Inquinamento luminoso: cause e conseguenze

Inquinamento luminoso: cause e conseguenze

Indice 


Domande e risposte


Immagine che rappresenta la volta celeste in un campo al crepuscoloUna notte del 1994, un terremoto provocò un black-out a Los Angeles. Molti centralini del numero unico per le emergenze statunitense, il 911, ricevettero telefonate allarmate: i cittadini erano spaventati a causa di una "nube argentata" nel cielo. Si trattava della Via Lattea, la nostra galassia, che fino a quel momento era stata invisibile agli occhi degli abitanti a causa dell’eccesso di luci artificiali che schermava il cielo.

Sebbene l’inquinamento luminoso possa sembrare un problema poco rilevante, in realtà comporta danni a molti esseri viventi, incluso l’uomo. La presenza innaturale di luce, infatti, influisce sui ritmi biologici degli organismi, interferendo con le migrazioni, i cicli riproduttivi, il sonno e altre attività. Si stima che l'inquinamento luminoso contribuisca in modo importante al declino di alcune specie e che comprometta la qualità della vita di milioni di persone. Gli studiosi suggeriscono che la luminosità notturna possa essere uno dei fattori che ha contribuito alla crescita dei casi di cancro, malattie cardiovascolari e diabete osservati nell’ultimo secolo.

L’Italia risente molto dell’inquinamento luminoso: alcuni comuni italiani, ad esempio nella Pianura Padana, sono tra i più colpiti in Europa da questo fenomeno, come si può vedere dalla mappa dell’inquinamento luminoso. Il problema è stato affrontato con 4 norme a livello nazionale, a partire dal 1989 (con la norma UNI 9316): l’ultima, UNI 10819, è entrata in vigore nel marzo del 2021 e ha introdotto molte novità, quali i metodi di valutazione dell’inquinamento luminoso e fonti di illuminazione artificiale mai considerate prima, come i cartelloni pubblicitari. Queste normative, però, devono essere applicate a livello regionale, il che non avviene sempre. È importante, quindi, sapere cosa occorre fare nel proprio piccolo per limitare il problema e le sue conseguenze.

Definizione di inquinamento luminoso

Cosa si intende per inquinamento luminoso?

Con questo termine ci si riferisce all'eccessiva quantità di luce artificiale nel cielo. La luce emessa da lampioni, edifici, insegne, automobili, navi, fuochi d’artificio e altre fonti luminose artificiali viene diffusa nel cielo dalle particelle presenti nell'atmosfera. A causa di questo fenomeno, i cieli di alcune città risultano illuminate a giorno anche dopo il tramonto. In questo modo la visibilità degli oggetti celesti è ridotta: nelle aree più inquinate del mondo, come a Singapore e in Kuwait, il 99,5% delle stelle risulta invisibile. L’inquinamento luminoso interessa soprattutto le città, ma non solo. Infatti, anche una piccola cittadina può illuminare il cielo a decine di chilometri di distanza.


Quali sono le tipologie di inquinamento luminoso?

Il fenomeno si può dividere in 4 categorie.
  1. Il bagliore urbano è l'alone luminoso che appare sulle aree abitate di notte. È dovuta alle particelle presenti nell'aria che riflettono la luce;
  2. Lo sconfinamento luminoso si ha quando i raggi luminosi si disperdono in aree esterne alla zona che dovrebbe essere illuminata. Ad esempio, è il caso della luce di un lampione che illumina un giardino vicino;
  3. Il "glare" (l'abbagliamento) è la luminosità data dagli impianti di illuminazione che emettono luce orizzontalmente;
  4. La sovrailluminazione è l'uso di luci laddove non sono necessarie, ad esempio in edifici vuoti.


Ma perché si parla di inquinamento luminoso?

Questo fenomeno comporta danni alla fauna e all’uomo. Circa l'80% della popolazione mondiale, e il 99% degli europei, vive in zone con inquinamento luminoso, con conseguenze significative sulla propria salute.

Conseguenze dell’inquinamento luminoso sugli animali

Impedendo la visione della via Lattea, questo fenomeno non danneggia soltanto gli astronomi e i romantici. L’inquinamento luminoso comporta danni agli esseri viventi: gli studi hanno riscontrato danni a piante, uccelli, pipistrelli, rettili, anfibi, insetti, animali marini (inclusi i coralli) e alcuni primati, tra cui noi.
A causa del prolungamento della fase illuminata della giornata, alcuni vegetali non riescono ad adattarsi alle variazioni stagionali. Questo influisce sulla loro sopravvivenza e su quella delle specie che ne dipendono, ad esempio perché abitano su di essi.

Gli animali che sfruttano le stelle per orientarsi sono distratti e guidati in modo errato dalle luci artificiali, talvolta con effetti fatali. I piccoli di tartarughe marine, appena nati, seguono le fonti più luminose, come le stelle riflesse sul mare; ma possono essere attratti dalle luci delle città: procedono quindi in senso opposto, rischiando la disidratazione o di essere investiti. Solo negli Stati Uniti d’America si stima che siano 4 milioni gli uccelli migratori che ogni anno muoiono per collisioni con edifici illuminati. Questa luminosità eccessiva comporta anche il decesso di moltissimi insetti, così che la fauna che se ne nutre riscontra difficoltà a procurarsi il cibo.

