Dermatologia - Visita Dermatologica: quando farla?

Dermatologia - Visita Dermatologica: quando farla?

Indice

Domande e risposte

Chi è il dermatologo e di che cosa si occupa?

Un dermatologo è un medico specializzato in Dermatologia, la branca della Medicina che studia l’apparato tegumentario, ovvero la pelle e i suoi annessi. In particolare un dermatologo si interessa della prevenzione, della diagnosi e del trattamento, incluso quello chirurgico, dei disturbi di pelle, peli, capelli e unghie.
Trattare queste patologie è importante sia perché l’apparato tegumentario svolge numerose funzioni importantissime per l’organismo sia perché spesso i disturbi della pelle hanno un impatto psicologico su chi ne è affetto, in quanto spesso determinano disagio a causa della visibilità della condizione.

Come per tutte le specializzazioni mediche anche la dermatologia si suddivide in rami ancora più specialistici, tra cui:
  • La dermatologia tricologica, specializzata nello studio e nel trattamento delle patologie del cuoio capelluto e dei peli, in particolare di diradamento e assottigliamento dei capelli;
  • La dermatologia estetica, che si occupa nello specifico degli inestetismi della pelle come nei, cicatrici, smagliature, peli in eccesso e rughe;
  • La dermatologia pediatrica, focalizzata sulle necessità dermatologiche dei neonati, dei bambini e degli adolescenti;
  • La venereologia. Il dermatologo veneorologo cura tutte le malattie sessualmente trasmissibili.

L’apparato tegumentario

La cute, o tegumento, è l'organo più esteso del nostro corpo, con una superficie complessiva di circa 2 metri quadrati (pari a circa l’estensione di un tavolo). Grazie alla sua struttura stratificata, robusta ed elastica, ha la funzione di proteggerci dagli agenti esterni, come i microbi; inoltre è ricca di terminazioni nervose e recettori tattili, consentedoci di percepire la temperatura, la pressione e il dolore.

Consta di tre strati: l'epidermide, lo strato più esterno, in cui vi sono i melanociti (cellule che contengono la melanina, il pigmento che rende scura la pelle); il derma, costituito da tessuto connettivo, che include i follicoli piliferi, le ghiandole sebacee, le ghiandole sudoripare e gran parte dei recettori tattili; e l'ipoderma, lo strato più interno, costituito da tessuto connettivo e adipe. I nei (o nevi), le lentiggini (o lentigo) e le efelidi sono ipercromie della pelle, ovvero addensamenti benigni di cellule epidermiche ricche di melanina.

Come lo strato più superficiale dell’epidermide, unghie, peli e capelli sono costuituiti da cheratina, che grazie alla sua struttura li rende resistenti e impermeabili. In effetti le unghie hanno una funzione di rinforzo per le falangi. I peli e i capelli, invece, svolgono la funzione di isolanti termici (ovvero trattengono il calore) e proteggono dai raggi ultravioletti. Ogni giorno perdiamo circa 50-100 capelli. Peli e capelli, infatti, hanno uno sviluppo ciclico, che segue tre fasi: la prima è di crescita (anagen, che dura 2-6 anni), nella seconda la radice del pelo o del capello emerge più superficialmente nella pelle (catagen, che dura circa 3 settimane) e l’ultima è una fase di riposo (telogen, di 2-3 mesi) al termine della quale il pelo o capello cade.

Altra importante componente del sistema tegumentario sono le mucose. Sono membrane che rivestono le cavità corporee che comunicano con l’esterno, come cavo orale, vagina e naso. La loro struttura varia a seconda del tipo di mucosa, ma in generale sono riccamente vascolarizzate e innervate, con funzione di secrezione di sostanze utili all’organismo.

Immagine che mostra l'anatomia della pelle e le parti che la compongono

Consulta i centri che effettuano una Visita dermatologica:

