Colon-retto: funzioni, esami e principali patologie

Colon-retto: funzioni, esami e principali patologie

Indice

Domande e risposte

Il colon-retto: che cos'è?

Il colon e il retto sono le ultime porzioni dell’intestino, a sua volta parte terminale del sistema digestivo del corpo umano. Questo lungo “tubo” (nell’adulto la lunghezza raggiunge i 7-8 metri) ripiegato su sé stesso, si suddivide in:
  • Intestino tenue o “piccolo” intestino;
  • Intestino crasso o “grande” intestino, di cui colon e retto fanno parte.
Il primo è una sorta di cilindro a U essenzialmente costituito da fibre muscolari, che si trova sotto lo stomaco, e il secondo, al primo collegato, è un tubo più corto che termina con l’orifizio anale. Insieme colon e retto misurano circa due metri di lunghezza, e sono circondati da altri organi addominali tra cui milza, fegato, pancreas, vescica e organi della riproduzione. Questa contiguità spiega come spesso sia difficile “districarsi” tra dolori e disturbi addominali e capire a quale organo interno attribuire tale sintomo. Il colon e il retto sono “attaccati” alla parete addominale tramite pieghe di tessuto chiamato mesentere. Ma esattamente qual è l’anatomia di queste porzioni terminali dell’intestino? Il colon, che del crasso costituisce la sezione più lunga, è a sua volta suddiviso in quattro parti:
  1. Colon ascendente: come intuibile, è l’inizio del colon, situato nel quadrante destro dell’addome, e si posiziona verso l’alto confluendo in una piega dello stesso colon chiamata flessura epatica;
  2. Colon traverso: procede dall’ascendente, a cui è unito dalla flessura epatica, e si distende trasversalmente rispetto alla parte superiore dell’addome. Termine con una piega chiamata flessura splenica (perché contigua alla milza), o anche colica di sinistra o ancora flessura lienale;
  3. Colon discendente: si trova nella parte sinistra dell’addome e procede dal traverso e dalla flessura splenica;
  4. Colon sigmoide: ultima porzione del colon, che si collega con il retto.
Il retto, l’ultima parte di intestino, è lungo circa 15 cm e termina con l’orifizio anale.

Colon e retto sono costituiti da tre tipi principali di tessuto di rivestimento (o tonache):
  • Tonaca mucosa: riveste la parte interna di questo organo tubulare ed è a sua volta fatta di tessuto epiteliale, tessuto connettivo e fibre muscolari;
  • Tonaca sottomucosa: è uno strato di tessuto connettivo che avvolge la mucosa, al cui interno troviamo ghiandole che secernono muco, vasi sanguigni e linfatici e nervi;
  • Tonaca muscolare: circonda la sottomucosa e quindi le pareti di colon e retto ed è sostanzialmente un sottile strato di muscolatura liscia circolare nella parte più interna, e longitudinale in quella più esterna;
  • Tonaca sierosa: è lo strato più esterno che però nel retto è quasi assente.
Vediamo come funzionano, ovvero la fisiologia, di colon e retto.

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Colon-retto: Funzioni e Caratteristiche

Siamo abituati a collegare colon e retto alla cruciale funzione di escretori delle nostre deiezioni, ovvero delle feci, parti di “scarto” del cibo che ingeriamo ogni giorno e che devono essere eliminate. Ma naturalmente non è solo questo il compito dell’ultima parte dell’intestino, che come il resto dell’organo ha principalmente funzioni metaboliche. Infatti dall’intestino cieco che è la prima porzione dell’intestino crasso, giunge al colon il cibo ormai quasi completamente digerito per completare il processo di assorbimento delle sostanze nutritive affinché passino nel sangue. Il colon ha quindi il compito di assimilare i nutrienti restanti e l’acqua, e di “passare” al retto lo scarto, ovvero le nostre feci, affinché possano essere espulse. Ma come avviene quest’operazione?