In molte specie, incluso l'uomo, l'inquinamento luminoso altera il ciclo circadiano, il sistema biologico che guida i ritmi dell'organismo. La luce, infatti, è un parametro in base al quale gli organismi regolano le proprie attività: è così che piante e animali capiscono il trascorrere delle stagioni, regolandosi di conseguenza nei loro periodi riproduttivi, alimentari, di letargo e così via. Il problema principale è che se un organismo cambia le sue abitudini potrebbe non essere sincronizzato con altri eventi ambientali: ad esempio, la nascita precoce di una cucciolata può precedere la disponibilità di cibo in quell’ambiente. Questo mette a repentaglio la sopravvivenza della specie

Inquinamento luminoso: effetti sulla salute dell’uomo

Immagine che rappresenta un ragazzo che usa il telefono a lettoLa luce notturna può distarci mentre siamo alla guida o camminiamo per strada, aumentando il rischio di incidenti. Ma l’effetto negativo dell’inquinamento luminoso si ha soprattutto all’interno del nostro organismo. In particolare, la American Medical Association e altri esperti mettono in guardia contro la luce blu, presente in particolare nei dispositivi elettronici ma anche negli impianti di illuminazione delle città.

La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale, una struttura grande quanto una falange, situata in una cavità del cervello. Questo ormone regola i ritmi del nostro corpo, modulando ritmi cerebrali e ormoni. In particolare, influisce su:
  • Il nostro ciclo sonno-veglia;
  • La fame (che di notte si azzera);
  • Il metabolismo (rallentato dalla melatonina);
  • La temperatura corporea (che di notte scende).
La produzione di questo ormone dipende dalla luminosità che percepiamo: quando le nostre retine ricevono luce, il nostro cervello blocca la produzione di melatonina. Normalmente, questo ormone dovrebbe essere prodotto a partire dal tramonto con un picco a mezzanotte, ma le luci artificiali, nelle nostre case e provenienti dall’esterno, comportano un’alterazione di questo ciclo. Questo può avvenire anche in modo indiretto, disturbando le persone che dormono le quali si alzano e accendono le luci.

Conseguenze dell’esposizione alla luce durante la notte sono:
  • Insonnia;
  • Disturbo del sonno da lavoro a turni (shift work sleep disorder, SWSD), una condizione che porta le persone con frequenti cambi di orari lavorativi a essere insonni quando possono dormire e assonnati quando vorrebbero essere attivi;
  • Sindrome della fase del sonno ritardata (delayed sleep phase syndrome), disturbo in cui la persona prende sonno e si risveglia più tardi del normale;
  • Affaticamento;
  • Mal di testa;
  • Sovrappeso e obesità;
  • Problemi cardiovascolari;
  • Ansia, depressione e altri disturbi dell’umore. Secondo alcune ricerche, infatti, l’osservazione delle stelle migliora l’umore e i comportamenti altruistici e diminuisce l’attaccamento alle cose materiali;
  • Studi recenti mostrano che la carenza di melatonina potrebbe contribuire al rischio di cancro, soprattutto al seno. Sembra, infatti, che la naturale presenza di questo ormone nel sangue rallenti la crescita tumorale;
  • Secondo alcuni autori, l’esposizione costante alla luce artificiale nelle unità di cura intensiva neonatale potrebbe ledere il ciclo circadiano dei bambini, predisponendoli a disturbi dell’umore, inclusa la depressione.
Le conseguenze sono evidenti nei lavoratori notturni, come i conducenti di camion, il personale di volo e i custodi notturni: nel 2007, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato il lavoro notturno come un fattore di rischio per il cancro.

Cause e rimedi dell’inquinamento luminoso

La causa principale dell’inquinamento luminoso sono gli impianti di illuminazione esterna non a norma, ovvero che disperdono luce in direzioni in cui non è utile. Ad esempio, un lampione che non emette luce soltanto verso la strada, ma anche verso l’alto, è un’importante fattore che contribuisce a questo problema.


Come si calcola l'inquinamento luminoso?

L’entità dell’inquinamento luminoso in un’area dipende da diversi fattori.
  • La luminosità emessa: se i livelli di luminosità nel cielo sono superiori al 10% rispetto al livello di luminosità naturale, la luce di una piccola cittadina può pesare sulla qualità del cielo anche a 10 chilometri di distanza;
  • La quantità di luce dispersa verso l'alto dai lampioni e dalle altre fonti di luce;
  • La capacità dell'ambiente (strade, finestre, muri ecc.) di riflettere la luce;
  • Le condizioni atmosferiche
 
Immagine che rappresenta dei lampioni alla sera

Come ridurre l’inquinamento luminoso

Limitare il problema significherebbe anche un risparmio energetico e quindi economico. Inoltre, dal momento che la luce artificiale è prodotta per la maggior parte grazie all'uso di combustibili fossili, la riduzione dell'inquinamento luminoso comporterebbe anche un calo dell'inquinamento atmosferico.