Le principali patologie dell’apparato tegumentario

Immagine che mostra un dermatologo nell'atto di esaminare un neoPelle, mucose, unghie e capelli sono vulnerabili a disfunzioni e malattie di vario tipo e di maggiore o minore gravità, alcune più simili ad inestetismi, altre che possono condurre a disabilità o potenzialmente letali.
Le patologie dermatologiche possono colpire tutte le età, costituendo il quarto problema medico non letale più diffuso al mondo. I disturbi che possono colpire l’apparato tegumentario sono più di 3000; qui elencheremo quelle più comuni e che più spesso spingono le persone a rivolgersi al dermatologo.
  • Acne vulgaris. Questa patologia è caratterizzata dalla formazione di protuberanze (noduli, cisti e/o pustole) dovuta all’ostruzione o all'infiammazione delle ghiandole sebacee.
    In genere colpisce il volto, ma può presentarsi anche in altre zone corporee, come la schiena e il petto. La principale causa di questo disturbo sono gli ormoni: diversamente da quanto ritenuto normalmente, l'acne non può essere trattata semplicemente lavandosi più spesso o cambiando dieta. Colpisce circa l'80% delle persone nel corso della vita, quasi sempre durante l'adolescenza, insorgendo intorno ai 12 anni d'età e perdurando fino ai 20;
  • Foruncoli o pustole. Un'infezione batterica provoca follicolite (infiammazione di un follicolo pilifero) e una conseguente formazione di ascesso cutaneo (sacche di pus, di solito gialle o rosse e dolorose). Si parla di favi quando più foruncoli sono collegati nel tessuto sottocutaneo;
  • Alopecia (caduta dei capelli). Generalmente l’alopecia interessa soltanto il cuoio capelluto e comporta una perdita di capelli temporanea o permanente, nel qual caso si parla di alopecia cicatriziale. La causa più frequente di alopecia è la genetica: l’alopecia androgenica colpisce entrambi in sessi, in particolare i maschi.
    Altre cause di caduta e diradamento dei capelli sono farmaci, infezioni e disturbi che interessano tutto l’organismo come problemi endocrini (ormonali). L’alopecia cicatriziale può derivare da diverse patologie (come lupus discoide, lichen piano pilaris, morfea e follicolite decalvante). Esistono altri tipi di alopecia che coinvolgono anche altri peli, come l’alopecia areata che si pensa abbia un’origine autoimmune (e cioè che sia comportata dall’azione del sistema immunitario nei confronti dei follicoli piliferi della persona stessa);
  • Infezione da herpes simplex. I sintomi consistono nella presenza di piccole ulcere o vescicole dolorose sulla mucosa colpita dal virus. L’herpes di tipo 1 (HSV-1) in genere colpisce le labbra mentre l’herpes di tipo 2 (HSV-2) infetta i genitali, anche se possono diffondersi anche ad altre parti del corpo (come gli occhi). Tale infezione, una volta contratta, resta latente anche quando le vescicole non sono presenti, manifestandosi periodicamente. Si trasmette per contatto o per scambio di fluidi corporei anche in assenza di vescicole. Non esiste una cura ma i farmaci possono alleviare i sintomi e ridurre la possibilità di trasmettere l’infezione ad altri;
  • Le altre malattie sessualmente trasmesse (MST) o infezioni sessualmente trasmesse (IST), oltre all’herpes genitale. Fra queste vi sono lìinfezione da clamidia, l’infezione da trichomonas, gonorrea, sifilide, AIDS, condiloma ano-genitale, epatite B, ulcera venerea o cancroide. Queste patologie non hanno sempre sintomi visibili e possono essere infettive anche quando asintomatiche;
  • Malattie esantematiche, infezioni virali tipiche dell’infanzia ma diffuse anche nell’età adulta che si presentano con macchioline rosse e talvolta febbre;
  • Fuoco di Sant’Antonio, una dolorosa infiammazione dei nervi, associata alla comparsa di vescicole, provocata dalla riattivazione del virus della varicella, herpes zoster;
  • Micosi della pelle. Tra le infezioni da funghi più comuni che affliggono la cute vi sono la candidosi (o candidiasi) e la tigna (o tinea capitis). La candidosi si presenta con striature biancastre, generalmente in bocca (candidosi orale, detta anche mughetto) o nella vagina (candidosi vaginale). La tigna (o tinea) colpisce il cuoio capelluto, indebolendo i capelli che si presentano spezzati e opachi. È diffusa soprattutto fra i bambini e si diffonde sia per contatto diretto (appoggiando i capelli) sia per contatto indiretto (tramite l’uso di spazzole e altri oggetti infetti);
  • Onicomicosi (infezione fungina delle unghie). Questa patologia rende le unghie deformate e generalmente di colore biancastro o giallo. Colpisce circa il 10% della popolazione, soprattutto nelle unghie dei piedi (10 volte più colpite di quelle delle mani);
  • Pediculosi. Questa malattia è data dalla presenza dei pidocchi, parassiti che possono infestare il cuoio capelluto (in genere nei bambini) oppure il corpo e/o il pube (più spesso negli adulti). Questi animali provocano prurito e, talvolta, infiammazione e ingrossamento dei linfonodi;
  • Scabbia. La scabbia umana è provocata da un acaro, parassita che si trasmette prevalentemente per contatto sessuale. Esso insidia la pelle, provocando un forte prurito e la comparsa di piccole macchie rosse;
  • Psoriasi, una malattia autoimmune in forte crescita che provoca la comparsa di scaglie cutanee;
  • Orticaria e angioedema. Questi consistono nella comparsa di rigonfiamenti rossi e pruriginosi che conseguono a una reazione immunitaria dell’organismo, in genere dovuta a un’allergia o allo stress;
  • Dermatite. Questo termine indica l'infiammazione della pelle, che in genere si manifesta con arrossamento della pelle, croste e prurito. Ne esistono diversi tipi; le più diffuse sono la dermatite atopica (o eczema) e la dermatite da contatto, tipiche dei soggetti allergici. La dermatite seborroica si presenta nelle zone ricche di ghiandole sebacee;
  • Rosacea, una malattia infiammatoria cronica della pelle. Appare come un rossore sul volto e con protuberanze che possono essere confuse con quelle tipiche dell’acne. Spesso si hanno anche secchezza e bruciore cutanei; si possono avere anche problemi di vista;
  • Vitiligine. Questa malattia, innocua e non infettiva, si presenta con una discontinuità di colore della pelle, che appare con chiazze più chiare. Probabilmente è di origine autoimmune: nelle persone che la presentano sembra che il sistema immunitario attacchi alcuni melanociti (cellule con melanina). Questo disturbo colpisce circa l’1% della popolazione mondiale e ha principalmente conseguenze psicologiche per chi ne soffre;
  • Idrosadenite suppurativa. Si tratta di un'infiammazione dei follicoli piliferi che si manifesta in modo simile all'acne ma è cronica, determinando la comparsa di ascessi dolorosi, la cicatrizzazione e talvolta la formazione di infezioni nelle zone che colpisce (in genere le ascelle, l'inguine, la zona perianale e le aree intorno ai capezzoli). Può essere più o meno grave e causare l’emissione di odori sgradevoli, incidendo sulla psicologia di chi ne è affetto;
  • Ferite, ulcere, lesioni di vario tipo, piaghe, cicatrici e cheloidi.