Quando siamo in salute, parte di cibo predigerito muove dall’intestino tenue al colon in modo che le diverse sezioni di quest’ultimo, attraverso movimenti involontari alternati di tensione e distensione, permettano il passaggio delle sostanze di scarto nel retto e infine le espellano. Tali movimenti sono definiti peristalsi. Quando il cibo è ancora nel colon, però, entrano in gioco i batteri della sua straordinaria microflora (microbiota) che scindono le sostanze nutritive in componenti sempre più piccole, mentre lo strato più interno della mucosa, ovvero l’epitelio, assorbe l’acqua e le sostanze nutritive utili. Ciò che resta è una sorta di scarto liquido che si “compatta” via via fino a trasformarsi in composti semi solidi (le feci), che vengono spinte verso il retto attraverso i movimenti di peristalsi, operazione resa più agevole da un muco che viene prodotto dalla mucosa al fine di far scivolare via i nostri escrementi senza difficoltà. Il retto lo potremmo definire come il luogo di raccolta delle feci. Quando è “pieno”, esse vengono espulse dal corpo attraverso l’orifizio anale. Aspetto e consistenza delle feci possono fornirci molte informazioni sullo stato di salute generale, e su quello che colon-retto in particolare. Torneremo più avanti ad approfondire questo tema. 

Le principali patologie del colon-retto

Immagine che mostra l'intestino di una persona Abbiamo visto come funzionano colon e retto in condizioni di buona salute. Tuttavia, questa parte del corpo è soggetta a molteplici disfunzioni, anomalie e malattie, sia di natura prettamente organica, che psicosomatica.

Questo perché nel colon si trovano non solo tanti microrganismi che convivono in condizioni di commensalismo con il nostro corpo, e che ci servono per la digestione, ma anche dei neuroni. Ebbene sì, cellule neuronali “dialogano” direttamente con il cervello interagendo con esso e soprattutto “reagendo” alle sollecitazioni che dal nostro sistema nervoso gli arrivano, incluse emozioni come la paura o l’ansia. Non è un caso se quando siamo stressati uno dei primi sintomi è proprio il mal di pancia!

I germi “buoni” che abitano il nostro colon hanno anche una funzione difensiva, oltreché digestiva, perché fanno da scudo all’organismo proteggendolo dagli attacchi degli agenti patogeni esterni, come ad esempio virus, batteri, tossine. Per tale ragione, quando la nostra microflora intestinale non è “in ordine” (disbiosi), le conseguenze si fanno sentire anche sotto il profilo immunitario, perché diventiamo più deboli e vulnerabili alle infezioni, come accade dopo una cura antibiotica. Ma vediamo quali sono le più comuni malattie che possono colpire colon e retto.

Disturbi funzionali del colon:

  • Stipsi: Si verifica quando la funzione fisiologica della defecazione risulta difficoltosa, dolorosa, inadeguata, non frequente quanto sarebbe auspicabile. Tra le cause più frequenti di stitichezza cronica si annoverano una dieta troppo povera di fibre, disidratazione, sovrappeso e sedentarietà, malformazioni o malattie infiammatorie dell’intestino;
  • Sindrome del colon irritabile: non è una malattia vera e propria ma una disfunzione che si può manifestare nei soggetti molto sensibili o sotto stress con sintomi come stitichezza alternata a diarrea, spasmi addominali, meteorismo (formazione di bolle gassogene nel colon che premono contro le pareti causando colore e gonfiore), digestione difficoltosa. All’origine di questo disturbo molto frequente vi è una anomala contrazione della muscolatura del colon

Disturbi strutturali del retto:

  • Emorroidi (interne o esterne). Si tratta di varici (vene ingrossate in cui si formano ristagni di sangue) che possono irritarsi e sanguinare provocando dolore e problemi durante la defecazione;
  • Ragadi anali. Fessurazioni dolorose che si formano intorno all’orifizio anale;
  • Ascesso perianale. Si forma quando le piccole ghiandole che circondano l’ano si ingrossano e si infettano riempiendosi di pus;
  • Fistola anale. In genere rappresentano una evoluzione di un ascesso anale, con formazione di una sorta di “canale” tra la ghiandola infiammata e la pelle che riveste la zona perianale, in cui si accumula il pus.

