Come ridurre l'inquinamento durante le feste: consigli e soluzioni

Come ridurre l'inquinamento durante le feste: consigli e soluzioni

Indice

Domande e risposte


Le festività rappresentano il periodo più inquinante dell’anno, a causa della sovrapproduzione di alimenti e oggetti, delle decorazioni, dei botti e dei fuochi, e naturalmente a causa dei viaggi per raggiungere i familiari. Solo tra il 24 e il 26 dicembre, ognuno di noi contribuisce alla produzione di circa 650 chilogrammi di CO2, quasi il 6% di quella che produce annualmente. Sprechi che si traducono anche in problemi di salute e perdite economiche. Ma la sensibilità nei confronti dell’ambiente è in costante aumento ed emergono sempre più consigli e soluzioni per ridurre l’inquinamento delle festività.

L’inquinamento del Natale

A Natale, la concentrazione delle sostanze che inquinano l’aria raddoppiano. I maggiori responsabili sono gli acquisti di cibo e di regali, per l’impiego di risorse, gli imballaggi e il trasporto fino ai negozi. Ma non solo: in parte, finiscono per essere gettati via, contribuendo all’inquinamento del suolo, dell’acqua e dell’aria. Per fortuna, secondo un’indagine di Waste Watcher, quasi un italiano su 5 ritiene che sprechi siano da evitare. Per questo l’interesse nei confronti dei regali e delle abbuffate a Natale è in calo.


Immagine che rappresenta una famiglia radunata intorno al tavolo per la cena di NataleLo spreco alimentare a Natale 

Più di 1 Italiano su 3 cerca di ridurre gli sprechi alimentari grazie alle ricette anti spreco. Ma c’è ancora molto da fare: secondo le indagini dell’osservatorio Waste Watcher, nel corso dell’anno ogni famiglia spreca circa mezzo chilo di alimenti alla settimana, per un totale di circa 360€. Di questi, ben 80€ si sprecano a Natale, perché acquistiamo troppo cibo, per un totale di oltre 500mila tonnellate di cibo gettato via. L’equivalente di 100 Titanic.
Sembra che un quarto dello spreco derivi dall’acquisto di prodotti in offerta speciale, ma influisce anche il nostro modo di mangiare a Natale. Infatti, a essere sacrificati sono soprattutto frutta e verdura, in favore di alimenti ricchi di calorie. Non a caso durante questa festività assumiamo in media 3,3 chili di peso, a sfavore della nostra salute. Porre più attenzione al menù sarebbe positivo per la prevenzione di malattie metaboliche e cardiovascolari, per il portafogli e per l’ambiente.


L’inquinamento dei regali di Natale

La produzione di massa degli oggetti è di grande impatto ambientale, soprattutto se saranno usati poco o buttati. Ad esempio, la produzione dei piccoli strumenti elettronici regalati a Natale è rilevante, in quanto comporta l’emissione di oltre mezzo milione di tonnellate di gas serra: circa 100 volte il peso del Monte Bianco.
Anche i vestiti regalati a Natale hanno un impatto notevole. Infatti, l’industria della moda è una delle più inquinanti al mondo, in quanto provoca il 10% delle emissioni di CO2 globali ed è la seconda consumatrice di acqua, in quanto la sfrutta nelle coltivazioni e nei processi industriali (la produzione di un jeans richiede circa 7500 litri d’acqua). Un problema enorme soprattutto quando i vestiti sono usati poco o gettati via (si stima che ogni anno buttiamo l’85% dei vestiti che abbiamo). Come nel caso dei maglioni natalizi, che in 2 casi su 5 verranno utilizzati soltanto una volta.
Si stima che nel Regno Unito ogni anno si spendano 4 miliardi di sterline in regali indesiderati e che il 40% dei giocattoli sarà gettato via dopo meno di 6 mesi. Cinque milioni di tonnellate di gas serra, come 33 balenottere azzurre, immessi in atmosfera per nulla. Negli Stati Uniti, i dollari spesi in regali non desiderati sarebbero oltre 8 miliardi. Un sondaggio rivolto a statunitensi rivela che più della metà delle persone riceve almeno un regalo indesiderato, che ritiene inutile o che non gradisce e che lo getta via nel 10% dei casi.
Anche la carta da regalo è molto inquinante. Il dato giunge di nuovo dalla Gran Bretagna, dove ogni anno sono utilizzati circa 83 chilometri quadrati di carta da regalo: ci si potrebbe incartare completamente l’isola di Ischia. Un enorme problema di inquinamento: per l’aria, perché ogni chilogrammo di plastica prodotto rilascia 3 chili di anidride carbonica; per le acque e per il suolo, laddove la plastica non viene riciclata.