Neoformazioni cutanee: i tumori della pelle

La cute è soggetta alla presenza di numerose neoformazioni, ovvero alla crescita anomala di cellule; spesso sono benigne.
I cancri della pelle, i tipi più comuni di neoformazioni maligne, generalmente sono dovuti all’esposizione ai raggi ultravioletti, radiazioni emesse dal sole che danneggiano le cellule. Altri fattori di rischio sono la presenza di nei, la pelle e/o le iridi chiare e la familiarità con questo tipo di tumori. Il cancro cutaneo più noto e diffuso è il melanoma, ma sono diversi i tumori maligni che possono colpire pelle e mucose.
Vediamoli brevemente con i relativi sintomi.
  • Melanoma. In assoluto uno dei tumori maligni più diffusi anche nei soggetti giovani (l’incidenza maggiore è tra i 30 e i 60 anni), che si sviluppa dai melanociti, le cellule che producono la melanina. Per tale ragione è più frequente che l’area di insorgenza sia un neo preesistente o di nuova formazione, ma non tutti i melanomi hanno origine da un neo.
    Ne esistono 4 varietà cliniche.
    • Quello a diffusione superficiale è il più comune e anche il meno aggressivo;
    • Il lentigo maligna colpisce le zone di pelle esposte al sole, come il viso, crescendo lentamente; di solito colpisce i soggetti anziani;
    • Il melanoma nodulare è il più aggressivo, a rapido accrescimento; in genere si sviluppa su testa, collo, schiena o torace;
    • Infine, il melanoma acrale, più raro, si presenta come una macchia simile ad un piccolo ematoma in zone poco visibili, ad esempio sotto le unghie, nella pianta dei piedi o sul palmo della mano. Una volta diffuso è spesso letale;
  • Basalioma. È una forma tumorale maligna che difficilmente genera metastasi, ma che può estendersi profondamente nella zona di cute dove si forma, prevalentemente viso e collo. Si può manifestare con la comparsa di un nodulo liscio o squamoso, talvolta con ulcerazione;
  • Carcinoma spinocellulare. Rappresenta la seconda tipologia di cancro della pelle per incidenza, dopo il melanoma. Si forma nelle zone esposte al sole, come viso, arti, mani, cuoio capelluto nei soggetti calvi, e nelle mucose (come nel cavo orale). A seconda della zona di insorgenza, questo tumore può presentarsi sotto forma di ferita ulcerata che non guarisce (es in bocca, sulla lingua), di macchia irregolare squamosa e arrossata che sanguina facilmente.
Tra i tumori benigni vi sono:
  • Verruche. A causa di un'infezione virale da un particolare tipo di papilloma virus (HPV), la cute forma delle escrescenze, in genere non dolorose. Una verruca può comparire in qualunque parte del corpo, isolatamente o in gruppi (verruche a mosaico). È contagiosa: si diffonde per contatto prolungato, soprattutto in presenza di lesioni della pelle, e può colpire a qualunque età, anche se ne sono maggiormente affetti i giovani;
  • Cisti. Si tratta di noduli a crescita lenta. Ne esistono diversi tipi, tutti in generale non fastidiosi e facilmente asportabili;
  • Porri, piccole escrescenze morbide e non fastidiose. In genere non causano disturbi ma, presentandosi su collo, ascelle e/o inguine lo sfregamento dato dai vestiti può comportarne l'irritazione. Possono essere rimossi facilmente;
  • Macchie. Si tratta di piccole zone dove si ha un’eccessiva produzione di melanina;
  • Lipomi: formazioni di grasso che danno origine a noduli;
  • Cheratosi (o cheratosi seborroiche). Generalmente presenti negli anziani, si tratta di innocue escrescenze scure e squamose;
  • Emangiomi (anche detti macchie a vino porto o voglie). Si tratta di neoformazioni anomale (tumori) benigne dei vasi sanguigni. Generalmente interessano la cute, apparendo come macchie rosse o purpuree più o meno estese. Sono molto comuni nei bambini: gli emangiomi infantili (o emangiomi a fragola) colpiscono circa l'11% dei neonati e scompaiono in genere entro i 7 anni d'età. Sono dette “morsi della cicogna” quando presenti sulla nuca del neonato. Negli adulti di solito compaiono, generalmente sul tronco, intorno ai 40 anni e prendono il nome di angiomi a ciliegia.