Malattie del colon e del retto:

  • Diverticolite. Infiammazione dei diverticoli, piccole estroflessioni a forma di dita di guanto che in alcuni soggetti sono congenite e che non costituiscono problema finché non si irritano, in genere a causa di un accumulo nelle loro cavità di frammenti di cibo o di feci;
  • Polipi al colon. Si tratta di neoformazioni benigne ma definite precancerose, perché in alcuni casi possono degenerare e trasformarsi in tumori maligni;
  • Colite. È l’infiammazione del colon che può essere di diversi tipi a seconda delle cause. Tra le più comuni:
  • Colite ulcerosa o rettoulcerosa, malattia infiammatoria cronica dalle cause in parte ignote (anche se si sospetta una  componente autoimmune e genetica) che provoca dolore addominale, emissione di sangue e/o muco dal retto, difficoltà nell’evacuazione, malassorbimento e dimagrimento;
  • Morbo di Crohn, simile alla colite ulcerosa ma ancora più esteso perché colpisce tutto il tubo digerente, non solo il colon e il retto;
  • Colite infettiva, provocata da gastroenteriti virali o intossicazioni alimentari;
  • Colite ischemica, causata da un insufficiente afflusso di sangue verso il colon.

Il tumore al colon-retto

Abbiamo volutamente lasciato da parte, per una trattazione più approfondita, la malattia tumorale che può colpire il colon-retto, e che rappresenta anche una delle neoplasie più diffuse a livello globale tra uomini e donne. Basti pensare che nella sola Italia, stando ai dati dell’Associazione italiana Registro Tumori-AIRTUM, nel 2017 sono stati diagnosticati:

  • 23mila nuovi casi di tumore del colon-retto nella popolazione femminile;
  • 30mila in quella maschile.
Si tratta, quindi, della terza neoplasia per diffusione.
Cosa si intende per tumore del colon-retto? Si intende una proliferazione di cellule neoplastiche a partire dalla mucosa che riveste internamente il colon o il retto, con una netta prevalenza dei tumori del colon (70% del totale), su quelli del retto. 

Il tumore che si sviluppa in quest’organo è per lo più di natura maligna, a partire da un polipo preesistente. I polipi intestinali, infatti, come anticipato sono considerati lesioni precancerose, sebbene non tutti siano suscettibili di trasformarsi in cancro allo stesso modo. La tipologia più a rischio è rappresentata dai polipi adenomatosi, e la possibilità che si trasformino di tumori maligni aumenta con le dimensioni del polipo stesso. Polipi adenomatosi che superino i 2,5 cm di diametro sono senza dubbio neoformazioni da rimuovere prima che degenerino trasformandosi in adenocarcinomi. Sebbene, come abbiamo visto, il cancro del colon-retto sia una delle forme tumorali maligne più diffuse, in genere tende a presentarsi dopo i 60 anni, con una incidenza massima tra i 60 e i 64 anni. Sempre più frequenti, però, si casi in cui i sintomi del tumore al colon-retto si presentino già dopo i 30 anni. I principali fattori di rischio sono:

  • La familiarità (significa che questa forma tumorale ha già colpito qualche congiunto stretto);
  • Il fumo;
  • L’alimentazione (sono più a rischio i soggetti che basano la propria dieta su cibi ad alto contenuto di grassi saturi e di proteine animali, e che consumano poche fibre);
  • Soffrire di malattie infiammatorie intestinali croniche tra cui il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa;
  • Stati di stress prolungati.

I sintomi del cancro al colon-retto sono, purtroppo, tardivi e si confondono facilmente con altri disturbi intestinali benigni tra cui: stipsi e diarrea (sovente alternate), inappetenza e dimagrimento. Altri sintomi, come il sangue nelle feci (spesso, però, occulto) e la contemporanea anemia, sono campanelli d’allarme piuttosto indicativi di una proliferazione cancerosa in sede intestinale, così come l’emissione di feci nastriformi (ovvero assottigliate), sintomo di una messa presente nella zona del sigma o del retto (e perfino dell’ano), peraltro le zone in cui si origina questo tipo di tumore in almeno la metà dei casi.

