Inquinamento olfattivo: che cos’è, quale normativa lo regola in Italia e come contrastarlo

Inquinamento olfattivo: che cos’è, quale normativa lo regola in Italia e come contrastarlo

Indice

Domande e risposte


Anche quando non ce ne rendiamo conto, siamo immersi in un ambiente ricco di odori. Alcuni sono sgradevoli e altri piacevoli - basti pensare che si stima che l’industria dei profumi guadagni circa 45 miliardi di dollari l’anno -, ma entrambi, a seconda della quantità e della soggettività delle persone, possono arrivare a provocare forti disagi e problemi per la salute. L’inquinamento olfattivo sta diventando un problema di interesse anche perché può indicare la presenza di inquinamento atmosferico.

Cos’è l’inquinamento olfattivo?

immagine che rappresenta agrumi e fiore d'arancioGli odori sono miscele di gas che possiamo percepire grazie al nostro olfatto, in un processo tanto complesso che al momento nessuna tecnologia è in grado di replicarlo. Sentiamo oltre 15mila odori diversi, che gli scienziati raggruppano in 10 categorie di odori primari:
  1. Agrumato;
  2. Fruttato (non di agrume);
  3. Di limone;
  4. Di menta;
  5. Legnoso/resinoso;
  6. Dolce;
  7. Di popcorn;
  8. Chimico;
  9. Pungente;
  10. Decomposto.
Alcuni di questi odori (come quelli agrumati e quelli dolci) risultano generalmente piacevoli al naso umano, diversamente da altri (come pungente e decomposto). Venendoci in contatto, possiamo abituarci alla loro presenza, oppure diventare più sensibili, percependoli maggiormente. Si parla di inquinamento olfattivo quando l’aria è ricca di odori sgradevoli o troppo intensi, anche se normalmente piacevoli, e arriva così a provocare disagi e problemi alle persone che li percepiscono.
Il fenomeno dell’inquinamento olfattivo può risultare più significativo per alcune persone: in genere, gli anziani percepiscono meno odori e sapori e sembra che le donne sentano meglio alcuni odori, come lo scatolo (un odore tipico delle feci) e l’acido butirrico (acre, caratteristico di alcuni formaggi fermentati). Inoltre, c’è anche grande variabilità individuale, che dipende dalla sensibilità a un dato odore, dalle preferenze personali, dalle esperienze di vita e dalla memoria. Questa eterogeneità rende difficile stimare gli effetti dell’inquinamento olfattivo sulla salute dei cittadini, anche se sta aumentando la quantità di metodi disponibili per misurare la presenza di odori molesti nell’ambiente.
 

Principali fonti di inquinamento olfattivo

I principali responsabili dell’inquinamento olfattivo sono sostanze che derivano da decomposizione, escrezioni animali e processi industriali, quali l’ammoniaca, l’acido solfidrico (che odora di uova marce), lo scatolo e l’indolo (odori tipici delle feci) e il dimetil solfuro (che deriva da vegetali decomposti). Tra le principali fonti di odori sgradevoli, molesti e poco salutari si annoverano:
  • Discariche e impianti di trattamento dei rifiuti o di acque reflue;
  • Industrie chimiche;
  • Impianti di processamento del cibo;
  • Allevamenti, fattorie e altre strutture per animali;
  • Campi coltivati e impianti di compostaggio;
  • Impianti di trivellazione;
  • Centrali a carbone;
  • Impianti di smaltimento delle carcasse;
  • Impianti di torrefazione del caffè e fabbriche di birra;
Talvolta, gastronomie, ristoranti e cucine domestiche che producono odori troppo intensi.
Le emissioni di odori sgradevoli o troppo forti dipendono anche dalla loro frequenza, dall’intensità, dalla localizzazione e dalle condizioni atmosferiche: il vento aiuta a disperderli, la pioggia e il freddo li fanno precipitare sul suolo (dove sono meno percepibili), mentre l’umidità migliora la percezione degli odori, aggravando il problema.

