Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD): che cosa fare?

Disturbo da deficit di attenzione/iperattività (ADHD): che cosa fare?

Indice


Domande e risposte

 

Che cosa è

Si chiama in gergo “iperattività”, ma in realtà è una condizione più articolata. Da manuale diagnostico (DSM-5), il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, ADHD) è caratterizzato da una durata scarsa o breve dell’attenzione e/o da vivacità e impulsività eccessive non appropriate all’età del bambino, che interferiscono con le funzionalità o lo sviluppo. Per nulla raro, si stima che in Italia riguardi il qualche bambino ogni cento. 

Esistono tre manifestazioni di ADHD: 
  1. ADHD con Inattenzione;
  2. ADHD con Iperattività/impulsività;
  3. ADHD con combinazione di entrambe e può essere di entità da lieve a grave.


Consulta le Strutture Sanitarie che hanno dichiarato di effettuare una visita pediatrica:
Dove effettuare una visita pediatrica?
Immagine che rappresenta un bambino che sta giocando
 

ADHD: cause 

Non c’è certezza sull’aspetto specifico che provochi o abbia provocato l’ADHD nei bambini. Gli esperti ipotizzano diverse origini possibili, in primis fattori genetici (ereditari) spesso presenti in famiglia, e nascita prematura (meno di 1,5 kg). Le ricerche più recenti imputano l’ADHD ad alterazioni dei neurotrasmettitori (sostanze che trasmettono gli impulsi nervosi al cervello). L’associazione tra l’ADHD e alcuni geni, in particolare un’alterazione nel gene responsabile della produzione di uno specifico neurotrasmettitore (dopamina), è oramai dimostrata. La dopamina veicola le informazioni fra i neuroni e gioca un ruolo importante sull’attenzione e sulla memoria. I farmaci approvati per il trattamento dell’ADHD lavorano proprio sulla dopamina.

Altre ragioni scatenanti possono essere lesioni e infezioni a livello cerebrale, esposizione della mamma in gravidanza a sostanze tossiche o ad alcol o sostanze stupefacenti. Che l’abuso di alcol e sostanze stupefacenti abbia effetti dirompenti sulla vita del bambino è cosa oramai nota in ambito medico. 

Meno convincente invece l’idea che assumere cibi ricchi di zuccheri possa essere responsabile dell’ADHD. Si è visto che alti tassi di zuccheri eventualmente possono portare i bambini a una maggiore iperattività, ma non a una diagnosi di ADHD.
 
Immagine infografica che rappresenta un cervello afflitto da iperattività

Come riconoscere l’ADHD nel bambino

Sempre da manuale, i sintomi più comuni a cui un genitore o un insegnante può iniziare a fare attenzione sono:
  • Il bambino non presta attenzione ai dettagli;
  • Il bambino fatica a stare attento a lungo durante le attività e il gioco;
  • Il bambino non ascolta mentre gli parli direttamente;
  • Il bambino fatica a portare a termine il lavoro o a seguire bene le istruzioni;
  • Il bambino non riesce a organizzarsi nella gestione delle cose da fare rispetto al tempo che ha a disposizione;
  • Il bambino perde spesso gli oggetti e non ricorda le cose;
  • Il bambino fatica a stare alle regole (per esempio in fila aspettando il proprio turno);
  • Il bambino si alza spesso e/o muove compulsivamente mani e piedi;
  • Il bambino sente pochissimo il senso del rischio per la propria incolumità;
  • Il bambino ha loquacità eccessiva e non resiste a intromettersi sempre nelle discussioni degli altri.
 

Come si diagnostica l'ADHD

Chiaramente c’è il rischio di una sovradiagnosi, cioè di diagnosi di ADHD in bambini semplicemente più “vivaci” della media. È chiaro dunque che questi comportamenti possono solo essere dei campanelli d’allarme, se se ne riscontrano almeno sei per approfondire. La diagnosi vera e propria la può fare solo uno specialista neuropsichiatra o psicologo

Ci sono quattro criteri diagnostici.
  1. Numero di sintomi: devono essere almeno 6 per chi ha meno di 17 anni e almeno 5 per chi ha oltre 17 anni;
  2. Età dell’insorgenza dell’ADHD: fra i 7 e i 12 anni;
  3. I sintomi devono essere presenti in  almeno 2 o più contesti di vita quotidiana (scuola, casa, amici, sport);
  4. Suddetti sintomi devono interferire pesantemente nella vita scolastica, occupazionale e relazionale della persona.