Alla diagnosi si arriva attraverso esami tra cui la palpazione dell’addome e l’esplorazione manuale del retto alla ricerca di masse sospette, e test strumentali quali la colonscopia (spesso con biopsia del polipo sospetto o di frammenti della massa per l’esame istologico), la TC e la PET. In un terzo dei casi, purtroppo, al momento della diagnosi si scopre che il tumore al colon-retto è già metastatico al fegato, l’organo a cui le cellule cancerose arrivano per prime. Proprio per l’specificità dei sintomi e l’aggressività del tumore, è importante, soprattutto dopo i 50 anni e in caso di familiarità, sottoporsi allo screening per la diagnosi precoce che prevede l’esame delle feci con la ricerca del sangue occulto, e la colonscopia anche virtuale. 

Durante il trattamento terapeutico di un cancro al colon-retto conclamato, è poi importante monitorarne l’andamento attraverso la rilevazione di uno specifico marker tumorale del sangue, la cui sigla è CIA (Antigene cercino-embrionario). Per quanto riguarda le possibili cure del cancro al colon-retto, esse (e quindi la prognosi) dipendono dalla tipologia, estensione e invasività del tumore.
Le opzioni disponibili al momento includono:

  • Chirurgia, con asportazione della massa e, a seconda della sua grandezza, di porzioni dell’intestino;
  • Radioterapia e chemioterapia. Possono precedere l’intervento chirurgico, al fine di ridurre la massa e rendere l’asportazione meno demolitiva, o seguirla, o anche rappresentare l’unica terapia possibile, soprattutto in caso di tumore diffuso e metastatico;
  • Alla chemioterapia possono essere associati farmaci biologici che “lavorano” a livello immunitario e che vengono somministrati ai pazienti in base alla tipologia del tumore che viene identificata attraverso l’esame citogenetico di laboratorio su un campione di cellule neoplastiche.

In molti casi, al paziente in cura per cancro del colon-retto viene praticata la stomia (che può essere temporanea), che prevede l’apertura di un orifizio artificiale attraverso il quale raccogliere le feci in appositi contenitori medicali.

La domanda a questo punto sorge spontanea: di cancro al colon-retto si guarisce?
Quali sono le percentuali di sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi?
Dipende dalla:

  • Sede; 
  • Estensione del tumore;
  • Dall’età di insorgenza.
La sopravvivenza a cinque anni del paziente colpito da cancro al colon-retto è ottima (90%) quando la diagnosi sia precoce e il tumore allo stadio 1 (in cui le cellule cancerose sono ancora poco differenziate da quelle sane e la neoplasia è localizzata), ma crolla al 10% nel caso di cancro allo stadio IV (ovvero diffuso e/o già metastatico).

Sintomi da non trascurare e aspetto delle feci

Quali sono i più comuni sintomi di un disturbo a carico del colon e/o del retto? Abbiamo visto come questi organi così delicati possano alterarsi facilmente, ma purtroppo non sempre le patologie più serie sono anche quelle che danno i segnali più “forti”. Spesso accade il contrario.
Una disfunzione benigna come la sindrome del colon irritabile, ad esempio, si esprime con un ampio ventagli di malesseri che possono “spaventare” chi ne soffre creando forti disagi a livello fisico che si ripercuotono anche sulla sfera psicologica e arrivano a limitare la vita sociale. Viceversa, un tumore al colon può essere del tutto asintomatico fino ad uno stadio abbastanza avanzato.
 