 
immagine che rappresenta inquinamento da allevamenti
 

Il sistema olfattivo: un ripasso

Il tratto superiore del sistema respiratorio è il primo punto di contatto con molte sostanze chimiche, che possono fornire molte informazioni: ad esempio, aiutano a distinguere gli alimenti marci da quelli edibili o a individuare la presenza di sostanze tossiche. L’olfatto consente di rilevare molte delle molecole presenti nell’aria e farcele percepire, consentendoci di rispondere adeguatamente: a livello fisiologico (ad esempio, stimola lo starnuto, che aiuta a espellere sostanze nocive presenti nelle vie aeree) e a livello comportamentale (un odore sgradevole o eccessivo ci spinge ad allontanarci, salvaguardandoci). 
Come si sentono gli odori? La parte interna del naso è rivestita da una mucosa, denominata epitelio olfattivo, che è dotata di recettori olfattivi. Questi sono cellule nervose specializzate dotate di estroflessioni (dette ciglia) che rispondono a specifiche molecole: possediamo oltre mille tipi diversi di recettori olfattivi, che rispondono a sostanze diverse. Quando un recettore olfattivo reagisce alla presenza di una molecola odorosa, produce segnali elettrici che entrano nel bulbo olfattivo, dove avviene una prima elaborazione del segnale odoroso grazie alla presenza di altri neuroni. Quindi, il segnale è trasmesso ai nervi olfattivi e al nervo trigemino, che trasportano il segnale a diverse aree del cervello, dove l’informazione è integrata con la memoria.  
Ma l’olfatto è coinvolto anche, in parte, nella percezione del gusto. Infatti, il naso e la gola sono in comunicazione tramite la via retronasale, detta via degli aromi (una parte di faringe, tratto che accomuna apparato respiratorio e apparato digerente). Così, quando mangiamo, l’aria raggiunge il naso anche a partire dalla gola. Nel cervello, gli odori elaborati in questa fase convergono, insieme a quelli derivanti dal senso del gusto, nella percezione del sapore. È per questa ragione che se il nostro olfatto è compromesso (come quando abbiamo il raffreddore) sentiamo meno i gusti dei cibi.
Il senso dell’olfatto è molto soggettivo perché la risposta alla molecola odorosa è fortemente basata sulle emozioni passate e sull’esperienza della persona che vi è venuta in contatto. Infatti, in genere un odore non ha effetto di per sé: il suo effetto dipende dalla percezione individuale. Per questo è facile che una stessa molecola sia considerata un profumo da alcuni e una puzza da altri.

Sentire odori alterati

Alla fisiologica variabilità individuale nella percezione degli odori, si aggiungono alcuni disturbi dell’olfatto. La presenza di alterazioni nel naso (come un’ostruzione dovuta a un raffreddore), nei recettori olfattivi (che, ad esempio, possono essere danneggiati dai virus dell’influenza o del COVID), nei nervi che portano l’informazione olfattiva al cervello o nel cervello possono provocare problemi nella percezione degli odori, quali:
  • Più comunemente, perdita parziale (iposmia) o completa (anosmia) dell’olfatto;
  • Ipersensibilità agli odori (iperosmia);
  • Parosmia, ovvero percezione di odori errata o fantosmia (allucinazioni olfattive, il fenomeno per cui si sentono profumi o fetori dove non ci sono odori);
  • Percezione di profumi come odori sgradevoli (cacosmia).
Questi disturbi sono più diffusi di quanto si creda, perché è difficile rendersi conto di un problema all’olfatto, soprattutto all’inizio. Eppure, possono provocare problemi come stress, depressione e forti disagi, oltre che alimentare la percezione dell’inquinamento olfattivo.