L’inquinamento dell’albero di Natale e delle decorazioni natalizie

Ogni anno, nel mondo sono abbattute decine di milioni di conifere per essere vendute come alberi di Natale. Di queste, 15 milioni sono vendute negli Stati Uniti. Secondo un report Carbon Trust, usare un vero albero di Natale consuma circa 3,5 kg di CO2 equivalente (cioè i gas serra prodotti contribuiscono alla crisi climatica quanto 3,5 kg di CO2 rilasciati in atmosfera). Se finisce in discarica, costa altri 16 kg di CO2 equivalente. Quindi, risulta meno inquinante di un albero artificiale, che per risultare più sostenibile dovrebbe essere tenuto per almeno 12 anni, anche perché spesso proviene dalla Cina. Ma occorre anche considerare che le coltivazioni di alberi di Natale sottraggono suolo agli ambienti originari, mettendo a rischio la biodiversità dei luoghi. La soluzione ideale sarebbe tenere una vera conifera proveniente da una coltivazione locale e decorarla ogni Natale. 
Anche le altre decorazioni tipiche del Natale hanno un impatto rilevante. Ad esempio, sono milioni le decorazioni dell’albero usate ogni anno. Il loro impatto cresce quanto più vengono comprate spesso e si rompono perché di bassa qualità. Inoltre, spesso contengono i glitter, che hanno un’aria molto festosa ma sono una piaga per l’ambiente in quanto contribuiscono alle microplastiche. Altre decorazioni molto impattanti sono le luci di Natale. Secondo uno studio firmato Selectra, tra l’8 dicembre e il 6 gennaio in Italia le luminarie nelle case e nelle città inquinano complessivamente quanto 315 automobili in un anno. Peraltro, generano molti rifiuti elettrici.