Terapie

Per aiutare il bambino con ADHD a gestire meglio la sua condizione, che non gli facilita la vita familiare, amicale, sociale, si possono proporre dei trattamenti  farmacologici (nei casi più difficili) e interventi non-farmacologici.
Prima di pensare a una terapia – farmacologica o non – lo specialista neuropsichiatra infantile dovrà aver seguito bene il bambino, averne compreso la storia clinica e familiare, e il livello di ADHD. Dopo questo primo percorso si potrà optare per:
  • I trattamenti farmacologici (metilfenidato o atomoxetina) agiscono direttamente sulla funzionalità del cervello, che tuttavia nel bambino è ancora in fase di crescita;
  • Interventi non farmacologici, comportamentali, che coinvolgano le figure accanto al bambino, compresi i suoi amichetti e gli insegnanti. Sempre di più vengono impiegati sistemi ludici, cioè il gioco, per trattare il sintomo ADHD, talvolta anche videogiochi specifici studiati per tale obiettivo.

Come comportarsi con un bambino con ADHD

La cosa più importante – dicono gli esperti – dopo la diagnosi è non agitarsi, soprattutto davanti al bambino. Ci sono medici e psicologi in grado di supportare le famiglie nella comprensione del proprio bambino, e soprattutto di supportare lui o lei nella propria autogestione e nei rapporti con gli altri. Ci sono associazioni di famiglie, gruppi di condivisione e ascolto; non si è soli.
Nelle attività quotidiane anzitutto bisogna ascoltare il bambino per capire bene come pensa e come si autogestisce.
È importante agevolarlo nelle attività in cui ha bisogno di supporto, per esempio nell’organizzazione delle attività da svolgere, usando un linguaggio semplice, accompagnato da gestualità, che non richieda un enorme sforzo di concentrazione che i bambini faticano a mantenere. È anche importante non subissare il bambino di regole e divieti. Poche regole chiare, e gratificare il bambino nei suoi successi.

ADHD e autismo

Una parte dei bambini con diagnosi di ADHD può presentare anche disturbi dello spettro autistico (ASD, autism spectrum disorders). La diagnosi di Disturbo dello Spettro Autistico non preclude infatti una diagnosi di  ADHD.
La cosa migliore è sempre affidarsi allo specialista, scegliendo qualcuno che abbia una formazione specifica nei test diagnostici di ASD e ADHD. Può essere uno psicologo, uno psichiatra, un neuropsichiatra. Le diagnosi sono questioni lunghe e articolate, che richiedono competenze validate.

ADHD negli adulti

L’ADHD può riguardare anche persone adulte, quasi sempre per una mancata diagnosi in età infantile. Negli adulti, i sintomi possono però essere facilmente confusi con altri disturbi dell’umore e psichici piuttosto diffusi. Solitamente si osservano in adulti con ADHD i seguenti tratti:
  • Difficoltà a concentrarsi;
  • Difficoltà a portare a termine i compiti assegnati;
  • Irrequietezza e impazienza;
  • Sbalzi di umore;
  • Difficoltà relazionali.
Immagine che rappresenta un uomo che fa fatica a concentrarsi
 
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quali sono i sintomi dell’ADHD?

Da manuale Diagnostico (DSM-V), i sintomi più comuni a cui un genitore o un insegnante può iniziare a fare attenzione sono:

  • Il bambino non presta attenzione ai dettagli;
  • Il bambino fatica a stare attento a lungo durante le attività e il gioco;
  • Il bambino non ascolta mentre gli parli direttamente;
  • Il bambino fatica a portare a termine il lavoro o a seguire bene le istruzioni;
  • Il bambino non riesce a organizzarsi nella gestione delle cose da fare rispetto al tempo che ha a disposizione;
  • Il bambino perde spesso gli oggetti e non ricorda le cose;
  • Il bambino fatica a stare alle regole (per esempio in fila aspettando il proprio turno);
  • Il bambino si alza spesso e/o muove compulsivamente mani e piedi;
  • Il bambino sente pochissimo il senso del rischio per la propria incolumità;
  • Il bambino ha loquacità eccessiva e non resiste a intromettersi sempre nelle discussioni degli altri. 

