Inquinamento acustico ambientale: danni e a chi rivolgersi

Inquinamento acustico ambientale: danni e a chi rivolgersi

Indice


Domande e risposte


Il rumore è uno dei maggiori rischi ambientali per la salute umana e gli ecosistemi dopo l’inquinamento atmosferico. L’esposizione continua a suoni troppo forti, infatti, interferisce con l’ambiente e con il benessere umano. In Europa si stima che 1 persona su 5 viva in aree troppo rumorose per la salute e Roma è una delle città con più rumori ambientali in tutto il mondo. Quindi, come ci si può difendere dall’inquinamento acustico?

Cos’è l’inquinamento acustico?

Per definizione, si parla di inquinamento acustico quando degli esseri viventi sono esposti regolarmente a livelli di rumore così alti da riceverne danni. Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), il valore limite entro il quale un rumore limitato nel tempo è inoffensivo è 85 dB (decibel), come il rumore di un phon. Se il suono è presente tutto il giorno, invece, il livello tollerabile per la salute è di circa 45 decibel (il rumore di un condizionatore acceso).

Un decibel è un’unità di misura un po’ insolita, perché non descrive una quantità a sé stante (come il metro misura la lunghezza di un tavolo), bensì si calcola comparando due diverse quantità fisiche (come intensità di suoni o pressioni). Un decibel, in riferimento ai suoni, descrive qualcosa di appena percepibile dall’essere umano, un rumore forte quanto un sussurro. L’intensità dei suoni più forti si calcola comparandone l’intensità, misurata con un decibel. Così, questa unità di misura cresce con una scala logaritmica, per cui 60 dB (l’intensità sonora di un discorso) non è 60 volte un sussurro, bensì un milione di volte (106) più forte. Usiamo questa soluzione perché altri modi per misurare l’intensità di un suono sono più scomodi.

 
Immagine che rappresenta una persona che soffre di inquinamento acustico della città
 

Tipologie e cause dell’inquinamento acustico

I rumori che contribuiscono all’inquinamento acustico possono essere continui od occasionali e provenire dall’esterno o dall’interno degli edifici. Si può anche suddividere questo inquinamento in base all’ambiente: in generale, si parla di inquinamento acustico nelle città e inquinamento acustico marino.
Le principali fonti di inquinamento acustico a cui siamo sottoposti nelle città e nelle strade sono:
  • Il traffico stradale;
  • Il traffico ferroviario e quello aereo;
  • Impianti industriali e cantieri;
  • Grandi pale eoliche;
  • Edifici attigui, da cui possono provenire rumori dei vicini, dei loro animali e degli impianti residenziali;
  • All’interno di un edificio, musica e sistemi di condizionamento;
  • Cause occasionali come concerti, movida e locali notturni, esplosioni, fuochi d’artificio, petardi, partenza di shuttle spaziali.
L’inquinamento acustico marino è dovuto principalmente a:
  • Cannoni d’aria per cercare giacimenti;
  • Trivellazioni;
  • Sonar;
  • Costruzione edilizia costiera;
  • Motori delle navi;
  • Attività di pesca non sostenibili, come l’uso di esplosivi
 
Immagine che rappresenta delle pale eoliche
 

Inquinamento acustico: gli effetti sulla salute

In base all’intensità e alla durata dei suoni, l’inquinamento acustico può avere diverse conseguenze, più o meno durature, sulla qualità della vita.
  • Fastidi;
  • Problemi del sonno, riportati frequentemente dalla popolazione generale. Possono comportare ulteriori conseguenze sulla salute, oltre a determinare problemi nella vita lavorativa e sociale della persona;
  • Danni all’orecchio, che portano ronzii nelle orecchie o acufene; si può avere anche perdita dell’udito se si è esposti a suoni molto forti (per lungo tempo, come ascoltando la musica a un volume superiore a quanto consigliato, oppure per breve tempo ma con rumori oltre i 120 dB, come il volo di un aereo vicino);
  • Deficit cognitivi come problemi nella lettura, deficit di attenzione e di memoria nei bambini;
  • Stress, depressione, ansia e altri problemi di salute mentale;
  • Iperattività, problemi comportamentali ed emozionali nei bambini;
  • Problemi relativi alla gravidanza, come basso peso alla nascita, nascita pre-termine e anomalie congenite;
  • Aumento della pressione, da cui deriva un incremento dell’incidenza di malattie cardiovascolari quali angina pectoris, infarti del miocardio, ipertensione e ictus;
  • L’inquinamento acustico fa salire l’incidenza e la mortalità per obesità e diabete di tipo 2.
La European Environment Agency stima che in Europa l’inquinamento acustico comporti circa 12mila morti premature ogni anno.
 
Immagine che rappresenta una donna che soffre di insonnia
 

Inquinamento acustico: gli effetti sull’ambiente

I rumori, in particolare quelli prodotti dalle attività umane, interferiscono con la vita di molti animali. I suoni più forti e occasionali, come esplosioni, fuochi d’artificio e petardi, possono compromettere l’udito o addirittura uccidere, per lo spavento o disturbi dovuti allo shock, alcuni individui. Possono coprire rumori che indicano l’arrivo dei predatori, così che alcune specie non riescono più a difendersi. Inoltre, interferiscono con la produzione di uova e con la comunicazione, diminuendo la numerosità delle specie. 