Il fenomeno dell’inquinamento luminoso è in crescita anche a causa della diffusione dei LED. Questi, infatti, essendo molto più economici delle lampadine tradizionali, portano a un sovra-utilizzo e quindi all’illuminazione eccessiva. Inoltre, si tratta di luci fredde: le luci blu, oltre a essere le peggiori per la salute dell’uomo, si diffondono più lontano nell'atmosfera, peggiorando la condizione di inquinamento luminoso. Ridurre l’uso dei LED al necessario, schermarli e renderli più caldi sarebbe positivo.

Per limitare l'inquinamento luminoso si può agire a livello delle città ma anche nelle case. La regola generale è illuminare il meno possibile, ma esistono altre soluzioni mirate.
  • Usare fonti di luce basse e schermate in modo che la luce non si disperda verso l’alto.  Secondo gli studi, nelle lampade non schermate o direzionate soltanto il 40% della luce viene sfruttato: il resto si disperde nell'atmosfera;
  • Usare sensori di movimento, timer o altri espedienti perché le luci esterne si spengano quando non sono utili;
  • Spegnere le luci negli edifici, soprattutto di notte. È raccomandato spegnerle un’ora prima di coricarsi per una buona igiene del sonno;
  • Preferire LED a bassa temperatura o lampade al sodio, tra le più efficienti esistenti, preferibilmente di colori caldi. Di notte è consigliato l’uso di illuminazione rossa, che interferisce meno con l’organismo;
  • Usare tende per evitare che la luce si disperda fuori casa la sera. Questo riduce anche le collisioni degli uccelli con i vetri.
Molte città hanno adottato un programma a luci spente per le sere in cui gli uccelli migrano e sempre più paesi stanno mettendo in atto soluzioni per ridurre l’inquinamento luminoso. La sostenibilità dell'illuminazione è anche uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell'Agenda 2030 dell'ONU, che stima che se in tutto il mondo venissero impiegate lampadine più efficienti risparmieremmo 120 miliardi di dollari ogni anno.


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Cos’è l’inquinamento luminoso?

L’inquinamento luminoso è la presenza di luce eccessiva dovuta a un utilizzo errato o sovradimensionato dell’illuminazione artificiale. Ad esempio, i lampioni che disperdono la luce verso l’alto sono una fonte di inquinamento luminoso, ma anche le luci accese di notte negli edifici, i fuochi d’artificio e i fari delle automobili.

Che conseguenze ha l’inquinamento luminoso?

L’inquinamento luminoso comporta affaticamento, mal di testa, disturbi dell’umore, problemi del sonno e cardiovascolari. Contribuisce, inoltre, all'emergere di obesità, depressione e alcune forme di cancro, in particolare il cancro al seno. Comporta danni anche alla fauna e alla flora, perché ne altera i ritmi biologici, influendo su migrazioni, comportamento alimentare e riproduzione. Le luci possono disorientare gli animali, che si schiantano sugli edifici o sbagliano strada, con conseguenze sulla loro sopravvivenza.

Cosa si potrebbe fare per ridurre l'inquinamento luminoso?

Innanzitutto, occorre spegnere le luci quando non necessarie, sia negli edifici sia all’esterno, eventualmente usando sistemi automatici per lo spegnimento. È consigliato usufruire di luci efficienti (che nel lungo termine consentono anche un risparmio economico), preferibilmente calde. Per evitare la dispersione della luce dagli edifici è consigliato usare delle tende. A livello urbano è raccomandato normare le fonti luminose in modo che la luce emessa raggiunga solo le zone dov’è necessaria, senza sconfinare nei dintorni o disperdersi verso l’alto.  

A chi rivolgersi per segnalare inquinamento luminoso?

Se un impianto di illuminazione, pubblico o privato, porta disagio o fastidio e si pensa che non sia a norma, è possibile presentare un esposto presso il proprio Comune con la modulistica rilasciata appositamente dallo stesso.

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In collaborazione con

Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia, ho seguito corsi per la comunicazione a tutto campo, dalla didattica al digitale, dal podcast alla regia. Attualmente frequento il Master in Comunicazione della Scienza e dell’Innovazione Sostenibile (MaCSIS) dell'Università Milano-Bicocca e sto svolgendo un tirocinio come ricercatrice nell'ambito della comunicazione della salute presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.
Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche e del terzo settore e attualmente mi occupo di produzione di contenuti digitali e riprogettazione della comunicazione aziendale in rete. Realizzo approfondimenti a tema medico per Doveecomemicuro.it e per riviste di settore. Per BioPills redigo articoli scientifici, sono relatrice di due corsi e coautrice di un libro in via di pubblicazione. Come divulgatrice della scienza e associata al CICAP mi rifaccio solo a fonti autorevoli e documentate.

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