Come funziona la pelle e il tessuto cutaneo?

Quando rivolgersi a un dermatologo?

È un’ottima pratica far controllare i propri nei (o nevi) una volta l’anno, per verificare che non si tramutino in cancri; questo è fondamentale in coloro che hanno malattie che devono essere monitorate costantemente, come la psoriasi o le dermatiti da stress, e nei soggetti a rischio di sviluppare patologie dermatologiche.
I fattori di rischio per questi disturbi sono:
  • Nei numerosi (più di 50);
  • Pelle e/o occhi chiari;
  • Esposizione frequente o precedenti ustioni sotto radiazioni ultraviolette (ad esempio da raggi solari, lettini o lampade abbronzanti);
  • Esposizione frequente ad altri tipi di radiazioni come i raggi X;
  • Abitudine al fumo;
  • Consumo di alcolici;
  • Immunosoppressione;
  • Familiarità con alcune malattie dermatologiche come psoriasi, dermatite atopica e melanomi.
Naturalmente è importante presentarsi dal dermatologo anche quando si notano manifestazioni di possibili disturbi dermatologici, affinché possano essere individuati e trattati opportunamente.
Qualsiasi macchia, vescicola, perdita inusuale di capelli, presenza di forfora, cambiamento nell’aspetto di unghie, capelli o pelle (come la comparsa di rash cutaneo) può destare sospetti; in particolare è importante effettuare controlli quando tali problemi persistono nel tempo o compaiono improvvisamente in misura massiccia.

È ancora più importante effettuare dei controlli in presenza di sintomi che indicano malattie sessualmente trasmissibili: riscontrarle tempestivamente, infatti, consente di alleviare i sintomi e le complicazioni (ove presenti) e di interrompere la catena del contagio. Altri sintomi che devono spingere a controlli urgenti sono la comparsa improvvisa di urticaria (pomfi pruriginosi) e i segnali d’allarme della comparsa di un melanoma.

I sintomi delle malattie sessualmente trasmissibili

Non tutte le MST si manifestano con sintomi evidenti: per questo è importante presentarsi dal dermatologo, dall’andrologo o dal ginecologo ogni qualvolta ci si esponga a rapporti sessuali a rischio. Se ciò non fosse possibile è raccomandato farsi visitare quando si notano i sintomi che suggeriscono che probabilmente si è contratta una malattia a trasmissione sessuale. Questi includono dolore e/o perdite di liquido dall’ano, colorito giallastro della pelle, comparsa di macchie, gonfiore o vescicole nella zona inguinale e/o nella regione anale. Vi sono poi dei sintomi sesso-specifici.

Negli uomini occorre farsi visitare in caso di perdita di liquido dal pene, gonfiore delle ghiandole associate all’inguine e gonfiore, dolori e/o vescicole sui testicoli o nella regione anale.
Nella donna i sintomi delle infezioni sessualmente trasmesse includono anche:

Quali sono le manifestazioni che possono indicare un tumore della pelle?

Si può sospettare l’insorgenza di un melanoma quando compare un nuovo nevo, lentiggine o efelide o uno già esistente cambia nell’aspetto. In particolare, gli indizi della presenza di un melanoma possono essere riassunti nella sigla ABCDE:
  • A: Asimmetria (se una metà del neo è diversa dall’altra);
  • B: Bordi irregolari o frastagliati;
  • C: Colore scuro o non uniforme;
  • D: Dimensione. Occorre insospettirsi se un neo ha dimensioni superiori ai 6 millimetri di diametro;
  • E: Evoluzione (cambiamenti quali elevazione, estensione e presenza di emorragia spontanea, che cioè non deriva da urti, ferite o attrito).
Prima che insorgano problemi, a scopo preventivo, è poi utile sottoporsi a visita dermatologica per una “mappatura” dei nei, particolarmente consigliata a chi ne abbia molti. Il medico controllerà il numero, le dimensioni e le caratteristiche dei nei presenti su tutta la pelle del paziente valutando l’eventuale rischio di sviluppare dei melanomi.
Successivamente si monitorerà la situazione con controlli regolari, che permetteranno di individuare immediatamente eventuali criticità meritevoli di ulteriori indagini.

Consulta i centri che effettuano una Mappatura dei nevi (nei):
Dove effettuare una Mappatura dei nevi (nei)?

