Celiachia: cause, sintomi, test e dieta gluten-free

Celiachia: cause, sintomi, test e dieta gluten-free

Indice

Celiachia: che cos'è

La celiachia, o malattia celiaca, è una condizione autoimmune caratterizzata da una risposta infiammatoria che si manifesta in seguito all’ingestione del glutine in individui geneticamente predisposti. La malattia celiaca porta al danneggiamento e alla distruzione della mucosa dell’intestino tenue. Nelle persone geneticamente predisposte alla celiachia, le cellule del sistema immunitario, innescate dal contatto con il glutine, attaccano la mucosa dell’intestino tenue, distruggendo i villi (piccole protuberanze a forma di dito responsabili dell’assorbimento dei vari nutrienti e minerali) determinando, a lungo andare, malassorbimento e malnutrizione.
 
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Immagine infografica che rappresenta la mucosa e la condizione della celiachia

Il glutine

La reazione infiammatoria alla base della celiachia è scatenata dal glutine. Ma che cose è il glutine? Il glutine è una famiglia di proteine specifiche del grano, dell’orzo, della segale e del farro.
Le due proteine principali che compongono il glutine sono:
  • La glutenina;
  • La gliadina.
Queste proteine sono insolubili in acqua e contengono fino al 38% dell’aminoacido glutammina e il 20% di prolina. Le proteine che costituiscono il glutine sono parzialmente resistenti alla digestione e danno origine a peptidi immunogenici che, nell’intestino di alcuni soggetti, scatenano la risposta autoimmune. Uno dei peptidi resistenti alla digestione intestinale è il cosiddetto 33-mer.
  • Il peptide 33-mer è costituito da 33 residui aminoacidici, ed è riconosciuto dal sistema immunitario, scatenandone l’attivazione incontrollata che porta al danneggiamento dei villi intestinali. Alcuni studi ipotizzano che la risposta immunitaria al peptide 33-mer sia dovuta ad un sistema immunitario particolarmente efficiente, che riconosce questa struttura simile ad una sequenza presente nel rotavirus. L’infezione pregressa con rotavirus potrebbe quindi avere una funzione nella genesi della malattia celiaca, costituendo una sorta di innesco in individui predisposti.
Il glutine si trova in diversi alimenti a base di cereali, estremamente diffusi: pane, pizza, pasta e biscotti. Per questo motivo, i soggetti predisposti e non ancora diagnosticati possono manifestare sintomi e disturbi molto frequentemente, data l’ampia presenza di questi composti nella nostra alimentazione.

Le cause della celiachia

Immagine di una donna che allatta al seno il bambinoIl celiaco (il soggetto che soffre di malattia celiaca) presenta una predisposizione genetica all’insorgenza del disturbo. La predisposizione si ha in presenza di specifiche sequenze di DNA del sistema dell’antigene leucocitario umano (HLA), note come
  • HLA-DQ2;
  • HLA-DQ8.
Questi geni definiscono la struttura con cui le nostre cellule immunitarie riconoscono i diversi composti che vengono a contatto con esse. In assenza di queste sequenze specifiche di DNA, la diagnosi della malattia è virtualmente esclusa o altamente improbabile.
  • La presenza di queste sequenze (o aplotipi) non indica tuttavia la sicurezza di essere malati.
Infatti, circa il 25-30% della popolazione mondiale presenta queste sequenze ma solo una percentuale (intorno al 3%) sviluppa la celiachia, suggerendo l’importanza di altri fattori nella genesi del disturbo:
  • È stato ipotizzato un ruolo dell’esposizione troppo precoce al glutine;
  • Di una infezione intestinale da rotavirus nell’infanzia come possibili cause di “innesco” della celiachia.
Secondo il National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases americano, l’allattamento al seno sembrerebbe giocare un ruolo protettivo verso la comparsa dell’intolleranza, dato che ritarderebbe l’introduzione del glutine nella dieta del neonato, diminuendo l’insorgenza di una precoce risposta immunitaria.
L’ipotesi di un ruolo delle migliorate condizioni igieniche nell’insorgenza del disturbo è ancora sotto studio. Recentemente si è posta maggiore attenzione sul ruolo della diversità del microbiota intestinale. Il razionale alla base di questa ipotesi si basa sul fatto che la popolazione intestinale sia responsabile della decisione tra reazione self e non self rispetto ad alcuni antigeni. Da questo punto di vista, una componente non equilibrata della flora batterica intestinale potrebbe predisporre all’insorgenza della risposta autoimmune al glutine e quindi alla celiachia.
Anche molecole presenti a livello delle cellule della mucosa intestinale potrebbero giocare un ruolo nella genesi della celiachia. È il caso della zonulina, una proteina importante per la regolazione delle giunzioni tra le cellule intestinali. Le giunzioni intercellulari sono come canali che mettono in comunicazione le cellule tra di loro e permettono il passaggio facilitato delle sostanze. La gliadina del glutine aumenta l’espressione della zonulina e ciò causa l’apertura di un numero maggiore di giunzioni. In questo modo si ha l’aumento della permeabilità intestinale, con l’ingresso di un maggior numero di peptidi immunogenici a livello della mucosa.