Come noi urliamo a più riprese per farci sentire nella folla, così uccelli, balene, rane e altri animali che comunicano tramite suoni sono costretti ad alterare e ripetere più spesso i loro canti e versi. Questo comporta, per loro, un maggiore consumo di energie, ma gli esiti sono inferiori rispetto al normale. Quindi, molte specie si riproducono meno o non riescono a coordinare le azioni di gruppo, con minori possibilità di sopravvivenza. Il problema è particolarmente grave per gli animali che sfruttano i suoni per spostarsi o nutrirsi, come nel caso dei pipistrelli, e nell’oceano, dove si riscontrano disturbi all’udito, alla comunicazione e alla possibilità di riprodursi in specie che spesso già soffrono il cambiamento climatico e altri problemi. 
Anche le piante risentono dell’inquinamento acustico quando questo incide sugli animali che spargono polline e semi (azione che aiuta i vegetali a riprodursi). Tale effetto si riscontra anche a distanza di tempo, quando i rumori sono cessati da mesi.

Cosa si può fare per l'inquinamento acustico?

L’OMS ha ideato delle linee guida sui valori limite di decibel da rispettare, fornendo indicazioni utili ai governi. Rimedi utili a ridurre l’inquinamento acustico nelle città e nelle strade sono, ad esempio:
  • Rendere l’asfalto più liscio;
  • Progettare città ed edifici sostenibili (zonizzazione acustica);
  • Abbassare i limiti di velocità;
  • Gestire meglio il traffico;
  • Aumentare la diffusione e la connessione tra spazi verdi, che oltre a limitare la diffusione dei rumori, difendono dall’inquinamento atmosferico e promuovono il benessere psicofisico. 
Per l’inquinamento acustico marino, gli enti regolatori possono imporre l’uso di pratiche già disponibili, come pesca sostenibile, l’uso di motori elettrici e la riduzione del traffico marittimo. Molte di queste azioni sono già in atto.
Per difendersi dall’inquinamento acustico è consigliato:
  • Indossare tappi per le orecchie;
  • Evitare di ascoltare la musica a volume alto troppo a lungo;
  • Quando possibile, evitare zone molto rumorose e trascorrere più tempo nei parchi o nei boschi;
  • Insonorizzare gli ambienti;
  • Usare mezzi di trasporto elettrici o senza motore, come le biciclette;
  • Piantare più alberi.
 

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Quando il rumore diventa inquinamento acustico?

Si parla di inquinamento acustico quando il rumore comporta effetti sulla salute o sull’ambiente. Per legge, in genere ci si riferisce a quando si superano i 3 decibel (tra le 22:00 e le 6:00) o i 5 decibel (durante il giorno) rispetto ai rumori normalmente presenti.

Quali sono le principali fonti di inquinamento acustico a cui siamo sottoposti?

In Italia, le principali cause di inquinamento acustico sono il traffico stradale e autostradale, seguiti da quello ferroviario e da quello aereo.

Quali sono le conseguenze dell’inquinamento acustico?

I disturbi più riportati e diffusi sono fastidi e problemi del sonno, che a loro volta possono dare disagi, distrazione (che comporta deficit cognitivi e problemi comportamentali nei bambini) e patologie. I suoni forti possono portare anche stress, depressione, ansia e danni all’orecchio, fino alla perdita dell’udito. I rumori aumentano la pressione del sangue, per cui se continuati nel tempo fanno salire l’incidenza di malattie cardiovascolari, obesità e diabete di tipo 2. Se una donna in gravidanza è esposta a rumori forti e frequenti può avere bambini prematuri con basso peso o anomalie congenite. Anche altri animali hanno problemi derivanti dall’inquinamento acustico, perché non riescono a percepire l’arrivo dei predatori, comunicare e riprodursi. Rumori forti possono anche rendere sordi o far morire alcuni individui.

Quali sono i decibel consentiti dalla legge?

I limiti di legge del rumore ambientale dipendono da molti fattori, oltre all’intensità dei suoni: la durata, l’orario e la frequenza del rumore, la necessità di produzione del suono, il luogo e il numero di persone che ne sono state infastidite. In generale, è considerato illegale produrre rumori che si vanno ad aggiungere al rumore di fondo (ad esempio, il traffico stradale) di 3 decibel tra le 22:00 e le 6:00 e 5 decibel durante il giorno. Ma quanti sono 3 e 5 decibel? Sono rumori che risultano più leggeri del fruscio delle foglie, ma se continuativi e percepiti dai vicini, sommati al rumore di fondo possono risultare problematici.

Chi controlla l'inquinamento acustico? Chi chiamare?

Le Agenzie Regionale per la Protezione Ambientale (ARPA) sono enti pubblici che a livello regionale si occupano della tutela dell'ambiente, anche per quanto riguarda l’inquinamento acustico. In caso di sospetto inquinamento acustico, quindi, è possibile rivolgersi a loro. Invieranno dei periti tecnici che si occuperanno di valutazioni dei livelli di rumore (perizie fonometriche).

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In collaborazione con

Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia, ho seguito corsi per la comunicazione a tutto campo, dalla didattica al digitale, dal podcast alla regia. Attualmente frequento il Master in Comunicazione della Scienza e dell’Innovazione Sostenibile (MaCSIS) dell'Università Milano-Bicocca e sto svolgendo un tirocinio come ricercatrice nell'ambito della comunicazione della salute presso l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri.
Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche e del terzo settore e attualmente mi occupo di produzione di contenuti digitali e riprogettazione della comunicazione aziendale in rete. Realizzo approfondimenti a tema medico per Doveecomemicuro.it e per riviste di settore. Per BioPills redigo articoli scientifici, sono relatrice di due corsi e coautrice di un libro in via di pubblicazione. Come divulgatrice della scienza e associata al CICAP mi rifaccio solo a fonti autorevoli e documentate.

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