Ma vediamo quali sono i segnali da non sottovalutare mai:
  • Stipsi e diarrea alternate;
  • Sangue nelle feci, feci molto scure (possibile segno di sangue occulto);
  • Emissione di sangue e/o muco dal retto durante la defecazione;
  • Feci che cambiano aspetto, colore, o che assumono forme curiose, ad esempio appaiono eccessivamente sottili;
  • Dimagrimento inspiegabile;
  • Anemia, carenze nutrizionali;
  • Inappetenza;
  • Meteorismo cronico, flatulenza, gonfiore addominale persistente;
  • Dolori addominali, crampi, spasmi al colon;
  • Dolore anale, difficoltà a defecare.
A proposito di feci, un semplice modo per capire se il nostro intestino è in salute è quello di:
  • Osservarne l’aspetto;
  • Eventuali modifiche.
Fin dall’antichità, infatti, è stata attribuita una grande importanza all’evacuazione delle feci, una funzione fisiologica importantissima del nostro corpo che rappresenta la fase finale del processo digestivo e di cui si occupa il colon-retto.
  • Come possono apparire le feci?
  • E come distinguere quelle “sane” dalle deiezioni anomale o patologiche?
Esistono dei parametri specifici che ci possono aiutare in questo particolare “esame”. La Bristol Stool Scale, ad esempio, è una sorta di scala di valutazione del materiale fecale suddiviso in sette tipologie a seconda dell’aspetto e della consistenza. Vediamole tutte:
  • Tipo 1: feci caprine, simili a “palline” dure e ben separate le une dalle altre. Sono tipiche della stipsi severa;
  • Tipo 2: feci a forma di salsiccia, dure e grumose. Anche in questo caso sono sintomo di stipsi ma più lieve;
  • Tipo 3: feci a forma di salsiccia uniformi ma con piccole crepe sulla superficie. Sono feci normali, sane;
  • Tipo 4: feci mediamente morbide, ben formate, a forma di banana. Sono le feci normali e sane anche in questo caso;
  • Tipo 5: feci separate in piccoli blocchi, soffici e con spigoli vivi. Sono le tipiche feci di chi assume poche fibre (ma comunque in condizioni di salute e normalità);
  • Tipo 6: feci a poltiglia con bordi irregolari sono sintomo di infiammazione intestinale;
  • Tipo 7: feci semiliquide o liquide (diarrea). Sintomo di disturbi infiammatori.
La Bristol stool scale ci fornisce alcune indicazioni utili per valutare le nostre feci, ma non è sufficiente a dirci se il colon-retto è in salute, o meno. Altri indici importanti sono:
  • Il colore delle feci;
  • La loro forma;
  • Le dimensioni;
  • La modalità (più o meno problematica) con cui vengono eliminate; 
  • L’odore.
In generale, l’evacuazione dovrebbe essere un’operazione rapida, indolore, che si effettua con un minimo sforzo. E le feci dovrebbero apparire:
  • Di color marrone (più o meno scuro a seconda di ciò che si è mangiato). A tal riguardo, è normale produrre feci di colori “anomali” (ad esempio verdastre, molto scure o di un rosso arancio) se abbiamo consumato cibi o integratori alimentari pigmentati tra cui tè verde, spinaci o bietole, barbabietole ecc.
    • Se, però, le feci appaiono gialline, molto chiare o perfino bianche, o di un rosso scuro, potrebbero indicare disturbi epatici o metabolici e/o sanguinamenti interni;
  • Con un odore pungente caratteristico che dipende dall’azione fermentativa dei batteri della flora intestinale. Quando l’odore sia particolarmente fetido e persistente, potrebbe indicare un’infezione intestinale.
    • Anche l’emissione di muco con le feci è indicativo di un’infiammazione intestinale cronica o temporanea;
  • Di consistenza solida e uniforme. Come abbiamo visto dalla Bristolo stool scale, la forma delle feci e la loro durezza sono assai variabili, ma dobbiamo considerare un serio campanello di allarme la emissione di feci nastriformi o molto assottigliate, perché sono spia di un cancro del colon-retto. 
La frequenza delle evacuazioni in un individuo sano, inoltre, dovrebbe essere quotidiana. Ma è considerato normale anche evacuare fino ad un minimo di tre giorni alla settimana, se la frequenza diminuisce allora si parla di stitichezza. 