Epidemiologia della celiachia

La celiachia è uno dei disordini autoimmuni più diffusi. Attualmente si stima che interessi circa l’1% della popolazione generale, e che sia più frequente tra le donne (3 volte più che negli uomini).
  • Negli Stati Uniti, tra il 1975 e il 2000, i casi di celiachia sono aumentati di ben 5 volte.
  • Il Ministero della Salute stima che il numero teorico di celiaci in Italia sia intorno ai 600˙000, con un numero di effettivi diagnosticati di 214˙239 (dato aggiornato al 2018), numeri in crescita continua.
    • La regione con il numero maggiore di celiaci è la Lombardia, seguita da Lazio e Campania.
Sebbene la malattia celiaca sia una delle patologie croniche più frequenti, l’eterogeneità delle sue espressioni cliniche spesso non la rende tempestivamente riconoscibile. In Italia, come in altri Paesi, sono ancora diverse centinaia di migliaia i celiaci da diagnosticare.

Sintomi, segni e diversi tipi di celiachia

I sintomi della celiachia sia negli adulti che nei bambini sono estremamente variabili, a carico di diversi organi e con differente gravità. Per questo motivo, la diagnosi della malattia non è sempre facile e univoca. Tra i più comuni troviamo:
  • Diarrea;
  • Perdita di peso;
  • Malassorbimento a livello intestinale con conseguente carenza di nutrienti.
Inoltre, la malattia celiaca può esordire a qualsiasi età, sia nei bambini che in età adulta, che nell’anziano. I due picchi di insorgenza si identificano nei bambini che iniziano ad assumere una regolare dieta che contiene il glutine (intorno ai 2 anni) e nella seconda o terza decade di vita.

Nella cosiddetta forma classica di malattia celiaca − di solito con diagnosi nei bambini intorno ai 2 anni − dominano i sintomi e i segni da malassorbimento:
  • Episodi di diarrea maleodorante (per presenza di grassi nelle feci);
  • Meteorismo (addome gonfio) anche marcato;
  • Dolori addominali crampiformi;
  • Scarso accrescimento.
Nella forma subclinica, precedentemente denominata celiachia silente, i sintomi della celiachia non sono sempre identificabili dal punto di vista clinico e in alcuni casi i soggetti non manifestano nessun sintomo specifico.
  • Si tratta di una forma di celiachia molto diffusa negli adulti.
Questi pazienti vengono spesso diagnosticati casualmente in seguito a screening sierologico data la positività di un membro della famiglia, ma non manifestano i segni caratteristici gastrointestinali, e la mucosa dei villi non risulta completamente danneggiata. 

I soggetti con forma subclinica o silente sono però portatori delle sequenze genetiche predisponenti e presentano gli anticorpi specifici responsabili della reazione autoimmune.
Sempre più frequentemente la celiachia subclinica o silente si manifesta con sintomi extra-intestinali aspecifici (detti sintomi atipici), tra i quali, ad esempio:
  • Anemia da carenza di ferro;
  • Osteoporosi;
  • Debolezza muscolare;
  • Disturbi della fertilità e ripetuti aborti spontanei;
  • Alterazioni della coagulazione;
  • Afte orali;
  • Alopecia;
  • Formicolio a livello delle mani e dei piedi;
  • Convulsioni
Spesso, però, questi sintomi sono lievi e la diagnosi corretta richiede anni.
La forma di celiachia non classica è caratterizzata da dolore addominale e costipazione ma non da malassorbimento.

