Dove partorire in Lombardia?

Dove partorire in Lombardia?

Su www.doveecomemicuro.it i dati aggiornati del Programma Nazionale Esiti 2018, la classifica nazionale e la classifica della Lombardia degli ospedali che eseguono il volume maggiore di parti in un anno. 

CLASSIFICA REGIONALE STILATA PER VOLUME DI PARTI

Le strutture pubbliche o private accreditate che nella Regione effettuano parti sono 66. Il 43,9% rispetta il valore di riferimento fissato a 1.000 parti mentre il 13,6% non rispetta il valore minimo di 500 parti l’anno.

Le 5 strutture che in Lombardia effettuano un maggior numero di parti sono:
1. Ospedale Maggiore Policlinico – Clinica Mangiagalli di Milano (n° parti: 5.447) (cesarei: 26,91%) 2° in Italia
2. Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo (n° parti: 4.170) (cesarei: 15,18%) 4° in Italia
3. Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia (n° parti: 3.117) (cesarei: 15,68%) 9° in Italia
4. Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi - ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano (n° parti: 3.092) (cesarei: 9,53%) 10° in Italia
5. Ospedale Filippo del Ponte di Varese (n° parti: 2.883) (cesarei 5,96%)

L’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, il Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia, l’Ospedale dei Bambini Vittore Buzzi - ASST Fatebenefratelli-Sacco di Milano e l’Ospedale Filippo del Ponte di Varese rispettano la soglia per quanto riguarda la percentuale di tagli cesarei primari, che devono mantenersi inferiori-uguali al 25% (le percentuali riportate si riferiscono ai dati del PNE aggiustati*).

*Dati del PNE aggiustati: nei rapporti del PNE viene effettuato un aggiustamento degli indicatori attraverso l’utilizzo di metodi di risk adjustment, che permettono di studiare le differenze tra strutture e/o aree territoriali (espresse in termini di Rischio Relativo) “al netto” del possibile effetto confondente della disomogenea distribuzione delle caratteristiche dei pazienti. Si tiene conto, cioè, delle possibili disomogeneità esistenti nelle popolazioni studiate, dovute a caratteristiche quali età, genere, gravità della patologia in studio, presenza di comorbidità croniche, ecc., fattori che possono agire come confondenti dell’associazione tra esito ed esposizione.
(Fonte: PNE 2018)
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