Inquinare di meno a Natale

Con una serie di piccoli accorgimenti, è possibile festeggiare il Natale riducendo il proprio impatto ambientale di oltre il 60%
  • Alimenti: ridurre gli sprechi. L’accorgimento più importante è pianificare bene gli acquisti e i pasti, con porzioni moderate, in modo che non rimangano molti avanzi. A questo scopo, è bene considerare eventuali doni da parte degli amici, che sono spesso prodighi di dolci, che quindi potremo acquistare in quantità limitate. Un altro trucco è evitare le offerte 3x2, che statisticamente sono quelli che finiscono più spesso nella spazzatura. Se restano comunque avanzi, si può ricorrere alle ricette salva sprechi.
  • Alimenti: ridurre l’impatto ambientale di quello che acquistiamo. Per far sì che ciò che acquistiamo abbia un minore impatto sull’ambiente, è bene ricorrere a cibi freschi e a chilometro zero. Per il minore impatto possibile, infine, tutti i resti organici non edibili dovrebbero essere gettati nell’umido.
  • Viaggi. Per diminuire le emissioni dovuti ai nostri trasporti natalizi, possiamo preferire mezzi di trasporto meno inquinanti, come i treni al posto delle automobili, o sfruttare servizi di car-sharing.
  • Addobbi. Per ridurre l’inquinamento da parte delle luminarie, si consiglia di utilizzare solo quelle con luci LED, che consumano per l’80% in meno rispetto a quelle alogene. Inoltre, è bene tenerle accese per meno ore possibile, ad esempio dal tramonto a quando andiamo a dormire (una sola ora in meno di luci accese comporterebbe una riduzione di oltre 109 tonnellate di CO2 ogni giorno in Italia). Striscioni, palline, fili argentati e simili possono essere riutilizzati da un anno all’altro, riparandoli dove possibile se rotti. Per nuove decorazioni, si può pensare di crearle insieme ai familiari usufruendo di materiali ecosostenibili come carta, tessuto, pigne, biscotti.
  • Regali. Per un minore impatto ambientale, è sempre meglio preferire doni di qualità, che durino di più nel tempo. Inoltre, ormai sul mercato sono disponibili moltissimi prodotti ecosostenibili, che inquinano poco e supportano nella crescita degli alberi o nella difesa della biodiversità. Ma, per evitare di regalare oggetti che non piacciono e che potrebbero essere usati poco o gettati via, un’alternativa è proporre regali non fisici, come adozioni di animali a distanza, biglietti o abbonamenti a musei o altre esperienze interessanti, tessere prepagate, viaggi, del tempo passato insieme, o addirittura denaro.
  • Evitare sprechi di oggetti. Se si ricevono regali indesiderati, se non si sa cosa farne si può pensare di rivenderli o donarli ai bisognosi. 
  • Confezioni regalo. È bene riutilizzare la carta regalo da un anno all’altro. Quando questo non è possibile, si può fare ricorso a confezioni e fiocchi di carta oppure di tessuto, come nell’arte giapponese del furoshiki.
  • Riciclare correttamente. Dove non è possibile riutilizzare, per inquinare il meno possibile occorre smaltire correttamente i materiali; ad esempio, le luminarie sono Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche.
  • Evitare di spedire cartoline natalizie può ridurre l’impatto ambientale di ben 5 kg di CO2 a persona.

Capodanno: inquinamento e botti

Immagine che rappresenta i botti di capodannoOltre che per il cibo e i trasporti per raggiungere le persone care, ed eventualmente località montane, Capodanno ha un forte impatto sulla salute a causa dei fuochi artificiali e dei botti, piccoli oggetti esplosivi che producono rumore anche noti come petardi, castagnole o mortaretti. Infatti, le ferite e l'inalazione di sostanze irritanti possono portare decine di accessi in pronto soccorso nella notte del 31 dicembre, ma le possibili conseguenze sono molteplici. Anche le lanterne cinesi, anche dette lanterne volanti o mongolfiere di carta, possono risultare problematiche perché sono spesso realizzate con materiali non biodegradabili, che portano a soffocare o feriscono alcuni animali selvatici, e possono provocare incendi.
L'inquinamento degli spettacoli pirotecnici
I fuochi artificiali sono colorati perché contengono composti metallici che producono colore se riscaldati alle temperature corrette. Ad esempio, i sali di litio diventano rosa, il calcio e lo stronzio risultano rossi, il rame e il bario conferiscono ai giochi pirotecnici i colori verde e blu. Così i fuochi artificiali, dopo i minuti di meraviglia che ci regalano, inquinano l'ambiente:
  • Particolato atmosferico, inclusi metalli pesanti. In un'ora di spettacoli di fuochi artificiali, i livelli di metalli pesanti nell'aria possono aumentare fino a 120 volte. Inquinamento che in 2 giorni si può diffondere per oltre 100 chilometri (come la distanza tra Milano e Brescia 91 km) e si accumula nel suolo e nell'acqua;
  • Ossidi di azoto, diossido di zolfo e ozono, prodotti della combustione che sono irritanti e contribuiscono alla crisi climatica perché intrappolano il calore nell'atmosfera;
  • Composti organici;
  • Contribuiscono all'inquinamento luminoso, interferendo con i ritmi o l'orientamento di alcune specie animali, e all'inquinamento acustico, provocando talvolta la morte di animali selvatici.
  • Inoltre, i fuochi artificiali possono scatenare incendi.
Tutte queste sostanze si accumulano in breve tempo e durano molto. Sia nel corso degli spettacoli, sia sul lungo termine, hanno rilevanti effetti sulla salute, soprattutto in coloro che presentano condizioni preesistenti:
  • Infiammazioni del sistema respiratorio, irritazioni e infezioni. In particolare, dà bronchiti e complicazioni dell'asma;
  • Problemi al sistema cardiovascolare. Il rischio di malattie e mortalità da disturbi del cuore e dei vasi sanguigni più che raddoppia rispetto alla giornata invernale tipica. 
  • Effetti sul sistema endocrino. Il perclorato è una sostanza che si accumula nelle acque dei luoghi in cui i fuochi artificiali vengono prodotti o utilizzati. Secondo gli studi, si tratta di un probabile distruttore endocrino.
  • Danni all'udito.
  • Rievocare disturbi da stress post traumatici (PTSD).
  • Portare ferite anche mortali a esseri umani, animali selvatici o domestici. Gli animali non umani soffrono molto anche i rumori improvvisi, che provocano in loro paura e reazioni incontrollate come le fughe che portano loro a rischiare la vita. Talvolta, la paura stessa è talmente forte da risultare letale.