La Visita dermatologica: in cosa consiste e come prepararsi

Per effettuare un controllo dermatologico è consigliato consentire al medico di poter esaminare le parti di interesse e, nel caso di mappatura dei nevi, tutte le parti possibili. Per questo motivo probabilmente il dermatologo chiederà alla persona di spogliarsi: è consigliato vestirsi con abiti facili da togliere. In caso di imbarazzo è bene farlo presente al medico, che provvederà a mettere a proprio agio la persona.
Elementi che possono interferire con il controllo dermatologico sono l’abbronzatura, lo smalto colorato, peli troppo fitti, il trucco (che cela eventuali sintomi visibili su viso, palpebre e labbra), le lenti a contatto colorate (che nascondono i nei dell’iride) e le mestruazioni (che impediscono di esaminare i nevi e le macchie nella zona genitale). È consigliato inoltre non tingersi i capelli nei giorni precedenti la visita in quanto la tintura potrebbe macchiare il cuoio capelluto, nascondendo eventuali sintomi.

Immagine che mostra un dermatologo mentre esamina la pelle di una manoCome si svolge una visita dermatologica? Come in ogni visita specialistica, la visita dermatologica inizia dall'anamnesi, un colloquio fra medico e paziente che consente allo specialista di apprendere una serie di informazioni importanti per la diagnosi. Il medico domanda alla persona di descrivere i sintomi; se ha avuto un'esposizione a raggi solari, sostanze tossiche o allergeniche; se ha patologie sistemiche che possono interessare anche la cute; la sua storia familiare di patologie dermatologiche; e alcune domande relative a possibili abitudini che possono aver determinato la comparsa di disturbi dermatologici (come viaggi, frequentazione di piscine e attività sessuale). Soprattutto in merito a queste ultime domande il paziente potrebbe sentirsi a disagio a rispondere, ma è molto importante essere sinceri per consentire allo specialista di effettuare una diagnosi corretta. Le informazioni fornite, inoltre, non saranno divulgate in quanto soggette a segreto professionale.

Dopodiché il dermatologo passa all'esame obiettivo, che consiste essenzialmente nell'osservazione della pelle e dei capelli del paziente, in quanto la maggior parte delle patologie del sistema tegumentario può essere individuata sulla base dell'aspetto della parte interessata.
Per effettuare questa indagine lo specialista può usufruire di una lente di ingrandimento o del dermatoscopio, uno strumento ottico che può essere portatile (manuale) o digitale. La dermatoscopia (o epiluminescenza) prevede che il medico applichi un liquido sulla parte da esaminare per poi appoggiarvi lo strumento. In tal modo è possibile vedere meglio le eventuali anomalie cutanee e studiare la densità dei capelli. Il videodermatoscopio digitale consente anche di elaborare e conservare l'immagine, in modo da poter confrontare la parte osservata a distanza di tempo per verificare se vi sono cambiamenti. Questo strumento consente infatti di eseguire programmi di controllo, ove necessari, come la mappatura dei nevi (grazie alla quale si rileva il cambiamento della morfologia dei nei) e il fototricogramma (grazie a cui il medico monitora la crescita dei capelli).

In caso di problemi ai capelli il dermatologo può scattare una fotografia digitale globale del cuoio capelluto ed eseguire alcuni test rapidi quali il pull test, lo sfregamento dei capelli e il test del cartonfeltro. Nel pull test il medico esercita una leggera trazione sui capelli, passando le mani o usufruendo di un pettine, per verificare se cadono soltanto i pochi capelli al termine del loro ciclo vitale o vi sono anomalie. Il test di sfregamento dei capelli prevede che il dermatologo frizioni tra le dita i capelli che appaiono fragili per osservare se si spezzano. Il test del cartonfeltro, invece, richiede che il medico ponga i capelli del paziente su un sopporto bianco o nero, chiamato cartonfeltro, che li fa risaltare. In tal modo il professionista può individuare e osservare i capelli più sottili.

Generalmente una visita dermatologica dura circa mezz’ora e si conclude con la prescrizione di un trattamento o di consigli da seguire per evitare problemi futuri, in quanto è sufficiente per stabilire il tipo di disturbo che affligge la persona. Il medico può anche prescrivere degli esami di accertamento per confermare la diagnosi e/o studiare una terapia più mirata.

Visite dermatologiche a domicilio, online e gratuite

Se un disturbo della pelle o dei capelli affligge una persona impossibilitata a spostarsi dalla propria casa è possibile prenotare una visita dermatologica a domicilio. Alcune patologie della pelle, come le piaghe da decubito, sono tipiche delle persone allettate. Il medico potrà effettuare una visita dermatologica completa, per diagnosticare e trattare disturbi o monitorare condizioni preesistenti. Online, invece, sarà possibile effettuare soltanto un consulto specialistico in quanto l'esame obiettivo, molto importante per individuare la patologia dermatologica, non può essere eseguito attraverso uno schermo.