Gli effetti dell’inquinamento olfattivo sulla salute

Ogni odore viene percepito a soglie differenti: alcuni li sentiamo anche se presenti in minime quantità nell’aria; per altri servono concentrazioni maggiori; altri ancora non possiamo percepirli. Ad esempio, il gas metano per noi è completamente inodore: l’odore di gas deriva dall’aggiunta di mercaptani e altre molecole volatili che invece percepiamo anche quando sono presenti in quantità molto ridotte nell’aria (una concentrazione equivalente a 3 gocce in una piscina olimpionica). Grazie a questa addizione capiamo quando c’è una pericolosa perdita di gas, così che possiamo rimediare prima che ci intossichiamo. Siamo molto bravi anche a sentire gli odori fruttati
In generale, gli odori presenti nell’ambiente possono provocare problemi alla salute a causa della loro sgradevolezza o della loro eccessiva persistenza. Le manifestazioni possono essere sia psicologiche, principalmente perché alcuni cattivi odori destano preoccupazione per la salute, sia fisiche:
  • Starnuti;
  • Tosse e maggiore secrezione di muco;
  • Broncocostrizione (restringimento di parte del tratto respiratorio) o naso chiuso;
  • Malessere generale o stanchezza;
  • Sensazioni negative, come paura, stress, ansia;
  • Tensione muscolare;
  • Mal di testa;
  • Ridotta concentrazione;
  • Insonnia;
  • Irritazione a livello del tratto respiratorio o degli occhi;
  • Aggravamento di disturbi respiratori, come l’asma;
  • Nausea.

Come contrastare l’inquinamento olfattivo?

Le tecnologie che consentono di ridurre l’inquinamento olfattivo, che generalmente sono specifiche per alcuni tipi di odori, sono sempre più numerose e diffuse. 
  • L’incenerimento è uno dei metodi più efficaci per evitare che un edificio rilasci odori nell’ambiente circostante, anche se in alcuni casi può produrre inquinamento atmosferico.
  • La tecnica dell’abbattimento a umido consiste nell’assorbire gli odori mediante solventi liquidi.
  • L’assorbimento fisico o abbattimento a secco sfrutta filtri solidi (come il carbone attivo) per assorbire gli odori prima che siano immessi nell’ambiente.
  • La filtrazione chimica e i filtri a scambio ionico consistono in superfici trattate chimicamente per “intrappolare” sostanze odorose più volatili.
  • La biofiltrazione, che sfrutta alcuni microrganismi capaci di convertire alcune sostanze in composti inodori, è efficace per evitare la diffusione di diverse sostanze organiche con odori sgradevoli.
Laddove queste tecnologie non sono applicabili, la migliore soluzione per ridurre l’inquinamento olfattivo è quella di prevenirlo. Le strutture che emettono odori molesti o dannosi dovrebbero ridurne l’emissione, soprattutto nelle ore in cui provocano maggiori disagi alla popolazione circostante, ad esempio quando le temperature sono più alte. Altre soluzioni prevedono di sfruttare il vento per disperdere gli odori oppure di modificarli aggiungendo profumi che mascherino, o molecole neutralizzanti dell’olezzo. In ultima istanza, si può pensare di limitare la diffusione degli odori piantando alberi o costruendo barriere e superfici di copertura delle aree maleodoranti.
L’inquinamento olfattivo da cottura di alimenti e altri tipi di odori molesti che entrano in casa si possono combattere lavando bene le superfici e i tessuti (dai tappeti ai cuscini alle tende), facendo arieggiare le stanze ed eventualmente facendo ricorso a ventole o prodotti che neutralizzano gli odori o profumanti per ambienti