Che cos'è l’ADHD?

Il disturbo da deficit dell’attenzione/iperattività (Attention-Deficit/Hyperactivity Disorder, ADHD) è caratterizzato da una durata scarsa o breve dell’attenzione e/o da vivacità e impulsività eccessive non appropriate all’età del bambino, che interferiscono con le funzionalità o lo sviluppo. Per nulla raro, si stima che in Italia riguardi il qualche bambino ogni cento. 

Esistono tre manifestazioni di ADHD: 

  1. ADHD con Inattenzione;
  2. ADHD con Iperattività/impulsività;
  3. ADHD con combinazione di entrambe.

Come guariscono i bambini da deficit dell'attenzione?

Per aiutare il bambino con ADHD a gestire meglio la sua condizione, che non gli facilita la vita familiare, amicale, sociale, si possono proporre dei trattamenti  farmacologici (nei casi più difficili) e interventi non-farmacologici.
Prima di pensare a una terapia – farmacologica o non – lo specialista neuropsichiatra infantile dovrà aver seguito bene il bambino, averne compreso la storia clinica e familiare, e il livello di ADHD. Dopo questo primo percorso si potrà optare per:

  • I trattamenti farmacologici (metilfenidato o atomoxetina) agiscono direttamente sulla funzionalità del cervello, che tuttavia nel bambino è ancora in fase di crescita;
  • Interventi non farmacologici, comportamentali, che coinvolgano le figure accanto al bambino, compresi i suoi amichetti e gli insegnanti. Sempre di più vengono impiegati sistemi ludici, cioè il gioco, per trattare il sintomo ADHD, talvolta anche  videogiochi specifici studiati per tale obiettivo.

Come si riconosce l’iperattività?

  • Il bambino non presta attenzione ai dettagli;
  • Il bambino fatica a stare attento a lungo durante le attività e il gioco;
  • Il bambino non ascolta mentre gli parli direttamente;
  • Il bambino fatica a portare a termine il lavoro o a seguire bene le istruzioni.
Chiaramente c’è il rischio di una sovradiagnosi, cioè di diagnosi di ADHD in bambini semplicemente più “vivaci” della media. È chiaro dunque che questi comportamenti possono solo essere dei campanelli d’allarme, se se ne riscontrano almeno sei per approfondire. La diagnosi vera e propria la può fare solo uno specialista neuropsichiatra o psicologo.  

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

La riproduzione o l’utilizzazione dei contenuti pubblicati su Doveecomemicuro.it è strettamente riservata. Il riutilizzo del materiale su riviste, giornali, radiodiffusione o generica messa a disposizione al pubblico viene concesso solo previa esplicita richiesta e autorizzazione obbligatoria.

In collaborazione con

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold

Cristina Da Rold, giornalista freelance e consulente nell’ambito della comunicazione digitale. Si occupa di giornalismo sanitario data-driven principalmente su Infodata - Il Sole 24 Ore e Oggiscienza. Lavora per la maggior parte su temi legati all’epidemiologia, con particolare attenzione ai determinanti sociali della salute, alla prevenzione e al mancato accesso alle cure. Dal 2015 è consulente per la comunicazione social media per l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. Collabora con alcune riviste mediche più specialistiche per Il Pensiero Scientifico Editore, con cui ha pubblicato nel 2015 il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”. Nel 2019 ha messo a punto HealthCom Program, un corso di formazione online di 10 lezioni sulla comunicazione sanitaria sui social media.

Ti è piaciuto il contenuto?

Condividilo sui tuoi canali

Più letti


Leggi anche


Visite specialistiche più cercate

Trova strutture

Le migliori strutture per...