La forma refrattaria è caratteristica di pazienti che manifestano sintomi ricorrenti di malassorbimento con atrofia dei villi intestinali nonostante siano sottoposti ad una dieta senza glutine per un tempo maggiore di 12 mesi.
Nella forma sieronegativa il paziente non presenta alcun marker specifico della malattia celiaca pur manifestando malassorbimento e atrofia della mucosa intestinale.
La celiachia può anche manifestarsi con i sintomi delle malattie associate ad essa:
La malattia celiaca può portare a diverse complicanze se non diagnosticata tempestivamente e trattata in modo adeguato. Tra queste complicanze troviamo:
  • linfomi e adenocarcinomi;
  • forme di cancro intestinale;
  • osteoporosi (a cause dello scarso assorbimento del calcio);
  • aborti e malformazioni congenite (nel corso di una gravidanza, l’apporto di sostanze nutritive è particolarmente cruciale per la buona salute del feto);
  • bassa statura (soprattutto quando la celiachia si sviluppa nell’età infantile e non permette un adeguato assorbimento dei nutrienti necessari alla crescita);
  • convulsioni e attacchi epilettici (derivati da deposizione di calcio nel cervello in seguito a una carenza di acido folico per scarso assorbimento).

La diagnosi della celiachia

La malattia celiaca può essere diagnosticata con certezza solo attraverso:
  • Analisi del sangue;
  • Biopsia della mucosa duodenale
Nei soggetti ad alto rischio di celiachia per familiarità, per comparsa di sintomi riconducibili a essa o per la presenza di una malattia frequentemente associata −come altri disturbi autoimmuni− il primo esame che viene eseguito è il dosaggio degli anticorpi IgA specifici, prodotti nel sangue in risposta alla presenza di glutine (anticorpi anti-transglutaminasi (tTG) e anti-endomisio (EMA) e anticorpi anti-peptide gliadinico deaminato). 
  • Il test non richiede particolari regole di preparazione. Come nella maggior parte degli esami del sangue, il paziente deve presentarsi a digiuno
Le indagini che portano alla diagnosi devono essere assolutamente effettuate quando il paziente è in dieta libera, ossia una dieta che comprende il glutine.
Per rilevare la presenza degli anticorpi anti-tTG nel sangue, sono disponibili in farmacia dei kit muniti di pungidito, simile a quelli in uso per il monitoraggio del diabete, ad un costo medio di 15-30 euro. Se l'esito è positivo, si procede per approfondire la presenza di celiachia. 
I test per la ricerca di anticorpi non possiedono purtroppo una sensibilità ed una specificità elevata, pertanto, in seguito ad esito positivo, il paziente viene sottoposto a biopsia per confermare la diagnosi. 