 
immagine che rappresenta un uomo che pianta una pianta con un bambino
 

Inquinamento olfattivo: la normativa

I cattivi odori sono tra i più comuni soggetti di esposti e segnalazioni che provengono agli enti ambientali, le denunce di odori sgradevoli o molesti sono numerose. In Italia, secondo il Decreto Legislativo 152/06 e l'articolo 472-bis del Codice Penale, è punibile penalmente il superamento di valori limite di alcune sostanze inquinanti e di emissioni che provochino o possano provocare molestia. L'articolo 272-bis del D.Lgs 152/2006 (introdotto nel 2017), in particolare, fa riferimento alle emissioni di odori, rendendo più severi i limiti di tollerabilità. Il D.Lgs 102/2020 ha normato più nel dettaglio obblighi, controlli e sanzioni per gli stabilimenti che emettono sostanze odorose in atmosfera.
In generale, il problema è normato a livello regionale in termini di valori limite di emissione per ogni sostanza, procedure per valutare l'inquinamento olfattivo e prescrizioni per evitarlo. Solitamente, queste normative, come quella della Regione Lombardia, riguardano specifiche attività e sostanze. In caso di azione legale, la definizione di “molestia olfattiva” dipende dalla soglia di tollerabilità dell’odore, che viene stabilita dal giudice sulla base delle testimonianze.
Per quanto riguarda la valutazione dell’inquinamento olfattivo in una zona, la regolamentazione europea prevede diverse tipologie di indagine per il monitoraggio dell'aria e delle emissioni odorigene, tra cui l'uso di sistemi elettronici e sondaggi rivolti alla popolazione della zona colpita


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cosa significa inquinamento olfattivo?

Si parla di inquinamento olfattivo quando la presenza di odori sgradevoli o troppo forti provoca forti disagi o problemi di salute. Per esempio, una persona che vive vicino a un impianto di compostaggio può manifestare mal di testa e irritazione delle vie aeree.

Quali sono le cause principali dell’inquinamento olfattivo?

Allevamenti e altre strutture per animali, industrie e discariche sono tra i principali responsabili dell’inquinamento olfattivo.

L’inquinamento olfattivo è pericoloso per la salute?

Nella maggior parte dei casi, l’inquinamento olfattivo non ha conseguenze gravi: provoca perlopiù fastidi, disagi e reazioni a breve termine come iperproduzione di muco, starnuti e irritazione delle vie aeree o degli occhi. Tuttavia, questi problemi possono risultare frustranti e, nel tempo, dare problemi significativi, come ansia, mal di testa, stanchezza, insonni

Come posso togliere i cattivi odori dalla casa?

Per contrastare l’inquinamento olfattivo presente in casa si possono arieggiare gli ambienti, lavare i tessuti e i tappeti, gettare l’immondizia quando necessario e fare ricorso a prodotti che rimuovono gli odori (come ventole o profumanti per ambienti).

Quando si sentono troppo gli odori?

L’iperosmia è una condizione per cui sentiamo gli odori come più forti rispetto al normale. Questo può essere dovuto a problemi della percezione olfattiva, derivanti da alterazioni fisiologiche o psicosomatiche, oppure da un’ipersensibilizzazione all’odore (a forza di starvi a contatto, lo percepiamo maggiormente).

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In collaborazione con

Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia, ho conseguito il Master in Comunicazione della Scienza e dell’Innovazione Sostenibile (MaCSIS) dell'Università Milano-Bicocca. Ho seguito anche brevi corsi per la comunicazione a tutto campo, dal podcast alla regia, dalla realizzazione di infografiche alla scrittura di canzoni. 
Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche, del terzo settore e di divulgazione della scienza. Attualmente lavoro come medical writer e scientific copywriter per The Embassy e come freelance, sono web content manager per AAC Srl e collaboro con Doveecomemicuro.it. Mi occupo anche di ricerca nell'ambito della comunicazione sanitaria sui social in collaborazione con il laboratorio di Informatica Medica dell'Istituto Mario Negri. Come volontaria, per BioPills sono autrice, relatrice di due corsi, social media manager e recensitrice di libri divulgativi; sono co-fondatrice e social media manager delle Bionaute.

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