome di Asperger senza dire due parole su colui da cui la sindrome stessa prende il nome: Hans Asperger.
Chi era costui? Un pediatra austriaco che nel 1944 segnalò diversi casi di persone che mostravano solo alcune delle caratteristiche attribuite all’autismo, a sua volta disturbo ad ampio spettro già in precedenza codificato con questo nome dallo psichiatra Leo Kanner appena un anno prima, nel 1943. La singolarità dei casi descritti da Asperger era soprattutto legata alle competenze linguistiche di chi ne portava i tratti, superiori senza dubbio agli individui con diagnosi di autismo classico.

Ma… per lunghi decenni gli studi effettuati da Asperger e la sua corretta intuizione vennero lasciati ad ammuffire, probabilmente perché questo medico aveva collaborato con il governo nazista e pertanto era considerato controverso, per non dire scomodo. Nel 1981, però, la psichiatra Lorna Wing riprese il lavoro di Asperger e finalmente accorpò le caratteristiche segnalate dal medico austriaco sotto la definizione di sindrome specifica cui attribuì proprio il nome del suo scopritore. Continuiamo a definire la sindrome di Asperger come tale, sebbene, come abbiamo visto, in realtà altro non sarebbe che una forma lieve di autismo (ecco perché “disturbo delle spettro autistico”), ad alto funzionamento non accompagnato da ritardi cognitivi e limitazioni nel linguaggio.

Sindrome di Asperger: chi sono i “famosi” che ne soffrono?

Concludiamo con una curiosità: i personaggi “famosi” con la sindrome di Asperger. Molti, anzi, la maggior parte delle personalità più note a livello popolare, appartiene al mondo della cultura, della scienza e dell’arte. Del resto abbiamo visto come gli aspie possano essere, oltreché estremamente brillanti e persino geniali nelle materie di studio, anche in grado di comunicare e di relazionarsi con il resto del mondo in modo peculiare, atipico, ma comunque efficacissimo. Vediamo una piccola carrellata di nomi celebri e volti noti che sono stati associati alla sindrome di Asperger. Alcuni, come la scrittrice Susanna Tamaro, ne hanno parlato pubblicamente aiutando in questo modo anche i “non famosi”, a sentirsi meno diversi, meno soli. Nella lista trovate solo i vip e i personaggi celebri con diagnosi certa di sindrome di Asperger:
  • L’attore statunitense Dan Akroyd
  • La scrittrice Susanna Tamaro
  • La cantante britannica Susan Boyle
  • Il regista statunitense Tim Burton
  • L’attrice e attivista per l’ambiente Daryl Hannah, statunitense
  • L’attore britannico Anthony Hopkins
  • L’attore britannico Stephen Fry
  • La cantante e attrice statunitense Courtney Love
  • L’attivista per l’ambiente Greta Thunberg, svedese
“Sospetti” Asperger sono poi stati Steve Jobs, Alan Touring, Marie Curie, Andy Warhol, Albert Einstein, Emily Dickinson, Michelangelo e chi più ne ha, più ne metta. Naturalmente non abbiamo gli strumenti per poter stabilire chi, tra questi “famosi” del recente o remoto passato sia stato effettivamente un Asperger, pertanto ogni illazione lascia un po’ il tempo che trova. Di seguito un gustoso video che li elenca un po’ tutti. 

 


La sindrome di Asperger affascina anche il mondo del cinema e della televisione. Di grande successo, ad esempio, la serie tv The good doctor, il cui protagonista è appunto un giovane e brillante medico chirurgo decisamente neuroatipico, ma non è certo l’unico esempio. Personaggi Asperger sono raccontati in molte pellicole anche di animazione, non sempre, va detto, in modo corretto. Tra i film che sono riusciti nell’intento di disegnare in modo efficace il mondo e le caratteristiche degli individui con sindrome di Asperger potremmo citare:
  • Adam, una pellicola del 2009 diretta da Max Mayer e interpretata da Hugh Dancy che racconta la storia di un ingegnere elettronico con sindrome di Asperger e della sua complicata relazione con l’insegnante e scrittrice Beth. 
  • Temple Grandin, film del 2010 diretto da Mick Jackson e interpretato da Claire Danes che narra le vicende (vere) di Temple Grandin, una donna eccezionale, nata negli anni quaranta del novecento, con diagnosi di autismo ad alta funzionalità, che dopo la laurea in psicologia, master in zootecnia e dottorato in Scienze del comportamento animale, diventa una pioniera degli allevamenti bovini non intensivi imponendo un metodo da lei stessa sperimentato. 
  • Il mio nome è Khan, film indiano del 2010, diretto da Karan Johar, che racconta la storia di Rizwan Kahn, un ragazzo nato in India e cresciuto come musulmano, con sindrome di Asperger, che diventato maggiorenne parte alla volta degli Usa per ricongiungersi con il fratello e trovare lavoro. Qui si innamora e si sposa con una donna già madre di un bambino che Kahn adotta. La sua vita subisce una svolta dopo l’11 settembre 2001, quando decide di presentarsi al cospetto del presidente degli Stati Uniti per affermare che l’avere un cognome musulmano, come il suo e quello del suo figlio adottivo, non equivale ad essere dei terroristi… 
Film diversi, che con intelligenza e sensibilità ci svelano cosa significhi vivere con la sindrome di Asperger, le sfide che questa condizione comporta e le possibilità di vivere una vita piena e appagante sotto tutti i profili. 



RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono i sintomi della sindrome di Asperger negli adulti?

Più o meno gli stessi dei bambini, ma in particolare gli individui con SA si riconoscono per le seguenti particolarità:
  • Mancano di consapevolezza sociale, come se quasi non si rendessero conto di far parte di un contesto sociale, qualsivoglia
  • Sono poco o per nulla interessati a relazioni di amicizia e ad avere una cerchia di persone da frequentare
  • Anche quando si facciano degli amici, faticano a coltivare i rapporti
  • Mostrano difficoltà a intuire e/o decodificare pensieri, emozioni, sentimenti degli altri
  • Hanno la tendenza ad evitare il contatto visivo o, al contrario, mostrano una fissità dello sguardo
  • Tendono a soffrire di ansia e depressione

Quali sono le caratteristiche di una persona con la sindrome di Asperger?

Gli individui con sindrome di Asperger possono essere molto diversi gli uni dagli altri e pertanto manifestare caratteristiche ascrivibili alla sindrome assai eterogenee. In generale si distinguono per la loro difficoltà nelle relazioni sociali e nella comunicazione (soprattutto quella non verbale) con le persone che li circondano, per la ripetitività dei loro modelli comportamentali, per la spiccata attenzione ai dettagli (ad esempio di un oggetto) e per l’ipersensibilità sensoriale. Spesso, fin da piccoli, sono dotati di una intelligenza brillante che si esplicita in rami di studio di loro particolare interesse.

In cosa la sindrome di Asperger differisce dall’autismo?

La sindrome di Asperger è una forma lieve di autismo – catalogato nel DSM-5 come disturbo dello spettro autistico – non associata a ritardo cognitivo né a disturbi del linguaggio e per tale ragione definito “ad alto funzionamento”.

Da cosa capiamo che qualcuno ha una sindrome di Asperger?

Come ampiamente precisato, la sindrome di Asperger ha tante varianti, ma in generale se incontriamo qualcuno che:
Ha minime relazioni sociali e sembra non avere amici o non volerne
Non ci guarda negli occhi o guarda altrove mentre parla con noi e il suo tono di voce è sempre lo stesso
Fa le cose sempre nello stesso modo
Nel suo lavoro o nello studio è brillante e ne parlerebbe per ore
Non ride alle battute e sembra non capire i giochi di parole, prende invece tutto alla lettera
Ha difficoltà a capire il linguaggio non verbale…
… Con buona probabilità ci troviamo di fronte ad una persona con AS

Cosa causa la sindrome di Asperger?

Le cause esatte dei disturbi dello spettro autistico sono ancora in buona parte sconosciute. Si suppone che esista una componente genetica associata a fattori ambientali ma in nessun modo il tipo di educazione, la composizione familiare o l’estrazione sociale del soggetto con SA possono ritenersi fattori di rischio. È stata inoltre completamente destituita di fondamento la teoria secondo cui le vaccinazioni infantili giochino un ruolo nel favorire lo sviluppo di forme di autismo o ne siano, addirittura, causa diretta.

Quali sono i test per la sindrome di Asperger?

La diagnosi di sindrome di Asperger passa anche per i test accreditati per bambini e adulti, anche di autovalutazione. Vediamo i principali: 
Scala australiana per la Sindrome di Asperger (ASAS, di Atwood e Garnett, 1998), un test a punteggio composto da 29 domande suddivise in sei blocchi, considerato tra i più attendibili per i bambini/e in età scolare.
Aspie Quiz, test online di autovalutazione, anche in questo caso abbastanza attendibile e facilmente scaricabile dai portali ufficiali che si occupano di Asperger e altre forme di autismo, adatto all’autodiagnosi nell’adulto. 
Naturalmente qualunque test, o quiz, non può sostituire la visita neurologica e neuropsichiatrica specialistica che rappresenta tappa fondamentale non solo per la diagnosi di sindrome di Asperger, quanto, soprattutto, per pianificare una strategia di cura e supporto efficace.  

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In collaborazione con

Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.

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