Sono disponibili diverse possibilità per chi voglia sottoporsi a una visita dermatologica gratuita. Diversi medici offrono visite gratis in occasione della prima visita dermatologica. Alcuni centri, inoltre, organizzano visite gratuite in date dedicate alla sensibilizzazione contro determinate patologie della pelle, come il 18 maggio (Giornata Nazionale della Prevenzione del Tumore Cutaneo). Un esempio di queste iniziative è il Progetto Melanoma, organizzato annualmente dalla Fondazione ANT (Associazione Nazionale Tumori) onlus, che organizza progetti gratuiti di prevenzione oncologica.

Visita dermatologica pediatrica

La pelle e i capelli dei neonati e dei bambini presentano delle differenze con quelle degli adulti, per cui sono colpite maggiormente da alcune patologie piuttosto che da altre. Il dermatologo pediatrico, quindi, è specializzato nel trattare queste malattie (come la pediculosi e, negli adolescenti, l’acne).
La visita dermatologica pediatrica, comunque, è del tutto simile a quella per gli adulti: nella prima parte della visita il medico porrà ai genitori e al paziente delle domande utili alla diagnosi, dopodiché passerà all’esame obiettivo che consisterà nell’osservazione, con l’eventuale ausilio di strumenti ottici, della pelle e dei capelli del bambino o del ragazzo. Anche gli esami di accertamento sono gli stessi impiegati per gli adulti, con qualche piccolo accorgimento ove necessario.

Consulta i centri che hanno dichiarato di essere specializzati in Dermatologia pediatrica:
Centri specializzati in Dermatologica pediatrica