La biopsia consiste in un prelievo di un frammento di tessuto della mucosa del primo tratto dell’intestino tenue, il duodeno, al fine di documentare un appiattimento (una scomparsa) dei villi intestinali. La biopsia viene realizzata nel corso di una esofago-gastro-duodenoscopia. 
Le linee guida più recenti consigliano di effettuare la biopsia solo nel paziente adulto e non nei bambini e adolescenti quando questi ultimi presentino dei valori di anticorpi elevati (più di dieci volte rispetto al valore di cut-off), positività genetica agli aplotipi genetici predisponenti, e sintomi tipici di celiachia.
Anche per lo screening per la predisposizione genetica sono in commercio kit dedicati. 
Il test genetico per la celiachia può basarsi su un prelievo di sangue attraverso pungidito, su un campione di saliva, o su un prelievo di mucosa orale attraverso un bastoncino di ovatta passato internamente alla guancia. 
In tutti casi, la positività rilevata da questi test in commercio deve essere confermata da opportune analisi del sangue. 
Il test genetico effettuato attraverso l’esame del DNA rivela se si è predisposti alla malattia attraverso la presenza dei geni HLA-DQ2 e HLA-DQ8. 
L’esame della celiachia secondo test genetico non viene eseguito di routine ma spesso è usato nei casi in cui il dosaggio anticorpale e la biopsia duodenale, oltre che il quadro dei sintomi, non siano del tutto chiari.
Il test genetico non ha un significato diagnostico definitivo in quanto definisce la presenza di alcuni geni che sono correlati alla celiachia, ma che non ne determinano con certezza la presenza. In sintesi, essere positivi al test genetico non vuol dire essere celiaci, ma avere una maggiore probabilità di esserlo rispetto al resto della popolazione.
Il celiaco ha infatti il 90% di probabilità di essere portatore di uno dei genotipi predisponenti, mentre la probabilità di presentarli, nella popolazione generale, è del 25-30%. 
  • Un test genetico negativo rende invece altamente improbabile lo sviluppo di celiachia.
Il test genetico è di grande importanza in presenza della malattia all’interno di una famiglia. Data la caratteristica trasmissione genetica, è opportuno effettuare uno screening genetico e degli anticorpi in tutti i parenti di primo grado del malato, che hanno una probabilità elevata di essere a loro volta affetti da celiachia. Il test genetico è di grande utilità per i bambini appartenenti a famiglie i cui membri sono affetti da celiachia, per diminuire la necessità di ulteriori analisi e screening invasivi nei più piccoli.
La malattia celiaca è inclusa nell’ambito delle patologie di interesse sociale e delle malattie croniche e, in quanto tale, è soggetta a certificazione di malattia da effettuarsi presso i Centri di Riferimento e Presidi di Rete regionale (denominazione SPRUE CELIACA, codice di esenzione RI0060).

Terapia

L’unica terapia al momento disponibile per i soggetti celiaci è la dieta priva di glutine − gluten-free. 
La completa e duratura esclusione dalla dieta di tutte le possibili fonti di glutine, anche quelle nascoste (il glutine può essere presente negli alimenti in scatola, nelle salse e nelle zuppe confezionate, ma anche nei cosmetici, negli integratori e prodotti erboristici come additivo, conservante o aroma) consente al celiaco di risolvere, nella maggior parte dei casi, i sintomi intestinali ed extra-intestinali, e la remissione del danno ai villi della mucosa duodenale.
La capacità di ripresa e di recupero dei tessuti danneggiati, però, dipende anche da molti altri fattori come, ad esempio, l’età in cui la malattia viene diagnosticata, il grado di danneggiamento o l’assunzione da parte dell’individuo di altri farmaci che possono interferire.
  • Se la dieta viene rispettata e la malattia è in fase iniziale, un miglioramento significativo del quadro clinico si verifica generalmente entro poche settimane dall’inizio della dieta senza glutine, mentre la risoluzione totale dei sintomi può richiedere alcuni mesi.
I tempi necessari per la ricostituzione completa della mucosa intestinale dipendono dal grado di danno e dall’età del paziente: nell’adulto, infatti, possono essere necessari fino a 2 anni di dieta gluten-free per il ripristino totale dei villi intestinali.
  • L’aderenza alla terapia dietetica è spesso un problema per i celiaci, sia per la difficoltà a reperire gli alimenti adatti in ogni situazione, sia per la generale diminuzione della qualità della vita dei soggetti colpiti. In molti casi la celiachia si accompagna a costipazione, insoddisfazione della dieta, ed anche a problemi psicologici come la paura di alimentarsi con cibo contaminato dal glutine. 
Per ovviare a questi effetti negativi sulla vita del paziente, la ricerca si sta muovendo per trovare trattamenti alternativi alla sola gluten-free diet; un esempio è costituito da specifiche proteasi di derivazione batterica, in grado di digerire la porzione resistente del glutine ed avere un ruolo positivo anche sulle giunzioni tra le cellule intestinali, limitando la diffusione del glutine nella mucosa intestinale. Queste proteasi potrebbero permettere una parziale tolleranza al glutine.

In base ai nuovi Livelli Essenziali di Assistenza la celiachia passa da patologia rara a malattia cronica invalidante. Questo implica che per tutti i celiaci è garantita l’assistenza terapeutica, ovvero la distribuzione gratuita di prodotti gluten-free, alimenti che devono contenere quantità di glutine inferiori o pari a 20ppm o 20mg/kg, secondo gli standard europei e internazionali.
È sufficiente che i celiaci presentino una certificazione di uno specialista per garantirsi le esenzioni per patologia e godere dei servizi e delle prestazioni ambulatoriali utili al monitoraggio della malattia e alla prevenzione di eventuali complicanze. La nuova normativa prevede che tutte le regioni disciplinino la celiachia in identico modo, salvo fornire tutte le prestazioni a titolo gratuito o imporre un contributo minimo alla spesa (ticket).
 