Se si ha la necessità di recarsi in Pronto Soccorso, su Doveecomemicuro.it è presente una lista: per individuare il più vicino basta attivare la geolocalizzazione. 
Pronto Soccorso


Capodanno: botti e feriti

Negli ultimi anni, i feriti a causa dei botti e i fuochi di Capodanno sono stati in media intorno ai 200. Circa 4-6 volte in meno che negli anni Duemila e gli anni Novanta. Inoltre, dal 2013 al 2020 non si sono avute più vittime, ma negli ultimi due anni si sono, purtroppo, registrate due vittime. Infatti, i botti di Capodanno provocano spesso fratture, ustioni al volto e alle parti basse del collo. Sono frequenti anche i traumi che rendono necessario amputare falangi o dita. 


Per un capodanno più sostenibile

Si può evitare di inquinare festeggiando in modi alternativi. Lanci di fiori, bolle di sapone che brillano al buio, stelle filanti, aquiloni con LED, laser, gavettoni riutilizzabili: le opzioni per festeggiamenti più compatibili con l’ambiente e con la nostra salute sono molte. 

L’impatto ambientale dell’Epifania

In Italia, il giorno dell’Epifania è caratterizzato dalla dolcezza: si consumano torrone, panettone, pandoro, cioccolato, caramelle e dolci tipici di questa festività come il carbone dolce, i befanini in Toscana, la fugassa d'la befana in Piemonte e i cammelli di pasta sfoglia in Lombardia. Quindi, come per il Natale c’è il rischio di inquinamento che deriva da un acquisto eccessivo di alimenti, ma non esistono dati su questo ambito. Una tradizione dell’Epifania che ha un grande impatto ambientale è, invece, l’organizzazione dei falò epifanici.

In alcune regioni, in particolare quelle dell’ovest, nei primi giorni di gennaio si usa bruciare grandi cataste di legno, talvolta disposte a forma di befana, per poi “leggere” il fumo per dedurre come sarà l’anno appena iniziato. Spesso, l’evento si conclude con spettacoli pirotecnici e con banchetti a base di Pinza de la Marantega, dolce tipico di questa celebrazione. In alcuni casi, a bruciare non sono posti soltanto materiali di legno, ma anche pneumatici, giocattoli e altri oggetti di scarto da cantieri e case. La combustione di questi oggetti provoca il rilascio di sostanze fortemente irritanti, pericolose per le persone fragili e in alcuni casi cancerogene. Per fortuna, l’incenerimento di questi oggetti in occasione dei falò epifanici è in disuso, anche grazie alle normative che regolano la pratica.
Anche laddove si brucia soltanto legna, i falò epifanici hanno un impatto sulla salute nel breve e nel lungo termine, soprattutto in coloro che soffrono di problematiche respiratorie, con sintomi anche gravi e aumento di accessi in pronto soccorso. Infatti, i falò epifanici possono incrementare le concentrazioni di particolato atmosferico PM10 (un tipo di inquinante dell’aria) anche di 6 volte rispetto ai limiti consigliati per un’aria salutare. I principali consigli per limitare l’impatto ambientale e sulla salute di queste celebrazioni sono:
  • Ridurre il numero di falò, aggregandoli. Infatti, falò più grandi aumentano la temperatura della combustione, favorendo la dispersione delle sostanze che inquinano l’aria;
  • Spegnere i falò al termine della manifestazione. Altrimenti, continuerebbe ad ardere e a rilasciare sostanze inquinanti. 
 