Quali possono essere le cause di anomalie fecali? Tra le più comuni:
  • Sindrome dell’intestino irritabile, o colite nervosa, una condizione non patologica spesso derivante da stress che causa stipsi e/o diarrea, come già visto.
  • Disidratazione. Introdurre pochi liquidi nel corpo tende a prosciugare le feci che diventano dure e rendono dolorosa l’evacuazione. Anche assumere troppe bevande a base di caffeina o di alcool può creare disidratazione e causare stipsi.
  • Dieta povera di fibre che impigrisce l’intestino e ne rallenta il transito. La conseguenza è stipsi ostinata.
  • Allergie e intolleranze alimentari. In genere causano disturbi quali diarrea o stipsi, gonfiore addominale, meteorismo e flatulenza, crampi e presenza di muco nelle feci.
  • Emorroidi, che sanguinando possono colorare di rosso le feci e generare micro emorragie dal retto;
  • Malattie quali quelle che abbiamo visto e che interessano il colon-retto come la rettocolite ulcerosa, il morbo di Crhon, e il cancro del colon-retto
In presenza di disturbi e anomalie nella funzionalità del colon e del retto e di problemi legati all’evacuazione, è necessario sottoporsi a controlli. La prima cosa da fare è quindi recarsi dal proprio medico di base per una visita obiettiva con palpazione dell’addome. Se vengono ravvisate alterazioni o la descrizione dei sintomi è tale da giustificare una preoccupazione, in genere si viene indirizzati da uno specialista in gastroenterologia o il medico prescrive direttamente degli esami di screening diagnostico.

Colonscopia, rettoscopia e altri esami

Il primo degli esami da fare nello screening per la diagnosi precoce del tumore al colon-retto, e che si può fare sempre a partire dai 30 anni è l’esame per la ricerca occulta del sangue nelle feci. In generale, le analisi delle feci sono utili per la diagnosi di molte condizioni patologiche o alterazioni della funzionalità intestinale. Tra le altre indagini utili si annoverano:
  • Calciprotectina fecale: si tratta di una proteina la cui concentrazione a livello intestinale è indice di infiammazione, ed è quindi utile alla diagnosi di malattie quali:
    • Il morbo di Crohn;
    • La rettocolite ulcerosa;
    • Le ulcere peptiche;
    • La diverticolite;
    • I tumori del colon-retto.
  • Sangue occulto: la ricerca del sangue occulto, ovvero nascosto, non visibile, nelle feci rappresenta il primo step per la diagnosi precoce del tumore al colon-retto.
    • La presenza di tracce di sangue nelle feci è spesso spia di poliposi intestinale, una condizione che, come abbiamo visto, può degenerare in senso maligno.
    • Sangue nelle feci è anche spia di emorragie interne, quali quelle che derivano da ulcere perforate, emorroidi interne e fistole ano-rettali;
  • Coprocoltura: un esame di laboratorio che si rende necessario in caso di infezione intestinale, per capire da quale microrganismo sia causata (virus, batteri, funghi ecc.).
  • Test per la disbiosi: basta un campione di feci per capire se la flora batterica intestinale è alterata e quindi responsabile di anomalie e patologie tra cui:
    • La sindrome del colon irritabile (IBS);
    • La sindrome dell’intestino permeabile (leaky gut);
    • L’insufficienza pancreatica;
    • Infiammazione da Candida.
  • Per quanto riguarda, invece, gli esami strumentali più importanti per lo screening diagnostico e il monitoraggio delle patologie intestinali, e in particolare del tumore al colon-retto, i più importanti sono la colonscopia (sia virtuale che invasiva), la rettoscopia. Vediamo come si eseguono e come ci si prepara. 
    • Colonscopia (o colonrettoscopia) tradizionale: si tratta dell’esame diagnostico strumentale per immagini più utile per la diagnosi precoce del cancro del colon-retto.
      • Si pratica con l’ausilio di una sonda (endoscopio flessibile) dotato di telecamera, che viene introdotto nell’ano e permette di esplorare il tubo intestinale e valutarne le condizioni dall’interno, rimandando le immagini in tempo reale sul monitor di un pc. La colonscopia è un esame invasivo, che consente anche di effettuare piccoli interventi di asportazione di polipi di piccole dimensioni, nonché biopsie.
      • Per sottoporsi alla colonrettoscopia tradizionale occorre prepararsi per tempo, affinché l’intestino risulti libero da feci e gas. Per tale ragione, nei giorni che precedono l’esame, è necessario seguire una dieta leggera e povera di fibre, e assumere farmaci antigas e lassativi. L’esame si effettua previa blanda sedazione, anche perché per distendere le pareti intestinali si deve insufflare dell’aria attraverso il retto che può generare una sensazione di disagio e provocare crampi. 
      • Oltre al tumore del colon-retto e alla poliposi intestinale, la colonscopia è utile anche per la diagnosi di:
        • Diverticolosi (la presenza di diverticoli all’interno del tubo intestinale non è di per sé patologica, ma può diventarlo in caso di infiammazione degli stessi e allora si parla di diverticolite).
        • Celiachia;
        • Rettolocolite ulcerosa e morbo di Crohn;
    • Sigmoidoscopia o rettoscopia: si tratta di una variante della colonrettoscopia, che si limita all’esplorazione dell’ultimo tratto di intestino, ovvero il sigma e il retto, e risulta pertanto utile per lo screening diagnostico del cancro del colon-retto nelle persone over 55 anche senza familiarità alla malattia.
      • Le modalità di esecuzione e di preparazione sono meno invasive e complesse rispetto alla colonscopia, e non c’è bisogno di anestetico per sottoporvisi, inoltre anche i tempi si accorciano. Una sigmoidoscopia dura in genere una decina di minuti, contro i 15-30 della colonscopia (in quest’ultimo caso la procedura può essere prolungata in caso di biopsia o di asportazione di polipi). 
    • Colonscopia virtuale: si tratta dell’omologo non invasivo della colonrettoscopia e della sigmoidoscopia tradizionale. Si tratta di una TC (tomografia computerizzata), ovvero di un esame radiologico minimamente invasivo, che comporta l’uso della metodica a raggi X (bassa gradazione).
      • Si esegue introducendo nell’ano una piccola sonda che insuffla aria nell’intestino e rimanda immagini in scansione che vengono proiettate su un pc.
      • Per quanto riguarda la preparazione della colonscopia virtuale, essa consiste in una dieta leggera nei giorni che precedono l’esame ma senza la necessità di assumere lassativi per svuotare l’intestino. Infatti prima della procedura, il paziente assume per bocca una soluzione acquosa contenente una minima dose di mezzo di contrasto iodato che una volta ingerito consente di “marcare” le feci e di distinguerle senza difficoltà da altre eventuali masse. In questo modo il disagio è decisamente inferiore. La colonscopia virtuale è assai efficace come esame strumentale diagnostico e ideale:
        • Sia nei soggetti giovani (over 30) che abbiamo familiarità con il tumore al colon-retto e si debbano sottoporre a screening regolare:
        • Sia in quelli over 55 che eseguano il monitoraggio ogni 5 anni e che siano asintomatici. Ovviamente, la colonscopia virtuale comporta dei limiti rispetto all’esame tradizionale, perché non è possibile prelevare campioni bioptici o asportare polipi. 