Esami di accertamento: quali sono e cosa aspettarsi

Gli esami per approfondire la presenza di malattie a carico dell’apparato tegumentario in genere non richiedono alcuna preparazione specifica e non comportano effetti collaterali. In ogni caso è consigliato portare con sé le precedenti cartelle cliniche e seguire le indicazioni fornite dagli operatori per l’esecuzione dei test. Ma in cosa consistono?
  • Analisi del sangue. Le analisi citochimiche consentono di comprendere le concause alla base di un disturbo della cute o dei capelli, come anomalie ormonali, fattori allergici o carenze nutrizionali. Per eseguire questo esame sarà necessario essere a digiuno da almeno 6 ore;
  • Mappatura dei nei. Si tratta di una procedura innocua e indolore in cui lo specialista riporta sul disegno del corpo del paziente i punti da monitorare (per esempio i ) e poi li fotografa. In tal modo, successivamente potrà effettuare un confronto per verificare se ne siano comparsi altri o se quelli già presenti abbiano subito modificazioni;
  • Wash test. Se richiesto, il paziente deve raccogliere i capelli cadutigli in seguito a un lavaggio del capo settimanale. I capelli saranno analizzati al microscopio per individuare eventuali anomalie;
  • Tricogramma. Questa analisi è utile in caso di sospetta alopecia o alopecia areata. L'operatore, usufruendo di una pinzetta, preleva 50-60 capelli da alcune zone precise del capo per poterne analizzare il bulbo. Per eseguire l'esame è consigliato non aver lavato i capelli da 4-5 giorni;
  • Esame della ricrescita del capello. Questo test consente di esaminare la fisiologia del capello, quindi è utile nell'indagine dell'alopecia ma anche in caso di altri disturbi dei capelli. Il medico rasa una piccola zona della testa (pari a circa l'area di una moneta da 1 centesimo) per poi coprirla con una medicazione che rimuoverà dopo una settimana per studiare la densità e la lunghezza dei capelli. Questa procedura prende il nome di fototricogramma quando la zona rasata viene fotografata in tempi successivi, consentendo di confrontare la ricrescita a distanza di tempo;
  • Esami cutanei per sospette allergie. In questi test delle sostanze potenzialmente allergeniche per il soggetto sono poste sulla sua cute o all'interno del derma; in seguito si osserva la reazione dell'organismo. Questi test sono 4. Nel test di "contatto" la sostanza che si sospetta provochi allergia viene applicata a breve distanza dall'area in cui potrebbe aver provocato uno sfogo. Nel test del cerotto (patch test) i campioni di allergeni sono applicati sulla pelle sotto un nastro adesivo; l'osservazione della potenziale reazione allergica (che si manifesta con un'eruzione rossa e pruriginosa) entro 48 e poi entro 96 ore. Più invasivi e potenzialmente pericolosi sono il test di scarificazione (o prick test) e il test di intradermoreazione, che quindi vengono eseguiti più raramente e devono essere effettuati da operatori sanitari qualificati.
    Nel test di scarificazione le sostanze potenzialmente allergeniche sono introdotte, in forma di liquido, sotto pelle, tramite piccoli taglietti; la reazione allergica, se presente, compare entro 30 minuti. Nel test di intradermoreazione l'iniezione dei potenziali allergeni è effettuata più in profondità;
  • Lampada di Wood. Questo strumento emette una speciale luce ultravioletta che evidenzia la melanina, facilitando l'analisi di anomalie pigmentarie come la vitiligine, e rende luminescenti alcuni tipi di funghi e batteri. Si tratta quindi di un esame non invasivo e indolore;
  • Diascopia. Il medico esercita pressione sulla pelle utilizzando il vetrino di un microscopio: in tal modo può osservare il cambiamento di colore delle lesioni. Questo consente di stabilire l'origine del problema, in quanto diverse lesioni assumono colorazioni diverse durante la diascopia. Ad esempio, le lesioni infiammatorie impallidiscono, al contrario di quelle dovute a emorragie;
  • Test di Tzanck. Questo esame viene effettuato in presenza di vescicole potenzialmente provocate da infezioni virali. Il medico rimuove la pellicola superiore di una vescicola per poter prelevare il liquido contenuto al suo interno. La procedura consente di analizzare tale fluido per stabilire la patologia;
  • Raschiatura. Lo specialista impiega una curette (un cucchiaio tagliente) per raschiare una parte di pelle di interesse. L'esame non è invasivo, non richiede particolari preparazioni e di solito non richiede anestesia locale in quanto è indolore. I tecnici di laboratorio analizzeranno il campione di pelle per individuare infezioni micotiche e scabbia;
  • Biopsia cutanea. Consiste nell'asportazione di un piccolo frammento di pelle che potrà essere analizzata al microscopio in modo da individuare cellule anomale. La biopsia cutanea può essere più o meno profonda ma in ogni caso non richiede preparazione particolare. Per l'analisi dell'epidermide l'operatore potrà eseguire una semplice rasatura, asportando con una lametta o un bisturi uno strato cutaneo superficiale. Analisi del derma e dell'ipoderma richiedono invece una biopsia incisionale (punch biopsy) o una escissione a cuneo, che richiedono l'uso di un ago o di un bisturi che dovranno penetrare più in profondità. Generalmente il medico impiega un anestetico locale per rendere la procedura indolore. La durata del test, per questo stesso motivo, varia molto: dai 15 ai 90 minuti. Successivamente occorrerà che l’effetto dell’anestetico locale sparisca prima di andare a casa; si può accusare un leggero fastidio che dipende dal numero e dalla localizzazione dei prelievi;
  • La biopsia del capello consiste in una biopsia incisionale (punch biopsy) in cui si preleva il bulbo pilifero. Questo esame consente di indagare la presenza e/o di escludere numerose patologie a carico dei capelli;
  • Ecografia (o ultrasonografia o sonogramma). Questa tecnica di imaging consente di osservare le strutture interne dell’organismo grazie agli ultrasuoni, onde sonore che attraversano e si rifrangono in modo diverso a seconda dei tessuti. Gli ultrasuoni sono del tutto innocui, infatti questo esame viene impiegato anche in caso di gravidanza. L’ecografia di cute e sottocute serve a indagare la presenza di lesioni cutanee. Questa procedura è esterna: non è invasiva e non provoca né disagio né dolore. La persona che vi si sottopone si stende su un lettino e l'operatore spalma del gel sulla parte da esaminare per poi farvi scorrere sopra la sonda. L'esame dura circa 10 minuti e non richiede preparazione;
  • Ecocolordoppler. Simile all'esame per l'ecografia, in questo test viene sfruttato anche l'effetto doppler (in cui si calcola la variazione della frequenza dei suoni). In tal modo è possibile misurare la velocità del sangue e dunque monitorarne il flusso. Il computer mostra il flusso sanguigno: in rosso quello arterioso e in blu quello venoso. Può essere effettuato in diverse zone consentendo di rilevare numerose anomalie. Non sono necessarie particolari precauzioni;
  • Radiografia. Questa metodica sfrutta i raggi X, onde elettromagnetiche (come quelle della luce) che attraversano alcuni tessuti consentendo di osservare le strutture interne dell'organismo. È indicata per individuare anomalie nei tessuti molli come quelli vascolari. La procedura è sicura, semplice e non invasiva: la persona viene "fotografata" con una macchina radiografica che emette raggi X per pochi secondi. Non è richiesta una particolare preparazione: occorre solo che la persona rimuova eventuali oggetti in metallo dalla zona interessata dall'esame. Esistono delle precauzioni, come schermature al piombo, utili per le zone più delicate. L’emissione di raggi X è molto bassa ma si preferisce non sottoporvisi donne incinte e bambini;
  • TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) o TC. Anche in questo esame sono impiegati i raggi X ma in modo diverso dalla macchina radiografica: il macchinario della TAC "fotografa" sezioni trasversali del corpo consentendo di farne una ricostruzione tridimensionale. Ne esistono diversi tipi; in ogni caso, l'emissione di raggi X è bassa perché richiede pochi minuti. Tale metodo è molto efficace per individuare tumori anche molto piccoli, traumi, lesioni, emorragie e ischemie. Spesso è necessario un mezzo di contrasto, un liquido che aiuta nella visualizzazione degli organi da analizzare che può essere iniettato o bevuto. Raramente si possono manifestare allergie nei confronti di questi liquidi, per cui è importante far presente eventuali problemi. Per sottoporsi a una TAC occorre togliersi tutti gli oggetti di metallo. Se non è necessario il mezzo di contrasto, la persona può eseguire subito l’esame; altrimenti deve digiunare nelle 6 ore precedenti e, prima di eseguire il test, deve aspettare 2 ore perché il mezzo di contrasto entri in circolo. Dopodiché la persona si stende su un lettino, che scorrerà all'interno del tubo per la TAC, e deve restare più ferma possibile. Non possono essere sottoposte a questo test le donne incinte, per cui s'impiegherà l'ecografia o la RM;
  • Risonanza magnetica nucleare (RMN) o Imaging a Risonanza Magnetica (IRM). Grazie all'uso di campi magnetici questo esame consente di visualizzare gli organi interni della persona. È innocua, anche per le donne in gravidanza, e non richiede preparazione, che venga usato un mezzo di contrasto oppure no. Però, poiché l’apparecchio può provocare il surriscaldamento e lo spostamento degli oggetti metallici, è importante spogliarsi di qualsiasi oggetto di metallo. Per lo stesso motivo l’esame non può essere eseguito su coloro che hanno elementi metallici più o meno grandi all’interno dell’organismo (dalle protesi metalliche ai neurostimolatori ai residui di incidenti d’auto o lavorativi). Per eseguire il test è sufficiente stendersi su un lettino che s'inserirà all'interno del tubo, chiuso o aperto, per la RM.
Immagine che mostra tre diversi tipi di tumori della pelle