Immagine che rappresenta un falò all'Epifania

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Waste Watcher, International Observatory on food and sustainability, 2022. Italia
  • OECD Environment Focus, 2019. What is the environmental footprint of Christmas? 
  • BioPills, 2019. L’impatto ambientale del Natale: quanto è significativo e come ridurlo
  • Open, 2019. Grigio Natale: quanto inquinano le festività
  • AIESEC, 2019. Quanto si spreca in Italia a Natale?
  • Tanda S, Ličbinský R, Hegrová J, & Goessler W, 2019. Impact of New Year’s Eve fireworks on the size resolved element distributions in airborne particles. Environment International, 128, 371–378. Doi:10.1016/j.envint.2019.04.071
  • Forbes, 2019. Festive Fireworks Create Harmful Pall Of Pollution
  • AGI, 2019. I dati sui morti e i feriti per i botti di Capodanno degli ultimi anni
  • Corriere del Veneto, 2018. Panevin, Epifania di smog: «Può essere pericoloso»

Domande e risposte

Quanto inquina un albero di Natale?

Utilizzare una vera conifera produce quasi 12 volte meno gas serra che affidarsi a un albero di Natale finto. Bisogna, però, anche considerare lo smaltimento, che se non effettuato correttamente può contribuire in modo rilevante all’impatto ambientale dell’albero natalizio. La soluzione migliore sarebbe mantenere il più possibile vere conifere provenienti da una coltivazione locale. In alternativa, è bene tenere l’albero finto per almeno 12 anni.

Quanto inquinano i regali di Natale?

La produzione di massa degli oggetti è di enorme impatto ambientale: basti pensare che la produzione dei piccoli strumenti elettronici regalati a Natale comporta l’emissione di gas serra che superano il peso del Monte Bianco di oltre 100 volte. Per di più, spesso sono regali non desiderati, che saranno riciclati o gettati via.

Quanto cibo viene sprecato a Natale?

Si stima che a Natale in Italia sprechiamo oltre 500mila tonnellate di cibo (l’equivalente di 100 Titanic).

Quanto inquinano i fuochi d’artificio?

I fuochi d’artificio contribuiscono a molti tipi diversi di inquinamento: dall’inquinamento acustico e quello luminoso a quelli più a lungo termine dell’aria, dell’acqua e del suolo. Infatti, gli spettacoli pirotecnici aumentano fino a 120 volte i livelli di metalli pesanti nell'aria e rilasciano gas serra, sostanze organiche e altri inquinanti che restano molto a lungo nell’ambiente, colpendo esseri umani, animali selvatici e animali domestici. 

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In collaborazione con

Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia, ho conseguito il Master in Comunicazione della Scienza e dell’Innovazione Sostenibile (MaCSIS) dell'Università Milano-Bicocca. Ho seguito anche brevi corsi per la comunicazione a tutto campo, dal podcast alla regia, dalla realizzazione di infografiche alla scrittura di canzoni. 
Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche, del terzo settore e di divulgazione della scienza. Attualmente lavoro in qualità di medical writer e scientific copywriter presso The Embassy e realizzo contenuti di comunicazione della scienza in collaborazione con diverse realtà, come Doveecomemicuro.it e Scienza in Rete. Per BioPills sono autrice, relatrice di due corsi e social media manager. Sui social network divulgo la scienza attraverso la musica con il nome di Juke-box Scienza. Occasionalmente collaboro con il laboratorio di Informatica Medica dell'Istituto Mario Negri nell'ambito della ricerca sulla comunicazione sanitaria sui social.

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