La dieta gluten-free

Immagine che rappresenta un tagliere con degli alimenti che contengono glutine La dieta gluten free è, come detto, l’unica terapia al momento disponibile per il paziente celiaco. Seguire una dieta priva di glutine significa eliminare tutti gli alimenti derivati da grano, orzo, segale e potenzialmente altri cereali, quindi quasi tutti gli alimenti confezionati: le merendine, le torte, la pasta, il pane e la pizza.
  • La carne, le verdure, il riso, il mais e le patate invece, non contengono glutine e, quindi, possono far parte della dieta del celiaco.
L’Associazione Italiana Celiachia (https://www.celiachia.it/) ha pubblicato un utile elenco di alimenti suddivisi in tre categorie: permessi, a rischio o vietati, divisi per le varie categorie (cereali, carne e pesce, latticini, verdura, frutta, bevande, dolciumi, ecc). Qui di seguito riportiamo l'elenco gli alimenti che si possono consumare senza paura (https://www.celiachia.it/dieta-senza-glutine/labc-della-dieta-del-celiaco/). Inoltre, esistono sul mercato diversi prodotti sostitutivi, che riportano la specifica dicitura gluten-free e che permettono al celiaco di seguire, comunque, una dieta bilanciata. 
In alternativa o in combinazione è possibile utilizzare farine e altri derivati delle patate, del riso, della soia o di legumi.
Sempre sul sito dell’Associazione Italiana Celiachia sono presenti una serie di indicazioni pratiche (come fare la spesa, come preparare i pasti in casa), nonché l’indicazione di una app per avere sempre a portata di mano le informazioni necessarie al celiaco:
  • Individuazione dei prodotti idonei alla dieta;
  • Posizione di locali;
  • Alberghi;
  • Rivenditori che offrono servizi idonei a chi segue una dieta gluten-free;
  • Cosa mangiare al ristorante e nelle altre occasioni di socialità che spesso escludono i soggetti celiaci o rendono difficile la convivialità.
È bene ricordare che la dieta gluten-free va seguita solo in caso di celiachia diagnosticata. Chi sceglie di mangiare senza glutine, pur non soffrendo di celiachia, si espone ad alcuni deficit nutrizionali (ad esempio di vitamina B).
  • Le diete senza glutine sono divenute negli ultimi anni molto popolari. Tuttavia, non vi sono prove che questa scelta alimentare faccia bene a chi non soffre di celiachia. Al contrario, uno studio della Harvard University di Boston dimostra che questa dieta aumenta del 13% il rischio di diabete. La ricerca, condotta su 200 mila persone seguite per 30 anni, è stata presentata al convegno della American Heart Association nel 2017.
Uno studio recente condotto negli Stati Uniti sulla popolazione generale e non solo tra i celiaci, ha evidenziato come una dieta senza glutine non induca particolari benefici a parte il controllo del peso. L’incidenza di sindrome metabolica e di malattie cardiovascolari è risultata simile sia in chi seguiva una dieta senza glutine sia in chi non la seguiva. Il glutine non è tossico e non ci sono ragioni particolari per escluderlo dalla dieta a meno che non si soffra di disturbi specifici come appunto la celiachia.

