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ITALIA
Ipertensione killer silenzioso: colpito quasi 1 italiano su 3
L’ipertensione arteriosa è un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari, che ogni anno provocano 280 mila morti (dati Istat) e rappresentano il 40% di tutte le cause di morte. Colpisce oltre 15 milioni di persone: quasi un terzo della popolazione. E non risparmia neanche i bambini e gli adolescenti: a essere colpito è il 5% di loro, una percentuale che supera il 20% nei piccoli con obesità grave.
 
In vista della XIII Giornata Mondiale di lotta all’Ipertensione Arteriosa, in programma mercoledì 17 maggio, www.doveecomemicuro.it (portale di public reporting delle strutture sanitarie italiane) ha chiesto a Prof. Gianfranco Parati (Presidente della Società Italiana dell'Ipertensione Arteriosa) come coglierla in tempo e scongiurare gravi patologie quali infarto al miocardio, ictus cerebrale, insufficienza renale e scompenso cardiaco. Quanto alla cura di queste malattie, Dove e Come Mi Curo indica anche quali sono i parametri da guardare per individuare i centri ospedalieri più competenti e sicuri.

“È importante non aspettare che si manifestino i segni di queste gravi patologie perché potrebbe essere già tardi”, dice Gianfranco Parati. “La nostra missione consiste nell'aiutare le persone a scovare questo nemico silenzioso, che è l'ipertensione, prima che faccia danni irreversibili. Il consiglio, anche per chi è in salute, è di misurare la pressione almeno una volta all'anno, fin dall’età scolare”.

Che cos'è?

“L'ipertensione è una condizione caratterizzata dall'alta pressione del sangue nelle arterie. A lungo andare può favorire l'aterosclerosi, cioè l'alterazione della parete delle arterie. La formazione di placche parietali e il conseguente restringimento delle arterie (o la loro occlusione) può ostacolare il flusso di sangue e provocare un'ischemia, cioè un mancato apporto di sangue in un determinato territorio. La pressione alta può anche danneggiare il cuore, che nel tempo rischia di ipertrofizzarsi e andare incontro a scompenso”, spiega Gianfranco Parati. “Ad essere più a rischio sono le persone che hanno una familiarità, quelle che soffrono di apnee notturne e russamento, le donne in menopausa e in genere i soggetti con stile di vita scorretto, caratterizzato da alimentazione sproporzionatamente abbondante (con eccessivo aumento di peso), assunzione di una quantità eccessiva di sale, sedentarietà, troppo stress psicologico, fumo di sigarette e consumo eccessivo di alcol, ridotta durata e qualità del sonno notturno. Possibili campanelli d'allarme dell'ipertensione sono mal di testa, palpitazioni, epistassi (sangue dal naso) e capogiri. Il più delle volte, però, questi sintomi non si manifestano. Per diagnosticare il disturbo, quindi, l'unica via è misurare la pressione”.

Per quanto riguarda gli adulti, si parla di ipertensione “sistolica” se i valori della pressione massima sono uguali o superiori a 140 mmHg (cioè di millimetri di Mercurio, unità di misura della pressione arteriosa) e di ipertensione “diastolica” se i valori della pressione minima raggiungono o superano i 90 mmHg, quando misurati dal medico durante una visita. Il problema purtroppo riguarda anche i bambini, specialmente quelli sovrappeso e obesi.

“La scuola può fare molto per loro, abituandoli a misurare la pressione fin da piccoli. Spesso, infatti, in questi casi, la diagnosi arriva tardi perché c'è poca consapevolezza del problema e perché i valori di riferimento sono diversi rispetto a quelli degli adulti”. [NdR: i valori di riferimento per i bambini vengono calcolati in base all'età e alla superficie corporea. Le tabelle si possono reperire nella pubblicazione “Trattamento dell’ipertensione arteriosa nei bambini e negli adolescenti: raccomandazioni della Società Europea dell’Ipertensione Arteriosa”, 2016, Empar Lurbe e colleghi].
 
17 maggio 2017