Prevenire è meglio che curare

Mai come nel caso di colon e retto, vale il consiglio di agire di prevenzione. Infatti quest’organo, o meglio, la sua salute e la sua corretta funzionalità dipendono in modo determinante dalle nostre scelte di vita, dal tipo di alimentazione, e persino dalla nostra capacità di gestire lo stress.
Per questa ragione fin da giovani – diremmo dall’infanzia – è opportuno prenderci cura di questi organi così sensibili soprattutto se siamo predisposti a problemi e disfunzioni (stipsi, meteorismo, colite ecc.);
E se in famiglia esistono casi di malattie importanti a carico di colon e retto. Quindi… come fare? Ecco alcune semplici regole da seguire, consigli dei gastroenterologi e degli oncologi, per preservare l’integrità e il benessere di queste ultime porzioni di intestino, ma diremmo dell’intestino nella sua interezza:
  • Assumere la giusta quantità di fibre ogni giorno (20-30 g per un individuo adulto), che essendo parti di cibo che non vengono digerite, in pratica “ripuliscono” il colon dalle tossine e fanno “massa”, contribuendo a migliorare il transito intestinale. Le troviamo in frutta e verdura soprattutto crude, cereali integrali e crusca, legumi;
  • Ridurre l’assunzione di grassi animali al 30% del totale calorico;
  • Consumare frutta e verdura ogni giorno, meglio se variata e di stagione;
  • Limitare al massimo il consumo di cibi in scatola, insaccati, salumi;
  • Limitare il consumo di zuccheri semplici e di farine raffinate, in particolare la farina di frumento 00 usata per i prodotti da forno. Alternare con i derivati delle farine integrali;
  • Limitare il consumo di bevande alcoliche. La dose consigliata è di un bicchiere di vino a pasto per gli uomini e mezzo per le donne;
  • Dimagrire se si è in sovrappeso;
  • Fare attività fisica regolare;
  • Bere molta acqua;
  • Ridurre i livelli di stress (in modo personalizzato: pratiche utili sono yoga, meditazione, training autogeno, sport, lettura, ascolto della musica preferita, hobbistica ecc.);
  • Evitare i lassativi farmacologici se non strettamente necessari e provare a combattere la stitichezza con i rimedi naturali (fitoterapici, omeopatici ecc.) e con l’alimentazione;
  • Limitare allo stretto necessario (e previa indicazione medica) le cure antibiotiche che distruggono la flora batterica intestinale, soprattutto evitando il dannoso fai da te;
  • Dopo i 50 anni effettuare a cadenza biennale l’esame delle feci per la ricerca del sangue occulto, e una volta ogni 10 anni una colonscopia. Sono gli esami di screening più efficaci per scoprire un tumore al colon in fase precoce e vale sia per gli uomini che per le donne.