Follow-up

Dopo la diagnosi di laboratorio e quella istologica, è essenziale che il paziente inizi un programma di regolare follow-up presso un centro di riferimento o un presidio di rete regionale, al fine di verificare la risposta clinica e l’aderenza alla dieta, di prevenire le alterazioni metaboliche, e di identificare eventuali malattie autoimmuni o complicanze.
Il primo controllo dopo la diagnosi viene effettuato entro 6 mesi e in seguito annualmente oppure ogni due anni se la situazione è stabile. In caso di insorgenza di complicanze, le visite di follow-up vengono programmate ogni 3-6 mesi.
Le visite di follow-up sono atte anche ad escludere l’insorgenza di disordini autoimmuni (specialmente alla tiroide) e metabolici.
  • Durante le visite di follow-up, qualora fosse necessario, si potranno ripetere analisi del sangue per la ricerca di anticorpi, livelli di transaminasi, e altri indicatori del profilo metabolico per avere indicazioni sullo stato della malattia ma anche per monitorare le eventuali carenze da malassorbimento, al fine di aggiustare la dieta.
Infatti, seguendo una dieta gluten-free, possono persistere alterazioni del metabolismo del calcio, dei deficit dovuti al malassorbimento delle sostanze nutritizie e possono comparire alterazioni del metabolismo lipidico e glucidico, per le quali è opportuno l’intervento del nutrizionista presso i centri specialistici. Il ruolo fondamentale del nutrizionista consiste nel guidare il paziente verso un’alimentazione equilibrata e nel fornire le informazioni necessarie a evitare le contaminazioni.
Il follow-up nei bambini affetti da celiachia viene fatto normalmente dopo 6 mesi dalla diagnosi e segue un iter personalizzato, deciso dal medico, in dipendenza del caso specifico. Nei casi in cui la dieta gluten-free non dia risultato e in persistenza dei disturbi, il medico può prescrivere la biopsia duodenale, se non eseguita precedentemente.

Allergia al grano o al frumento

È bene ricordare che la celiachia è una intolleranza alimentare e non una allergia.
  • Le allergie sono infatti caratterizzate da un tipo diverso di reazione immunitaria, che include anticorpi di tipo IgE e citochine. Inoltre, la reazione allergica si scatena indipendentemente dalla quantità di allergene ingerito;
  • Mentre gli effetti dell’intolleranza al glutine si osservano in misura crescente all’aumentare della quantità di glutine ingerito.
Oltre al glutine, anche ad altre proteine del grano possono causare disturbi. Nel caso di reazione allergica alle proteine del grano o del frumento si scatena una reazione infiammatoria sistemica, generale a livello dell’organismo, e non localizzata all’intestino e ai villi intestinali come nel caso della celiachia. Si tratta quindi di disturbi differenti che devono essere gestiti dal medico in modo diverso, spesso attraverso diete specifiche. 
  • In tutti i casi di manifestazioni di sintomi di disturbo in seguito ad un tipo di dieta, è fondamentale affidarsi alla visita di uno specialista, evitando le diagnosi “fai da te”. Il numero delle autodiagnosi di sensibilità al glutine, sta diventando "una moda fuori controllo" come sostiene la Società italiana di Gastroenterologia (Sige). Come precedentemente sottolineato, una dieta non equilibrata come la dieta gluten-free presenta non pochi rischi, soprattutto ove non sia presente un controllo medico. 
Immagine di un uomo che raccoglie del grano in un campo al tramonto

Ipersensibilità al glutine non-celiaca non-allergica

La sensibilità al glutine non allergica non celiaca si riferisce a quei pazienti che, senza essere affetti da celiachia né da allergia al frumento, presentano una serie di segni e sintomi intestinali, quali:
  • Reflusso gastroesofageo;
  • Nausea;
  • Infezioni della bocca con afte e dolore localizzato sotto lo sterno)
segni e sintomi extra-intestinali come:
  • Stanchezza;
  • Confusione mentale;
  • Dolore alle articolazioni e ai muscoli;
  • Mal di testa;
  • Eruzioni cutanee.
Che insorgono rapidamente dopo l’ingestione di alimenti contenenti glutine e che altrettanto velocemente scompaiono con dieta gluten-free
In questi casi non si rilevano alterazioni sierologiche specifiche istologiche al tessuto duodenale.

Lo sapevate che...

La celiachia è stata nominata per la prima volta da Areto di Cappadocia che, nel 250 d.C., scriveva dei koiliakos, “coloro che soffrono negli intestini”. Nel 1856, Francis Adams tradusse questo termine dal greco all’inglese, coniando l’espressione “celiaci”. Pochi anni dopo, nel 1888, Samuel Gee descrisse i sintomi dettagliati di questa condizione sia negli adulti che nei bambini, predicendo che l’unico trattamento consistesse nella dieta adeguata, con pochi alimenti derivati dalla farina. Solo a metà del XX secolo, però, fu chiarito che la celiachia si manifesta in alcune persone in seguito all’ingestione di proteine del grano che danneggiano la mucosa intestinale.