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Chi è il dermatologo e che cosa fa?

Il dermatologo è un medico specializzato in Dermatologia, la branca della Medicina che studia la pelle, i peli, i capelli e le unghie.

Quando è necessario rivolgersi a un dermatologo?

È consigliato effettuare screening annuali a qualsiasi età per diagnosticare precocemente, e dunque trattare con maggiore successo, eventuali tumori della pelle. Inoltre, alcune patologie dermatologiche prevedono visite di controllo frequenti, come la psoriasi e la dermatite da stress. È necessario correre da uno specialista in dermatologia non appena ci si accorge che sulla pelle o sulle mucose sono presenti anomalie, come piccole ferite che non guariscono, nei che si ingrandiscono, appaiono asimmetrici e irregolari o cambiano colore. Altri sintomi che devono spingere a un controllo dermatologico sono verruche squamose, macchie chiare o rosacee che aumentano di dimensioni, noduli o protuberanze anomale.

Come occorre prepararsi per una visita dermatologica?

Per analizzare tutte le parti potenzialmente colpite da una patologia dermatologica il medico potrà chiedere al paziente di togliersi i vestiti, per cui è consigliato indossare abiti facili da sfilare. Poiché la patologia potrebbe presentare sintomi anche sulle palpebre, sull’iride e sulle labbra bisogna andare alla visita struccati e senza lenti colorate. Da evitare sono anche l’abbronzatura, lo smalto colorato, peli troppo fitti e le mestruazioni (che impediscono di esaminare i nevi e le macchie nella zona genitale). È consigliato inoltre non tingersi i capelli nei giorni precedenti la visita: la tintura potrebbe macchiare il cuoio capelluto.

Come si svolge una visita dermatologica? Bisogna spogliarsi?

La prima parte dell’incontro è dedicata all’anamnesi, un colloquio in cui lo specialista prenderà tutte le informazioni relative sia alla tipologia dei sintomi e alla durata degli stessi, che alla precedente storia clinica del paziente e dei familiari, nonché al suo stile di vita. A questa fondamentale fase propedeutica segue la visita obiettiva, ovvero l’ispezione delle aree problematiche, anche con l’eventuale ausilio di strumenti di ingrandimento. In tale occasione il medico potrà chiedere al paziente di spogliarsi per poter analizzare le zone (potenzialmente) interessate dalla patologia. Spesso è sufficiente questa valutazione “de visu” per giungere ad una prima diagnosi, per cui il medico prescriverà un trattamento. Altrimenti procederà con la prescrizione di ulteriori esami o test clinici. In genere la visita dermatologica ha una durata di 30 minuti.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Jolanda Serena Pisano

Jolanda Serena Pisano

Dopo la Laurea Triennale in Scienze Biologiche e la Magistrale in Etologia ho studiato editing presso la BioScience Writers nonché didattica della scienza, creazione di contenuti digitali e tecniche e tecnologie della comunicazione. Ho un'esperienza pluriennale nell'elaborazione di contenuti online per realtà tecnologiche e del terzo settore. Collaboro con Doveecomemicuro.it e con SciencePOD come content creator. Per BioPills redigo articoli scientifici, sono relatrice di due corsi e coautrice di un libro in via di pubblicazione. Ho in preparazione un programma televisivo prossimamente in onda. Come divulgatrice scientifica e associata al CICAP mi rifaccio solo a fonti autorevoli e documentate.

Più letti


Visite specialistiche più cercate

Trova strutture

Le migliori strutture per...

Installa subito l'APP
e resta sempre aggiornato!