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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

Domande e risposte

Il retto fa parte del colon?

Il retto è la porzione terminale dell’intestino crasso che si collega al colon con il sigma (colon sigmoide). La sua lunghezza media è di 15 cm e il suo compito è quello di raccogliere e di compattare le scorie che provengono dal colon (che a loro volta sono la parte di scarto del processo digestivo), e di permetterne l’eliminazione attraverso l’orifizio anale. 

Qual è la differenza tra intestino e colon?

Il colon fa parte dell’intestino crasso. L’ileo (la porzione terminale dell’intestino tenue), si collega con il cieco (la parte iniziale del colon), nella parte bassa dell’addome, a destra. Il colon a sua volta si suddivide in quattro parti, che sono:

  1. Il colon ascendente, che si sviluppa verso l’alto, nella parte inferiore destra dell’addome
  2. Il colon traverso, che attraversa l’addome in orizzontale
  3. Il colon discendente, che scende verso la parte sinistra dell’addome
  4. Il colon sigmoide, il breve tratto curvo del colon che si collega con il retto, la porzione terminale 

Quanto è lungo il retto?

La lunghezza media del retto negli esseri umani varia tra i 10 ai 15 cm. Il diametro viene misurato comparandolo con quello del sigma nella parte iniziale. Il retto diviene più largo in prossimità dell’orifizio anale, dove forma l’ampolla rettale. 

Come si forma il cancro al colon retto in fase iniziale?

La maggior parte dei tumori maligni a carico del colon retto  si origina da una escrescenza che si forma a partire dal tessuto più interno dell’organo e che viene chiamato polipo. Molti tipi di polipi intestinali si trasformano in cancro lentamente, in modo asintomatico, e le probabilità che uno o più polipi possano diventare una neoplasia maligna dipende dal tipo di polipo. 

Quali sono i sintomi del cancro del colon retto?

La sintomatologia più comune include:

  • Stitichezza;
  • Diarrea;
  • Diarrea e stitichezza alternate o, in generale, una alterazione del ritmo delle evacuazioni;
  • Sanguinamento rettale o sangue nelle feci;
  • Meteorismo, senso di fastidio addominale, crampi;
  • Sensazione di non riuscire a svuotare del tutto l’intestino;
  • Feci nastriformi (assottigliate o ondulate).

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In collaborazione con

Paola Perria

Paola Perria

Giornalista pubblicista da luglio 2009, ho conseguito con il massimo dei voti un Master in Gender Equality-Strategie per l’Equità di Genere con tesi sulla Medicina di Genere. Copywriter originale e creativa, nasco negli anni Settanta in un assolato angolo di Sardegna, imparando tutto ciò che posso dai libri e dalla vita, dopo la maturità classica mi sono laureata in Lingue e Comunicazione. Scrivo di salute e benessere dal 2010, collaborando con diverse testate giornalistiche on-line e web magazine. Nel cassetto nascondo racconti, un diploma da fumettista e aspirazioni da storyteller, a cominciare dalla Medicina Narrativa. Collaboro con Doveecomemicuro dal luglio 2017. E questo è solo l’inizio.

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