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RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
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  • https://www.epicentro.iss.it/celiachia/epidemiologia-mondo 
  • http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_1_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=notizie&p=dalministero&id=4064
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  • https://newsroom.heart.org/news/low-gluten-diets-may-be-associated-with-higher-risk-of-type-2-diabetes

Domande e risposte

Quali sono i primi sintomi della celiachia?

Diarrea, malassorbimento, dolori addominali, feci maleodoranti contenenti grasso, meteorismo e perdita di peso sono i primi sintomi della celiachia. A questi sintomi primari a livello intestinale se ne possono associare altri extra-intestinali che possono riguardare malattie autoimmuni (danni alla tiroide e al metabolismo da essa regolato), disturbi a livello endocrino e disturbi ossei.

Dalla celiachia si può guarire?

Attualmente non è possibile eliminare completamente il disturbo. È però possibile mantenerlo sotto controllo con una dieta specifica che elimini il glutine (gluten-free diet) e in alcuni casi si può arrivare a tollerare piccole quantità di glutine ingerito senza manifestare disturbi evidenti.

Cosa succede se non si cura la celiachia?

Una diagnosi tardiva di celiachia o il trascurare il disturbo porta all’accentuarsi dei dolori addominali e all’instaurarsi di pericolosi deficit nutrizionali derivanti dal mancato assorbimento di nutrienti a livello intestinale. Le conseguenze sono sistemiche, in quanto tutti gli organi −cervello, fegato, muscoli, ossa− alla fine risentono della mancanza di sostanze nutritive. 

La celiachia si può prevenire?

Alcuni studi retrospettivi hanno posto l’attenzione su determinati fattori come l’allattamento al seno, la modalità di parto (naturale vs cesareo) e il momento dell’introduzione del glutine nella dieta del bambino, come cruciali nella determinazione della possibile insorgenza della celiachia. Questi studi non sono tuttavia definitivi e non è stato possibile finora identificare dei target molecolari che possano predire lo sviluppo del disturbo.  
Gli studi attuali identificano il microbiota intestinale come fattore centrale nella definizione dell’insorgenza della celiachia, e pongono l’attenzione sul possibile ruolo di una precoce vaccinazione al rotavirus come possibile strumento per ridurre il rischio della malattia.

Perché la celiachia può insorgere in età adulta?

Data l’influenza della componente genetica, può sorprendere che la celiachia insorga in età adulta. La spiegazione può essere ricercata in fattori ambientali, nelle abitudini alimentari e nella composizione del microbiota intestinale. Anche se non ci sono attualmente evidenze di un collegamento causa-effetto tra un certo microbiota e l’insorgenza di celiachia, i due fattori risultano associati in molti studi. 
Inoltre, la composizione del microbiota intestinale è influenzata sia da componenti genetiche, dalle abitudini alimentari, e da esposizioni a fattori ambientali, riassumendo tutte le possibili variabili descritte come importanti nell’insorgenza della malattia.

Le informazioni presenti in Doveecomemicuro.it hanno scopo divulgativo e informativo. Non costituiscono in alcun modo un mezzo di autodiagnosi e automedicazione. Per qualsiasi dubbio sull'uso di un farmaco, rivolgersi al proprio medico.

In collaborazione con

Barbara Bartolini

Barbara Bartolini

Biologa, ricercatrice per più di 10 anni nel campo della Biochimica e della Biologia Molecolare e Cellulare. Ho lavorato in laboratori internazionali di ricerca in Italia, Gran Bretagna, Svezia e Austria studiando la glicobiologia, l'aterosclerosi, l'immunologia e il cancro. Ho conseguito un Dottorato di Ricerca in Scienze Fisiologiche presso l'Università di Pavia e un master in Approccio Multidisciplinare ai Disturbi dell'Alimentazione e della Nutrizione presso lo stesso ateneo. Dal 2019 mi occupo attivamente di comunicazione ed educazione scientifica, supportando la stesura di articoli scientifici, di divulgazione e di materiale per insegnamento universitario. Faccio parte di Freelance Network Italia e dal 2020 collaboro con il portale Doveecomemicuro.it.

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